22 febbraio 2017

DAMSS. DIMENSIONE 3000

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I've seen things you people wouldn't believe.

(Roy Batty, Blade Runner, 1982)

 

Che fossero andati oltre, conoscendoli, non mi ha stupito particolarmente.

Ma che avessero già vissuto per un certo tempo nel 3000, mi ha invece fatto un certo effetto.

Rivederli così, dopo il nostro primo incontro, reduci dal loro incredibile viaggio nel futuro, non è cosa di tutti i giorni, ne converrete.

Eppure per loro essere lì ad Abilmente Vicenza, circondati da numerosi, avveniristici souvenir pareva anche normale.

Il salto nel tempo non sembrava minimamente averli cambiati e, anzi, l’essere stati così lontani li rendeva ansiosi di mostrarmi tutto ciò che, dentro quel tempo futuro, avevano trovato.

Tralasciando l’infinito campionario di trame

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e di colori, che noi comuni mortali possiamo solo vagamente immaginare,

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avevano riportato, non solo per deliziarci, ma certamente per solleticare la nostra curiosità, gioielli stupefacenti

04ed accessori per noi assolutamente inusuali.

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Anche gli abiti non passavano certo inosservati

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ed i cappelli, per quanto stravaganti, mantenevano pur sempre un qualcosa di familiare.

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Ma la cosa più straordinaria di tutte, quella che davvero lasciava senza fiato, era quel frammento di un tempo, che ancora doveva essere.

Un disegno? Un dipinto? Una fotografia? Una visione?

Non so esattamente cosa fosse, ma di certo era qualcosa di grandioso.

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E non potevano essere che loro a raccontarmelo.

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Andata e ritorno per il 3000?

Si fa.

E se lo dicono loro …

 

L’incontro con Daniela Arnoldi e Marco Sarzi-Sartori, i nostri amici DAMSS, non è finito certo così.

Non paga di aver assaggiato il loro futuro, ho voluto tuffarmi nel loro presente con alcune domande, cui Marco ha risposto anche in vece di Daniela. 

 

Due creativi nella stessa casa. Litigate mai?

Si litiga tantissimo, grazie a Dio! Perché ci scambiamo moltissimo, spesso animatamente, le nostre opinioni.

Poi tieni presente, anche se Daniela non vuole che lo dica, che siamo una coppia da 48 anni.

Come dice Daniela spesso Ci vogliono tanti anni per ritornare giovani!

Beh, allora siete sulla buona strada!

 

Come nascono le idee dei DAMSS? Da dove arriva l’ispirazione?

Dalla prima proposta di uno dei due, che cade sul tavolo, si comincia a discutere.

Essendo due antagonisti nei nostri vecchi mestieri, ingegnere Daniela ed architetto io, ci scontriamo facilmente. Siamo pure due Capricorno con ascendente Capricorno e facciamo scintille con le nostre corna!

Ma, alla fine, si arriva sempre alla fusione dei nostri pensieri in un’unica idea. Quando nasce questo terzo ente, che è l’idea comune, si comincia a produrre.

 

Una volta arrivata l’idea in che modo procedete per realizzarla? Quali sono le fasi  che portano dall’idea all’opera d’arte finita? Avete un percorso standard?

C’è un percorso molto specifico, che seguiamo quasi sempre. Daniela, per la sua formazione, per il suo lavoro precedente, ha bisogno e ha voglia di vedere un progetto. Io sarei un filo più spontaneo in questo, mi affiderei di più alla mia capacità di intervenire lungo la strada. Sono anche un jazzista, anche se sono tre anni che non suono, e questo …

Improvvisazione allora!

Improvvisazione e capacità di correre dietro a ciò che è intorno, momento per momento.

Questa cosa l’ho trasferita molto a Daniela, che mi ha seguito negli anni, e Daniela l’ha assorbita moltissimo, ma lei vuole comunque un progetto. Discutiamo e lei mi chiede delle immagini, degli schizzi.

Si parte da un disegno di massima per arrivare, poi, dopo discussioni, scontri, incontri, ad un’immagine fotografica, come quella che vedi laggiù in fondo.

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Quando tutti e due siamo soddisfatti dell’immagine, la facciamo riprodurre in quaranta metri quadri, viene cioè stampata dieci metri per quattro.

Quindi poi seguite quella?

Sì, lavoriamo sulla fotografia, che abbiamo sotto.

Il computer davanti, ognuno ha il suo, è necessario per vedere i particolari di ciò che copriamo. Cosa c’è a fianco lo vediamo, ma quello che stiamo coprendo a volte ci crea dei problemi. Quindi con il computer allarghiamo l’immagine, se serve, e lavoriamo nei dettagli.

 

Con quali criteri scegliete i materiali?

Diciamo che questa domanda può avere due risposte.

È molto facile che siano i materiali a scegliere noi. Abbiamo tanti e tali materiali, che ci hanno fornito gratuitamente le aziende, che producono tessuti, filati, addirittura macchine da cucire e tutta l’assistenza che ci serve, che abbiamo la possibilità di farci scegliere dal tessuto e dai materiali stessi.

Tante volte, invece, siamo noi ad andare a cercare quei materiali, che solo Daniela sa dove siano. Lei vuole essere l’unico gestore di tutti i nostri magazzini sparsi fra il box, il solaio, la camera di nostro figlio. Abbiamo diversi magazzini …

E il controllo ce l’ha lei!

Il controllo lo vuole assolutamente … no, glielo concedo volentieri, perché altrimenti faremmo fatica a ritrovare le cose (ride).

 

C’è un materiale, che non avete mai usato e che vi piacerebbe usare?

Non saprei, perché legno, metallo, vetro e plastica ne abbiamo usati parecchio.

Abbiamo usato plastica e tessuti con disinvoltura. Abbiamo usato fogli di metallo sottile, da inglobare, perché si cuciono a macchina comodamente. Abbiamo usato fili metallici senza problemi…

Difficile una risposta … faccio proprio fatica a trovare materiali, che non abbiamo mai usato.

 

Quali sono i tipi di lavorazione che preferite e per quale motivo?

Tutti i nostri lavori sono fortemente caratterizzati dal free motion …

Io cucio unicamente a macchina, tranne in casi eccezionali, come nei nostri vestiti di recente fattura, le nostre sculture qui appese, dove in qualche punto abbiamo dovuto intervenire a mano.

Il free motion funziona con la spinta manuale del tessuto. Siamo noi che scegliamo di andare a nord, a sud, a est o a ovest. Totale libertà!

 

Voi date molto spazio alla sperimentazione. Perché è importante?

È importante, perché l’opera che abbiamo appena terminato è già vecchia!

Pensiamo già non a quella dopo, che abbiamo già in mente, ma a quella successiva ancora. Questo permette di avere sempre slancio, creatività pronta, effervescente. E lì il jazz mi aiuta molto, perché corro dietro alla spontaneità dei miei pensieri, che corrono dietro alla seconda generazione di cose che vorrò fare.  Sono lì che mi parlano.

Con Daniela possiamo veramente dare ampio sfogo alla nostra creatività, lavorando insieme. Io la mia, lei la sua. Capita, però, che ci scambiamo i pezzi che stiamo facendo. Se non so più come intervenire sul mio pezzo, lo passo a lei … magari lo trasforma … aggiunge, toglie, taglia…

 

Mi pare ci sia di recente un grande interesse per la fiber art. Anche voi avete tenuto vari corsi.

A chi frequenta i nostri corsi cerchiamo di dare, di passare la nostra esperienza. Poi spieghiamo anche le tecniche, ma prima di quelle c’è la nostra filosofia del lavoro.

E come tu puoi lavorare per avere risultati analoghi ai nostri. Non i nostri risultati. Non si copia mai il maestro, ci si ispira al maestro. Noi stessi, quando seguiamo corsi di professionisti incredibili, vediamo che non riproduciamo i loro lavori, però catturiamo qualcosa, che poi mettiamo nel bagaglio.

Spieghiamo poi a queste persone, che più tecniche impari ed acquisisci, più attrezzi di lavoro hai. E più attrezzi hai, più possibilità hai di creare e di sperimentare.

 

Arte e artigianato oggi.

L’artigianato italiano è di altissimo livello, grazie a Dio.

L’artigiano si differenzia dall’artista, perché l’artigiano sa ricostruire, sa ripetere, sa produrre uno o più pezzi esattamente come da progetto. Questa è la funzione dell’artigiano, che è abilissimo, spesso più abile dell’artista.

L’artista invece ha un progetto e poi si lascia andare a sperimentare l’ignoto.

Noi sentiamo molto questa differenza. Noi, anche se siamo abili con le mani a produrre tanto quanto certi artigiani, in realtà siamo artisti. In noi l’artigiano si è assopito anni fa, quando abbiamo cominciato a sperimentare. Non sappiamo esattamente come sarà il nostro lavoro finito.

 

Progetti per il 2017?

Il 2017 potrebbe prevedere un’azione espositiva, quindi una specie di … come possiamo dire? … una passerella, organizzata con un dinamismo ed un’energia notevole, che potremmo presentare qui a Vicenza, se gli accordi si concluderanno. Abbiamo la prospettiva di fare una cosa non come questa attuale, ma una decina di volte più potente.  Abbiamo delle possibilità, che dobbiamo discutere con le dirigenze varie. Gli sponsor ci assistono in questa operazione. Vediamo come riusciamo a concordare. Speriamo in tempi brevissimi, perché noi abbiamo la necessità di lavorare quasi un anno in anticipo, perché i nostri lavori sono molto impegnativi.

C’è un secondo lavoro, un secondo progetto, che sembra possa andare a buon fine in Olanda, dove ci hanno chiesto di fare, espressamente per loro, un’opera simile a questa, ma larga quaranta metri ed alta cinque.

Caspita!

Ci vogliono almeno due anni di lavoro.

Appena torniamo da qui probabilmente avremo delle risposte.

Quindi un anno importante?

Eh, saranno due anni importanti!

Poi ci sono progetti già pronti … non so come dirtelo senza spiegartelo troppo, perché vorremmo fare una sorpresa …

Beh, allora non dirmelo, che vengo a vederla!

Sì, è una cosa da fare eventualmente qui a Vicenza, spero in questo stesso spazio o in uno ancora più grande … saranno un insieme di pannelli, che appesi opportunamente, con misure e posizioni esatte, viste da un unico punto di vista, rappresenteranno un certo mega monumento italiano.

Fantascienza praticamente?

Eh, sì! Ci potrai camminare in mezzo senza capire cosa stai guardando. Pannelli belli, strani, però alla fine visti da un unico punto di vista ci sarà una visione d’insieme. Questo si chiama anamorfosi!

Anamorfosi?

E’ il punto di vista unico di un’opera, che altrimenti da altri punti di vista si snatura, si scompone.

Questo è difficilissimo da realizzare, ma abbiamo lo sponsor, che stampa in qualsiasi misura e quantità i nostri pannelli, che è già disponibile a sostenerci in questo progetto.

Allora resteremo in attesa!

 

 

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© Federica Redi

 

NOTA:

Nel video la voce fuori campo, che mi saluta con tanto entusiasmo, non è quella di un replicante fuggito da Blade Runner, ma è quella di Anna Borrelli.

Ad Abilmente succede anche questo.

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