12 ottobre 2016

PIA PEDEVILLA, AMBASCIATRICE DI CREATIVITÀ

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Variopinti, divertenti, teneri.

Suscitano simpatia, generano curiosità, strappano sorrisi.

Paiono usciti da un cartone animato e come tali ci proiettano in un mondo bambino, dove colori, forme, materiali si mischiano per dar vita a storie sempre nuove.

Nascono a Brunico, in uno studio affacciato sul fiume, che incarna il sogno proibito di ogni donna creativa, e da dove - ne sono certa - essi partono, approfittando del buio, per portare ispirazioni, idee, spunti a tutti gli amanti dell’handmade. Ché, si sa, le idee migliori arrivano sempre di notte.

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Viaggiano comodamente su mezzi speciali, che riescono a raggiungere moltissimi paesi europei e il cui arrivo porta gioia, stimola la creatività, incoraggia la voglia di fare.

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Sono fatti di foglie, di stoffa, di legno, di carta.

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In bianco e nero oppure a colori, a volte si illuminano o giocano con le parole.

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Chi sono? Sono i personaggi, che popolano il mondo di Pia Pedevilla.

 

Insegnante, illustratrice, designer, autrice di libri, questa sorridente signora può veramente essere definita un’ambasciatrice di idee creative: le vive, le insegna, le diffonde. I suoi studi, le numerose specializzazioni, le più svariate esperienze lavorative, tutti all’insegna di arte e creatività, hanno fatto di lei un punto fermo per gli appassionati del genere.

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Grande appassionata di fotografia e instancabile viaggiatrice ferma istanti, sensazioni, visioni, che poi, opportunamente elaborate, sono linfa vitale per le sue creazioni.

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Fortemente impegnata nel sociale, tiene corsi di vario genere per grandi e piccini.

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Una vita all’insegna della creatività, insomma, che non poteva non incuriosire noi di Vite a regola d’arte.

 

Ho avuto il piacere di incontrare la signora Pia a Bolzano, durante Kreativ 2016, e sono riuscita, dopo essere passata varie volte davanti al suo ricchissimo stand, a fare quattro chiacchiere con lei, sottraendola all’assalto affettuoso delle sue numerosissime ammiratrici.

Ecco quello che mi ha raccontato.

 

Creativa fin da bambina è riuscita a trasformare le sue passioni in un lavoro. È stato facile oppure ha trovato delle difficoltà?

No, no, è stato un percorso facile. Un po’ perché ho fatto la scuola d’arte e la Scuola del Libro ad Urbino, un po’ perché ho insegnato quindici anni nelle scuole medie come insegnante e contemporaneamente ho sempre fatto le pagine per i giornali con le illustrazioni, con i cruciverba …

E’ venuto naturale?

Sì, è venuto naturale, una cosa tira l’altra.

 

 Che cos’è la creatività per lei?

(ride) Forse il mio mondo … il mio mondo, non conosco altro. È la vita, perché l’ho fatto per lavoro, l’ho fatto per piacere, l’ho fatto per volontariato.

 

Albert Einstein ha detto: è l’arte suprema dell’insegnante risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza. Cosa significa lavorare con e per i bambini?

Guardi, sia con i bambini che con gli adulti è la voglia di trasmettere le cose che sai fare, quello che tu fai, la gioia che qualcuno tragga… gioia dal lavorare manualmente. Io sono un’insegnante, per cui non sono gelosa di ciò che so.

Come molti creativi?

Eh, lo so. Ma io non sono gelosa di ciò che faccio. Ho proprio voglia di trasmetterlo, di non tenerlo per me. Del resto è il mio lavoro, ma anche la mia passione.

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 I suoi corsi sono rivolti sia agli adulti che ai bambini. Chi sono gli allievi migliori e perché?

Una volta erano bambini, adesso sono sostanzialmente adulti, soprattutto insegnanti, che vengono a fare i corsi di formazione per poi insegnare ai bambini.

 

Ci sono cose, eventi, situazioni che favoriscono la sua creatività? Come le vengono le idee migliori?

(ride) Io vado alle fiere più importanti, a Francoforte e delle volte in Olanda, e chiaramente è un grandissimo stimolo, perché lì si vedono le novità. Facendo libri devo essere al corrente delle novità, non ho molta scelta, perché la selezione è molto alta. Quando presento lavori per un libro, è necessario siano cose inedite, non già viste. E con il mio stile. Per cui non posso proprio copiare, non posso permettermelo.

 

Lei è una creativa a 360°. Qual è la tecnica che predilige e di cui non potrebbe mai fare a meno?

Quella che prediligevo era sicuramente la pittura su seta, quando ancora era di moda. Adesso non la si fa più, non si trova quasi più il materiale. La mia tecnica è l’acquerello, quello con cui io lavoro, con cui ho progettato giocattoli per tanti anni per la SEVI, con cui ho collaborato con Mordillo, anche se lì ho usato anche le chine colorate.

 

Lei ha scritto un numero incredibile di libri. Che cosa si prova ad essere un punto di riferimento e una fonte di ispirazione?

(ride) Guardi … no, non glielo so proprio dire … (ride ancora) perché io stessa sono stupefatta delle persone, che magari fanno proprio la raccolta dei miei libri, no? Persone che sono venute qui e mi hanno detto di avere tutti i miei libri, persone con cui si crea anche un rapporto affettivo. Magari vent’anni fa facevano i lavoretti per i loro figli, seguendo i miei libri, e ora li fanno per i nipoti. È un rapporto che cresce. Si invecchia … si invecchia insieme alle persone che ti seguono.

 

Aiutare senza confini è una onlus nata a Bressanone, che porta avanti progetti solidali in Tailandia e Birmania. In un suo libro ha dedicato delle pagine all’attività di questa associazione e lei stessa è stata in Tailandia, dove ha creato dei mostri di cartapesta con i bambini. Al di là dell’aiuto economico che la vendita del libro ha portato, in cosa ritiene la creatività possa aiutare le persone in difficoltà? Qui come in altri contesti?

Io ho sempre fatto volentieri dei progetti di sostegno. Cercavo un progetto laico, dove io mi potessi riconoscere e ho trovato Aiutare senza confini. Soprattutto essendo stata in Birmania da giovanissima, a 25 anni la prima volta, ho sviluppato un rapporto particolare con quel paese. Sono stati raccolti fondi attraverso la presentazione del libro e poi sono andata lì a lavorare con i bambini e, a mia volta, ho finanziato una scuola di cinquanta bambini per alcuni anni. Mi sarebbe piaciuto stare più a lungo e lavorare con loro, perché loro non avevano mai usato pennelli e colori, per loro era un’assoluta novità. È stata proprio un’emozione forte. Poi sono tornata un’altra volta.

Fantastico …

Sì, si può fare … perché ti dici … sono conosciuta, forse il mio nome può essere messo a disposizione. La gente che ti segue, così, può essere spinta a fare una donazione, perché il tuo nome garantisce che è un’iniziativa seria.

 

Uno dei momenti più significativi della sua formazione è stata appunto la collaborazione con Mordillo, come mi ha detto. Che cosa le ha lasciato questa esperienza?

Prima di tutto collaborare con lui dal punto di vista umano è stata una grandissima esperienza, perché è una persona che non si mette al di sopra ed è molto disponibile. Devo dire … un gran signore. Poi forse ero la prima persona, con cui collaborava, che poteva mettere mano ai suoi originali. Io dipingevo i suoi originali. Mi ha sicuramente insegnato molto, ma mi sono guardata bene dal prendere lo stile Mordillo, certamente non ho poi lavorato come lavora lui. Ho imparato proprio tanto.

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Quale consiglio darebbe ad un giovane che volesse seguire la sua stessa strada?

La passione. Fare tutti i corsi possibili, un po’ come facevo io, dalla ceramica alla fotografia; cercare di abbracciare tutte le forme di artigianato e di arte possibili e poi mischiarle. Diversamente non avrei potuto fare cento libri. Se conoscessi solo una tecnica, magari ne avrei fatti solo dieci. Essendo poliedrica è più facile vivere di questo.

 

È facile vivere di creatività oggi?

No, no, penso sia difficilissimo vivere bene del lavoro artigianale. Penso che sia difficile, perché non è più quantificato il valore di un’ora. Per un artigiano è un grandissimo problema. Io non faccio cose da vendere, tranne che per la fiera, e non ho questo problema, perché guadagno sui libri e sulle traduzioni in tante lingue. Per l’artigiano è difficile, perché c’è la concorrenza dei paesi asiatici. Io stessa ho lavorato in Sri Lanka e ho prodotto i miei giocattoli lì, quindi conosco benissimo il problema dall’interno. So quanto costa la manodopera, non c’è competizione possibile, a meno che la gente non riconosca il lavoro dell’artigiano. E non è detto che lo faccia.

Non sanno dare il valore probabilmente …

No, lo comprendono, ma penso che la gente non ha più così tanta disponibilità economica…

E quindi se trova una certa cosa a prezzo minore, che magari assomiglia, prende quella?

Sì, certo! E’ un problema di portafoglio, ma anche un problema etico.

Il consiglio che posso dare è solo quello di trovare una nicchia; di fare un percorso; di seguire il proprio stile e di non farsi influenzare. Di non demoralizzarsi, di crederci, di continuare. Io ho fatto così e ho resistito sul mercato in periodi durissimi, mentre tanti autori che conosco non lavorano più.

 

Grazie, Pia, per averci raccontato un po’ di lei.

 

 

Pia Pedevilla

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© Federica Redi

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Bisogna dire, cara Patricia, che certi personaggi sono una vera scoperta anche per noi.

      Federica

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