20 gennaio 2017

INFINITI LABIRINTI (N.I.C.E. 2016)

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Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine

(J.L. Borges)

Il labirinto è metafora della ricerca di una via d’uscita dalla complessità della vita.

Da sempre l’uomo crea strutture rigide per semplificare la sua esistenza, ma a volte sono proprio queste a intrappolarlo.

Convenzioni, burocrazia, metropoli, comunicazioni, internet sono questi gli infiniti labirinti in cui l’uomo rischia di perdersi.

Tuttavia, il dedalo che più spaventa, che genera insicurezza e confusione, è quello interiore.

Spingersi al suo interno significa intraprendere un percorso unico e incessante, che invita a riflettere su se stessi e sul senso della vita, diventando così un viaggio intimo e profondo dal quale è difficile uscire.

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Un incontro improvvisato, non previsto, quello con Aurora Bolandin e Flaminia Valentini, giovani curatrici della mostra Infiniti Labirinti alla dodicesima edizione di Paratissima nello scorso novembre.

Non preventivato, perché nelle mie intenzioni, così come nelle intenzioni degli altri elementi della squadra di Vite a regola d’arte, vi erano interviste a singoli artisti e non pensavo certo di raccontare le mostre in generale.

Eppure la curiosità ha avuto il sopravvento, favorita dal fatto che in questa, come nelle altre esposizioni, le curatrici stesse erano presenti e disponibili ad illustrare, spiegare, raccontare il loro progetto.

Perché, dunque, non approfittarne? 

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Aurora, mi racconti la mostra che avete organizzato, Infiniti Labirinti?

Sì, Infiniti Labirinti è un’idea mia e di Flaminia Valentini. Con questa mostra noi abbiamo voluto indagare i labirinti della contemporaneità, sia quelli visibili che quelli invisibili, ma nei quali siamo tutti immersi, anche se non ce ne rendiamo conto.

Abbiamo deciso di iniziare il nostro viaggio con quelli che sono i labirinti forse più conosciuti, quelli della mitologia, raccontando quindi la leggenda del Minotauro.

Siamo poi passate a labirinti più moderni, magari rappresentati anche dalla street art, e poi ci siamo addentrate nel labirinto più conosciuto da noi tutti, cioè la città.

Diversi artisti hanno raccontato le metropoli, il caos, evidenziando il traffico cittadino, le luci, i colori, la velocità, anche grazie al meccanismo e all’ispirazione dell’optical art.

Qualcuno ha voluto invece evidenziare la nevrosi, l’inquietudine che questi spazi monotoni e sempre uguali creano.

Abbiamo poi introdotto due labirinti che forse non paiono labirinti, ma lo sono, e sono quello della dimensione legislativa e amministrativa e quello cibernetico virtuale, di cui tutti siamo ormai schiavi. Sono labirinti ai quali magari si pensa meno, ma che sono presenti.

Il viaggio si è poi concluso con un labirinto che è dentro di noi, cioè il labirinto dell’inconscio, che è il mistero più grande di tutti.

Alla fine le passioni, le paure, le angosce e il confronto con il nostro Minotauro personale, il nostro demone interiore, il confronto con noi stessi è il labirinto più intricato.

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Flaminia, quali sono i criteri con i quali avete scelto gli artisti?

Allora … sicuramente siamo partite dalle macro tematiche appena descritte da Aurora e di conseguenza ci siamo divise il lavoro, cercando città, archetipo, interiore e poi, partendo dalla città, indagando magari gli aspetti più nascosti come la burocrazia e l’informatica.

Abbiamo usato i mezzi più diversi, da Internet, alle mostre, alle gallerie.

Abbiamo cercato di spaziare il più possibile per coprire ogni aspetto del labirinto.

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Quanto tempo può servire per organizzare una mostra del genere, Aurora?

In questo caso specifico diciamo che noi abbiamo lavorato sull’idea da marzo/aprile (2016 N.d.A.). Quindi siamo arrivate alla realizzazione completa dopo sei mesi, perché una mostra non è poi solo l’allestimento, ma è anche rapportarsi con gli artisti, che hanno ovviamente i loro tempi, trovare il tempo per scrivere il catalogo. Insomma è un lavoro molto più complesso di quello che poi sembra.

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Flaminia, il tema della mostra … una mostra su … perché? Come nasce l’idea?

Allora … sicuramente facendo parte del progetto N.I.C.E. di Paratissima, quindi il progetto dei giovani curatori emergenti, abbiamo avuto come primo obiettivo quello di pensare ad un paio di idee, di progetti di mostre, indipendentemente l’una dall’altra senza neppure conoscerci.

Noi siamo state un po’ accoppiate dal caso, per affinità, perché Aurora – devo dire – ha avuto il grande merito di pensare per prima ai labirinti e io, invece, al viaggio interiore. Quindi erano due temi abbastanza simili. Poi certo abbiamo cominciato a pensare ad altre alternative.

Quindi appunto dalla città … siamo partite ad indagare la burocrazia, e poi cose più nascoste … l’informatica … abbiamo pensato anche un altro paio di opzioni, ma non ci sarebbero entrate e quindi ci siamo fermate. Abbiamo una voglia di fare galoppante (ride).

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Aurora, l’esperienza a Paratissima?

L’esperienza è stata molto bella, perché sicuramente non tante associazioni danno la possibilità a noi giovani curatori di mettersi alla prova e di dar prova del nostro valore. Paratissima ha quindi il grande merito di vedere qualcosa nei giovani talenti, di darci insomma una possibilità. Perciò è stata un’esperienza bellissima, perché è stata un’esperienza concreta.

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Flaminia, i sogni futuri?

Sogni futuri … sicuramente continuare a fare questo bellissimo lavoro, perché a parte l’amore per l’arte, si entra proprio in contatto con gli artisti. C’è quindi un incontro di personalità, il contatto umano, il toccare con mano il sentire di ogni artista, di ogni persona. Quindi sarebbe veramente un grande sogno continuare a fare questo, vivere di questo.

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E per te, Aurora?

Beh, il sogno è condiviso, perché ci siamo anche trovate molto bene a lavorare insieme. Quindi la speranza è di continuare a farlo, per passione sicuramente, ma poi anche per lasciare un nostro segno nel mondo dell’arte.

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E il primo segno l’hanno certamente lasciato, visto che questa mostra, assieme a Cumulus, ha ricevuto il Premio N.I.C.E. 2016.

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Artisti in mostra

Alter Ego - Anelo 1997 - Adele Arati - Gianfranco Bianchi - Paolo Brasa - Marco Corongi – Emmeu - Giuliano Cataldo Giancotti - Giulia Gorlova - Stefano Greco – Gruno - Andrea Marchetti - Francesco Marino - Marco Paghera - Miguel Rosciano – Sartorius - Flavio Senoner

 

catalogo

 

N.I.C.E. – New Independent Curatorial Experience

Corso per curatori di mostre di arte contemporanea nell’ambito di Paratissima.

Il suo obiettivo è quello di offrire ai giovani aspiranti curatori gli strumenti per costruire una professionalità autonoma.

Non solo un’occasione formativa, ma anche e soprattutto un’esperienza pratica.

info

 

N.I.C.E. 2016

IN ABSENTIA

INFINITI LABIRINTI

MUTABILIA - L’eterno divenire

CUMULUS

PARADOX - Inaudite sincronie

THE SLOW DISAPPEARANCE OF MEANING AND TRUTH

UNDER CONTROL

LA RETE DI INDRA - Tutto il mondo è connesso

LEARNING TO FLY

 

Aurora Bolandin

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Flaminia Valentini

profilo Facebook

 

© Federica Redi

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