08 settembre 2016

KEVLOVE: CREARE CON IL VENTO IN POPPA

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Il Lago di Garda è, per noi trentini, una specie di mare.

Non a caso è lì che, appena la primavera fa capolino, si fanno le prime gite fuori porta ed è sempre lì, che si saluta la bella stagione, quando le giornate cominciano ad accorciarsi.

Sul Garda ci si sente in vacanza praticamente in ogni periodo dell’anno, vuoi per il clima mite, vuoi per i ristorantini sparsi in ogni dove, vuoi per le pensioni, gli alberghi e i campeggi, vuoi perché – inutile negarlo – le acque rubano la vista ai monti e questo, perdonatemi, è veramente sinonimo di libertà!

Una costante di questo nostro, grande, bellissimo lago è il vento, che non manca mai, e questo ne fa una meta ambitissima fra gli appassionati, italiani e stranieri, di barche a vela, windsurf e kitesurf.

Il lago punteggiato di vele, vi assicuro, è uno spettacolo davvero incredibile!

 

È in un contesto simile, che nel 1959, nasce la Veleria Velnova. Un giovane di nome Gino Filippini ha l'idea e la forza di inventarsi un lavoro. Nessuno gli insegna come fare il velaio. Tutto ha inizio con la messa in opera di alcune "semplici" doti naturali, un cocktail di creatività, intuizione e perspicacia animato dalla forza propulsiva di realizzare un sogno.

Oggi, a distanza di tantissimi anni, è possibile trovare ancora il signor Gino seduto davanti alla sua macchina per cucire nel suo laboratorio, ma dalle sue mani non escono più vele, bensì oggetti decisamente curiosi per un velaio.

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Le curious bags, che vengono prodotte, nascono dal progetto apparentemente bizzarro di sua figlia Elena, che ha saputo innestare il suo estro creativo e il suo talento artistico sui rami di una solida tradizione familiare, creando un marchio ormai conosciuto ed apprezzato non solo in Italia.

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Un mondo fatto di borse non convenzionali quello di Kevlove,

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… di borsoni capienti,

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e di allegre pochette.

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Un universo colorato,

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… dinamico …

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ma anche, sorprendentemente, elegante.

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Mi stupiscono le combinazioni illimitate di questo strano tessuto, ma mi stupisce ancora di più l’infinita possibilità di riutilizzo di un materiale, che non verrebbe mai in mente di impiegare per certi scopi.

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La curiosità cresce e, mentre preparo l’intervista per Elena, pregusto già il momento, in cui alla Mostra Mercato di Bienno potrò vedere da vicino e toccare con mano tutte queste meraviglie.

 

Trovo con facilità l’esposizione di Kevlove dentro un piccolo avvolto, che dà direttamente su una piazzetta. Impossibile non notarla.

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Elena, non c’è – mi dicono – non viene mai, non ce la fa. Troppe cose da preparare, l’esposizione nei dieci giorni della mostra deve continuamente essere alimentata e rinnovata. La gente vuole vedere, sentire, provare. Servono in continuazione nuovi pezzi da esporre.

Ah, che peccato! Rimango un po’ delusa, lo ammetto. Il contatto con il creativo è il momento più stimolante in questa avventura alla scoperta di vite a regola d’arte. Ma comprendo, ovvio.

Chiedo di poter curiosare un po’ e di poter scattare qualche foto. Qualche a fatica, perché fotograferei veramente tutto.

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E l’intervista? Solo rimandata, ci mancherebbe.

 

Arrivata a casa, ho scritto ad Elena, che gentilmente ha risposto alle mie domande.

Questo è quello che mi ha raccontato.

 

Un amore, quello per le vele con annessi e connessi, che arriva da lontano ed è parte della sua famiglia. Cosa si prova a dare continuità ad una passione familiare?

Direi proprio un amore, che proviene da lontano e che attinge linfa dalle radici di una tradizione data da mio padre, Gino Filippini, che ancora oggi lavora in laboratorio, e da mia madre, Lucia Benedetti. Loro, insieme, hanno saputo trasformare un sogno lavorativo in una realtà concreta. Ancora oggi traggo forza da queste radici e mi rivolgo al presente con tutta la passione e l’energia della vela. In futuro si vedrà. Essere riuscita a trasformare un lavoro di famiglia in qualche cosa di diverso, traendo energia dalla tradizione, scatena un’enorme energia, la sola passione la nutre e la sorregge gioia e fatica.

 

Fa moda, utilizzando materiali, che non sono sicuramente i più adoperati in questo settore. Una scelta coraggiosa?

Creare borse, riutilizzando vele e materiale nautico, è stata una scelta quasi obbligata. Tutti i colori e gli stimoli provenienti dalla veleria stessa mi hanno portato lì. Certo trasformare vele e tessuti in accessori fashion è stato un passo dato dalla creatività, con cui interpretiamo ogni pezzo e ogni borsa. Un lavoro di anni e anni di esperienza, di sperimentazione, di ricerca, di errori, di fatiche, di notti insonni e di lavoro duro. Kevlove: non si tratta solo di trasformare delle vele in borse, noi facciamo rivivere il sogno del viaggio, che ognuno di noi si porta dentro. Un viaggio che può essere intrapreso al mare, in città, ovunque.

 

Penso alla vela e immagino un tessuto robusto, resistente all'acqua, colorato. Quali altre sono le sue caratteristiche?

Borse leggere, impermeabili, creative, uniche, trasformabili e interpretabili. Basta giocare con nodi, ganci e cordami. Una borsa in ogni porto, una borsa per tutti.

 

Quanto conta la sperimentazione nel processo creativo?

Tutto dipende dalla sperimentazione, che si fonde con la funzionalità! La ricerca continua unita alla creatività ci porta in luoghi improbabili e insoliti, da cui attingiamo l'energia, che ci porta poi a produrre una borsa funzionale, resistente, durevole. Serve tanto, tanto studio!

 

Nella sua gallery ho visto modelli decisamente sportivi, ma anche modelli più raffinati. Quanto è difficile creare una borsa elegante con un tessuto così particolare?

Creiamo modelli sportivi, ma anche eleganti, che si sposano perfettamente con il tessuto tecnico. La difficoltà sta nella realizzazione ovvero nella fase di assemblaggio, perché utilizziamo filati e aghi specifici per il mondo nautico. Occorre, quindi, grande manualità per gestire i macchinari su questi tessuti speciali.

 

Mi parli dei suoi arazzi. Un complemento d'arredo per una casa non banale ...

Gli arazzi che diventano testiere da letto o quadri, ma anche tutti gli altri complementi di arredo (cassetti rivestiti, porta giochi, porta legna, sedie … ) sono per me una nuova sfida, un nuovo punto di partenza, un nuovo campo di regata. Ho sempre respirato quest’aria di sfida all’interno del laboratorio di famiglia, ieri da papà e oggi da mia sorella Silvia, che continua il lavoro di velaia, e da mia sorella Linda.

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E' lei che sceglie la vela da utilizzare oppure è la vela che la chiama?

Nella realizzazione è la vela, che mi chiama, il contrario porta a poco e appaga meno. Nasce un dialogo tra le mani dell’artigiano e la vela stessa. È questo, che mi ha insegnato la mia famiglia: sentire ciò che si crea.

 

Qual è la fase più delicata nella lavorazione e quale invece la più stimolante?

La fase più stimolante è la parte creativa, quando si crea a mani nude, quando da una vela si parte. La più delicata è la fase di assemblaggio, dove solo un bravo sarto può avere la meglio. Noi abbiamo impiegato anni per dialogare con i nostri macchinari!

 

Cosa significa riuscire a trasformare la propria passione in un lavoro?

Riuscire a trasformare la propria passione in un lavoro significa essere liberi, perché l’idea di trasformare delle vele in borse, oltre che ad un valore estetico, serve a far continuare quella magia, che noi chiamiamo avventura.

 

Che cos'è per lei la creatività?

La creatività è il piacere più grande.

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Grazie e buon vento! scrive Elena Filippini in chiusura della sua mail.

Buon vento … mi piace, sapete? Detto da qualcuno, che di vento se ne intende e che con quel vento in poppa è arrivato lontano, mi pare veramente di buon auspicio.

 

 

Kevlove

Via SS. Martiri 1

25084 Bogliaco di Gargnano (Brescia)

web

pagina Facebook

info@kevlove.it

 

Elena Filippini

profilo Facebook

 

 

© Federica Redi

4 commenti:

  1. Da brava ex sportiva, mi piacciono un sacco queste borse, e ho apprezzato anche l'intervista ad Elena con quel senso di libertà nel creare che arriva al cuore ... almeno al mio è arrivato, e lo condivido appieno :)
    Marina

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    Risposte
    1. Beh, una sportiva non può che apprezzare questo tipo di borse.
      Grazie di essere passata, Marina

      Federica

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