21 settembre 2016

MARIA RITA MACCHIAVELLI RACCONTA “VESTI LA TUA SEDIA”

Grigio anche oggi disse la prima, scrutando attraverso il solito vetro rotto l’immutabile panorama.

Ma non è possibile - fece la seconda - che sia sempre così!

Sempre? Ma no, via, solo nelle ultime settimane asserì quella più vecchia e malandata, probabilmente la più saggia del gruppo, quella che aveva imparato, forse per via dell’età, a non lamentarsi troppo.

Il magazzino polveroso, dove abitavano da anni, non era certo uno dei luoghi migliori, in cui vivere soprattutto dopo una vita piena e attiva e di sicuro non favoriva il buon umore, ma quella era ormai la loro casa e ci si erano anche abituate.

Ben presto la conversazione si fece più animata, non tanto per i toni, che rimanevano sempre abbastanza malinconici, quanto perché tutte naturalmente non poterono esimersi dall’esprimere la loro propria opinione.

Era l’unico momento della giornata, quello, in cui il vetusto deposito si animava un poco, prima di sprofondare immancabilmente nel silenzio quasi totale.

Ogni tanto un sospiro, un lamento, un tentativo di conversazione, ma nulla più.

Un giorno, però, accadde qualcosa …

Era in viaggio da settimane ormai e cominciava ad essere stanca. La ricerca si stava rivelando più difficile del previsto e il tempo cominciava a stringere. Le ragazze stavano aspettando, trepidanti, a loro non piaceva stare con le mani in mano troppo a lungo, anzi, a dirla tutta, loro con le mani in mano non ci stavano davvero mai. Doveva sbrigarsi.

Cominciò a piovere e decise di trovare un riparo. La pausa sarebbe servita anche a fare il punto della situazione e a decidere il da farsi.

Com’è buio qui! - disse, infilandosi all’interno attraverso una finestra decisamente malandata – Chissà se ci abita qualcuno…

Si sentirono alcuni tonfi sordi, come di oggetti caduti, e poi una voce roca, quasi scocciata, chiese E tu chi saresti?

Oh, ciao. – disse con il suo solito tono allegro – Scusate il disturbo, ma fuori sta diluviando. Io sono …

Nessun problema, tranquilla - intervenne una voce decisamente più amichevole - resta pure!

Fu così che fece conoscenza con gli abitanti del magazzino: le sedie.

E le sedie, relitti di una vita ormai giunta al termine, fecero amicizia con Lei.

In quell’occasione, come in molte altre in realtà, viaggiava in incognito, non potendo permettersi di essere riconosciuta durante quel tipo di missione. Amava volare, la fantasia era nel suo DNA, e quel travestimento aveva indubbiamente dei vantaggi, primo fra tutti osservare, scegliere, valutare in tutta calma senza l’assillo di essere scoperta.

Dopo qualche tempo, resasi conto di aver raggiunto il suo scopo, lasciò quel luogo abbandonato fra le proteste affettuose delle vecchie sedie, ormai abituatesi alla sua presenza.

E un giorno, in un tardo pomeriggio parzialmente soleggiato, il magazzino venne riaperto e le sedie furono prelevate senza neppure essere interpellate. Sistemate alla meglio su un grosso furgone, furono costrette a lasciare quell’abitazione tanto detestata, di cui, però, al principio di un viaggio verso l’ignoto, già sentivano nostalgia.

Si ritrovarono ben presto in un luogo del tutto diverso, dove un gruppo di donne allegre e sorridenti le accolsero calorosamente, in un clima di tale eccitazione, che pareva quasi di essere a Natale nel momento, in cui si aprono i regali.

Grazie di essere venute - disse quella che pareva il capo - voglio rassicurarvi sul fatto che, dopo il trattamento, nessuna di voi sarà più riconoscibile e vi sentirete decisamente meglio. Aveva l’aria familiare, ma le sue parole seminarono l’inquietudine fra le sedie, che si immaginarono catapultate immediatamente dentro un film horror-fantascientifico.

Eppure fu un’esperienza magnifica.

Quelle signore, dotate di una fervida immaginazione, di un’inventiva fuori del comune, di un estro creativo insuperabile, fecero praticamente un miracolo.

Quali maghe potenti, che mischiano nel loro calderone i più diversi ingredienti per ottenere la pozione perfetta, esse fusero le loro conoscenze, la loro abilità e la loro voglia di sperimentare insieme a tecniche a loro evidentemente note: maglia, uncinetto, tessitura, cucito. Unirono e tinsero tessuti; intrecciarono nastri, lane, cordini. Giocarono con le idee, per trovare soluzioni geniali. Usarono materiali, per abbellire e per trasformare. Osarono, per stupire e per mettere in risalto le infinite possibilità.

Lei osservava soddisfatta. Il risultato, senza ombra di dubbio, era perfetto.

Il giorno del ricevimento, le sedie elegantissime nel loro abito nuovo, le ancelle giustamente orgogliose del loro operato, Lei un pochino in apprensione per l’imminente presentazione, giunse anche troppo in fretta.

Uno squillo di tromba e Ironia entrò nella sala.

Maestà, ho l’onore di presentarVi, finalmente, il risultato di tanti mesi di lavoro. Il mio viaggio, come vedete, ha dato i suoi frutti e il lavoro delle Vostre ancelle è stato magnifico.

Ironia, Regina incontrastata del Fai-da-Te, sorrise compiaciuta.

Il resto è solo storia.

03

Vesti la tua sedia, splendida mostra, qui superbamente raccontata da Maria Rita Macchiavelli, è stata presentata nell’ottobre scorso ad Abilmente Vicenza.

Molte le creative coinvolte, che hanno saputo interpretare con grande maestria, con straordinaria inventiva e, naturalmente, con incredibile ironia lo stesso tema.

01

Ancora una volta la dimostrazione, che la creatività è un dono prezioso.

Un dono da coltivare e da condividere con gli altri.

Un dono tutto da vivere. 

 

Maria Rita Macchiavelli

web

profilo Facebook

pagina Facebook

Twitter

Instagram

 

 

© Federica Redi

3 commenti:

Ogni tuo commento è una coccola per il nostro cuore!