17 dicembre 2016

PENSIERI DI SABBIA, PENSIERI STUPENDI

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Bienno, Via Castello, uno stand variopinto attira la mia attenzione.

Figure semplici, essenziali, stilizzate, che paiono uscite da un libro per bambini, ma che in realtà sono l’input, per grandi e piccini, per un viaggio nella fantasia.

Dietro ad esse ci sono storie, ci sono mondi, ci sono suggestioni.

C’è l’incontro fecondo di Oriente ed Occidente.

C’è un universo adulto che, volutamente, veste abiti infantili.

C’è, soprattutto, la creatività solare di Minea Saieva.

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Si stupisce Minea della mia visita, così come – mi dice – si è stupita dell’intervista con Teleboario poco prima di me.

Dice di essere timida, di non trovarsi a suo agio in queste situazioni e di non essersi aspettata così tanto interesse per i suoi lavori.

La rassicuro, la mia intervista è solo una traccia per fare conoscenza, per fare quattro chiacchiere, per parlare della sua opera.

Pure per me non è sempre facile presentarmi, perfetta sconosciuta, agli artigiani o agli artisti, con taccuino e registratore in mano. Non sono una giornalista, mi piace solo raccontare delle storie.

Così, messo da parte l’imbarazzo iniziale, ognuna di noi due catapultata in un ruolo non nostro, ci mettiamo a parlare.

 

Hai vissuto a lungo in India. Quanto la cultura indiana ha influenzato la tua creatività e in che modo?

Vedo che sei già andata a vedere e cercare …

Eh, sì …

Allora … sicuramente tanto, perché fa parte del mio passato. A me piace molto, come puoi vedere, la parte decorativa … tutti questi puntini … questa è la parte che mi porto dietro ed è anche quella che mi occupa più tempo.

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Poi c’è anche tutta un’altra influenza, quella scolastica… l’istituto d’arte, poi lavorando tanto con i bambini, ho preso anche questo loro modo di disegnare … tutte queste casettine, queste cose un po’ storte … mi piace molto il modo di disegnare dei bambini. Per me sono loro gli artisti!

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Pensi che, se non avessi vissuto in quel paese, la tua creatività sarebbe esplosa comunque oppure questa esperienza è stata determinante?

Eh, bella domanda! No, credo che sarebbe esplosa comunque. Mi è sempre piaciuto disegnare e dipingere fin da quando ero piccola. Mia mamma era comunque una che dipingeva … su vetro … faceva questi bellissimi vasi, queste decorazioni. Mi ha detto che già da piccolina ero molto precisa e facevo queste cose un po’ difficili. In realtà non ricordo di aver fatto là delle cose artistiche. Erano cose più manuali, anche magari danza indiana, cucito, i ferri … tante cose, ma la pittura, l’arte indiana mi manca. Mi è sempre piaciuta, me la sono sempre portata dietro.

 

Come è intesa la creatività nella cultura indiana? In modo diverso rispetto a come è intesa nella nostra cultura?

Questa è una domanda difficile. Io ero una bambina e non mi potevo rendere conto. Anche perché io non vivevo in città, stavo in un collegio. Eravamo un po’ fuori dal mondo indiano, eravamo tutti bambini occidentali, era una scuola per stranieri. E da adulta, poi, non ci sono più tornata, per vedere come magari potrebbe essere adesso. Sono passati così tanti anni …

Un po’ di curiosità?

Sì, però è un paese difficile, tanta povertà, tanta gente che sta male, non è che giri molto tranquillo. Non è come girare ad esempio per Vienna. Vedi gente che vive per strada, ci sono situazioni forti, devi stare attento a tutto, persino alla bottiglia d’acqua che compri, che magari hanno riempito loro … cercano di fregarti in tutti i modi … non è un viaggio che fai rilassato.

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 La base per i tuoi lavori è costituita dal legno. Perché questa scelta?

Allora … no, la base è la sabbia!

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Sì, ma intendevo il supporto …

Sì, sì, ma io sono partita dalla sabbia. All’inizio era poca, quindi potevo andare su tela o su altri materiali, perché la mettevo nel pennello e dipingevo. Poi ho iniziato ad aumentare la quantità, ho cominciato a stenderla con la spatola e quindi mi serviva un supporto rigido. Così mi sono avvicinata al legno, perché è poroso e riesco ad incollargliela. Avessi scelto una plastica o altri materiali, sarebbe stato più difficile. Ma poi mi piaceva l’effetto del legno, per cui dopo aver scavato, lo si intravvede.

Per me comunque la base di tutto, l’elemento principale è la sabbia. Ho provato con stucco, gesso, ma la sabbia … l’amore per la sabbia è indiscutibile.

 

Allora, visto che è il tuo materiale principale, mi spieghi come la utilizzi? Come viene applicata? La incolli?

Sì, sì, la incollo. Faccio una miscela con la colla per il legno … Vynavil … guarda, ne ho provate tante. All’inizio la sabbia era solo nel colore, bastava il colore acrilico per fare da collante. Poi ho tolto il colore ed è diventata solo colla e sabbia, che ho cominciato a stendere con la spatola. Il metodo è cambiato negli anni … magari cambierà ancora … per adesso mi piace così!

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Le tue sono opere molto colorate. Come utilizzi il colore? Come viene colorata la sabbia?

A pennello!

A pennello? Quindi tu prima la stendi e poi la dipingi?

Sì, sì … come vedi questa è la prima parte fatta … legno, sabbia, che stendo con la spatola come un muratore … la tiro bene bene e poi la incido, usando un punteruolo …

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… una volta pronta inizio a dipingere.

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Dai, pensavo che usassi sabbia già colorata!

No, come dicevo prima, all’inizio mettevo il colore già nella sabbia, ma viene molto più spento … non mi piaceva! Poi ho fatto degli esprimenti, un giorno ho provato su una parte secca ed il risultato era esattamente quello che io volevo. Volevo che il colore risaltasse. In fondo è questa la prima cosa che colpisce! Ma poi a me piacciono i contrasti, mi piacciono i colori forti! Anche per dare un po’ di allegria.

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C’è un tema predominante nelle tue creazioni o un soggetto, al quale sei particolarmente affezionata?

Le case! Sicuramente casette … in tutte le salse … al mare, sui colli; ultimamente anche i fari, pure quelli in varie versioni … la barca con il faro, il paese con il faro…; sono poi un amante dei fiori … fiori ovunque … negli specchi, nei pannelli … sono appassionata di orchidee.

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Diciamo che metto nelle mie opere le mie passioni, ma lo faccio con immagini molto stilizzate. Quando facevo l’istituto d’arte il mio professore mi diceva sempre devi stilizzare, invece io che provenivo dalla cultura indiana usavo molti particolari, molte decorazioni …

E adesso?

Eh, invece adesso … quando mi ha incontrato in una fiera, mi ha riconosciuto e mi ha detto Brava! In realtà tutto questo è avvenuto per caso, perché questa tecnica porta alla stilizzazione. Non si possono fare cose troppo complesse, perché nel momento in cui scavo, porto via tutto.

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Quanta parte di fiaba c’è nei tuoi lavori?

Tanta! Ed infatti sono i bambini quelli che vengono più attirati, sono quelli che si fermano … che bello, che bello … non vogliono più andare via, soprattutto le bambine. Vedono nel disegno delle storie … l’adulto magari ti dice bello, brava, ma vedono più la parte tecnica. I bambini no... vedono il paesino con la neve … notano i particolari …

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Comunque sì, tanta! Anche perché mi piace ci sia una storia dietro, non solo il dipinto, il colore, ma che ognuno ci veda qualcosa. Ed è per quello che poi uno decide di prenderne un pezzetto, no?

 

Cosa significa vivere una vita creativa?

Eh, significa tanto! Per me senza creatività la vita diventa, soprattutto adesso con la situazione che stiamo vivendo, difficile e un po’ vuota. Lavorare solo in ufficio senza avere … questo non è il mio lavoro, io faccio l’educatrice, lavoro con i bambini, faccio attività artistiche … questa è una cosa in più, che ho sempre voluto portare avanti.

Con i bambini fai anche laboratori?

Sì, faccio laboratori, ma non questo però, è troppo complicato. Però ho lavorato con le sabbie colorate, tipo mandala tibetano. Poi faccio creta, acquerelli, installazioni. Ho fatto dei progetti nella mia città con una cooperativa in ospedale, con i bimbi malati. La creatività fa stare bene, perché in quel momento non pensi più a nulla e i sorrisi dei bambini, quando poi quella cosa è finita, fanno capire, che stanno già meglio. Non importa cosa fai, l’essenziale è che sia qualcosa, che faccia scappare dalla quotidianità.

Anche tante persone che vanno in pensione, dopo aver lavorato una vita, si trovano senza sapere cosa fare. Spesso vanno in depressione e questo non va bene. La creatività aiuta.

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Quali sono le difficoltà ad essere artigiani oggi?

Ci vuole tanto tempo per realizzare cose fatte a mano, quindi non sempre si è compresi. Un’opera fatta a mano richiede tempo, passione … non si viene compresi, soprattutto adesso che i soldi non ci sono.

Poi ci sono i prodotti che arrivano dall’est, che peraltro si basano sullo sfruttamento di altri e che vengono venduti a poco prezzo.

Non si diventa ricchi di sicuro e i costi rimangono elevati soprattutto per quanto riguarda il prezzo degli spazi.

Quindi uno deve essere proprio convinto!

 

E a me pare che passione e convinzione a Minea proprio non manchino!

 

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© Federica Redi

2 commenti:

  1. Boi... che lavori !!!!! Da restare a bocca aperta!

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    1. Soprattutto se pensi con cosa sono fatti!

      Federica

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