27 agosto 2016

L’ANIMA DENTRO LA PIETRA. LUCA CATALDI

01

 

Uno

Un caso, certo, ma passo di lì, proprio mentre la stanno collocando.

A spasso per Bienno in cerca di scorci da fotografare, mi ritrovo giusto sopra Piazzetta Fontana, nel momento esatto in cui l’opera viene sollevata e Luca sta dando le indicazioni ad un paio di persone, forse tre, per sistemarla al meglio.

In un secondo la mia mano scivola sulla macchina fotografica ed il pensiero è quello di immortalare l’attimo. Un momento unico e irripetibile. L’occasione rara di essere dietro le quinte di un evento importante. L’opportunità, mio malgrado, di essere nel backstage di un’inaugurazione. Cosa che non capita tutti i giorni, non a me almeno.

Eppure, con altrettanta velocità, la mano si ferma e il passo si fa più veloce. Il fatto che l’opera non sia coperta, mi dà la spiacevole sensazione di essere fuori luogo in quella circostanza e l’idea di una fotografia, non certo così grave, mi sembra decisamente inopportuna. Un po’ come violare un momento intimo, privato.

Continuo la mia passeggiata senza rimpianto, in fondo è solo questione di ore.

 

Due

La piazzetta, ormai avvolta nel buio, ospita già un discreto numero di persone in attesa.

Luca se ne sta lì, al centro, parlando con questo o con quello, sorridendo e scherzando. L’impressione immediata è che sia di casa in quel cortiletto incantato racchiuso fra le case.

Dalla mia postazione defilata, una scaletta ripida sulla quale stanno seduti anche un uomo di mezza età e una signora dai capelli arruffati, osservo la scena, cercando di cogliere frammenti di conversazione, impressioni, commenti.

Il clima è rilassato, senza quell’aura di solennità, che immagino essere tipica di simili situazioni.

Quasi tutti paiono conoscersi, almeno quelli che si trovano all’interno della piazzetta. Sulla stradina, invece, la stessa sulla quale sono passata durante il giorno e che ora pare tutta diversa, rimangono, quasi mimetizzati nel buio, quelli che sono chiaramente turisti.

Il Sindaco, con la fascia tricolore fra le mani, definisce, accordandosi con chissà chi, l’accensione e lo spegnimento delle luci. Un Sindaco giovane quello di Bienno, che, complice l’abbigliamento informale, dà l’idea di voler rendere l’avvenimento un affare di famiglia.

Ecco, sì, questa la mia sensazione. Quella di essere entrata, quasi un’intrusa, dentro un ritrovo di amici o di parenti. Un avvenimento che, insomma, non ha nulla di ufficiale.

Poi, solo pochi minuti dopo, tutto ha inizio.

 

Tre 

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Quattro

Mi pare bellissima. Davvero.

Una forma perfetta. Pura.

02

Immobilità e movimento.

Luce e ombra.

Inizio e fine.

03

Modernità, che riporta all’inizio dei tempi.

Primordi, che - attraversando i millenni - giungono fino a noi.

04

La vita che scorre. Eterna.

Ieri, oggi.

Sempre.

05

 

Cinque

Riemergo, toccata nel profondo, e mi rendo conto che Luca non c’è più.

Sparito, andato, volatilizzato.

Ma come? Stava parlando con il Sindaco, dove diavolo è finito?

Una punta di delusione subito cancellata dalla consapevolezza che, Mostra Mercato in corso, Luca non può che essere ritornato alla sua esposizione.

Lo inseguo. Letteralmente.

Una vecchia porta di legno, sormontata da una griglia metallica, mi lascia intravvedere un mondo magico, nel quale mi tuffo senza esitazione.

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Un ambiente di grande suggestione, dove la pietra sembra prendere vita e pare giocare con la luce.

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Qui, con estrema disponibilità, Luca risponde alle mie domande.

 

1) Ti firmi Scerzu - indomabile - da dove nasce questo nome, perché lo hai scelto?

Beh, allora, il termine Scerzu è in realtà il soprannome di mio nonno

ma cosa significa Scerzu?

Scerzu significa appunto … ecco … nel dialetto di origine di mio nonno una terra scerza sarebbe una terra molto difficile da lavorare, con un carattere molto difficile …

… arida?

Molto ricca in realtà.

Ma in che dialetto, scusami, non sono riuscita a capirlo…

Io sono di origine salentina, mio nonno è di origine salentina. Beh, poi mi sono trasferito e sono cresciuto ad Urbino, però, ecco, mio nonno per me è stato una figura molto importante … molto presente nella mia vita … il padre di mio padre. Ho perso mio padre in tenera età, avevo dieci anni, e lui mi ha fatto da papà. Insomma caratterialmente un po’ tutta la famiglia è stata sempre scerza … nel senso … difficili, con un carattere molto difficile, molto ostinato. Scerzu, quindi, da non confondere … non tanto arida, ma difficile.

Quindi, impegnandosi, il risultato c’è?

Esattamente.

Dalla perdita di mio nonno, praticamente, io mi sono firmato sempre Scerzu.

 

2) Durante la tua esperienza brasiliana sei stato insignito del titolo di artista plastico, artista, cioè, che trasforma la materia. Che cosa provi esattamente, quando i materiali smettono di essere ciò che sono e diventano arte?

Ehm …. cosa provo? Emozione.

Totale?

Totale … io mi abbandono completamente ai materiali. La mia ricerca è stata principalmente nell’esprimere con delle forme dei concetti. Quello è stato in realtà il mio primo studio. Anno dopo anno, poi, la mia ricerca oltre alla forma, oltre al concetto, si è anche indirizzata su diversi tipi di materiale. All’inizio io ho cominciato a lavorare con i più svariati materiali, dopo ho fatto la mia scelta, quella che ho sentito di più. Credo che sia molto interessante … poi ecco, perché lavoro con martello e scalpello, non uso fresa, non uso le macchine, qualsiasi sia poi il materiale? Per quale motivo? Si instaura - credo - un legame …

Con la materia?

Esattamente. Una sinergia fra il materiale e chi lo lavora. La macchina non dà lo stesso risultato, ecco. Io le emozioni le provo, mentre lavoro.

 

3) Come nasce la passione per la pietra e perché proprio la pietra? Che cosa ha di speciale?

Questo non lo so spiegare. Io, come dicevo prima, ho cominciato con diversi materiali, quindi legno …. beh, a scuola ovviamente l’argilla, è stato il primo materiale, che ho cominciato a plasmare … metalli anche … io comunque a scuola ho studiato anche arredamento e metalli … la scelta della pietra … è stata un’attrazione reciproca, credo. È il materiale che mi permette di esprimermi al meglio.

 

4) Leggo che non ti definisci né artista né artigiano, ma semplicemente una persona, che lavora sulle emozioni. Emozionare, emozionandosi, dunque? … Hai già risposto in pratica.

Sì, ho già risposto. Nei miei lavori metto le emozioni che assorbo, le porto in laboratorio, le rielaboro e poi con le opere - spero - di ricambiare. Quello è l’obiettivo.

 

5) L’Atelier da Rua è un atelier, che si sposta, per poter entrare in contatto con la gente. Quanto è importante il contatto umano nello sviluppo della propria creatività?

Fondamentale, fondamentale, fondamentale. Io credo, che la maggior parte delle opere che ho realizzato siano state ispirate dalla natura e, come dico anche spesso, dalla natura dell’uomo. L’esposizione significa tanti, tanti mesi di lavoro in laboratorio, da solo, rielaborando, appunto, le emozioni che ho assorbito. Le mostre servono per ricambiare, quindi il pubblico è fondamentale, ma tanto.

 

6) Lavorare, utilizzando strumenti semplici e rudimentali, aumenta il piacere di creare?

Per me personalmente sì. Non ho mai utilizzato, come dicevo prima, macchine … ma neanche le frese, ma neanche il martello pneumatico … preferisco martello e scalpello.

 

7) C’è un’opera alla quale sei particolarmente affezionato o che ti ha dato particolari soddisfazioni? Aldilà di quella che hai appena presentato che ti ha molto, molto emozionato …

Ovvio … questa molto, perché poi ha rappresentato la chiusura di un percorso nato qui, che ho voluto lasciare qui …

Vai via adesso da qui?

Beh, io sono qui per la Mostra Mercato. In realtà io sono stato ospite di Bienno i primi anni, sono stato tra i primi quattro a partire (N.d.A. con il progetto Borgo degli Artisti). Da due anni ormai sono a Firenze.

Allora … l’opera alla quale sono particolarmente legato … indubbiamente quest’opera è tra le più sentite, anche perché - ripeto - ci sono anche quattro anni di lavoro, quattro anni di studio, quattro anni di percorso …

Ho visto che hai un forte legame con la gente …

Tanto, tanto, tanto … mi hanno sempre accolto con tanto amore qui  a Bienno.

Un’altra opera alla quale sono legato molto è Fertilità, che poi è un’opera che ho realizzato qui a Bienno per il Borgo degli Artisti in occasione dell’esposizione a Saint Paul de Vence il primo anno, nel 2013. Un’opera che ho realizzato con l’ausilio - ringrazio ancora - e con l’aiuto di Paolo nella Fucina Museo di Bienno. È stata la mia esperienza con il ferro. La scoperta di un materiale, che per me era nuovo. L’esperienza nella Fucina Museo, sicuramente, è stata molto forte.

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8) Come funziona il tuo processo creativo? Da dove arriva l’ispirazione?

Come dicevo prima, solitamente dalla natura. Molto. Perché a me piace viaggiare molto, perché comunque assorbo molto. L’opera che ho donato a Bienno è stata proprio ispirata dalla natura. Per me Bienno è sempre stata acqua e montagne. Il ferro, per me, a Bienno viene dopo.

I forgiatori direbbero il contrario …

(ride) Beh, ecco, sicuramente … senza offesa e senza nulla togliere al ferro, che poi Bienno ha avuto il suo massimo splendore con la lavorazione del ferro e dei metalli. Però, se io dovessi tornare indietro nel percorso di Genesi sono tornato al primitivo, quando ancora non c’era l’uomo. Quindi ho immaginato questo luogo … ghiacciai … ghiacciai e scioglimento di ghiacciai. Quindi montagne … pietra, che per me, ovviamente, è fondamentale … l’acqua. Quindi il lavoro che riesce a lasciare l’acqua, naturalmente, sulla roccia. Quella è poi stata l’ispirazione di Genesi

Che ha reso quella piazza uno spettacolo … veramente emozionante.

Grazie, grazie mille.

 

9) Oggi è più facile essere artigiano o essere artista?

Io credo che non sia facile essere nessuno dei due oggigiorno. Diventa molto, molto difficile purtroppo. In un periodo, in anni di globalizzazione e di consumismo, l’artigiano e l’artista un po’ ne stanno soffrendo. Ma, ecco, anche qui, ho la mia teoria. Forse potrà essere soltanto la mia. Questo è un periodi di crisi, ok? La crisi … che poi è il concetto un po’ di Fertilità … la parola crisi significa cambiamento, ok? Abbiamo bisogno di cambiare. Storicamente, credo, stiamo vendendo ancora il Cinquecento. Stiamo ancora vivendo su quelli che, cinquecento anni fa, hanno fatto la nostra storia.

Viviamo di rendita?

Viviamo di rendita! Abbiamo un paese meraviglioso, siamo un popolo molto bello, molto creativo, credo. Purtroppo ci siamo un po’ dimenticati di guardare. Siamo un po’ tutti davanti ad un televisore. Facciamo quello che ci dicono di fare. Apre il nuovo store del Mac e siamo lì tutti in coda, però non apprezziamo più quella che è la nostra manualità, le nostre idee, la nostra creatività. È un periodo di crisi, che non è tanto economico, quanto culturale, ok?

Che è peggio?

È una conseguenza. La crisi culturale crea quella economica, ok?

E’ triste, però, culturale …

In realtà io credo, che artisticamente, invece, è un periodo molto fertile. Gli artisti, come sempre, sono lo specchio del contemporaneo, di quello che sta succedendo, ok? C’è molto da lavorare…

E questa manifestazione lo dimostra.

Lo dimostra in pieno!

 

10) Ti sei aggiudicato vari premi e le tue opere sono molto conosciute sia a livello nazionale che internazionale. Cosa significa essere considerato un’eccellenza italiana?

Io sono molto umile come persona, non dormo sugli allori. Ringrazio sicuramente tutte le persone che hanno contribuito al Progetto Scerzu, tutti i miei clienti, tutti quelli che appunto hanno supportato, comprando le opere, e hanno fatto crescere questo progetto. Senza di loro non sarebbe successo. A livello internazionale, sì, ho dei pezzi un po’ in tutto il mondo, distribuiti dalle Americhe all’Irlanda, alla Danimarca, all’Inghilterra, alla Francia, alla Spagna. Lavoro tanto in Brasile…

È una bella soddisfazione …

È una bella soddisfazione! Mi allaccio alla domanda di prima, sono geloso delle mie opere? No, perché io credo di provare l’emozione nel momento in cui realizzo la mia opera, non ci sono particolarmente legato. Credo che, appunto, l’obiettivo di uno scultore, di un artista, di un artigiano è trasmettere le proprie emozioni e quindi è giusto che quelle emozioni poi vadano … altrimenti rimarrebbero ferme e non avrebbero la stessa energia.

 

Direi che di energia nelle opere di Luca se ne trova tanta.

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Se le pietre avessero un’anima, quella sarebbe davvero l’anima di Luca.

 

Luca è …

 

Luca Cataldi

Scerzu

 

Via del Fossato, 7

50012 Bagno a Ripoli (FI)

 

Estrada do bosque, 30

Bairro Figueira Branca

Campo Limpo Paulista

(São Paulo)

 

web

luca.cataldi@scerzu.it

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© Federica Redi

2 commenti:

  1. Bravo! è un grande spettacolo il suo lavoro! abbracci fraterna! saudades

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    1. Hai ragione, Yonne, le sue opere hanno una fascino incredibile!
      Sono stupende.
      Grazie di essere passata di qui.

      Federica

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