30 settembre 2016

COLMARE I VUOTI CON I LUMI A CANFINO

Quando nel pisano la candela lasciò il tempo ai lumi a petrolio, in dialetto furon chiamati “lumi a canfino” o “a spaccafiamma”.

 

Questa storia affonda le sue radici in un tempo antico, in un’epoca in cui alle lampade era richiesta una sola cosa, la più banale, illuminare il buio.

I tempi, per fortuna, sono cambiati e la funzione delle lampade si è arricchita di una dimensione più frivola, più appagante. Nelle nostre case una bella lampada, scelta con cura, può fare la differenza: un angolo anonimo può acquistare personalità, una certa sfumatura di luce può creare l’atmosfera, una data forma può valorizzare un ambiente.

Passato e presente come due momenti distinti, dunque, separati e non confondibili? Non necessariamente.

Quando il presente si tuffa nel passato per trarne linfa vitale, quando il passato si proietta nel presente per germogliare, quando due epoche apparentemente lontane si fondono, il risultato può risultare strabiliante.

Le lampade, fra il resto, di qualsiasi tipo esse siano, sono sempre state un pretesto, per artigiani, artisti e designer, per esercitare la propria abilità, per sperimentare nuove tecniche, per dare forma al proprio estro creativo.

Le lampade sono arte a tutti gli effetti.

01

I Lumi a canfino di Claudio Ghelardoni mi colpiscono molto prima di vederli di persona, quando, consultando il suo sito prima della Mostra Mercato di Bienno, mi ritrovo davanti ad un ventaglio infinito di possibilità, che si concretizzano attraverso realizzazioni fantasiose, originali, meticolosamente progettate.

Per nulla banali, a volte sorprendenti, sono spesso visioni oniriche catapultate nella realtà di ogni giorno.

 

Entro in un piccolo locale, all’inizio di Via Contrizio, poco prima di cena, ancora in un momento di relativa calma prima dell’assalto serale. Musica jazz in sottofondo, calde luci alle pareti, momento perfetto per fare quattro chiacchiere.

02Ciao, Claudio, volevo farti alcune domande per …

Ehi, Claudio, vieni a prendere l’aperitivo?

Lui esita, preso fra due fuochi: una perfetta sconosciuta munita di registratore e un amico con il tempo contato.

Si destreggia bene, non c’è che dire.

Va bene, però facciamo in fretta, per favore, lui poi deve lavorare.

Me la gioco anch’io. Ti rubo solo dieci minuti.

Dieci minuti sono tanti … Mi mette in guardia, me ne accorgo.

Cinque? Dai …

Sorride.

 

Le tue lampade, come leggo, prendono il loro nome dai vecchi lumi a petrolio. Quanta tradizione c’è nelle tue opere?

C’è la tradizione nel … portare avanti un mestiere, che sta scomparendo come quello dell’artigiano. Poi è un lavoro che uno fa, che si è inventato per necessità …

Necessità? Non passione? 

Passione, amore, ma anche necessità. Uno … nel senso …  si inventa un lavoro, così mi sono inventato un lavoro, non mi ha insegnato nessuno.

Quindi sei autodidatta in tutto?

Sì.

 

Le forme e gli accostamenti, tuttavia, sono decisamente moderni. Quanto è difficile essere innovativi ed avere idee originali da proporre?

Il difficile, sai, fondamentalmente è andare incontro alle esigenze delle persone, ma anche a quello che vuoi fare tu.

Nel mezzo c’è sempre la risposta giusta, fra quello di cui c’è bisogno nelle case e quello che tu vuoi proporre come designer.

03

Ho visto sul tuo sito una bella carrellata di immagini corredate di progetto. Quanto conta la progettazione nel tuo lavoro? È indispensabile oppure ti capita di agire d’istinto?

Ma … sai … le idee poi vengono d’istinto, comunque sono legate al discorso che facevo prima, no? È sempre una via di mezzo.

Fare luci, fare lampade non è una cosa semplice … nel senso … fatte così, ora qui non si vede, ma … la progettazione è il trait d’union … una lampada deve fare luce, deve essere bella e deve costare il giusto. La progettazione …

Ti aiuta a mettere insieme questi tre aspetti?

Diciamo che, con il tempo, sono riuscito a fare quello che ho in mente, che non è sempre semplice.

04

Tu prima crei la struttura, giusto? Quali sono i materiali, che utilizzi di solito e quali sono i più adatti?

Adatto può essere qualsiasi materiale, sapendolo lavorare.

Io uso il rame, sia esso in filo, in lastra, in tubo e lo piego tutto a mano ... faccio tutto manualmente, quindi uso questi metalli, perché sono metalli dolci, che riesco a modellare e poi forse …. non lo so … prima facevo l’idraulico, avevo quei materiali lì e ho iniziato con quelli.

 

Alle strutture vengono poi applicate carte vegetali di vario tipo e di vari colori. Mi spieghi che caratteristiche devono avere e come le scegli?

Prima di tutto devono essere delle carte non troppo spesse …

Perché devono essere piegate pure quelle?

Ma, sai, possono anche essere incollate …

La maestria non è solo nel progettare, nel realizzare, ma è anche nella decorazione della carta.

La difficoltà in alcune lampade, in alcuni modelli, è proprio il saper mettere la carta in un certo modo, cercare di fare delle cose di …profondità … nel senso … magari una carta sta in primo piano, una in un secondo e questo dà un po’ l’idea della profondità, che è stato uno dei miei amori … legato alla pittura e all’arte optical … a questo andare oltre la dimensione del quadro, no? Qui è uguale, è un po’ come andare oltre la dimensione stessa di quello che si vede di fronte.

05

Come arrivano le idee per nuove lampade? A cosa ti ispiri?

Arrivano in base a quello che vedi inconsciamente, dalla natura fondamentalmente …

Dalla natura?

Sì, dalla natura, non mi sono mai ispirato a niente di artistico.

Come viene, viene?

Sì, nel senso … delle forme morbide di sicuro, delle forme che abbiano dei significati e poi un po’ son le persone, che danno il titolo all’opera.

Nelle lampade, poi, il bello sono gli effetti che fanno … i vuoti … come nella musica, no? Le pause sono parte della musica e quello che, talvolta, la rende più interessante …. qui uguale, sono i vuoti …. dove non c’è la carta, passa la luce e nel muro fa un effetto molto bello.

06

Radio Slam – Quattro salti col Padella. Crei a ritmo di musica? E, se sì, qual è il genere musicale, che meglio rappresenta le tue opere? Musica jazz direi qui …

Quattro salti col Padella, perché …

Ma Padella … sei tu il Padella?

Padella è il soprannome da dj, che mi sono dato da un po’ di anni a questa parte. Ho iniziato a fare il dj prima di fare l’artigiano. Sono sempre stato un collezionista di dischi su vinile. Quello che faccio è sempre stato legato alla musica. Mi accompagna sempre, perché poi questo è un lavoro, che fai tanto da solo, quindi la musica aiuta.

Se vuoi un genere … ti posso dire la cumbia colombiana.

01

Fai parte dell’Associazione SLAM – Spazio Libero Arte Manuale. L’unione fa la forza?

L’unione porta a vedere le cose sotto molteplici aspetti, capito? Siccome all’interno di questa associazione c’è un senegalese, un calabrese, due argentini …

Quindi c’è contaminazione?

C’è un melting pot sia di persone con varie storie, sia di culture. Questo aiuta. E il progetto che è nato con questa associazione – Carovana Slam – che consiste nell’auto costruirsi una struttura, sotto cui fare laboratori didattici ed esposizioni …

La capanna …

Sì, sono queste capanne … questa cosa qui, con il tempo, quando usciamo con questa associazione, porta una grande ricchezza alle persone.

01

Quali sono le maggiori difficoltà ad essere artigiani oggi?

Sono molteplici, però la cosa bella è che le persone si innamorano (N.d.A. di ciò che fai) e poi riescono a sostenerti.

 

C’è un progetto, un’idea, che sogni di realizzare in futuro? Un sogno nel cassetto, qualcosa di impossibile che ti piacerebbe realizzare?

Di impossibile non c’è niente … è solo il tempo … sarebbe bello riuscire a costruire una scuola, in cui si chiamano i maestri artigiani ad insegnare i mestieri di una volta, che saranno sempre attuali.

Ai bambini?

Ai bambini, ai ragazzi, come se fosse un’università.

Un progetto stupendo … grazie!

 

7 minuti e 51 secondi.

Ho sforato, ma lui pare non essersene accorto. O forse sì, chissà.

Ti lascio al tuo aperitivo, ma prima voglio una foto, eh! 

07

Il riflesso di una lampada.

Luce che si spande, un vuoto che si colma.

Tempo passato e tempo presente.

 

Lumi a canfino, specchio dell’arte di Claudio.

 

 Lumi a canfino

web

pagina Facebook

 

Claudio Ghelardoni

profilo Facebook

 

contepadella@yahoo.it

 

 

© Federica Redi

2 commenti:

  1. Veramente originali! Anche d'effetto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Assolutamente bellissime!
      Le vedessi dal vivo, Patricia ...

      Federica

      Elimina

Ogni tuo commento è una coccola per il nostro cuore!