27 febbraio 2017

ESSERE VENTO: L’ARTE DELLA PELLETTERIA

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L’incontro con Andrea, Essere Vento, è avvenuto per la prima volta sul mio blog personale, quando ancora il progetto di ISPIRAZIONINFIERA era agli albori e neanche noi avevamo bene idea di quale sarebbe stato il nostro percorso. Andrea aveva lasciato un suo bellissimo commento al mio post sull’Arts and Crafts Market di Natale 2015.
 
Ho poi incontrato Andrea in altre occasioni e con lui, insieme a Fabiola, abbiamo parlato di artigianato, di OPI e della Associazione Prendi L’Arte, di cui Andrea fa parte e che è nata 12 anni fa da un gruppo di artigiani accomunati dalla voglia di valorizzare il proprio lavoro artistico. Non avevamo, però, avuto modo di parlare del suo lavoro, delle sue creazioni e della sua storia.
 
Era solo questione di tempo, lo sapevo bene.
 
Un anno dopo, con un progetto più chiaro e delineato in testa, sono tornata sul “luogo del delitto”. Mi sono presa una mattina libera per tornare all’Arts and Crafts Market per conoscere altri artigiani e per poter ascoltare altre storie.
 
Sono andata dritta da Andrea, sapendo che ne sarebbe scaturita una piacevolissima conversazione.
 

Andrea, con te abbiamo parlato di tutto tranne del tuo lavoro. E’ giunta l’ora di rimediare!
Tutto cominciò… Quale è il tuo percorso artistico? Come sei diventato artigiano OPI e come ti sei avvicinato alla lavorazione del pellame?
Ho cominciato da ragazzo con i ritagli di cuoi, che andavo a prendere da un laboratorio sotto casa. Erano i primi anni ‘80 e a Roma c’erano parecchi laboratori di pelletteria, che poi hanno chiuso per motivi di sviluppo economico. Con questi ritagli feci dei braccialetti a treccia e li vendetti ai compagni di scuola.
Ho iniziato, però, in maniera più seria a 23 anni circa con il fimo.
 
Che non c’entra niente con la pelle.
No, è vero, non c’entra niente, ma è con il fimo che è cominciata la mia esperienza lavorativa come OPI. All’epoca realizzavo bracciali e collane. Eravamo all’inizio della lavorazione del fimo. Non era molto tempo, che questo materiale era sul mercato. Io ho imparato, da una ragazza che frequentavo, la tecnica della marmorizzazione.
Questo è stato il mio primo percorso serio e a tempo pieno, che mi ha permesso di poter vivere attraverso l’artigianato.
 
Quale è stato il passaggio dal fimo al pellame?
Dopo qualche anno conobbi la ragazza, che per molti anni è stata anche la mia compagna di vita. Sua mamma, che aveva lavorato nel mondo della pelletteria, mi regalò una busta di ritagli.
Questa busta rimase ferma sotto al mio tavolo di laboratorio per mesi, fino a quando un mio amico mi spinse a realizzare delle borse, dicendomi che in fondo le borse sono delle grandi tasche.
 
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Così ho cominciato a sperimentare e a produrre i primi lavori in pelle. Li abbinavo all’esposizione dei lavori in fimo fino a quando, a Natale del ‘96, arrivai ad avere un banco di soli lavori in pelle. Ciò che guadagnai lo investii in un biglietto di andata per l’India e feci un viaggio di due mesi.
 
La pelle ha una lavorazione complessa e richiede delle competenze specifiche, come saper cucire a mano e a macchina. Quali sono le difficoltà che hai avuto, agli inizi, nella lavorazione della pelle?
Io sono completamente autodidatta. I primi rudimenti della tecnica di cucitura me li ha dati la signora, che per prima mi ha fornito la pelle. Inizialmente io e la mia compagna di allora cucivamo insieme sotto il nome di Arlù. Usavamo per lo più pellami morbidi. Poi, con il tempo, ho approfondito la conoscenza dei pellami e ho imparato a usare diversi tipi di pellame. Con l’esperienza mi sono reso conto che ogni pellame è adatto a un tipo specifico di lavorazione.
 
Come nasce l’idea del patchwork su pelle?
Quella è venuta spontanea.
 
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La lavorazione a patchwork è già difficile e lunga sulla stoffa, che difficoltà ci sono sulla pelle?
Quando tu realizzi un accessorio con la pelle, hai la difficoltà di lavorare e di cucire il pellame. Quando lo devi realizzare con la tecnica del patchwork tu non hai il pellame, lo devi prima realizzare accostando i vari pezzi, unendoli e rifinendoli.
 
Quindi non è lo stesso procedimento del patchwork su stoffa?
No. Se tu prendi un metro quadro di pelle e hai un modello realizzato in cartone, appoggi il modello sulla pelle, lo ritagli e realizzi il tuo lavoro che può essere replicato uguale per ogni metro quadro di pelle che hai a disposizione.
Con la lavorazione a patchwork, invece, tu non hai il metro quadro di pelle a disposizione. Lo devi creare, accostando pezzi più piccoli, fino a realizzare una superficie pari a un metro quadro.
 
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Questo comporta da una parte maggior lavoro, ma dall’altra tu hai la possibilità di realizzare un pezzo unico e irripetibile: questa è la bellezza di questa lavorazione.
 
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Quali sono i pezzi della tua collezione che piacciono di più?
Non è facile distribuire un pezzo di artigianato artistico. Sono tutti prodotti che non seguono una moda, ma l’ispirazione di un artigiano. I prodotti che sono più vendibili sono quelli di prezzo medio.
Ultimamente ho avuto ottimi risultati con questo zaino monospalla che ha l’insolita forma di goccia allungata. Lo stile del disegno è essenziale e lo zaino risulta avvolgente e funzionale.
 
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Essere Vento
 
©Barbara Fanelli

2 commenti:

  1. Grazie Barbara e grazie a tutto l'appassionato staff di Ispirazioninfiera

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