23 maggio 2018

E SONO DUE!

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Anno strano quello appena trascorso.

365 giorni di alti e di bassi, di picchi e di voragini, di entusiasmo e di sconforto.

12 mesi altalenanti, in cui abbiamo sperimentato tutta la gamma di emozioni possibili.

Semplicemente perché, se ci tieni, è così che va.

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22 maggio 2018

LA FUCINA DEI MESTIERI. CREATIVITÀ A 360°

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Quello con Cavareno è stato per me un incontro mancato.

L’estate scorsa, infatti, ho visitato la Val di Non con la mia famiglia e anche se le scorribande nell’Alta Valle assieme a Federica non sono mancate, non ho avuto l’opportunità di fermarmi a visitare per bene questo paesino.

Un vero peccato!

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21 maggio 2018

MANI FELTROSIANE

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Vi siete mai fermati a pensare, anche solo per un minuto, allo straordinario mondo racchiuso dentro le mani?

La mani, come lo sguardo, sanno dire molto senza bisogno di tante parole.

A volte, osservandole con attenzione, in esse si può leggere la storia di una persona, capirne la provenienza, individuarne lo status sociale, ma anche riconoscere malattie, delineare caratteri, comprendere atteggiamenti.

Per chi ci crede, attraverso le mani, sarebbe persino possibile intravvedere il futuro.

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03 maggio 2018

EVA BASILE. L’ANIMA DI FELTROSA

Eva Basile ritratto

Era fine gennaio, quando abbiamo annunciato la nostra partecipazione a Feltrosa in qualità di media partner e da allora i mesi sono letteralmente volati via.

Manca pochissimo all’inizio della manifestazione e io mi ritrovo qui a raccontare un po’ il “dietro le quinte” di un evento davvero unico in Italia.

Per poter entrare meglio nell’atmosfera e per poter solo in parte immaginare cosa accadrà nei prossimi giorni a Cavareno, località che ospiterà l’edizione 2018, Federica ed io abbiamo contattato la signora Eva Basile, sua ideatrice e organizzatrice.

Raccontare in poche righe la sua storia di artigiana è pressoché impossibile: Eva Basile ha un curriculum incredibile! Presidente del Coordinamento Tessitori, vanta un’esperienza lunghissima, che ha origini lontane. Un’esperienza nata sui telai tradizionali e arricchitasi di molte altre esperienze.

Nei primi anni 2000 nasce la sua passione per il feltro.


Ringrazio la signora Eva per la disponibilità nel raccontarci un po’ di lei, del suo lavoro e di Feltrosa.


La sua passione per la tessitura nasce con il telaio Clementoni. Che ricordo ha di quel giocattolo, che ha influenzato così fortemente le sue scelte di adulta?

Era un giocattolo meraviglioso, ci ho giocato tantissimo!

Ho poi scoperto, che la stessa tecnologia viene utilizzata ancora comunemente. L’ho mostrato recentemente a dei ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro, abbiamo fatto un incontro insieme all’Auser, utilizzando alcuni telai che ci ha fornito Simonella, la ditta che sponsorizza i telai per Abilmente. Hanno qualche accorgimento in più rispetto al telaio Clementoni, ma di fondo sono proprio uguali.

I miei ricordi, invece, sono legati alla Maglieria Magica, mi era evidentemente sfuggito questo telaio!

La Maglieria Magica è un’altra cosa rispetto al telaio. Io l’ho acquistata qualche anno fa, perché volevo una macchina da maglieria da mostrare agli studenti nei corsi di moda. Per quanto di plastica, ha gli stessi ingranaggi delle macchine da maglieria industriali.


Ha cominciato a lavorare molto giovane ed è riuscita a trasformare la sua passione in lavoro. Praticamente ha realizzato un sogno?

Diciamo, che io non ho fatto mai altro di lavoro! Mi è successo anche ad Abilmente, quando mi hanno chiesto come avessi fatto a trasformare la passione in un lavoro. La verità è che io non sono mai riuscita a imparare un lavoro vero, non ho fatto altro nella vita.

Ho frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Firenze, ho studiato Arti Visive al D.A.M.S. di Bologna e poi ho cominciato subito a lavorare. Già negli ultimi anni dell’Istituto d’Arte facevo qualche piccola consulenza.

Ho creduto sempre tanto in questo lavoro, in quello che facevo. Talmente tanto, che non ho voluto seguire i desideri dei miei familiari.

18671034_10211799622779830_449131662958138970_nLeggendo il suo curriculum mi sono chiesta, se la gente comune si renda conto di quale mondo incredibile sia dietro alla parola “tessitura”.

Secondo me, no. Le persone sono intimorite, perché la percepiscono come una cosa molto complessa. Quando però si mettono davanti ad un telaio, rimangono stupiti dal fatto, che nel giro di un’ora o due si possono portare via un lavoro fatto per bene e con un senso.


La tessitura è per tutti o solo per chi è esperto?

Se da una parte l’approccio alla tessitura può essere veloce e semplice, d’altra parte ci vuole tanto studio e pratica per diventare autonomi e poter gestire bene tutto il lavoro.

Questa cosa non è molto chiara! Nei vari forum mi è capitato di assistere a conversazioni, nelle quali si diceva che si era imparato a tessere grazie a dei tutorial su Internet. Ecco, non è proprio così che funziona.

Diventare tessitore è complesso. Se le persone accettano il concetto, che un violinista deve studiare tantissimo per riuscire a ottenere risultati, lo stesso deve valere per l’artigiano, che non si improvvisa, che ha alle spalle anni di lavoro, di prove e sperimentazioni prima di riuscire a imporre gusto e stile.Eva Basile2

Ha fatto moltissime mostre, qual è l’opera alla quale è maggiormente legata e per quale motivo?

È un lavoro, che avevo presentato nel 2009 prima in Austria e poi al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma in una mostra sulla fiber-art. Si chiama Repeat.

Questo lavoro vorrebbe essere il primo di una serie di lavori similari, ma è una cosa abbastanza complicata. Questo tipo di lavorazione si realizza con il telaio digitale e devo avere sia disponibilità di tempo, che di tecnologia, che di materiale.

Repeat

C’è una un tipo di lavorazione che predilige?

La tessitura Jacquard, che parte dal computer ed arriva al telaio.

Come mai?

La mia attività principale è fare consulenza per la Fondazione Lisio,  per cui lavoro dal 1994. Mi occupo della formazione e della messa a punto dei progetti al telaio digitale.

Il telaio digitale mi piace particolarmente, perché lo trovo divertente.

Eva Basile3

Ci può spiegare cosa è Feltrosa? Come nasce l’idea?

Anni fa, nel 2000, eravamo capitati in un meeting organizzato in Alto Adige, un meeting internazionale. Essendo terra di confine la lingua principale era il tedesco e noi avevamo un traduttore, che però non sempre era disponibile.

All’epoca in Italia eravamo non più di venti persone ad occuparci di tessitura, ma c’era sempre la sensazione di essere un po’ tagliate fuori, anche se io, che ho una certa dimestichezza con le lingue straniere, spesso facevo da traduttrice per gli stranieri. Abbiamo così pensato che sarebbe stato bello poter organizzare noi un incontro di feltrai.

Abbiamo avuto la fortuna di sapere, che una delle insegnanti presenti in Alto Adige si sarebbe trovata in provincia di Pistoia per tenere un corso con un gruppo di Norvegesi. Chiesi, se sarebbe stata disponibile a rimanere una settimana in più e invitai tutti i miei contatti tramite il mio sito. Creai l’evento grazie al Museo della Montagna Pistoiese, che ci ospitò. Feltrosa nacque così.

Poi … il nome. Io, inizialmente, volevo chiamarlo Felt Italia, ma in corriera mi venne in mente Feltrosa, che mi ha portato fortuna.

Che è molto bello come nome e appropriato.

Ora, con i social media, siamo abituate a pensare che occorra un nome bello. Inizialmente la chiamai “Riunione Feltrosa” poi tolsi la parola Riunione e rimase Feltrosa.


Feltrosa non ha, come manifestazione, una sede fissa.

Farla sempre nello stesso posto significherebbe fare sempre le stesse cose. È difficile rinnovare una manifestazione, se il luogo è sempre quello. Noi, poi, andiamo il più delle volte in posti piccoli, ma anche se organizzassimo in una grande città, alla fine sarebbe difficilissimo creare qualche cosa di diverso ogni anno. Già è faticosissimo così. Per questo motivo mi appoggio ad organizzazioni locali, che conoscano il territorio e abbiano voglia di valorizzarlo.


Quanto la scelta del luogo favorisce la riuscita di un evento?

Sono i luoghi, che scelgono Feltrosa, non il contrario. Per l’anno prossimo abbiamo tre candidature nel Nord Italia, ma nessuna per il Centro Sud.

Lo scorso anno, a Nazzano, abbiamo avuto un’esperienza ed un’accoglienza bellissime. Quest’anno, a Cavareno, stanno lavorando come matti.

E’ bello anche per questo.

Feltrosa è un evento che si autofinanzia, non abbiamo grandi sponsor alle spalle. Chi viene a Feltrosa non lo fa tanto per imparare, perché non ha neanche bisogno di imparare, ma per incontrarsi e per stare insieme.

nazzano

Ci può dare qualche anticipazione? Cosa non dobbiamo assolutamente perderci?

Secondo me … quando si scioglieranno i tubi dell’ecoprint. La tecnica dell’ecoprint quest’anno farà da padrone!

ecoprint

Abbiamo la presentazione di un libro dedicato all’ecoprint: Alchimie Botaniche di Marisa Tacchi.

QuadernoEcoprint

Il corso di Indigo Ecoprint, che sarà tenuto da Pia Best-Reininghaus, ha avuto un successo pazzesco. Avevo preventivato tredici posti per il corso, ma nel giro di poche ore avevo già raggiunto e superato il numero delle adesioni. Ho pregato Pia di raddoppiare la data dei corsi e siamo così riusciti ad avere due corsi per un totale di ventisei partecipanti.

Tutti gli ecoprinter più attivi in Italia saranno al corso e sarà veramente una bella esperienza.


Eva Basile

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16 aprile 2018

FLO AND FLO: L’ELEGANZA DELLA CAMICIA SU MISURA

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L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare.

Giorgio Armani


La camicia è un indumento antichissimo noto fin dall’epoca romana. Era di lino ed era usata come indumento intimo (kamasos) per isolare e proteggere la pelle dalle stoffe pesanti dei vestiti. Inizialmente senza maniche - fecero la loro comparsa solo nel 1500 - nel 1600 divenne un vero e proprio capo di abbigliamento.

Il colletto delle camicie, specie quelle da uomo, è stato l’elemento che nei secoli ha avuto più cambiamenti.

A partire dal periodo barocco la camicia divenne massima espressione di stile ed eleganza maschile grazie all’invenzione della cravatta, ai tempi una semplice striscia di lino bianco che veniva  girata intorno al collo e lasciata cadere sul petto, mentre verso il 1860 fecero la loro comparsa anche le prime camicie da uomo colorate, inizialmente usate solo per l’abbigliamento da giorno.

La camicia bianca si impone, a partire dal 1700, come status symbol, come indumento indossato solo da chi - come i nobili - godeva del privilegio di non sporcarsi le mani intaccando il candore del colore.

Ciò che per un periodo è appannaggio di pochi, con il tempo, diventa di uso comune: ed è quello che accade alla camicia bianca che, in cotone grezzo, ampia ed aperta sul petto con colletto a listello, veste i Sanculotti sulle barricate di Parigi durante il periodo della Rivoluzione Francese.

E arriviamo ad oggi.

La camicia “contemporanea” si è evoluta in infinite varietà e tipi, mescolando i generi maschili e femminili e adattandosi agli usi ed alle finalità più impensabili che le occasioni della vita quotidiana presenta oggi.

Come prodotto di uso di massa la camicia ha subito un processo di industrializzazione: non è più soltanto un capo ricercato e prodotto in modo artigianale, ma si trova realizzato in serie.

Per fortuna, però, la figura artigianale del camiciaio non si è estinta e possiamo ancora trovare camicie realizzate a mano e su misura.

Nella mia esperienza, lo scorso anno ad Artigianato e Palazzo ho avuto il privilegio di poter incontrare la signora Flora Frroku, camiciaia e titolare del marchio Flo and Flo.

Ringrazio la signora Flora per avermi dedicato un po’ del suo tempo.


Flo and Flo è una sartoria artigianale che realizza camicie su misura per uomo e donna. Ci può raccontare la vostra storia?

La sartoria è nata nel 1959 ed è una camiceria storica di Firenze. È una storia sicuramente di lavoro e passione.

Io ho rilevato l’attività del 2000 e ho portato avanti la tradizione della realizzazione su misura.

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Quanto c’è di antico e quanto di moderno nella realizzazione delle vostre camicie?

Le camicie per uomo non cambiano mai, sono sempre molto classiche.

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Per le donne invece c’è molta più fantasia. 

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La tecnica di realizzazione è sempre la stessa.

Niente è lasciato al caso … le cuciture, i bottoni, la lunghezza delle maniche. Prima di confezionare una camicia facciamo fare al cliente almeno una prova.


Le sarte da donna realizzano anche camicie per donna, invece per gli uomini c’è proprio la figura del camiciaio.

Questo è vero, ma adesso è cambiato. Io ho studiato anche moda da donna, quindi mi viene anche facile realizzare sia camicie per uomo che per donna.

Poi io spazio anche con la pittura. Con i ritagli di stoffa ho realizzato dei quadri.

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Quanto il tessuto è importante per la realizzazione di un ottimo capo?

È fondamentale la scelta del tessuto e dei colori. Poi c’è anche il nostro lavoro che valorizza il tessuto.


Quale è il miglior tessuto e peggior tessuto per realizzare una camicia?

Lavoro solo con i migliori tessuti. Non lavoro con i tessuti brutti.

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Come si diventa camiciaio?

Io ho sempre avuto la passione per la moda. Poi ci vuole manualità, fantasia e tanto lavoro.


Cosa propone per fiori d’arancio?

È difficile coinvolgere ragazzi giovani a venire qui. Altrettanto difficile è convincerli a sposarsi!

Io propongo questi quadri da regalare oppure da usare come bomboniere.

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Realizzo con la stoffa delle camicie anche boxer e potrebbe essere una idea divertente da usare come bomboniera, però bisognerebbe avere invitati tutti con la stessa taglia!

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11 aprile 2018

LE PORCELLANE SENZA TEMPO DI JACQUELINE HARBERINK

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Cambiare in generale è bello, è energia vitale, è rinnovamento, è varietà, ma acquistare oggetti senza tempo, che accompagnano magari per una vita intera, è in un certo qual modo rassicurante.

Amare le proprie cose, affezionarsi ad esse, ritrovarle dopo un’assenza dà un senso di casa e di appartenenza, che non hanno prezzo.

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EL JARDÍ SECRET - SEGNO D’IDENTITÀ

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Inebriante.

Non c’è altra parola per descrivere l’incontro che ho avuto, nel Giardino Corsini, con i profumi di El Jardí Secret. Ne sono rimasta tanto frastornata, che se ci ripenso riesco ancora a ricordare, anche se è ormai passato quasi un anno da quell’incontro, profumi, fragranze, note preziose e rare.

Mi sono ritrovata catapultata in un luogo magico, in un giardino segreto, nel quale oli, fragranze e profumi usano un linguaggio senza parole che non richiede alcuna traduzione.

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10 aprile 2018

SABRINA FOSSI. DESIGN ITALIANO

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Blogs & Crafts, officina di talenti.

Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo ancora, perché i giovani selezionati per l’edizione 2017 ci hanno veramente sorpreso. La loro bravura e l’incredibile varietà delle proposte è andata ben oltre le nostre aspettative.

Certo la selezione di Artigianato e Palazzo non poteva non essere all’altezza della manifestazione, ma onestamente non ci aspettavamo un livello così alto.

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