24 ottobre 2016

EMANUELE LEONARDI - IL DITO O LA LUNA?



Quale luogo migliore per incontrare un artista a Roma se non Rione Monti. Arte e artigianato fanno parte del DNA di questo quartiere. Un luogo speciale per un artista altrettanto speciale: scultore, pittore, orafo, poeta...

.... ma lasciamoci sedurre dalle sue opere.
 
Emanuele Leonardi, nato e cresciuto a Roma, dove hai studiato come Maestro d’Arte applicata all’architettura e all’arredo e poi presso l’Istituto di Arte Orafa del Maestro Maurizio Lauri. Ti occupi di scultura e micro scultura, ma ami anche dipingere e scrivere poesie. Da dove è arrivata l’intuizione di riportare, attraverso modellazioni plastiche, la scultura nell’oreficeria? 

E’ nata proprio dai miei studi, in particolare dal Corso per Arredo e Suppellettile Liturgica del Maestro Lauri. Si realizzava oreficeria per le Chiese. Durante questa parte del mio percorso formativo mi sono appassionato alla sintesi espressiva di assoluta potenza delle tecniche scultoree applicate alla cultura visiva.  Pensa alle Croci d’Altare, in cui viene rappresentato il momento di drammaticità “senza tempo” della Crocifissione. Tutti i temi dell’Arte Sacra portano con loro una simbologia molto forte. L’idea di creare opere che potessero contenere una forte componente simbolica e narrativa è nata in quel periodo. Da allora ho sempre cercato di realizzare opere che contengono un significato e che affrontano alcune importanti tematiche della vita. E’ questa la mia ricerca.
 
Puoi farmi qualche esempio, descrivermi qualche lavoro che hai esposto qui ad Urban Market?

Ad esempio questo lavoro: si chiama “Costruction Together – Costruiamo Insieme”. Ci sono due uomini, uno passa gli anelli all’altro; gli anelli saranno il loro sostegno nel percorso che intraprenderanno insieme. Il messaggio è quello del desiderio di essere insieme nel costruire gli attraversamenti della vita.


In questa opera, che si chiama “Legato a te”, c’è invece una visione diversa dell’amore. Il nodo è una gassa d’amante, un tipo di nodo che non si stringe mai troppo, un nodo sicuro, ma che può essere sciolto facilmente. Il significato è quello di restituire desiderio allo stare insieme, privandolo di ogni senso di costrizione. 

 
Questa opera si chiama “Oltre il cemento”. Il travertino rappresenta il bordo del marciapiede e la pianta cerca di superarlo, di andare oltre la cementificazione, anche attraverso l’aiuto dell’uomo. L’uomo da parte sua cerca di sostenere la natura. C’è anche l’ambivalenza dell’uomo, che da una parte cementifica e dall’altra cerca di aiutare la natura. Anche noi siamo come le piante, radicati alla terra.


Sul tuo sito, Artisticalmente, nella presentazione che fai di te stesso, dici: “... l’espressione artistica ci lascia spesso perplessi di fronte alle sue forme più estreme… l’evoluzione che cerco va al di là di meccanismi legati a critici compiacenti o a forme di merchandising…”. Fermo restando che l’arte creata ad hoc per il mercato è una realtà, volevo chiederti: chi è il colpevole? Cosa manca per poter fare arte autenticamente?

Nel mondo dell’arte contemporanea hanno preso il sopravvento le figure dei critici. Trovo che non tutti i critici siano sempre attenti a quello che avviene artisticamente nel proprio tempo. Ci sono, purtroppo, critici compiacenti...
Mi spiego meglio: prendiamo, ad esempio, gli iconici Concetti Spaziali di Lucio Fontana, tagli sulle tele che invitano a scoprire l’infinito oltre la tela, una dimensione nuova, un nuovo spazio di espressività. Tale concetto è legato a quel tempo, al particolare periodo storico in cui sono nati (anni ’60). Se un artista ripropone oggi qualcosa di simile l’humus è sicuramente diverso, il senso si perde. Oggi succede, invece, che ci siano artisti acclamati da critici, che propongono opere che hanno molta similitudine con opere del passato. Trovo che questo non abbia molto senso. La critica dell’arte e l’arte vanno contestualizzate nel tempo … non è sempre così.

 
E secondo te la causa di questo stato delle cose sono gli artisti, sono i critici … chi o cosa?

Secondo me la causa va ricercata nella mercificazione dell’arte. Questo implica attribuire valore ad opere, oggetti, fenomeni, al solo scopo di orientare l’interesse del pubblico, ma senza passare attraverso il valore concettuale delle opere stesse.


Quest’anno, in occasione dell’HOMI di Milano, hai partecipato al contest “ARTISTAR JEWELS 2016”, vincendo con il tuo anello “Destini”. Sei stato premiato insieme ad altri due artisti designer del gioiello. So che i vincitori sono stati selezionati da un’insolita giuria, che è stata quella del popolo web, giusto? Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
 
E’ stato molto emozionante e devo confessare che la vittoria è arrivata davvero inaspettata! All’epoca del contest avevo una pagina web con un seguito molto piccolo rispetto ad artisti, che vantavano sulle loro pagine e siti migliaia di visualizzazioni. Trovare un riscontro così grande mi ha sorpreso e mi ha dato davvero molta soddisfazione. Nei giorni che sono stato a Milano ho ricevuto apprezzamenti anche da persone del settore, sia da artisti che da produttori orafi. E’ stata un’esperienza ricca e gratificante. Questa mia idea del “gioiello che racconta storie” è stata molto apprezzata.

 
Oggi la tendenza della gioielleria contemporanea è quella di far prevalere il materiale, la forma a volte scompare del tutto… all’apparenza sembrano opere completamente astratte, il messaggio tuttavia è presente e forte.
 

Mi hai raccontato alcune storie legate alle tue opere, vorrei però capire meglio la genesi: qual è il tuo metodo progettuale?

In estrema sintesi: parto dalla ricerca di un argomento, di un tema che voglio esplorare, poi cerco di svilupparlo sotto forma di immagine

 

L’argomento lo cerchi o lo trovi?

Di solito lo cerco. Parto sempre da un pensiero e poi attraverso un percorso, a volte piuttosto lungo, arrivo a definire il concetto finale che voglio rappresentare.
Nel caso di “Destini” era un modo di vedere l’amore che volevo esprimere. “Destini” è parte di una trilogia.
Nel primo elemento ci sono due persone che pur amandosi in realtà non potranno incontrarsi, ma perché separate da un baratro. Nel secondo elemento le due persone sono di spalle e guardano in direzioni opposte, e probabilmente anche loro non si incontreranno mai. Nel terzo elemento, infine, le due persone sono vicine. Hanno avuto il destino di potersi incontrare e poter stare bene insieme.
Ecco “Destini” è nato perché volevo cercare di sviluppare il concetto di come vedere l’amore. Inizialmente il progetto era quello di fare una scultura molto grande. Ho incominciato a lavorare su due persone, una di fronte all’altra, ma separate da qualcosa di insormontabile, le due colonne su cui siedono, che li dividono. Da questa figura di partenza poi ho cercato di sviluppare un progetto che potesse tradursi in anello. Una volta creato il primo anello ho sentito che “Destini” non era completo e allora è nata la sequenza dei tre elementi, cercando di dare un quadro completo di quello che è l’amore e delle sue molteplici possibilità.


Oggi la creatività, l’ispirazione, il nostro modo di vivere e di fare, sono sempre più felicemente travolti dalla tecnologia. Che rapporto hai, come designer, con la tecnologia e, secondo te, come incide l’ausilio delle macchine sul modo di fare arte, anche in prospettiva futura?

Posso parlare per il mio specifico campo… All’HOMI di Milano ho avuto la possibilità di conoscere artisti, che realizzavano bellissimi gioielli interamente attraverso l’ausilio di macchine, processori grafici e stampanti 3D. Gioielli fatti con nylon e plastiche polimeriche di tutto pregio. Ho visto pezzi di alto design, opere davvero notevoli. Dal punto di vista della tecnica scultorea creare in 3D non è proprio la stessa cosa, non mi entusiasma.


La stampa 3D è stata introdotta nell’oreficeria dei metalli preziosi, perché dava la possibilità di ridurre i costi dei materiali utilizzati diminuendo lo spreco di materiale. Con materiali come oro e platino creare in 3D apporta indubbi vantaggi rispetto al creare manualmente: si possono creare oggetti molto sottili ai quali la manualità non riesce ad arrivare. Quindi c’è una logica, che ha senso in un contesto di produzione industriale. A livello artistico e creativo, lavorando su pezzi unici, nutro delle perplessità su quanto e come la tecnologia possa aiutarci.
 

Ripeto ci sono aspetti in cui la tecnologia migliora la lavorazione. Ad esempio con la saldatura laser si riescono a fare saldature vicinissime alle pietre, che altrimenti sarebbe impossibile fare e grazie alle quali si realizzano incastonature molto particolari, andando a saldare direttamente il metallo sulla pietra senza toccare e surriscaldare la pietra, quindi senza deteriorarla.
Con l’ausilio della tecnologia si possono creare oggetti molto interessanti, tutto dipende da cosa un artista vuole raccontare… se la tecnologia è applicata all’industrializzazione e alla lavorazione in serie e solo su quello allora per me ha un altro tipo di valore. 


Nelle tue opere poni il corpo umano al centro della tua ricerca. Perché hai scelto questo vocabolario?

Trovo che il corpo umano sia un vocabolario che consenta di esprimersi mantenendosi vicini alla realtà e a quello che viviamo. Le espressioni del corpo possono fissare dei momenti che abbiamo vissuto a livello di spazio tempo, quindi in un determinato momento ed in un determinato luogo. Quindi istanti fotografati… che anche se hanno dentro un discorso o un significato concettuale molto complesso ci possono portare ad un momento specifico della nostra vita, e quindi creare questo legame. La figura umana è quella che secondo me riesce a rappresentare meglio queste cose.
 

Anche la natura è molto presente nelle mie opere:  radici o gocce d’acqua… il legame natura-uomo, inscindibili… perché entrambe parte dello stesso disegno.


Ultima domanda: qual è la funzione dell’arte nella società?

Questa è tosta… (sorride)


L’ultima è sempre tosta…

Secondo me l’arte è una forma di evoluzione. Evoluzione del nostro vissuto attraverso delle visioni artistiche. Un artista, attraverso le sue opere, vuole lasciare un messaggio, essere presente, dare e ricevere input. Perché lo scambio avviene con tutti e attraverso tutto ciò che ci circonda e se noi siamo buoni osservatori siamo anche in grado di far osservare le cose agli altri…
 
Sai il famoso detto: se uno indica la luna con un dito, ma l’altro guarda il dito… ecco forse l’arte ha la funzione di far guardare la luna.

 


Emanuele Leonardi

 
 
 
© Fabiola Di Girolamo

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