14 novembre 2016

ANDREA MARCHETTI E I LABIRINTI URBANI

Ho incontrato Andrea Marchetti a Paratissima.

Le sue foto erano ospitate all'interno della mostra Infiniti Labirinti curata da  Aurora Bolandin e Flaminia Valentini.

L'incontro, che è avvenuto, a dire la verità, in modo un po' rocambolesco, si è rivelato essere molto piacevole e interessante.

 

Informatico per sopravvivere, fotografo per passione. Come nasce la passione per la fotografia?

Facendo foto. La passione nasce con la prima macchina fotografica che mi hanno regalato. Poi, nel corso degli anni, ho cambiato macchina, ho cambiato stile. Prima abitavo fuori città ed ero fotografo di nuvole e temporali. Poi mi sono trasferito in città e i miei soggetti sono cambiati, perché mi sono adattato al territorio.

Nasci come fotografo digitale?
Assolutamente nasco come fotografo digitale. Questo anche data la mia età e dato il fatto che non ho mai neanche deciso di investire nella fotografia analogica, per la quale servono anche grandi spazi, ma solo in quella digitale.
 
Che cosa è il fisheye?
E' un obiettivo che distorce le foto non mantenendo le linee dritte.
 
E' fatto a occhio di pesce ed è una bolla. Poiché ha una apertura grandangolare riesce a dare un effetto immersivo, dando l'idea di essere all'interno di ciò che si vede.

Quale tipo di paesaggio ti piace di più fotografare?
Le mie prime fotografie rappresentavano distese di campi e grandi nuvole nere e arrabbiate.

 
Ora sono affascinato dall'architettura degli spazi urbani.

Come mai la scelta del bianco e nero nelle foto portate a Paratissima?

 
Lo scorso anno ho partecipato con delle foto a tutto colore. Trovo, invece, che il bianco e nero sia molto adatto a rendere il senso di spirale delle architetture che ho fotografato.

Cosa caratterizza le tue foto? Quale è la tua impronta?
E' l'uso del fisheye che permette di fotografare architetture e spazi tendenzialmente stretti presi nella loro interezza.

Ti è mai capitato, dopo qualche tempo, di dire "possibile che questo scatto sia mio?"
Sì, mi succede sia in positivo che in negativo.
In positivo, avendo cambiato nel tempo lo stile delle mie foto, mi capita di dire "cavolo che cose diverse e belle che facevo".
Certo c'è anche l'accezione negativa, che mi porta a dire che tecnicamente le foto che scatto ora sono molto più belle.

Tu realizzi anche foto durante i concerti. Quale è il legame tra fotografia e musica?


Il legame è molto forte. La musica e la fotografia sono due mie grandi passioni e facendo fotografie di concerti le ho messe insieme. Ascoltare concerti a pochi metri dal palco, facendo foto, credo che sia il massimo.

 
Andrea Marchetti
 
 
© Barbara Fanelli

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