20 dicembre 2016

NEROBLACKNOIR: LA FORZA CREATIVA DEL NERO


Chi mi conosce sa che io nel vestire sono molto basica e di mio molto poco fashion. Eppure mi piacciono i capi di abbigliamento dai tagli strani, sono attratta dagli accostamenti audaci sia per quanto riguarda i colori che le stoffe.
Così a Paratissima sono stata attirata come una calamita verso gli abiti creati e progettati da Giulia Paschetta.
I suoi sono vestiti da indossare, da vivere, da scoprire.
Insieme a lei ho scoperto cosa c'è dietro al marchio e quale è l'anima del suo progetto.
 
Perché Neroblacknoir come nome scelto per il brand?

Il nero è un buon principio creativo. È un po' come il pozzo nero, dal quale si tirano fuori le idee e le ispirazioni e tutto è possibile. Nella notte qualsiasi idea può prendere forma.

 

Il nero applicato alla moda femminile: una bomba senza innesco oppure la via di fuga preferita per passare inosservati?


In realtà nelle mie creazioni la scelta dei tessuti non è così pensata.
La scelta dei tessuti parte da tessuti di riciclo. Io uso scarti della filiera tessile industriale.
Tra quello che trovo scelgo quello che mi piace, per cui è più istintiva la scelta del colore che non pensata.

Le linee dei tuoi capi sono molto particolari. I tuoi vestiti avvolgono chi li indossa.

Io amo le cose avvolgenti, amo i grandi colli che diventano cappucci, che ti permettono  di nascondere o esaltare chi li indossa.

 
Come è cominciato il tuo lavoro di stilista?

Io nasco come architetto, ma appena laureata ho deciso che non mi interessava progettare case, ma che avrei preferito progettare vestiti.

Quindi di fondo per i tuoi abiti c'è una progettazione delle forme e degli spazi con occhio non da sarto ma da architetto?

Sì, l'idea è quella dell'abito come una seconda pelle.

Tra taglio e cucito e l'architettura, però, c'è un mondo. Come ti sei avvicinata al mondo della sartoria?

Dopo la laurea ho fatto qualche corso di taglio e cucito e qualche stage in sartoria e teatro e poi ho cominciato a lavorare ai miei capi. Ormai sono dieci anni che lavoro come stilista.

 
C'è un modello al quale ti sei ispirata e che ha condizionato la tua evoluzione artistica?

A me piacciono molto gli stilisti giapponesi e prendo molta ispirazione dai comics e dai fumetti che hanno queste forme un po' futuristiche che riutilizzo nei miei abiti.

Per quanto riguarda i colori invece vedo che li utilizzi anche in modo contrastante.

Io prendo e mischio, faccio prove e mi fermo solo quando sono soddisfatta dell'abbinamento.
A me piace moltissimo anche accostare tipi diversi di tessuto. Se l'abbinamento funziona, il capo ne guadagna.

 
Quindi tu parti dalla stoffa che riesci a recuperare per creare il modello o viceversa?

È il modello che chiama la stoffa, ma in certi casi alcuni modelli si possono realizzare solo con alcuni tipi di tessuto.
Però parto molto dal toccare la stoffa e da lì mi viene in mente la forma adatta a valorizzare quella stoffa.
 
 
Neroblacknoir
 

© Barbara Fanelli

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