19 ottobre 2016

NEL GIARDINO INCANTATO DI EMILIA BARBIERI

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Un giardino, con tanto di erba verde, quello che mi attende a Kreativ 2016.

Ci sono panchine, gazebi, tavoli addobbati a festa.

Pare di essere ad un rinfresco in qualche villa di campagna. Chissà cosa si festeggia … tutto questo bianco …

È un giardino incantato, anzi Il Giardino Incantato, dove dieci creative si sono riunite per proporre tutto ciò, che può rendere speciale ed unico il giorno del matrimonio.

Si trovano bomboniere, accessori, partecipazioni, ma anche gioielli e persino scenografie.

Non solo. Le speciali giardiniere sono a disposizione per spiegare alle visitatrici come realizzare tutto quello che si vede. Molti e davvero interessanti, infatti, i corsi in programma.

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Curioso un po’ in giro, impossibile non farlo, prima di arrivare davanti allo stand di Emy Soutaches.

Una foto dell’anno scorso, pubblicata sulla sua pagina Facebook, mette ben in evidenza i motivi per cui Emilia Barbieri si trova in questo splendido giardino.

La sposa … e il soutache. Binomio perfetto.

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Emilia si trova a Bolzano anche per insegnare a realizzare un segnalibro gioiello: non solo bomboniera, ma pure regalo per tantissime altre occasioni.

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Non conosco il soutache, a malapena l’ho sentito nominare, per cui rimango veramente estasiata davanti alle creazioni di Emilia.

Eleganti ed estremamente raffinate, richiamano alla mente epoche remote, dame dal viso incipriato, abiti lunghi e vaporosi.

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Eppure, a ben guardare, questa eleganza d’altri tempi, grazie ad un semplice cambio di colore e ad accostamenti meno scontati, salta i secoli e si proietta nei giorni nostri,

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assumendo forme molto attuali,

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per non dire estremamente moderne.

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Rivolgo ad Emilia alcune domande.

 

Quando nasce la tua passione per la tecnica del soutache?

È nata circa cinque o sei anni fa, frequentando le fiere. Vedevo questi oggetti negli spazi dei marchi noti, gioielli così romantici e affascinanti. Poi ad un certo punto ho deciso di prendere un kit ed ho provato. Ho pure detto che, mai nella vita avrei realizzato queste cose, perché troppo complicate. Sono tornata a casa e … non ho più smesso: sono cinque anni che, giornalmente, io pratico soutache.

Quindi è stata una folgorazione?

Sì, esatto, un vero colpo di fulmine.

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Per i non esperti mi puoi spiegare esattamente in cosa consiste questa tecnica e quali sono le fasi principali della lavorazione?

La tecnica del soutache è una tecnica di cucito. Si usa la piattina soutache, da cui poi deriva il nome e …

Si trovano già pronte?

Sono dei nastrini di passamaneria, che si trovano nelle mercerie. Anticamente venivano usati per ricamare gli abiti.

Dicevo … si usa questa piattina soutache, che è una treccina con una scanalatura centrale. Con ago e filo – un ago morbido – si vanno a cucire i vari strati di piattina, che possono essere uno, due o tre a seconda delle esigenze, e sempre cucendo si vanno ad incorporare tutti i materiali. Possono essere materiali forati oppure, se non lo sono, si appoggiano su una base e poi da lì si parte, creando il motivo. Si parte da un modulo base, di solito di forma circolare chiuso sotto, e poi da lì si procede, aggiungendo i vari pezzi.

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Quali sono i materiali più usati, cosa inserisci?

Qualsiasi genere di materiale. Possono essere sassi, bottoni, paste polimeriche, resine, cristalli, coralli, pietre dure, conchiglie, camei …

Diventano anche oggetti preziosi, dunque?

Sì, certamente, sono gioielli tessili, perché potendo utilizzare materiali preziosi, diventano veri e propri gioielli. Poi mettendo ganci o altri accessori in argento, diventano gioielli a tutti gli effetti.

C’è quindi la possibilità di spaziare a 360°?

Sì, sicuramente.

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Una tecnica con una tradizione alle spalle, ma comunque abbastanza nuova per il grande pubblico. Da quanto tempo si è diffusa?

Direi cinque o sei anni. Adesso sono tante le creative, che la utilizzano.

 

Quali sono i tuoi cavalli di battaglia? Cosa ti piace creare maggiormente e per quale motivo?

Io sono molto colorata nelle mie creazioni, non amo il monocromatico. Però un vero e proprio cavallo di battaglia non c’è. Diciamo che … dipende un po’ dal momento. Ci sono momenti, in cui prediligo l’orecchino, in altri la collana.

Ho un articolo mio, che io chiamo la Principessa Sissi, nata da un errore, che è probabilmente la mia creazione prediletta.

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Come funziona il tuo processo creativo? Da dove nasce, cioè, la tua ispirazione?

Io di solito parto dai colori delle piattine, ma non ho mai un progetto disegnato. Non parto da un disegno, perché non ne ho le capacità. Magari poi disegno il gioiello finito, ma il progetto no. Se devo realizzare un oggetto, che mi è stato commissionato, allora ho già delle indicazioni, almeno a grandi linee. Se, invece, devo creare un oggetto io, prendo le piattine, le metto vicine, guardo gli accostamenti dei colori. Poi vado a frugare fra tutti i materiali che ho a disposizione, individuo il centrale adatto e poi mano a mano creo.

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La domanda successiva sarebbe stata … quanta importanza ha la progettazione nei tuoi gioielli, ma hai già risposto.

Diciamo che, a volte, risulta difficile far capire, perché un oggetto abbia un certo costo. La progettazione di un oggetto può essere abbastanza laboriosa. Per certi oggetti possono servire giorni. Il progetto è la parte difficile. È l’idea. Per replicare un oggetto che mi piace ci vuole molto poco, è l’idea che sta alla base quella che costa.

 

Quanto conta, invece, la sperimentazione?

È sempre sperimentazione. Il fare soutache, secondo me, è sperimentazione continua. Ogni volta è un nuovo esperimento. Una cosa che pensavi potesse essere realizzata in un modo, mentre la fai, può benissimo diventare altro. Quindi la sperimentazione è fondamentale.

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 Artigianato creativo ed arte, dove sta il confine? Ti consideri un’artigiana oppure un’artista?

Un’artigiana-artista, secondo me non ci sono confini, sono due cose complementari, anche se poi sentirsi artisti è un po’ una presunzione. Mi sento sicuramente artigiana, forse potrebbero essere gli altri a definirmi artista.

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 L’artigianato, oggi, è sufficientemente valorizzato?

No.

Si potrebbe fare di più ed eventualmente cosa?

(ride) Cosa non lo so, ma certamente c’è molto da fare. I creativi, gli artigiani conoscono il valore del loro lavoro. Il pubblico no.

E in queste fiere basate sulla vendita?

L’artigianato è molto penalizzato. Si va alla ricerca dell’articolo più conveniente e gli artigiani rimangono un’isola.

 

Un’isola sulla quale, certamente, è bello naufragare.

 

 

Emilia Barbieri

è

Emy Soutaches

 

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© Federica Redi

2 commenti:

  1. Sono a bocca aperta!!!!!! Che meraviglia!!!!

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    1. Una sorpresa pure per me, Patricia.
      Non conoscendo la tecnica, non ci si rende veramente conto di cosa si possa creare con essa.
      Poi vedi capolavori come questi e ti si apre un mondo.

      Federica

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