22 dicembre 2016

CREATIVE BUSINESS SCHOOL: IL TRAMPOLINO DELLA CREATIVITÀ

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Essere bravi non basta! E questo loro lo sanno bene.

Lo sanno in virtù della loro lunghissima esperienza, della loro passione per la creatività, del loro fiuto per i nuovi talenti.

Quali guide esperte ti prenderanno per mano e ti aiuteranno a realizzare il tuo sogno.

Quel sogno fatto di materiali, di tecniche, di colori, di fantasia, di estro, che a volte ti pare assolutamente irrealizzabile.

Troppi problemi, troppe difficoltà, troppi ostacoli e tu, loro lo sanno, non sai da che parte cominciare.

Ma …

 

Bella, splendida iniziativa, quella presentata nell’autunno scorso ad Abilmente Vicenza da tre signore che non hanno certo bisogno di presentazioni: Gabriella Trionfi, Maria Rita Macchiavelli e Carmen Fantasia.

La Creative Business School da loro creata non potrà che entusiasmare tutte le amanti del craft, soprattutto quelle che sperano di trasformare la loro passione in un lavoro stabile.

Un’opportunità interessante, una possibilità nuova, un contributo concreto il loro.

Tre percorsi formativi – gestionale, stilistico e fiscale – che vanno a toccare tutte le problematiche, con le quali le aspiranti creative vanno continuamente scontrandosi.

Una scuola che va vista come un vero e proprio trampolino di lancio.

 

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La presentazione di questo ambizioso progetto è stata anche il pretesto per incontrare di nuovo, e con molto piacere, Gabriella Trionfi, quel gigante con cui, già qualche tempo fa, noi di ISPIRAZIONINFIERA, ben lontane dall’essere ancora Vite a regola d’arte, ci eravamo incrociate in una precedente edizione di Abilmente.

Ne è nata un’interessante riflessione sul mondo della creatività.

 

Il vostro progetto ha come obiettivo il miglioramento e la professionalizzazione del lavoro creativo. Facciamo il punto della creatività oggi in Italia?

Beh, la creatività si è molto evoluta negli ultimi anni!

Perché? Perché la gente è passata dall’essere hobbista per passione al voler essere creativa per lavoro.

Ecco perché è subentrato il nostro progetto! Perché molte persone pensano di poter realizzare facilmente questo obiettivo, ma così non è! Un conto è fare una bella cosa, un conto è volerla vendere e creare un lavoro su questo. Molte persone hanno capito che questa può essere una grande opportunità, per viverci o anche solo per arrotondare. Però, come ho detto durante la presentazione, ci vogliono talmente tante competenze, che io non credo siano tutte preparate.

Spero nelle giovani generazioni, perché le persone di mezza età … io sono vecchia, ma ho una certa mentalità, che proviene dal mio lavoro precedente … non tutte ce l’hanno. Parlo delle persone dai trentacinque ai cinquant’anni.

L’hobbista si vuole professionalizzare. Ecco il perché del nostro progetto.

 

Il boom creativo cui assistiamo oggi è una moda oppure risponde ad un’esigenza precisa? Tutta questa creatività …

Sì, sì, ecco … hai colto nel segno!

… nel senso che mi pare … siamo tutti creativi per forza? Sì, ma anche no!

(ride) Sono assolutamente d’accordo con te. Io lo dico già da un po’ di tempo, perché tutti si professano creativi, ma io di creativi veri ne ho conosciuti veramente pochi … di quelli che hanno proprio l’estro, sai … e ti giuro che questo io lo capisco immediatamente, sono quelle persone che …

… che lo percepisci a pelle?

Sì, sì.

Poi la creatività, come dice sempre Maria Rita, è una cosa che si allena e che si impara, però non tutti ce l’hanno. Anch’io sono molto brava a copiarti e poi dire Wow, sono creativa! Una creativa non è quella che ha copiato l’idea di un altro, magari ci ha messo un fiocchettino qui o un bottoncino là. Quella non è creatività, la creatività è un’altra cosa! C’è l’hobbista che lo fa per divertimento, per sua espressione personale, come passione e come passatempo, ma non basta dichiararsi creativo per trasformare l’hobby in un lavoro.

Quindi, sì, è anche un po’ una moda. Poi io sono la prima che ci tiene tantissimo, che uno si esprima, perché è una terapia … anche proprio psicologica, ma non è detto che poi tu debba per forza farci un lavoro. Fallo per te, fallo per le tue amiche, fai tanti bei regali…

… però finisce là!

Sì, finisce là!

 

Quali sono secondo te gli ambiti in cui ci sono maggiori possibilità di esprimersi, ottenendo risultati apprezzabili? C’è un campo, che non è inflazionato, dove uno che magari ha l’estro si può trovare la nicchia?

Eh, è una bella domanda … allora … purtroppo in Italia c’è un po’ questo modo di mangiare le tecniche e mi spiego meglio…

Mentre all’estero c’è una cultura dell’handmade … io ti parlo ad esempio della Francia, dell’Inghilterra e degli Stati Uniti … la creatività viene spiegata fin dall’inizio, fin dalle scuole elementari e c’è proprio una tradizione nel portare avanti questo discorso … la mamma che insegna al bambino … noi qua abbiamo avuto un salto generazionale. Ti parlo di gente della mia età, che ha imparato dalle nonne e dalle mamme, ma poi è arrivato il femminismo …

… e non si faceva più niente … ricordo pure io, quando era piccola, c’era la nonna con l’uncinetto, la mamma con i ferri, ma fine …

… anzi, meglio che non lo fai …

… esatto, non lo fai, perché sei vecchia …

… non solo sei vecchia, ma fai il lavoro delle donnette … della serie che cavolo fai? Nei primi anni ‘90, quando ho iniziato, mi prendevano tutti in giro, anche nella mia cerchia di amicizie, perché sembrava io portassi avanti un lavoro desueto, da nonnina.

Quindi c’è stato proprio un salto generazionale e, mentre all’estero questo non è avvenuto, non so dirti il perché, qui ci sono persone soprattutto di una certa età, che hanno un concetto vecchio della creatività. All’estero anche le giovani generazioni hanno continuato a fare questi lavori, sono moltissime le giovani, che frequentano le fiere. Qui da noi no … guardati un po’ in giro …  a noi manca un po’ questo! Adesso le cose stanno cambiando, perché nelle giovani generazioni c’è già una bella schiera di ragazze giovani, che interpretano l’handmade in maniera un po’ diversa.

In Italia a partire dagli anni ‘80 le aziende hanno interpretato questo ritorno, buttandosi su una tecnica precisa. È arrivato il Biedermeier e tutte le aziende a promuovere il Biedermeier, è arrivato il découpage e tutte le aziende avanti con il découpage, buttando fuori centinaia di prodotti relativi.

La gente poi si stufa, c’è questo continuo alternarsi di tecniche alla moda. Adesso siamo tornati molto ai tessuti e ai filati. Cucito, maglia, uncinetto, tutto quello che fino a quindici anni fa era considerato una cosa da nonna.

C’è molta ciclicità, ma non vedo un settore … adesso il nuovo trend è costituito dall’hand lettering, dal brush painting … la calligrafia …

È vero, ho visto che cominciano ad esserci corsi …

È una cosa, per cui io mi sono intrippata da morire. Questa estate sono stata in America ed ho saccheggiato i negozi; sto seguendo tantissime persone là che portano avanti questi discorsi. Per me è una cosa che andrà molto, soprattutto perché è un vero e proprio esercizio, una sorta di meditazione. Sai qual è il problema oggi per la creatività? Che tutti vogliono fare le cose che vedono in poco tempo e invece certe tecniche richiedono esercizio. Ma è questa la cultura … quello che poi porti avanti nel tempo, non la cosa smart che fai in due secondi.

 

La domanda seguente si collega … troppo handmade significa scarsa qualità?

Sì. Purtroppo sì. E noi italiani, mi spiace dirlo, pur avendo delle grandi doti, ci facciamo sempre attrarre da ciò che di nuovo arriva, ma loro lo portano avanti con una filosofia diversa. Quindi siamo noi che dobbiamo imparare da loro, come portare avanti le cose nel tempo, non buttarsi su una tecnica e farla fuori! No, facciamoci una cultura, portiamola avanti negli anni! Poi per il resto siamo bravissimi noi italiani, anche perché abbiamo molto più gusto degli altri.

 

Tu lavori nel campo della creatività da moltissimi anni, che cosa è cambiato rispetto ai tuoi inizi?

Ah, tantissimo, te l’ho già detto … proprio perché nei miei primi anni di attività tutto era considerato un po’ … sminuito. Adesso si è capito, invece, che questa unicità è un valore e che ognuno lo può portare avanti. Prima veniva quasi denigrato.

Credo che, per fortuna, il lavoro che è stato fatto … ma non solo da me, anche da altre persone … ad esempio da Maria Rita, che rende semplici le cose difficili …

… una grande dote …

… una grande dote, sì, perché avvicina al craft anche la persona che pensa di non essere capace, di non aver valore … con il divertimento … e questo è il modo migliore.

Quindi, ecco, c’è stato proprio questo cambio di prospettiva, il capire che quello che tu ci metti è un valore.

 

Secondo te la creatività oggi è abbastanza valorizzata o si potrebbe fare di più?

Si potrebbe fare molto di più, se il governo permettesse ai creativi di fare dei percorsi … parlo soprattutto dei giovani! Anche se, in realtà, i ragazzi stanno già trovando da soli la strada … tutta questa storia delle start up e dell’aiuto alle start up … se si permette ai giovani di fare delle prove, senza essere ammazzati immediatamente dalla burocrazia e dalle tasse, magari qualcosa si può fare … e ci sono tanti ragazzi che ci stanno credendo …

… effettivamente c’è stato un boom

… sì, ma perché c’è stato un boom? Perché la gente si deve inventare qualche cosa, un lavoro, perché non c’è! Quindi ecco non ammazziamoli subito questi ragazzi, diamo loro degli aiuti, delle possibilità, delle scuole che formano, perché questo è fondamentale. Le scuole, anche le scuole d’arte, ti danno sì un indirizzo, però poi ti lasciano solo …

Ho visto che di recente è nata a Como una scuola superiore proprio per l’artigianato, un liceo ...

Ah che bello! Questo non lo sapevo.

Insomma sì, si può fare molto! Aiutiamo i giovani!

 

Quali sono le maggiori difficoltà ad essere creativi oggi?

Essere originali.

Adesso essere originali è la difficoltà più grande, perché ormai tanto è stato creato. Non è più come una volta – io ti parlo degli anni ‘90 – quando non esisteva Internet. Se io facevo una certa collana e la proponevo a Milano e un altro la proponeva a Palermo, quello di Palermo non poteva sapere che c’era già a Milano. Adesso non è più così!

 

Creatività, artigianato, arte. Dove sta il confine?

Domanda tosta… (ride) … questa è una seduta psicoanalitica … me lo dovevi dire prima, che mi preparavo …

Eh, no, scusa …

Allora … l’arte è una cosa sopra, è creare qualcosa che non è mai esistita. È proprio un sogno, qualcosa di onirico che tu porti avanti.

L’artigianalità è tanta esperienza, proprio il saper fare le cose e portare avanti i valori della tradizione, che adesso purtroppo si stanno perdendo, perché tutta una serie di mestieri vanno scomparendo. Per esempio adesso nell’industria, nell’alta moda, che cosa manca? Mancano le persone, che sanno fare le cose come una volta. Quindi l’artigiano è quello che riprende con esperienza le attività di un tempo. Noi italiani siamo conosciuti nel mondo anche per questo, altrimenti andiamo in Cina!

L’handmade è il fratello minore, che però può crescere. Ti faccio un esempio, Simona Girelli. L’ho notata su Facebook che faceva le tortine di feltro, i cupcakes. È stata la prima. Io l’ho notata ed ho detto Caspita, che bella idea! Ma ti parlo del … 2009 … ha partecipato ad un mio concorso e lo ha vinto.  L’anno dopo ha fatto un vestito da sposa in pellicola trasparente. Io avevo capito immediatamente che lei sarebbe andata oltre e infatti l’ho sempre supportata. Lei è una che è partita dall’handmade ed è arrivata all’arte. Adesso rappresenta l’Italia in Lituania in una mostra contemporanea.

Quindi tutto è possibile?

Sì, tutto è possibile. Ecco, lei è una delle dieci creative veramente creative, che ho incontrato in tutti questi anni!

Diciamo che gli scalini sono questi, è un’escalation, favorita sicuramente dall’esistenza di Internet.

 

Perché è così importante sviluppare la propria creatività?

Perché è una terapia dell’anima. Solo questo.

Dici poco …

 

I tuoi progetti per il 2017?

Questo! Ci credo molto. Credo molto nelle donne, perché … non c’è niente da fare … siamo diverse, l’uomo ha delle altre dinamiche mentali, poi nel corso ciò che dico per una donna, vale anche per un uomo, ma la sensibilità è proprio diversa … e poi io ci tengo tanto alle donne, cosa vuoi che ti dica? Mi appassiono alle storie delle persone ed ho proprio l’istinto di aiutarle.

Ecco perché la creatività è proprio una terapia dell’anima!

 

E come si fa a darle torto?

 

I nuovi appuntamenti con la Creative Business School sono a

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E se avete voglia di fare un regalo di Natale originale, siete ancora in tempo!

 

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© Federica Redi

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