13 ottobre 2018

DIRITTI E ROVESCI. ROSE BIANCHE PER NON DIMENTICARE

IMG_4955 Diritti e Rovesci

Era il 28 febbraio scorso, io avevo la televisione accesa e, come spesso capita, la stavo usando più come radio che come tv. Ascoltavo distrattamente il notiziario, fino a quando non giunse una notizia che mi fece fermare e prestare attenzione.

Un carabiniere, a Cisterna di Latina, si trovava barricato in casa, dopo aver sparato numerosi colpi, aver ferito la moglie e ucciso le sue due figlie. Questo il quadro sconcertante raccontato al telegiornale.

L’epilogo alle 14.30 è stato dei più drammatici: dopo aver sentito un ulteriore colpo di pistola, i reparti speciali entrarono nell’appartamento e trovarono l’uomo e le sue figlie morte e la moglie gravemente ferita.

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02 ottobre 2018

ANNA ESPOSITO. QUANDO DALLA LANA NASCE LA MAGIA

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Molto tempo fa, in un paese lontano lontano, viveva una maga gentile, che amava colorare il mondo con simpatici gnomi, deliziose fatine, adorabili animaletti.

Grandi e piccini accorrevano da ogni parte per incontrarla e per vedere come, con una semplice magia, dalle sua mani prendevano vita piccoli sogni. Pochi gesti sapienti sapevano trasformare l'immaginazione in realtà, regalando gioia e serenità a tutti i presenti.

Ciò che però stupiva maggiormente era il fatto, che la maga non era minimamente gelosa del suo sapere, non teneva nascosti i suoi trucchi e non possedeva un libro per annotare le sue formule magiche. Al contrario amava condividere la sua abilità con tutti coloro, che la andavano a trovare.

"Venite, venite - diceva - vi mostro come funziona, anche voi potete imparare la feltromagia".

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29 settembre 2018

LA FESTA DELLA CREATIVITÀ SI CHIAMA ABILMENTE

IMG_4910 Abilmente2018

Era tanto che non andavo in giro a curiosare, forse anche troppo tempo.

Se è vero che l’ispirazione può nascere anche girovagando per la rete, è anche vero che andare in giro di persona è molto più divertente e stimolante. Questo non solo perché si incontrano persone e si stringono rapporti umani, ma anche perché bisogna prepararsi alla trasferta. Recuperare tutto l’indispensabile, il che spesso non vuol dire trovare tutto in ordine e a portata di mano, sbirciare, per non dire studiare, il sito della manifestazione e organizzare le cose in casa, affinché l'assenza non sia sinonimo di delirio, fa sì che buona parte dei giorni antecedenti la manifestazione siano un po' incasinati, ma pure molto divertenti. Questa è la parte del gioco che preferisco!

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25 settembre 2018

IL FUOCO COME ELEMENTO DI DISTRUZIONE E DI RINASCITA

IMG_4117 Daniele Barbier

Era il 22 ottobre 2017 quando la montagna cominciò a bruciare, quando foglie secche e vento, tanto vento, alimentarono le fiamme. La Val di Susa improvvisamente balzò sui titoli di tutti i telegiornali, non più per via della TAV, ma a causa di un elemento tanto potente e inarrestabile quanto terribile e distruttore: il fuoco.
Trovarsi ai margini di un incendio, vedere gli alberi avvolti dalle fiamme, contorcersi e soccombere è una esperienza che difficilmente si può scordare, che rimane dentro come una parte di se, come un ricordo indelebile.
Altrettanto difficile, però, è tramandare il ricordo di quel fuoco che alla fine, anche se con fatica, viene spento e domato, quando al posto del fuoco rimane la distruzione.
È proprio sul dramma della distruzione che Daniele Barbier, scultore, ha voluto porre l’accento quando ha deciso di prendere parte ad &_Le_Menti a Confronto.


Solo andando di persona si capisce il dramma che ha subito la montagna e i suoi abitanti. Ci puoi parlare delle sculture che hai portato qui a &_Le_Menti a Confronto?
Ogni giorno vedevi il fuoco sulla montagna e ogni giorno avresti voluto sapere se e quando si sarebbe spento.
Dal basso, dalla valle, si vedeva la montagna rossa di fuoco. Tutto era vissuto con l’angoscia di una ferita che si ingrossava ogni giorno di più.
Quando ho deciso di partecipare a questa manifestazione, l’ho fatto con l’intenzione di realizzare qualche cosa che potesse rappresentare questo inferno e questa ferita. Per farlo avevo bisogno di qualche cosa di “materiale” che rendesse bene il concetto “immateriale” della ferita.
Per fare questo sono andato in montagna con mia moglie.
Sono tornato con il Busto Arso di Donna.
IMG_4118 Daniele Barbier

Per quanto il fuoco possa essere distruttivo lascia sempre qualche cosa. Io ho cercato di pulire, di togliere il carbone dal legno per tirar fuori l’anima del legno che era stata pietrificata dal fuoco.

IMG_4120 Daniela Barbier
Queste opere sono nate per commuovere le coscienze, per lasciare un ricordo tangibile di quello che è successo in quei giorni.

Queste due fotografie sono particolarissime.

IMG_4119 Daniele Barbier
Sono realizzate con l’HDRI.
(L'HDRI, sigla di high dynamic range imaging, è una tecnica utilizzata in grafica computerizzata e in fotografia per ottenere un'immagine in cui l'intervallo dinamico, ovvero l'intervallo tra le aree visibili più chiare e quelle più scure, sia più ampio dei metodi usuali. Le tecniche per la creazione di una HDRI si basano sull'idea di effettuare scatti multipli dello stesso soggetto, ma a diverse esposizioni, in maniera tale da compensare la perdita di dettagli nelle zone sottoesposte o sovraesposte di ciascuna singola immagine. La successiva elaborazione della serie di immagini consente di ottenere un'unica immagine con una corretta esposizione sia delle aree più scure che di quelle più chiare. N.d.A.).
Queste foto sono state realizzate dal Pampalù. Da lì, dalla fortificazione, guardando verso il basso, vedi la pienezza di quello che è successo.
Quello che ho trovato su è esattamente come nelle foto.

Il bosco in bianco e nero.
Sì. Quello che volevo io era la tridimensionalità. In queste foto non ho cercato l’estetica, ma il contrasto.

Tu sei uno scultore.
Sì, ma non lo faccio per lavoro. A me piace scolpire sia su legno che su ghiaccio.

Tra le due tecniche cosa preferisci?
Dipende dal mio umore, dipende se mi voglio imporre sulla materia oppure no. E poi dipende dalla stagionalità.
In inverno faccio prevalentemente sculture di ghiaccio e mi piace partecipare ai concorsi, dove si ha a disposizione un cubo di ghiaccio tre metri per tre e si hanno tre giorni per scolpirli.
scultura di ghiaccio
Hai un tuo stile?
No, se una cosa mi piace e mi parla io parto.

Quale è il tuo progetto nel cassetto?
Una cosa un po’ particolare in un prato.

Che cosa è per te la creatività?
È un fuoco che è dentro di noi e che si muove e si alimenta con la passione. La creatività va sempre coltivata. Un artista vede cosa sta capitando prima degli altri, l’artista è un visionario, tocca poi agli altri capire.

Daniele Barbier

© Barbara Fanelli

































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20 settembre 2018

BARBARA DI MAURO E IL SEGRETO DI VICOLO DELLE BELLE

immagine post

L’ispirazione può arrivare da qualsiasi cosa e in qualsiasi momento.

Un profumo, un oggetto, una storia possono creare l’alchimia.

Pensieri, sensazioni, visioni, vengono dagli artisti trasformati in parole, in musica, in colori e forme. Noi di Ispirazionifiera cerchiamo di farci trovare pronte a cogliere e a raccontare ciò che per noi è bello e ciò che per noi stesse è fonte di ispirazione. Lo facciamo non solo raccontando gli artisti e le loro storie, ma anche i luoghi dove li abbiamo incontrati. Ogni incontro è una folgorazione e l’alchimia del luogo rende ogni incontro magico e unico.

Le persone che abbiamo conosciuto, di cui abbiamo parlato in questi anni, sono diventati, grazie ai social network, parte integrante della grande famiglia di Ispirazioninfiera.

Grazie proprio ai social network ho scoperto, che Barbara Di Mauro per la realizzazione di un suo quadro si era lasciata ispirare dalle parole e dalla storia di un romanzo, Il segreto di Vicolo delle Belle di Marika Campeti e che il quadro stesso era diventato la copertina del libro.

dipinto

Il romanzo ha come protagonista Sarah, una ragazza in fuga dal passato, che proprio con il passato, però, sarà costretta a fare i conti. La malattia di sua nonna Sofia porterà Sarah a Terracina e la metterà sulle tracce di un doloroso segreto celato tra i vicoli antichi della città. Un segreto imprigionato lì dai giorni più cupi di Terracina, dal 4 settembre del 1943, quando la città fu bombardata e i destini di due donne si intrecciarono per sempre.

Io sono rimasta affascinata dall’idea che una storia possa essere racchiusa in una tela (in una tavola in questo caso) e che personaggi ed emozioni possano trovare una forma concreta e che possano diventare visibili e tangibili attraverso gli occhi di un’artista, Barbara di Mauro, che con la tecnica della pittura intuitiva vuole trasmettere emozioni.

Io ho chiesto a Barbara se voleva raccontarci la storia del suo quadro, di come era nata la sua ispirazione e in che modo avesse voluto raccontare e rappresentare la storia del libro.

Barbara è stata molto gentile e disponibile e mi ha raccontato così la sua ispirazione.

Marika mi ha chiesto di fare la copertina per il suo libro, ma io inizialmente non lo riuscivo a leggere, avevo un blocco.

Quando ho cominciato, però, sono rimasta intrappolata nella storia e l’ho finito in un giorno e mezzo.

La sera avevo la tela vuota ... e ho cominciato.

Dovevo trovare ispirazione dal muro, dovevo cominciare da lì, dal muro che mi ha visto crescere, perché quel luogo è il mio luogo, il luogo della mia infanzia.

L’ho reso antico, consumato.

muro

Poi volevo gli occhi delle protagoniste.

occhi

Donne forti, con radici antiche.

occhi2

Mentre il quadro veniva fuori, cercavo di trovare degli oggetti da toccare che potessero rappresentare il libro.

Così nella notte senza troppo pensare ho trovato la chiave,

chiave

il cristallo,

pietra

e la medaglia con l’immagine sacra.

medaglia

Mentre il quadro prendeva forma, potevo toccare l’essenza del "segreto".

La finitura con la resina mi ha permesso di usare vetrini cristalli e specchi.


Barbara Di Mauro

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Il Segreto di Vicolo delle Belle

di Marika Campeti

Apollo Edizioni, 2018

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© Barbara Fanelli

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24 luglio 2018

L’ISOLA DI BENESSERE DI ILENIA MALAFRONTE

IMG_4087 Ilenia Malafronte

Mi aspettava ai piedi della scala Ilenia Malafronte, aspettava che io finissi di parlare di Cascina Roland con Francesco. Quando l’ho raggiunta ho trovato un bel sorriso solare e tanta voglia di raccontarsi.

L’energia positiva di E_le_menti a confronto era tangibile in valle ed era riuscita ad arrivare anche a casa mia nei pochi giorni a disposizione per pianificare il lavoro prima di partire. La stessa energia la sprigionava quella sera Ilenia e io sono contenta di essere riuscita a percepirla, a toccarla.

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20 luglio 2018

KIARA X8: ILLUSIONI IN PUNTA DI PENNELLO

IMG_4112 Kiara Xotto

La Sacra di San Michele è il monumento simbolo del Piemonte. Un vero e proprio gioiello incastonato sulla cima del monte Pirchiriano.

Vi ricordate Il Nome della Rosa di Umberto Eco? Ebbene Eco si era ispirato proprio alla Sacra per ambientare il suo romanzo e non poteva scegliere posto migliore: un luogo mistico, dal panorama mozzafiato e avvolto da misteri e leggende.

La più famosa delle leggende legate alla Sacra vede come protagonista San Giovanni Vincenzo, che nel X secolo desiderava costruire un'abbazia sul Monte Caprasio. I lavori cominciarono, ma senza andare mai avanti: ogni giorno venivano posate le prime pietre della costruzione e ogni notte queste sparivano.

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17 luglio 2018

A VOLTE BASTA UN FIORE

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Davanti allo specchio, sistemandosi l’abito e pettinandosi i capelli, Orsola ripeté a bassa voce la lista delle cose, che avrebbe dovuto comprare per il parroco.

Una commissione come tante nel paese vicino, una giornata cominciata come al solito.

Gesti ordinari, abituali, legati alle consuetudini di una tranquilla vita domestica.


Immagino così Orsola quella mattina, pronta ad uscire per una bella passeggiata nella ridente Val di Non, anche se in verità non so, se si pettinò davvero i capelli o se si sistemò l’abito.

Non so neppure, se avesse davvero pensato a ciò, che doveva comprare o se avesse altre cose per la testa, se fosse tranquilla o se avesse delle preoccupazioni.

Se quella giornata cominciò davvero come al solito.


Di sicuro quel 26 maggio 1900 non fu una giornata come tutte le altre.

Non per Orsola.


Orsola Covi, di Seio, un paesino dell’Alta Val di Non, aveva solo ventuno anni, quando venne assalita da un giovane descritto come robusto e forte.

Il giovane, che si era appostato in un nascondiglio armato di coltello, le propose di accondiscendere a sue brame offrendole anche del denaro, ma al rifiuto della giovane la colpì sia al ventre sia al mento.

Le urla di Orsola furono udite da Giovanni Battista Rizzi di Castel Vasio, che però non poté giungere in tempo, per dare un aiuto concreto alla povera ragazza.

Fu l’unico testimone dei fatti e grazie a lui l’assassino fu assicurato alla giustizia.


Il Rizzi, per ricordare la sventurata fanciulla, raccontò l’atroce delitto in un libricino, evitando però di citare il nome del colpevole, probabilmente per paura di ritorsioni da parte dei familiari del giovane, appartenente a quanto pare ad una potente famiglia.

Ma non si limitò a questo, perché fece costruire una cappella di legno sul luogo del delitto.

La cappella venne bruciata e poi ricostruita, forse proprio dai parenti dell’assassino.

Un secondo incendio, ancora doloso, la distrusse un’altra volta.

Per questo motivo oggi la cappella, rifatta in pietra, è conosciuta come Cappella della Madonna Brusada.

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E se non ci fosse stato Giovanni Battista Rizzi? Che cosa sapremmo noi oggi di quel triste giorno? Chi ricorderebbe Orsola a distanza di più di un secolo?

Certo il suo ricordo sarà stato custodito con amore dalla sua famiglia, dai suoi amici, da chi la conosceva personalmente e da chi le voleva bene. Ma tutti gli altri?

La gente dimentica velocemente e rimuove ancora più in fretta quanto può risultare scomodo, soprattutto se sono in gioco gli interessi o l’immagine di persone illustri ed influenti.

E poi il tempo passa, i ricordi sbiadiscono … centodiciotto anni sono un’eternità!


Una vicenda circondata da un alone di mistero quella di Orsola, un evento drammatico noto a tutti, ma di cui si è evitato di parlare per moltissimo tempo.

Fino al 6 maggio 2018.

Credo di poter dire, che l’iniziativa “Solo un fiore” sia stato il primo evento ufficiale e pubblico in ricordo di Orsola - così mi scrive Maddalena Springhetti, che ho conosciuto a Cavareno e che mi ha raccontato nel dettaglio la storia della Madonna Brusada.


Organizzata nell’ambito di Feltrosa 2018 l’iniziativa Solo un fiore non è stata semplicemente una commemorazione, è stata soprattutto un’opportunità.

Partecipare, creando insieme; condividere, passeggiando fianco a fianco; testimoniare, donando un fiore.

Tutti gesti tangibili per dire basta!

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Un evento tutto al femminile Solo un fiore.

Ideato, realizzato e promosso da donne per ricordare una donna sfortunata, Orsola appunto, e con lei tutte le donne, che hanno subito violenze.

E di donne, quel giorno di maggio ai Pradiei, la spettacolare distesa di prati dell’Alta Val di Non, dove la Cappella della Madonna Brusada è collocata, ce ne erano davvero molte. Fra esse molte partecipanti a Feltrosa, che con la loro abilità e la loro esperienza hanno creato fiori meravigliosi da portare alla cappella.

Significativo anche il fatto che tinto di rosa è stato pure il patrocinio della Comunità della Val di Non (Assessore Carmen Noldin), del Comune di Cavareno (Assessore Raffaella Battocletti) e del Comune di Fondo (Assessore Chiara Endrizzi).

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A volte basta davvero poco per dare un segnale, per non rimanere indifferenti, per ricordare.

Per difendere un posto, che è già occupato e che non può essere preso da nessun altro.

Né ora, né mai.

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Molti i fiori di feltro creati per omaggiare Orsola.

Diversi nei colori e nelle forme, tutti con lo stesso scopo.

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Tante le donne, esperte e non, italiane e straniere, giovani e meno giovani, che si sono avvicendate al lavoro.

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Riunite all’interno della yurta, la tipica abitazione tradizionale mongola, che campeggiava sulla piazza principale di Cavareno, hanno compiuto gesti dal forte significato simbolico.

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Finché dal nulla, da semplici fibre, un fiore ha preso vita.

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Anch’io mi sono cimentata in quella, che per me è stata senza dubbio un’impresa.

Un’esperienza bellissima, forte, coinvolgente.

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Anche se non ho potuto partecipare personalmente alla passeggiata verso la Cappella della Madonna Brusada, so per certo che il mio fiore è giunto a destinazione, assieme a tutti gli altri, e che Orsola lo ha ricevuto.

A volte basta davvero solo un fiore per essere presenti.


Feltrosa 2018

Solo un fiore


© Federica Redi

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