30 gennaio 2017

CRISTINA CANCELLARA E LA SCOPERTA DEL LEGNO RITROVATO

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Ho cercato, invano, di incontrare Cristina Cancellara a Paratissima. Una nevicata l’aveva tenuta lontana da Torino proprio nell’ultimo giorno per me utile per poterla incontrare.

Non mi sono persa d’animo, però. I suoi gatti, quelle meraviglie dipinte sul legno, meritavano di trovare voce e di essere raccontati.

Tornata a casa mi sono quindi messa in contatto con Cristina e ho preso con lei un appuntamento telefonico.

Io ringrazio Cristina per il tempo che mi ha dedicato e per avermi spiegato tante, tantissime, cose sulla tecnica da lei utilizzata. Tecnica che tanto aveva attirato la mia attenzione a Torino.

 

Ho trovato molto particolare la tecnica del bois collage che lei utilizza per i suoi lavori. Che cos’è e come nasce?

Quello del bois collage è uno stile che mi sono inventata io, perché volevo allacciarmi alla tradizione del posto dove io abito, la Valle d’Aosta, dove il legno è il materiale principale, però volevo anche rivisitarlo alla mia maniera.

Io ho sempre avuto il pallino del legno vecchio. Quelli che uso sono tutti legni che recupero da pavimenti di vecchie baite, alpeggi e stalle.

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Come nascono le sue opere?

Il lavoro che faccio si divide in tante fasi.

Prima di tutto devo andare alla ricerca del legno. Già questa non è una cosa semplice perchè, quando smantellano delle baite, i legni tendenzialmente li tengono per fare pavimenti. Quelli che scelgo io sono molto rovinati, qualche volta marci e di piccole dimensioni.

Dopo di che li lavo, li disinfetto con delle sostanze che tolgono l’odore e li spazzolo per togliere gli ultimi detriti (per lo più organici).

Poi li taglio e li levigo.

Questo è solo il lavoro che faccio sul legno per ottenere quella che potrebbe sembrare la base delle mie opere, ma che è a tutti gli effetti parte integrante dell’opera stessa.

In base alle caratteristiche del legno che ho a disposizione, lavoro, poi, sul progetto che il più delle volte è preso dalla tradizione valdostana.

Dipingo, quindi, con colori vivaci e accesi, animali legati al territorio come cavallini, mucche e galline.

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Dopo aver dipinto, aggiungo altri materiali come, ad esempio, rame, cartone e bottoni. Questi materiali conferiscono all’opera un tocco di originalità.

 

Da qui il collage…

Sì esatto. Si crea una osmosi tra colore e legno: uno valorizza l’altro.

 

Quanto c’è di tradizionale e di innovativo nelle sue opere?

Di tradizionale ci sono i legni sofferenti e i soggetti dei disegni.

Di innovativo c’è l’abbinamento con gli altri materiali che creano contrasto. Le linee dei disegni, poi, sono molto pulite e minimaliste, perché per me la linea è una specie di contenitore che contiene dettagli.

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Con le sue opere lei racconta delle piccole storie.

Più che raccontare storie io vorrei trasmettere una energia positiva e gioiosa. Vorrei trasportare chi guarda le mie opere in un mondo magico.

Io esploro il mondo animale, perché mi dà la possibilità di parlare del nostro mondo.

 

Chi è il suo pubblico di riferimento? Gli adulti o i bambini?

Sicuramente ai bambini i miei lavori piacciono. Si rivedono un po’ nei miei lavori, che sono volutamente infantili, un po’ nella mia tecnica che a livello visivo sembra semplice, anche se in realtà è fatta di tanti passaggi.

Io in verità non ho pensato ai bambini, quando ho deciso di intraprendere questo tipo di percorso: ho pensato agli adulti.

Il mio desiderio è quello di restituire, a chi guarda i miei lavori, una parte di infanzia. Io vorrei catapultare gli adulti in una dimensione che li allontani dall’alienazione quotidiana.

Per me l’arte e la creatività sono una terapia per affrontare la vita in modo positivo e alternativo alla realtà.

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Lei organizza anche laboratori per bambini.

Io non ho nessun tipo di preparazione didattica e non ho figli, però c’è stato un momento in cui ho avuto voglia di intraprendere questa strada.

Ho organizzato un laboratorio intitolato Emozioni Colorate in cui i bambini, attraverso le storie dei personaggi che incontravano (un personaggio per ogni appuntamento), scoprivano i colori. Questo è stato un modo per parlare con i bambini del colore in maniera completa, analizzando il contenuto simbolico emozionale e tecnico del colore stesso.

 

Com’è stato lavorare con i bambini?

Bellissimo. Mi ha dato molto. Non avendo mai lavorato con i bambini, il laboratorio è stato un bel banco di prova e, inoltre, i bambini mi hanno contaminato con i loro disegni.

 

Essere creativi oggi che cosa significa?

Io mi sento privilegiata, perché faccio un lavoro che adoro e nel quale metto tutta me stessa.

E’ chiaro che ci si scontra con parecchi problemi economici e di mezzi.

Io sono una creativa alla vecchia maniera. Ho bisogno di creare manualmente e non uso per questo il computer.

Economicamente bisogna esplorare tanti canali diversi: dal salone dell’arte contemporanea alle fiere all’aperto, dove bisogna esporre opere dai dieci euro in su.

Bisogna essere umili. Io mi sento un po’ artigiana e un po’ creativa: per me il termine artista è una parola un po’ troppo grossa.

 

Cristina Cancellara

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© Barbara Fanelli

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