16 marzo 2017

A TEATRO CON EL.DA

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El.Da - si firmava proprio così - era bellissima.

Se ne era innamorato nel momento esatto, in cui l’aveva adocchiata all’uscita della chiesa, vestita nel suo più bell’abito bianco. Virginale.

Ma non era stato certo l’aspetto ad attirare la sua attenzione, perché di donne avvenenti, lui, ne aveva avute un sacco e, per quanto grande estimatore della bellezza femminile, si era anche abituato a gestirne gli effetti.

No, non era questo.

Lo diceva da sempre, e ne era assolutamente convinto, che fosse una questione di dettagli.

E, in questo caso, il dettaglio era proprio quel puntino. Sì, quel piccolo segno giusto nel mezzo del suo nome.

Naturalmente nei registri polverosi dell’anagrafe quel carattere insignificante non c’era, inutile specificarlo. Quale folle scrivano avrebbe permesso una cosa del genere? E quali sconsiderati genitori avrebbero anche solo pensato di dare alla propria discendenza un nome così bizzarro?

In pochi erano a conoscenza di quel vezzo, quelli che avevano l’onore e il piacere di essere in corrispondenza con lei. Erano chiaramente suoi cari amici, dei quali si fidava e con i quali aveva instaurato un certo legame affettivo.

Era stato per caso, qualche mese prima, che, in visita a sua cugina, aveva notato la missiva sullo scrittoio e l’occhio era caduto, inevitabilmente, sulla firma.

Un turbinio di emozioni si erano improvvisamente scatenate in lui e ne era stato travolto. Inspiegabilmente.

Da quel momento in poi aveva fatto di tutto per avere informazioni, per conoscerla, per diventarle amico, per poterla frequentare. Non era stato difficile. Più difficile era stato ammettere a se stesso, che lei non era come le altre e lui, al suo cospetto, era un uomo diverso.

Per la loro prima uscita in società aveva deciso di portarla a teatro, ma non in uno qualsiasi.

Era uno scenario nuovo, terminato da poco, opera di quell’Andrea Palladio ormai anziano, che del suo gioiello non era riuscito neppure a vedere la realizzazione completa. L’inaugurazione era prossima, ne parlavano tutti, impossibile non esserci.

Ma non bastava.

Gli era balzata in testa un’idea … folle … un vero azzardo, ma gli avvenimenti più splendidi della sua vita erano scaturiti dall’istinto.

E poi c’era sempre quel puntino…

Aveva commissionato il lavoro al miglior gioielliere della città, che aveva eseguito i suoi ordini alla perfezione, più per il lauto compenso che per vera convinzione, si intende, ma questo era solo un dettaglio.

Il pacchetto era stato recapitato poco prima di uscire, quando lei aveva ormai scelto i gioielli da indossare. Lo stupore le aveva colorato le guance e a poco era servito incipriarsi il naso in fretta, l’emozione l’aveva annientata.

A nulla erano valse le proteste della madre, praticamente in preda ad un attacco isterico, ma il padre, che per lei aveva un debole conclamato, aveva concesso, seppur con riluttanza, il permesso di indossare quell’insolito collier. Conosceva sua figlia e sapeva benissimo, che con lei non c’era possibilità di vittoria. Il suo amore per lei andava oltre il buon senso, era risaputo.

Fecero il loro ingresso a teatro fra gli sguardi inorriditi delle dame e il disappunto palpabile dei cavalieri, senza però darsi pena. Quella era la loro serata e non avrebbero permesso ad alcuno di rovinarla.

Seduti nel palco, con le luci ormai abbassate, lei non resistette alla curiosità.

Come sapevi che mi sarebbe piaciuto e che avrei avuto il coraggio di indossarlo?

Non ti fai chiamare El.Da?

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Cavea di Elisabetta e Daniela – Gioielli in pietra di Vicenza è un gioiello che si ispira al Teatro Olimpico di Vicenza.

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Fa parte della collezione Teatro.

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Elisabetta e Daniela, che ormai molte volte hanno partecipato ad Ispirazioni & Co., ci hanno inviato la fotografia del loro capolavoro per partecipare a

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Questo post entra naturalmente nella grande raccolta, che potete trovare sui blog personali di Barbara e Federica (qui e qui).

 

Grazie, ragazze, per aver ancora una volta giocato con noi.

 

Elisabetta e Daniela

Gioielli in pietra di Vicenza

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© Federica Redi

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