10 novembre 2016

IL TEMPO ELASTICO DI ANDREA DADDI

Eccoci davanti al cubetto di ghiaccio. Lui si scioglie dentro lo schermo fissato alla parete, dentro un tempo accelerato, dentro la bellezza dei chiaroscuri mutevoli che restituiscono allo sguardo una incredibile energia visuale e vitale. E noi ne restiamo ipnotizzati.
Siamo davanti alla videoinstallazione “L.I.A – Little Ice Age”, opera vincitrice del premio Earthink Festival 2016 - sezione arti performative multimediali - e selezionata per la 12° edizione di Paratissima nella sezione MUTABILIA, curata da Valeria Serafini ed Eloisa Tolu.
A fatica stacchiamo lo sguardo dal L.I.A e solo per andare alla ricerca di Andrea Daddi, autore di questa intensa suggestione visiva. Lui ci viene incontro sorridente e disponibile a rivelarci qualcosa in più della sua particolare interpretazione del mondo. 
Andrea Daddi, fotografo e film maker torinese, le tue opere sono state esposte e pubblicate su testate cartacee e online italiane ed internazionali ed hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti.
Porti a Paratissima12 questa suggestiva nonché ipnotica videoinstallazione dal titolo “L.I.A. - Little Ice Age”, un video dalla forte connotazione sociale, ecologica, che mira a sensibilizzare sulla cruciale questione del cambiamento del clima… un progetto che racchiude la metafora della trasformazione. Chi è il vero “personaggio” in L.I.A.: il passaggio di stato dell’acqua, quindi il Mutamento, oppure il Tempo?
 
Nel caso di “Little Ice Age” un cubetto di ghiaccio, che normalmente impiegherebbe 4 o 5 minuti per sciogliersi, scompare in un tempo molto breve. La riflessione che invita a fare l’opera è legata sia al Mutamento del clima che al Tempo che scandisce  questo Mutamento, un Tempo che è possibile alterare.
Il tempo, il trascorrere del tempo, la sua velocità e i mutamenti legati al suo scorrere, sono per me argomenti stimolanti da indagare e sono presenti in molti dei miei lavori.
Attraverso la tecnica del time lapse posso accelerare il processo di cambiamento e quindi riuscire a far “sentire” meglio il senso del messaggio che voglio dare.
 

Come vivi tu questo Tempo che manipoli e racchiudi nelle tue opere? In alcuni lavori, come ad esempio “Bangkok and Cambodia” si sente forte la frenesia della vita moderna e la necessità di stare dentro al cambiamento, mentre in altri lavori, come "Cloudlapse", attraverso l'immagine quieta della natura, sembra prevalere l’aspetto nostalgico, di tempo perduto. Tu come sei? Sei più per stare dentro al tempo dinamico del mutamento oppure per far prevalere l’aspetto nostalgico? Dove punta la tua ricerca artistica?

Io non mi reputo un artista nel senso classico del termine. Nasco come montatore video, sono un amante della fotografia, soprattutto landscapes e street photography.

 
Nella mia ricerca prevale forse l’aspetto più nostalgico. La fotografia restituisce immediatamente il senso del passaggio del tempo, ti permette di fermare un attimo, rispetto al video che è sempre in movimento. Con la fotografia si riesce a trattenere il tempo e quindi, forse, in questo senso prevale l’aspetto nostalgico.

 
Ma molti miei lavori vogliono far emergere anche il rapporto tra Uomo e Tempo.
Ad esempio in Vanillacola, video anche questo girato con la tecnica del time lapse, tratto questo rapporto Uomo-Tempo nella frenesia della civiltà urbana e digitale.
 

Insieme alla nostalgia e alla frenesia, si aggiunge un’ulteriore connotazione del tempo che mi interessa molto indagare ed è quella del Recupero. Il Recupero del tempo come dimensione preziosa attraverso il contatto con la natura che ci aiuta a rallentare i nostri ritmi.


C’è anche un po' di ricercata ambiguità nel messaggio che mandi: questa frenesia, questo tempo veloce, il dolce sapore della massificazione… siamo come orsi che escono dalle gabbie o siamo parte di una ri-evoluzione? Stiamo morendo in questa corsa oppure no?

Vivendo in una grande città come Torino, mi interrogo spesso su questo...

Immagina noi a Roma come ci interroghiamo!
 
Roma amplifica il dilemma...
Comunque anche a Torino hai uno stile di vita veloce, urbano, devi sempre star dietro ad eventi che accadono… ecco, se non fai parte del flusso sei fuori. Questa cosa l’ho vista molto negli Stati Uniti, dove ho trovato tanta povertà e tanta miseria. A differenza dell’Asia, dove invece c’è sicuramente povertà ma non miseria, non in modo così rimarcato come nella nostra civiltà occidentale.
Ecco, negli Stati Uniti, se tu perdi il ritmo, se tu sei fuori dal tempo che viene dettato dalla società finisci in mezzo a una strada, sei fuori gioco. Quindi tornando alla domanda, sì, con il mio lavoro critico questa corsa, pur apprezzando alcuni aspetti positivi delle metropoli. Vivere in una grande città ti dà molte possibilità di crescere culturalmente, conoscere gente nuova e stimolante, insomma l’ambiente è sicuramente fertile e vivace.

 
Come si cura la frenesia urbana?
 
La cura dagli effetti collaterali negativi della frenesia urbana per me è la ricerca del contatto con la natura.
Nel videoclip “Vanillacola” cerco di esprimere  proprio questo. Una ragazza viene tritata dalla frenesia del vivere urbano e nella natura riesce a trovare un istante di lentezza, uno spiraglio di tranquillità, anche se poi è solamente uno spiraglio.

 
Sei nostalgico… decisamente!

Sì sono nostalgico… (sorride) nostalgico però nella connotazione positiva del termine, eh!

Figurati, per noi sei un mito! Invece raccontaci qualcosa del video The goth, ci è piaciuto in modo particolare. Un videoclip in cui mostri il lato ironico dell’Oscurità, dell’Ombra. Quanto conta l’ironia nelle tue opere?

Voglio precisare che “The goth” è un lavoro commerciale, un video virale fatto su commissione. In quanto all’ironia, ritengo sia una caratteristica estremamente importante ed in “The goth” si vede molto.

 
 
Ma a proposito di ironia, non so se avete avuto l’occasione di vedere Moonbears on Planet Earth che è un documentario che ho girato lo scorso anno con la mia compagna e co-regista Nadia Zanellato.



Non ancora, ma recuperiamo!

“Moonbears on Planet Earth” - Gli orsi della luna sul pianeta terra - è stata la mia prima esperienza di regia in un documentario e narra della triste pratica dell’estrazione della bile in Asia con gli orsi della luna e gli orsi del sole. Nel documentario si racconta questa pratica barbara per ricavare questo “ingrediente” per la medicina tradizionale orientale.

 

Il video tratta di una tematica molto drammatica, della sofferenza degli orsi che vengono sfruttati per la loro bile fino a 30 anni, ma abbiamo cercato di affrontare questo tema in maniera ironica convinti che se fossimo riusciti ad introdurre un pizzico di ironia, forse, saremmo riusciti meglio a far arrivare il messaggio. Alleggerire per permettere di comprendere meglio, ecco.

Quindi ironia per accostarsi al Lato Oscuro e superarlo?

Certo, esatto!

Progetti per il futuro?

Ora la mia passione maggiore è il documentario, soprattutto il documentario ambientalistico. Quindi diciamo che per il futuro i progetti sono: sviluppare il mio lato documentarista e puntare anche sulla fotografia, soprattutto la fotografia di paesaggio che amo molto.


Amo i paesaggi non frequentati da persone. Mi piace l’ambiente non contaminato, montagna, campagna, posti dove è possibile immergersi totalmente nella natura.
Vorrei realizzare foto e video che possano far fruire agli spettatori il fascino della natura e soprattutto far capire che siamo tutti collegati, connessi. Se le specie animali smettono di esistere anche noi con loro termineremo la nostra avventura su questo pianeta.

Bravo Andrea, ci sei piaciuto moltissimo!

Andrea Daddi
 

© Cesare Felici e Fabiola Di Girolamo

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