12 gennaio 2016

DAMSS. DOUBLE FIBER EMOTIONS

Double
 
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Ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo.

(Henry Ford)

 

Non sempre  uno più uno uguale a due. In certi casi uno più uno uguale a tre.

Uno è DA (Daniela Arnoldi), milanese per nascita, ingegnere.

Le conoscenze di chimica e di meccanica si fondono in Daniela con l’amore per il ricamo e il patchwork; l’attività di ricerca presso il laboratorio dell’università e la sperimentazione di tecniche innovative non preclude, ma funge da supporto ad un percorso artistico fatto di tessuti colorati, di attenzione al riciclo e all’ecosostenibilità.

Due è MSS (Marco Sarzi-Sartori), genovese trapiantato nella metropoli lombarda, architetto.

L’attività industriale di Marco, parallela alla libera professione, lo porta a conoscere l’arte del vetro soffiato e la glass fusion. Le tecniche relative alle brasature e alle saldature dei metalli  si mischiano in lui alla produzione di acqueforti. La lavorazione del ferro battuto, del bronzo, dell’alluminio si alternano a corsi di falegnameria e di realizzazione manuale della carta.  La passione per il restauro in ogni sua forma si unisce all'interesse per la scultura tessile.

Tre sono i DAMSS.

Daniela e Marco, insieme, frequentano la Scuola Superiore d’arte del Castello Sforzesco, dove ampliano le conoscenze in campo grafico e compositivo.

Sempre insieme producono opere utilizzando fili di rame. Si avvicinano, ancora insieme, alla tessitura e producono arazzi, tessuti e opere d’arte. Insieme seguono corsi di restauro di mobili antichi e cominciano a produrre gessi policromi, altorilievi ottenuti con resine, smalti, foglie metalliche e gomme lacche. Insieme seguono corsi per perfezionare l’arte tessile in genere (patchwork, quilt, feltro …).

Nel 2000 Daniela e Marco decidono di spendere insieme il loro tempo, fondendo i loro obiettivi e lavorando solamente a progetti comuni.

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La nostra intesa di coppia mira a qualificare i nostri prodotti artistici non tanto come “opere tessili” quanto come “opere d’arte espresse mediante il medium tessile”.

Ne risulta un atteggiamento che non è strettamente stilistico, ma diventa vivo di ricerca tecnica che tiene conto dei contenuti che vogliamo esprimere, e quando avviene la fusione dei nostri pensieri cominciamo freneticamente a produrre.

Tutto questo è progetto, tutto questo è creatività, tutto questo è arte!

Il nostro lavoro in team si può associare alla jam session musicale, dove è necessaria profonda conoscenza tecnica degli strumenti, ma è anche ricchezza di improvvisazione e di ascolto dell’esecuzione altrui: poi l’opera diventa significativa.

(fonte)


Fiber

Un mondo fatto di tessuti quello di Daniela e di Marco.

Tessuti da scegliere …

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… tessuti da assemblare …

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… tessuti in cui immergersi, corpo e anima.
 
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Tessuti che prendono vita e creano arte.

La Fiber Art, nota anche come Art Fabric, Textile Art, Fiber Work, Nouvelle Tapisserie e Soft Sculpture è una corrente dell’arte contemporanea, che si serve delle infinite possibilità fornite dall’utilizzo dei tessuti e dei filati, siano essi naturali – di origine animale e vegetale – o sintetici, per per dare vita ad opere, nelle quali le tecniche più tradizionali si fondono ad una sperimentazione spesso ardita.

Carta, paglia, vimini, spago giocano con le fibre metalliche e con quelle plastiche; perline e merletti si mischiano alla lana di vetro e si uniscono alle fibre ottiche; crochet e knitting, felting e cucito, ricamo e appliquè, tappezzeria e tessitura; tessuti che si tingono, si mescolano, si animano; filati che si intrecciano, si annodano, si attorcigliano; antiche tecniche (batik, shibori, encausto …) accostate al design moderno. Tutto questo e altro ancora è la Fiber Art.

Se la Fiber Art affonda le sue radici nella seconda metà dell’800 (Arts and Crafts, Art Nouveau) e poi più recentemente all’inizio del ‘900 (Futurismo e Bauhaus), possiamo datare l’esordio dell’arte tessile come vero movimento artistico all’inizio degli anni Sessanta del ‘900, periodo a cui risalgono le prime importanti rassegne espositive. La Biennale Internationale de la Tapisserie Ancienne et Moderne di Losanna del 1962 costituisce il momento più significativo nella creazione del movimento Fiber

Lo stretto legame della Fiber Art con l’industria tessile (e il conseguente sviluppo nelle zone industriali) nonché la prevalente vocazione contadina dell’Italia del dopoguerra hanno fatto sì, che nel nostro paese sia stata riconosciuta come vera e propria arte solamente alla fine degli anni Ottanta.

Daniela e Marco, già prima di lavorare insieme, frequentano importanti raduni di Fiber Art (Houston, Birmingham, San Marie aux Mines, Chieri Torinese, Como...), incominciando a studiare ed approfondire questa forma d’arte.

Di comune accordo siamo entrati in contatto con il tessuto interpretandolo già come materia tridimensionale, minimizzando il fatto che abbia tre dimensioni molto differenti; poco dopo le primissime esperienze di tipo tradizionale abbiamo cominciato a valutare le infinite differenze tra i tessuti, il peso, la composizione, le caratteristiche meccaniche e chimiche, la tenuta alla temperatura, al fuoco e all’abrasione, quindi abbiamo costruito un elenco di possibilità di contaminazione tra tessuti, fibre, filati, matasse.

Ogni volta che elaboriamo un elemento (tessuto, filato ecc..) ricaviamo dall’approccio empirico tutta una serie di informazioni, positive e negative, che diventano informazioni utili e necessarie per progettare nuovi lavori; forse i dati negativi ricavati da un tessuto diventano più caratterizzanti per ottenere da quel tessuto risultati insoliti e spesso molto positivi.

(fonte)

Filo conduttore dei nostri lavori è il recupero e la valorizzazione del medium tessile, portato spesso alle frange estreme della ricerca; si tratta di un uso critico dei materiali.

I materiali che noi utilizziamo hanno una vita propria che è terminata o che sta per terminare; questi materiali hanno compiuto un cammino comune nelle varie tappe di produzione tessile, poi sono stati destinati allo scarto, e solo allora sono stati individuati per il recupero dei DAMSS, quindi sono stati rielaborati e lanciati verso una nuova vita arricchita di nuovi valori.

(DAMSS, Le basi della FIBERART, Corrado Tedeschi Editore)

 

Emotions

Quando sono partita per Abilmente sapevo esattamente quale tipo di fiera non avrei visitato. Memore della precedente, quasi traumatizzante, esperienza avevo tutta l’intenzione di evitare l’incontro/scontro con quegli strani esseri che popolano simili manifestazioni: le donne creative armate di trolley.

Avevo voglia di creatività, non di acquisti selvaggi. Volevo andare oltre. Volevo conoscere, ammirare, gustare.

Devo ammettere, però, che trovarmi assieme ad Angela dentro la DAMSS Gallery è stato molto di più: è stato un susseguirsi di emozioni inaspettate.

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Una struttura moderna, essenziale, apparentemente fredda ...

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… con dentro un mondo colorato tutto da vivere.

Ricordo bene, prima di entrare, il dubbio amletico da risolvere … video o foto? Ricordo l’esitazione … questi sono gente seria, che facciamo? Ricordo la nostra incredibile faccia tosta, presentandoci come inviate di ISPIRAZIONINFIERA.

Ma ricordo soprattutto la nostra bocca spalancata davanti ai capolavori lì dentro racchiusi. Ricordo il nostro stupore, l’incredulità, la meraviglia. Come potevano nascere opere così grandiose, partendo da semplici tessuti, gli stessi che vedevamo ammucchiati sul tavolo, vicini alle macchine da cucire, e nei quali veniva voglia di affondare le mani?

 

La Grande Macchina Bernina

 
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Scialli scultura

 
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un nuovo metodo
sculture di materiale tessile
da vedere e da indossare

Energia Damss

 
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800 km di filato
2 mesi di lavoro
8 ore al giorno
tutti i giorni

 
Noi due – The Myth (metà serie)
 
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12 autoritratti
18 metri
3 mesi di lavoro per pannello
 
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Ma le emozioni non sono certo finite qui.

Quando ti trovi davanti due persone praticamente sconosciute, che riescono a farti percepire, a pelle, la loro grande intesa, la loro affinità, i loro essere le due metà della stessa mela; quando vedi i loro occhi luccicare, parlando del loro lavoro; quando senti la passione che fluisce dalle loro parole; quando cogli la soddisfazione per le opere realizzate; quando tutto questo avviene, ve lo assicuro, è davvero una grande emozione.

Se poi scopri che Daniela e Marco sono pure simpaticissimi, beh, posso tranquillamente concludere che questo incontro, per me e per Angela, è stato veramente una botta di vita.

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© Federica Redi
 

Si ringrazia Angela Ladiana per la collaborazione.

N.B. Questo post è apparso precedentemente su Squitty dentro l’armadio. Qui trovate i commenti relativi

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