10 dicembre 2016

BUONVINK: IL DESIGN CHE INCONTRA L'UP-CYCLING

 

Quando ho visto queste strane lampade, ho subito pensato al design anni '70, quando non si vedevano tanti punti luce penzolare giù dal soffitto. Nelle case c’erano piuttosto piantane o grandi lampade da terra, per lo meno a casa mia era così.

Per questo motivo, a Paratissima, non ho resistito alla tentazione di avvicinarmi e chiedere a Daniela Buonvino di spiegarmi la natura di queste strane lampade.

Ho scoperto così che Daniela con il suo lavoro si inserisce nella corrente dell'up-cycling.

Che cosa è l'up-cycling?

L'up-cycling è una corrente di design sostenibile che fa parte della blue economy e prevede l'allungamento della vita di un prodotto.
Invece di riciclare, ossia fondere il materiale e ridare al materiale stesso una nuova forma, creando quindi un nuovo progetto, l'up-cycling prevede di ridare una nuova funzione e una nuova vita agli oggetti destinati ad essere buttati.
In questo caso le mie lampade sono realizzate usando fusti di birra, che vengono usati al massimo per una settimana in un bar e che poi vengono buttati. Creando da questi fusti una lampada si spera di dare loro una vita un po' più lunga di una settimana.

 
Come nasce l'idea?

Nasce dopo una serata nella quale ero andata a bere una birra con degli amici. Uscita dal locale avevo visto, tra i rifiuti, una sfera trasparente.
Incuriosita l'ho portata a casa e dopo una breve ricerca ho scoperto che era un fusto di birra alla spina utilizzato dai birrifici di ultima generazione.
Ho scoperto, poi, che era un oggetto che non veniva in alcun modo riciclato.
Ho così cominciato a pensare a un progetto. La lampada è stata la prima visione che ho avuto, quando ho visto il fusto.
 
E poi quale è stata l'evoluzione del tuo progetto?

Ho cominciato facendo degli esperimenti senza prenderli troppo sul serio, finché un paio di amici mi hanno incoraggiato a continuare. Allora ho preso uno studio, un atelier, dove ho cominciato la mia avventura professionale.
Ho cominciato a fare dei mercatini e mi sono resa conto che la gente era interessata.


Un anno fa ho incontrato Peter, che è un ingegnere olandese, e insieme abbiamo cominciato a realizzare delle serie interattive con dei sensori per accendere o spegnere le lampade o per aumentare o diminuire l'intensità della luce. E' nato così BuonVink.
La nostra intenzione è quella di unire tecnologia e arte, per rendere il prodotto più accattivante e per far rendere conto alla gente che con l'up-cycling si possono fare cose belle. I nostri sono tutti pezzi unici.


Quali sono le difficoltà che più spesso incontri nel lavorare questi fusti?

Le difficoltà maggiori sono aprirli, pulirli e lavorarli. In più le connessioni elettriche sono state difficili da realizzare.

Quale è il tipo di lavorazione che prediligi?

Io mi stufo spesso di fare sempre la stessa cosa, per questo motivo sin dall'inizio ho diversificato le mie collezioni.

 
 
La lavorazione che secondo me diventerà un classico è il glass skeen.


I fusti in origine sono di plastica trasparente, però quando li tiro fuori dalle loro scatole sono spesso danneggiati e rigati. In questo modo riesco a nascondere e a camuffare questi graffi.

BuonVink
 
 
© Barbara Fanelli

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