23 febbraio 2018

DEA SANDALS. QUANDO I PIEDI PRENDONO IL TÈ

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In una giornata invernale decisamente grigia, con previsioni che non lasciano intendere nulla di buono, ritorno con la mente ad uno dei tanti incontri, che hanno costellato la nostra esperienza di blogger all’edizione 2017 di Artigianato e Palazzo, un incontro che evoca bel tempo, caldo, sole, estate.

Chi non vede l’ora di abbandonare calze, calzini e calzettoni di lana? Di non avere più i piedi costantemente gelati? Di lasciarli finalmente liberi?

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22 febbraio 2018

ARUAL DEM. EMOZIONI DI CARTA

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Frizzante, effervescente, solare.

Così, a pelle, mi pare Laura De Martino, quando l’incontro in un pomeriggio assolato di maggio durante l’edizione 2017 di Artigianato e Palazzo, poco distante dal meraviglioso loggiato di Palazzo Corsini.

E toscana. Molto toscana!

Con un accento, che non lascia dubbi sulla sua provenienza e che ispira, come sempre succede, grande simpatia.

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21 febbraio 2018

BRUNA TATAFIORE: GEOMETRIE DI TESSUTI

IMG_3232 Bruna Tatafiore

Diceva Voltare: Di tutte le scienze la più assurda, la più capace di soffocare ogni specie di genio, è la geometria. Questa scienza ridicola ha come oggetto superfici, linee, punti che non esistono in natura. La geometria è solo uno scherzo di cattivo gusto.

Io, però, ad Artigianato e Palazzo lo scorso anno ho incontrato una persona, che non solo pensa esattamente l’opposto di Voltaire, ma che applica le regole della geometria per creare borse, accessori e capi di abbigliamento bellissimi e unici.

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20 febbraio 2018

CREARE PER GLI ALTRI. CYRIL & GRENADINE

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Di Sabine-Laure Giesbert in rete non si trova praticamente nulla.

Eppure su questa signora, che mi accoglie sorridente nella limonaia grande di Giardino Corsini, di cose da dire ce ne sarebbero davvero tante, perché ciò che fa, con passione e con estremo altruismo, non è proprio da tutti.

Medico psicologo canadese crea eleganti e raffinati bijoux con uno scopo ben preciso, finanziare opere e infrastrutture in paesi poveri o in paesi in guerra.

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19 febbraio 2018

SILVIA LOGI E LE AVVENTURE DI PINOCCHIO

silvialogipinocchio

Babbo mio, aiutatemi… perché io muoio...”

E il padre e il figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono una voce di chitarra scordata che disse:

“Chi è che muore?”

“Sono io e il mio povero babbo!”

“Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!…”

“Preciso; e tu?”

“Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce-cane.”

“E come hai fatto a scappare?”

“Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te, sono fuggito anch’io.”

“Tonno mio, tu càpiti proprio a tempo! Ti prego, per l’amore che porti ai tonnini tuoi figliuoli; aiutaci, o siamo perduti.”

“Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutt’e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva.”

(Le avventure di Pinocchio. Cap. 36)


Pinocchio è una delle più belle favole che io conosca ed è un bellissimo racconto di crescita.

Pinocchio sceglie, sbaglia, cade e si rialza fino a quando il suo percorso di vita non matura, fino a quando non riesce a restituire al suo babbo ciò che egli gli ha donato, la vita.

Il burattino monello, che dimostra di essere bravo, coraggioso e disinteressato, e per questo merita di essere trasformato in  un bambino vero, è il mio personaggio delle favole preferito.

Immaginerete, quindi, il mio stupore e la mia gioia, quando qualche giorno fa ho visto la foto di Pinocchio sul tonno di Silvia Logi.

pinocchio1

Poiché il tema di questo mese di Ispirazioni&Co è favole, ho chiesto a Silvia, se avesse piacere di partecipare al nostro gioco.

Sono stata contenta, che abbia accettato con entusiasmo.

Vi lascio la descrizione del Pinocchio direttamente dalla penna di Silvia.


Questo piccolo Pinocchio è il primo della mia serie Favole in scatola.

Come serie va ad inserirsi nella più ampia categoria delle opere realizzate all'interno di scatolette di pesce in alluminio, quelle per intendersi che mangiamo spesso, soprattutto chi, come me, ha sempre qualcosa di più importante o urgente da fare piuttosto che cucinare! Chi conosce già la mia arte, sa che l'utilizzo di materiali da riciclare è fondamentale ed è spunto continuo per nuove idee creative.

L'idea di riciclare queste scatolette per contenere ed incorniciare alcune mie piccole opere è nata circa un anno fa, realizzando uno dei miei soggetti più amati ovvero il pesce, strizzando l'occhio alla funzione originale della scatoletta, ma trasformando l'oggetto da gettare in un piccolo quadretto da esporre.

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Questa prima idea ne ha generate altre, altri soggetti da "inscatolare" o " incastonare": oltre ai diversi tipi di pesce, anche paesaggi di mare, scorci tipici della mia città Firenze ed infine le "favole in scatola".

Visto la natura giocosa di questo tipo di arte, l'idea di illustrare le favole più conosciute racchiudendole in queste scatolette (linguetta per l'apertura inclusa che diventa il gancio per appenderle ) mi è sembrata subito adattissima. La mia bambina interiore ha approvato immediatamente…

Come per tutte le mie opere, anche queste sono realizzabili su richiesta (anche questo Pinocchio in fuga verso casa in effetti è stato realizzato su richiesta ed è in partenza per il Brasile).


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© Barbara Fanelli

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16 febbraio 2018

MARCO PERLINI, IL PITTORE DELLE CASETTE

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Mi colpiscono immediatamente le casette di Marco Perlini, quando le vedo per la prima volta sulla pagina de The Social Stone.

Colori decisi, tratti che ricordano vagamente quelli di un disegno animato, mi riportano ad un viaggio fatto in Alsazia, anche se poi - come avrò modo di scoprire - con l’Alsazia non hanno nulla a che vedere.

Quei ponti, quel blu intenso comunicano qualcosa, anche se non riesco veramente a comprendere cosa.

Cerco in rete informazioni su Marco, non ne trovo. La curiosità cresce.

Decido di partecipare al vernissage di fine gennaio, perché voglio saperne di più.

Non preparo nulla, nessuna domanda, nessun input. Solo quelle casette in testa.

Ne viene fuori un bell’incontro, molto spontaneo. Una chiacchierata lunga, per certi versi illuminante, di sicuro coinvolgente.

Non voglio, di proposito, aggiungere altro, perché non voglio alterare con troppe parole il ricordo di una persona semplice, diretta, genuina, che racconta le sue opere senza tanti discorsi.

Semplicemente perché l’arte non sempre ha bisogno di motivazioni.

Viene come viene. 

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Quando nasce la tua passione per la pittura?

C'è l'ho praticamente da sempre. Ho fatto il primo quadro nel 1986 e poi ho sempre dipinto. In certi periodi di più, in altri meno ...

Ma sei un pittore per passione oppure il tuo è un vero lavoro?

È una passione, dipingo praticamente tutti i giorni, se poi riesco a vendere meglio. Però non è sempre facile, bisogna trovare le persone giuste ...

Quali sono i tuoi soggetti preferiti? Cosa ti piace dipingere?

Inizialmente dipingevo quadri un po' naïf, uno stile che mi piaceva tanto ...

Quindi figurativi...

Sì, esatto.

Mi fa venire in mente Ligabue …

Sì, Ligabue oppure Bruegel. Poi ho cominciato a dipingere case, monumenti ...

Ma … solo monumenti di Trento?

No, monumenti in genere.

Li vai a vedere sul posto?

Vado tanto in giro e, quando sono in giro, faccio tanti disegni.

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Dove vai di solito?

Amo moltissimo la Croazia, poi la Spagna, il Brasile ... sono stato da tante parti!

Ah, la Croazia, ci vado sempre al mare ... bellissima!

Io l'ho vista tutta, anche l'interno. Ci sono andato la prima volta nel 2003.

E la Croazia ti ha ispirato?

Sì, moltissimo.

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Dicevi prima, che hai cominciato a dipingere quadri figurativi. E poi?

Poi sono passato a scene e soggetti più dettagliati ... quando ti senti bene, dipingi, prendendo spunto anche da quadri di altri … senza copiare, però …

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Senti, ma quadri astratti ne hai fatti?

Sì, ne ho fatti. Mi piace anche l'astratto. Quello laggiù ad esempio di chiama Pop.

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Molto pop... ma cosa ci hai messo? Pare una ruota...

Forse una stella o un sole ... un arcobaleno ... un fiore... una padella ... forse un cactus..

Una padella? E cosa contiene? A me viene in mente un ingranaggio ...

Puramente fantasia, è venuto così ... Ti ricordi i Beatles? Yellow Submarine? Hai presente?

Come no!

Ho visto il film in videocassetta, pensa tu ...

Altri tempi...

Guarda che quest'anno sono cinquant'anni, eh ... bei disegni quelli ... ho preso spunto da lì per uno che voleva un quadro ... guardavo il film, poi spegnevo, poi disegnavo...

Quindi anche la videocassetta può ispirare?

Ah sì, tutto!

Senti, ma cosa significa pop per te?

Pop? Pop è colore!

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Parlando di ispirazione, cosa ti ispira maggiormente?

Non lo so, vedi tante cose, le accumuli e poi... qualcosa esce fuori... amo viaggiare in pullman, in treno ... anche in aereo … guardo fuori e immagazzino tutto. Io viaggio spesso, senza prenotare mai...

Viaggiatore vero allora ...

Ho un sacco di foto e diapositive...

E cosa, invece, annulla l'ispirazione?

Ah, la cosa che mi piace meno sono le giornate nuvolose ... a novembre mi viene male ...

Oddio, a novembre viene male a tanti …

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Quali sono le tecniche, che preferisci?

Olio in primis, acrilico, penna, matita, pennarelli...

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Guardo le opere qui esposte e vedo tantissimo colore ...

Sì, passo sempre due volte un quadro, anche tre volte...

Cos'è per te il colore?

Beh, ma il colore è bello... amo l'azzurro, il giallo, l'arancione, mi piacciono i colori vivi.

E in assoluto? Qual è il tuo preferito?

Penso il blu! Amo molti i colori, ma non disdegno neppure i quadri in bianco e nero ... non sono male...

Blu come il mare della Croazia?

(ride) Certo, ma anche come il lago … quello ad esempio è Limone sul Garda. L’ho fatto per un concorso due anni fa. Fatto per benino, ho fatto anche lo schizzo, poi ho steso il colore.

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Senti, toglimi una curiosità, perché nei quadri, che hai portato qui, ci sono tutte queste casette? La casa per te ha un significato particolare?

Ho cominciato per caso, mi piacevano tutti i colori messi insieme. Ho cominciato in Portogallo.

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Allora … ti mostro i miei quadri … quello in alto a sinistra, con i ponti, è una città svizzera, l’ho copiata da una foto; in quello a destra ci sono case di fantasia; quello sotto, con la torre ... assomigliano un po' alle case dell’Alto Adige ...  quelle di Vipiteno; nell’altro case tutte blu …

Quindi il tema della casa è ricorrente?

Sì, direi di sì.

Questo tutto sul rosso … sempre case … la cornice verde l’ho fatta io …

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Poi c'è ne è uno con case molto stilizzate, pare una città dall’alto.

Molto stilizzate. E senza finestre! Perché non ci sono le finestre?

Perché le ho dimenticate! (ride)

Sai … ho letto, che hanno fatto, mi pare ad Hong Kong, in Cina o in qualche posto del genere, una casa di quindici piani senza ascensore, metti che dimentichi il pane ... loro hanno dimenticato l’ascensore, io ho dimenticato le finestre! (ride)

Senti, ma perché ha tutte queste crepe sotto?

È una tela che ho trovato, sono andato a Verona a Vinitaly e c'era una tela grandissima, tipo questa parete qui, la buttavano via. Ho chiesto di prenderla ...

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Invece … tante case, nessuna persona ... perché non ci sono le persone?

All'inizio facevo anche le persone.

E adesso basta? Perché le hai eliminate?

Sai, che non lo so?

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E quella là, che sembra una montagna?

È una città fortificata, vagamente orientaleggiante.

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Ancora case … bianche …

Mi piacciono un sacco quelle case bianche, dove non sai cosa c'è dentro.

Sei curioso di sapere cosa c'è dentro?

Eh, un po'!

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Vedo un labirinto …

Non so, se sia un labirinto, sai? Volevo fare una cosa veloce … non mi ricordo neppure come è nato!

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E quello lassù in cima?

Quello è Budapest, il Parlamento di Budapest, in versione molto fantasiosa ...

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Cos'è l'arte per te, Marco?

Passione e gioia.

Potresti vivere senza l'arte?

No, dopo dieci giorni sarebbe come ...

Essere in astinenza da dipinto?

Sì, ecco, proprio così!

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Marco Perlini

profilo Facebook


© Federica Redi

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15 febbraio 2018

OLIVIA MONTEFORTE – BESPOKE SHOES

ph Luca siliquini fotografo

L'incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche;

se c'è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.

(Carl Gustav Jung)


L’avevamo contattata prima dell’edizione 2017 di Artigianato e Palazzo e le avevamo chiesto di esprimere un parere sulla sua partecipazione al Blogs & Crafts dell’anno precedente.

La risposta di Olivia era stata concisa, ma si percepiva forte il suo entusiasmo: Vi aspetta una esperienza meravigliosa.

E aveva ragione. Per noi l’esperienza di Artigianato e Palazzo è stata veramente meravigliosa e ricca di incontri fantastici.


Olivia Monteforte progetta e crea scarpe su misura, curando in ogni particolare sia lo stile che il materiale.

Il suo lavoro la porta a lavorare a stretto contatto con le persone, a indagare nel loro animo, per far sì che il risultato finale del suo lavoro, la scarpa, sia non solo a misura di piede, ma soprattutto esprima la personalità di chi la indossa.

Purtroppo, per noi, lei lo scorso anno non partecipava alla manifestazione. Vedendo però le foto delle sue opere e leggendo di lei e del suo percorso di artigiana, ho deciso di contattarla e di chiederle, se fosse stata disponibile a rispondere alle mie domande.

Con mio enorme piacere ha accettato l’invito.


Dalla Facoltà di Filosofia ad artigiana e designer di scarpe ...quale è la tua storia di creativa? Come nasce la tua passione? Quale è stata la molla, che ti ha fatto capire che quella dell'artigianato era la tua strada?

Il mio percorso nel mondo delle scarpe appare un po' inusuale e non sempre si coglie il filo diretto, che unisce la mia formazione con la mia scelta di vita.

L'idea di fare le scarpe da sola è nata da un bisogno e il fatto di scegliere di trasformarla in un lavoro è stato un gesto di consapevolezza.

Nel momento in cui ho avuto la possibilità di entrare in un laboratorio artigiano e di esperire quel tipo di vita, ho conosciuto una sensazione di benessere mai provata.

Benessere e soddisfazione.

In quel periodo stavo ancora studiando e mi ero appassionata agli studi alchemici di Jung. Quando indossavo il camice e iniziavo a creare ero un alchimista anche io.

C'è una buona dose di magia nel trasformare la materia!

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Da un foglio di pelle e di cuoio io potevo creare un oggetto d'uso, che era anche un oggetto d'arte e questo, più di ogni altra cosa, mi portava ad impegnare ogni momento libero nello studio dell'arte calzaturiera ... e pensare che la prima cosa che mi è stata concessa di fare, dopo aver osservato per mesi, è stata quella di imparare a tagliare il cuoio, tenendo la lama del coltello con la giusta inclinazione!

Da quel momento ho inseguito quella sensazione e ho scelto di crearmi una formazione tecnica, che mi permettesse di eccellere in quello che volevo diventare: un'artigiana e designer di scarpe su misura.

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Quale è la tua definizione di scarpa?

È oggetto d'uso che diviene oggetto d'arte nel momento in cui viene indossata e contestualizzata.


C'è un tipo di tecnica o di lavorazione che prediligi?

Amo le lavorazioni che richiedono la cucitura a mano del guardolo o della tomaia e della suola.


Quale è il tratto distintivo delle tue scarpe?

Il mio concetto di su misura, che è strettamente legato a quello di cura di sé e dell'altro, come soddisfazione reciproca di necessità.

Siamo abituati a scegliere, attingendo da scelte altrui, uniformandoci  tralasciando in parte la nostra identità. Con il mio approccio al lavoro sto cercando di cambiare questa traiettoria facendo partire la scelta da se stessi.


Come nascono le tue scarpe?

Non ho un campionario da mostrare, nel laboratorio ci sono solo prove, prototipi dei modelli che nascono ex novo per ogni cliente e che creo in stretta collaborazione con lui.

E questo “spiazza” chi viene da me pensando di scegliere da un catalogo, mi dicono che non sanno immaginarsi quello che vogliono e dopo le prime volte ho capito che, ancora una volta, dovevo partire da una sensazione. La sensazione che si vuole quando ci si immagina con quelle scarpe.

Nascono così incontri meravigliosi che mi arricchiscono e mi formano. In qualche modo l'inizio della progettazione nasce da una sorta di caffè filosofico in cui il mio ruolo è quello di tradurre la personalità del cliente in scarpe.


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La traduzione è fatta di bozzetti in cui propongo modello, forma, pellami e suola, tutti aspetti di cui discuto con il futuro/a indossatore/indossatrice e una volta espressa la prima scelta si procede con il mezzo paio di prova che perfezioneremo sempre insieme.

La forma è personalizzata e porta il nome di chi l'ha scelta.

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Le materie prime sono il frutto di una ricerca continua e scrupolosa, la tecnica con cui le costruisco e il riuscire a tirar fuori la sensazione desiderata sono l'espressione del mio essere.


Uomo - donna: quali scarpe ti diverti di più a realizzare e perché?

Nel mio lavoro non c'è una distinzione uomo/ donna, perché mi concentro sulla persona e ogni individuo è unico e mi fa esprimere il mio essere artigiana in diversi modi.

A ogni scarpa scopro qualcosa di nuovo e questo mi rende sempre più entusiasta.

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Non di sole scarpe ti occupi. Cosa altro realizzi?

Le scarpe occupano sicuramente gran parte del mio tempo.

Per poter far fede al mio intento di costruire scarpe progettate ex novo e completamente personalizzate, devo dedicarmi quasi esclusivamente a questo, ma la mia passione per il fatto a mano mi fa spesso realizzare altri oggetti su misura e, ovviamente, su richiesta.

Olivia Monteforte 9

Quanto è divertente e quanto invece è difficile lavorare su commissione?

Il fatto che sia tanto difficile, rende il lavoro estremamente intrigante.


Quale era il tuo sogno nel cassetto?

Essere riuscita a fare il mestiere, che ho scoperto essere giusto per me!


Olivia Monteforte

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14 febbraio 2018

ROBERTO BIANCHI. IL PIACERE DELLA LENTEZZA

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Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

(Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi)


Mi regala questa citazione Roberto alla fine della mail, con la quale sono arrivate le risposte a tutte quelle domande, che avrei voluto fargli personalmente durante E_le_menti a confronto.

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