02 marzo 2017

ANNA BORRELLI STYLE COMMUNICATION

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Le è saltata un’idea in testa, che a quanto dice - e lo dice, ve lo garantisco - è una grandissima f…ta.

L’ha pure realizzata questa cosa, con l’entusiasmo di chi crede nelle proprie intuizioni.

Voi, forse, ne avete sentito parlare o siete fra quelli che, curiosi per l’iniziativa, vi hanno già partecipato.

Se, invece, non avete neppure la più pallida idea di ciò che sto dicendo, sappiate che la settimana scorsa è partito il suo nuovo progetto, Il Magazine di Anna Borrelli.

Nella presentazione è la stessa Anna, che spiega l’obiettivo di questa interessante novità, che viene descritta come un po’ l’evoluzione della televisione, l’evoluzione di YouTube, l’evoluzione della comunicazione.

Giusto una cosetta insomma!

Un appuntamento settimanale all’insegna dell’handmade, che consentendo la partecipazione attiva del pubblico, attraverso i commenti in diretta, riesce non solo a portare Anna nelle nostre case, ma soprattutto a portare gli spettatori dentro la casa di Anna. E, detto fra noi, stare all’interno della sua creativity room credo possa essere, per tutti quelli che amano la creatività, una sorta di esperienza al limite del misticismo.

Una formula con enormi potenzialità, un’interazione che aumenta il senso di community, un modo di comunicare nuovo ed efficace perfettamente in stile Anna Borrelli.

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Tecnologia, dunque, che avvicina, che unisce, che facilita.

Ecco allora Anna raggiungervi, attraverso il suo telefono, ovunque voi foste giovedì scorso.

Telefono che diventa anche, la settimana precedente questo evento social, il tramite per arrivare a casa mia.

Oh, mi piacerebbe tanto dirvi, che ho fatto da cavia per questo progetto, ma non è così, anche se Anna, da me, ci è venuta davvero.

È arrivata grazie ad una registrazione. Così semplicemente.

Eccoci, ciao Federica …

Quando, nello scorso autunno, ci siamo incontrate ad Abilmente Vicenza è stato un continuo rincorrerci. Impegnata lei, impegnata io, ci siamo ripetutamente incrociate, senza riuscire a fare una chiacchierata degna di tale nome.

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Il nostro primo incontro mi aveva lasciato molta curiosità e non potevo non approfittare di quella nuova occasione per preparare alcun domande per lei.

Domande che hanno trovato risposta, comunicando in modo alternativo.

 

Come e quando ti sei scoperta creativa?

Credo di esserlo sempre stata e di averlo sempre saputo, perché, dacché ho memoria, ho sempre avuto qualcosa tra le mani, da incollare, da ritagliare, da cucire. 

Quando ero piccolina – e questo l’ho detto più volte – non avendo moltissimi giocattoli, ma non perché non ce lo potessimo permettere (devo dire che non mi è mai mancato nulla, ma il mio papà era convinto che troppi giochi appiattissero la fantasia dei bambini), noi eravamo quattro, ognuno di noi aveva l’essenziale, tant’è che io poi mi riducevo a giocare anche con i giocattoli dei miei fratelli. Quindi io ho giocato con soldatini, macchinine e roba varia e mi ingegnavo con quello che mi circondava.

Per esempio le carte da gioco … le mettevo fronte fronte, le tiravo in aria e quando cadevano … quella che cadeva rivoltata era … morta (ride). E quindi le eliminavo. Facevo queste battaglie con le carte da gioco.

Quindi, secondo me, anche questa, che poi è la tipica fantasia dei bambini,  è quella fiammella, che credo di avere sempre avuto. Da sempre.

 

Quando è nata la passione per il cucito?

Allora … la passione per il cucito … stranamente non me lo ricordo, quando è nata, perché la mia mamma non sapeva cucire, la mia nonna neppure, però io avevo la nonna paterna, che non era quella con la quale vivevo, che era una splendida sarta, ma non di mestiere. Sai, una volta, era facile che la donna sapesse cucire, anche se poi il cucito era indirizzato ai componenti della famiglia. Lei era molto brava e mi realizzava tutti i vestitini delle Barbie, proprio come fossero alta sartoria, per cui io avevo un capottino della Barbie foderato con tanto di collo di pelliccia. Oggi sarei inorridita per questo abbinamento, ma per la vita tolta all’animale, non per la bellezza del capo, che era veramente straordinario.

Crescendo … io alle elementari, mi ricordo, disegnavo moda, facevo a gara con la mia compagna di banco a chi creava il capo più interessante. E le compagne di banco attorno a noi dovevano giudicare, chi fosse la più geniale, la più brava, la più bella … non noi, ma ciò che avevamo disegnato. Io vincevo quasi sempre e quindi lì era nata non tanto la passione per il cucito, quanto per la moda.

Chiaramente non puoi sapere di moda, se non sai cucire, soprattutto se intendi farne un lavoro.

Quindi se, per quel che riguarda la domanda precedente, credo di essere nata con gli occhi verso la creatività, il cucito è stata l’evoluzione di quella che era la mia passione per il fashion.

 

Al di là del lavoro, quali sono le cose che ami maggiormente creare/cucire per te?

Diciamo che io per me faccio quasi niente.

Perché? Essendo una creativa a 360 gradi, il mio bisogno di creare si distribuisce in tante tecniche: la cartapesta, il mosaico, ecc. ecc. Io non nasco come esperta di cucito, ho fatto l’Accademia di Moda, dove il cucito lo si sapeva, però il mio principale lavoro per tanti anni è stato fare bijoux, creare non solo per manuali e giornali, ma anche proprio da vendere e da proporre per conto terzi. Di conseguenza, quando devo far qualcosa per me, non penso mai ah, mi faccio un abito. Penso a cosa potrebbe essere carino da proporre. Se faccio un abito, chiaramente, lo faccio per la mia misura, ma non perché ne ho bisogno io. C’è sempre invece il bisogno di andare incontro ai desideri degli altri.

Quindi creare un qualcosa che possa piacere agli altri. E, chiaramente, non amando lo spreco, non farei mai qualcosa che restasse nel cassetto. Un tempo lo facevo per vendere, oggi lo faccio per regalare. Quindi, se devo fare un cappello, come è capitato per la trasmissione - ho fatto una serie di baschi - uno me lo sono tenuto, gli altri poi li ho regalati, pensando quello può piacere a … È anche una bella idea, quando devi fare un regalo, se la persona ama quello che tu fai, è la soluzione ideale.

Non c’è proprio una cosa che … ecco … diciamo che oggi non farei mai un cappotto, come quello che la mia nonna faceva alla bambola, perché io sono entrata nell’ottica del web e il web è molto veloce, quindi il lavoro di sartoria diventa un lavoro troppo lungo ed impegnativo. Ma poi io non scimmiotterei mai chi lo fa di mestiere e che quindi gli dà la giusta attenzione. Io devo andare su cose un po’ più pratiche e più veloci, anche perché la mia ragione di vita è divulgare l’amore per il fai-da-te e quindi più fai cose sfiziose, veloci, che sono solitamente accessori, meglio è.

 

Qual è il tuo materiale preferito, quello di cui non potresti proprio fare a meno?

È un po’ il seguito della domanda precedente. Lavorando tanti materiali, io non potrei mai vivere senza ciò che mi consente la creazione. Quindi oggi è il tessuto, ieri erano le perline, l’altro ieri era la carta e via dicendo.

Tutto ciò che mi circonda e può essere trasformato è linfa vitale per me, quindi io non potrei fare a meno di nulla.

Il mio laboratorio – poi lo vedrete, perché inizierà a breve un progetto mio, una mia nuova idea, che vi porterà a conoscermi un poco meglio e io a conoscere meglio voi -  è un concentrato di tutto. Ci sono stoffe, pennelli, colori, bottoni, perline, carta, barattoli di vetro e di plastica normalmente da buttare, ma che io accantono, perché non si sa mai. Adesso è ordinata, ma potrei benissimo essere quell’elemento per fare … sai quella trasmissione Sepolti in Casa … per liberare … Ecco, io potrei far fallire quella trasmissione, perché non butto nulla.

 

Quale tipo di lavorazione prediligi?

Più che tipo di lavorazione preferisco, è il livello di lavorazione.

Ora … il fai-da-te, o handmade, che è il termine che viene più utilizzato, giustamente deve essere alla portata di tutti. La differenza tra chi propone e chi, partendo da te, realizza a volte è proprio il livello di lavorazione.

Tutti i lavori mi piacciono. Ecco, forse faccio prima a dirti cosa non mi piace, perché non l’ho mai fatto e non l’ho mai fatto, perché non mi ispira, è dipingere su ceramica. Non l’ho mai fatto, ma mi incanto a vedere chi lo fa. Sai, con l’olio molle e tutte quelle tecniche lì … tutte sfumate, eccezionali … ma proprio non mi prende. Al momento, oggi. Poi magari un giorno, quando andrò in pensione, mi esce fuori il pallino per l’olio molle e faccio pure quello, ma è difficile.

È importante fare quello che ci piace con la giusta pignoleria, per far sì che quello che si è creato sia un piccolo gioiello.

 

Ci vuole un filo è la tua ultima creatura. Ce ne vuoi parlare?

Certo! Sì che ve ne voglio parlare! E con grande piacere.

Ci vuole un filo è l’ultima fatica – sai come dicono gli scrittori, quelli seri – è un manuale del fai-da-te, che doveva spaziare un po’ in tutto quello che io so fare, ma per una questione di tempo, abbiamo poi ridotto a soli due argomenti, che sono i tessuti e i bijoux.

Per entrambi ho utilizzato dei fili e da lì il titolo geniale Ci vuole un filo, che è il frutto della fantasia della mia editrice e della curatrice dei testi, nonché mia amica, che è Marinella Porzio.

Dico sempre, anche quando posto su Facebook e nomino il fotografo, la grafica, la stessa Marinella … lo si vede anche nel libro, perché ci sono delle foto anche del durante i lavori... è un lavoro che è il frutto anche della creatività del fotografo, della grafica, ecc. ecc. È un libro molto, molto bello, curatissimo nei particolari. Anche questo lo distingue da altre opere, che ci sono in libreria.

Oggi, purtroppo, si pubblica poco e quel poco che si pubblica … non posso fare nomi, ma ci sono libri in vendita, che sono fatti da una serie di persone, che hanno messo insieme un’accozzaglia di roba, senza arte né parte, senza principio, senza pensare che comunque è importante uno studio grafico, uno studio dei colori. Quando stabilisci un costo, quello che sia (il mio costa 20 euro, che non è neanche tantissimo per un piccolo gioiellino, ma possono anche essere 8 euro, il costo di un giornale), sono comunque soldi che tu chiedi ad una persona. Tu devi dare il massimo. Dare un’accozzaglia di cose non va bene.

Più che parlare del mio, sto criticando gli altri, chiedo venia…

Quindi c’è il cucito, perlopiù accessori, e i bijoux. Sempre alla mia maniera, step by step. Non vi dico esattamente cosa ho realizzato, perché spero che si venda il più possibile.

Più si vende, più gli editori sono invogliati e più fanno realizzare. Non propriamente a me, ma anche ad altri creativi. Bisogna incentivare l’editoria italiana. È vero, sono dei costi, ma è anche tanto lavoro per persone che lavorano nel settore, quindi anche lì economia che si muove.

È un libro di fai-da-te – io ne ho fatti tanti, per Mondadori, per Hachette, … ma questo … io sono innamorata di questo libro!

Compratelo! (ride) Compratelo!

 

Che cosa significa, secondo te, avere una vita creativa?

Spesso mi capita di dire, che la creatività è cibo per l’anima. Grazie alla creatività ho superato dei momenti bui della mia vita, che come tutti quanti noi, ahimè, ho attraversato … persone che mancano, malattie … roba varia … 

Probabilmente, se non avessi avuto questo sfogo creativo, che nel mio caso è anche un lavoro, poteva prevalere questo malessere moderno così atroce, che si chiama depressione. Perché la creatività è quello sfogo che ci consente di spaziare appunto oltre la realtà, che può essere anche molto dura.

La creatività è proprio come l’aria, l’ossigeno, non si può vivere senza. Io credo che tutti noi siamo un po’ creativi, anche il matematico non è detto che non sia creativo. La matematica, anzi, è creatività. Bisogna, dove è possibile, riuscire a fare della creatività una medicina, eliminando le medicine sintetiche, che a volte fanno più male che bene.

Creatività significa vedere anche qualche volta la vita con gli occhi di sole, vedere il bicchiere mezzo pieno, riuscire a vedere il bello, che c’è attorno a noi e accantonare, mettere sotto al tappeto, quello che è brutto.

 

Cosa pensi dell'attuale boom e interesse per tutto ciò che è handmade?

Allora … all’epoca dell’Accademia, quindi parliamo degli anni ‘80, il professore ci disse ad una lezione Quando c’è crisi si sviluppano tutte quelle attività creative. Perché? Perché chiaramente è il bisogno, che ci spinge a darci da fare. Ben venga, in questo caso, la crisi, se ci porta a smanettare, a far uscire il bambino, che è in noi, attraverso la creatività e il fai-da-te. Quindi è un po’ associato ad un periodo, che stiamo attraversando, buio dal punto di vista economico.

Però vediamolo anche come un bisogno di positività! Quindi, proprio per la risposta che ti ho dato prima, essendo io una creativa, voglio vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Il boom dell’handmande è anche una risposta a ciò che non ci piace con solarità e quindi la voglia di esprimere la propria personalità, il proprio essere individuo. Ci troviamo anche in una società che ci massifica, che ci appiattisce. Quindi creare, nel nostro piccolo, aiuta a farci ritrovare individui.

Questo mi sembra un bel ragionamento filosofico. Brava Anna!

 

Credi che l'artigianato sia sufficientemente valorizzato o si potrebbe fare di più? Eventualmente cosa?

Qui la domanda è molto impegnativa, anche perché io sono un’Artigiana di Eccellenza. Lo Stato, o meglio la Regione Piemonte,  così come ogni regione, attribuisce a degli artigiani questo riconoscimento che si chiama appunto Artigiano d’Eccellenza, che è un po’ - come dicevo sempre e come dico tuttora - un po’ come la foca monaca, no?

Queste figure che si stanno perdendo e che, anche se sono in via di estinzione, diciamo che bello, è un’eccellenza, riempendoci la bocca e il cuore di questi sentimenti, che poi, in realtà, non ci portano assolutamente a nulla. Io ho un po’ il dentino avvelenato, perché ci sono passata, anche dal punto di vista fiscale e burocratico.

Noi siamo una nazione che ha diecimila sfumature, ogni regione ha la sua eccellenza e non facciamo nulla per valorizzarla e per esaltarla. Noi non abbiamo orgoglio. La mancanza di orgoglio ci porta a non riconoscerci e a non pretendere. Noi non pretendiamo quello che è il dovuto. Il dovuto è anche esser pagati per quello che si vale.

Non so … non esistono più probabilmente … ma se c’è ancora la ricamatrice che una volta, come le suore, faceva i corredi… alla ricamatrice ci vuole diciamo un mese per realizzare un corredo? Faccio un esempio banale. Noi vogliamo comunque spendere cento euro! (faccio una cifra a caso, per dare l’idea) Cioè non siamo disposti a riconoscere agli artigiani la loro valenza, però poi ci lamentiamo che non ci sono più artigiani. Favoriamo un commercio mordi e fuggi, però ci lamentiamo che non c’è più quello che ti fa il lavoro a mano.

Se poi lo Stato non aiuta con gli sgravi fiscali - e te lo dico per certo, ai miei tempi non c’erano, o meglio erano una presa in giro gli sgravi fiscali – anche se poi ti dà dei riconoscimenti, che - per l’amor di Dio - fanno piacere per l’orgoglio personale, ma al lato pratico non portano a nulla, noi siamo sempre più destinati a perdere le nostre eccellenze. Quindi dobbiamo, come anche nell’arte, favorirla. L’arte, l’artigianato, tutte queste cose, portano lavoro. Ancora non l’abbiamo capito. Noi forse, nel nostro piccolo, tra di noi, lo sappiamo, dall’alto queste cose purtroppo non si capiscono, quindi non si incentivano, non si fanno investimenti o, meglio ancora, non si danno dei soldi ad interesse zero, perché loro pensano che non convenga. Invece è come darsi una zappa sui piedi.

 

Qual è il consiglio che daresti a chi volesse seguire la tua strada?

La mia strada ha avuto tante traverse.

Qualsiasi attività si voglia affrontare, bisogna avere una preparazione che è perlopiù scolastica, vuoi che sia l’Accademia, vuoi che sia la bottega. Mai improvvisarsi, perché l’improvvisazione … o sei un Caravaggio, un Leonardo, un Michelangelo e – ahimè – non credo ci siano più di questi personaggi, o al primo boom seguirà un fallimento totale, perché si avrà la concorrenza di chi, invece , è preparato.

Ed è preparato anche da un punto di vista fiscale, cioè sa come muoversi, perché, se ne vogliamo fare un lavoro, bisogna conoscere tutti quelli che sono gli ostacoli burocratici o anche gli escamotage, che ci possono portare anche ad avere un guadagno, che sia dal mercatino rionale o dalla bottega.

Quindi, prima di iniziare qualsiasi attività, siate forti della vostra conoscenza, studiate ed informatevi su quelle che sono le leggi, comunali, se dovete aprire un negozio, che cosa lo Stato vi può dare, in quanto tempo, che cosa il Comune chiede a voi, quali sono le tasse, quali sono i costi. 

Chiaro, detto così, smorza ogni entusiasmo, però almeno non vi fa perdere l’amore per questa attività, perché se poi vi lanciate a capofitto, vi ritrovate a dover pagare tanti soldini, che non avete ancora guadagnato e di rigetto, poi, non volete più creare.

Guai a non creare, non si esiste senza creatività!

 

Io spero di essere stata abbastanza … no, sicuramente … sono più di ventidueminuti che parlo, mi dispiace di essere stata così prolissa, però volevo darti la giusta attenzione …

 

Così e con qualche informazione pratica si chiude la lunga, lunghissima, registrazione di Anna.

Anche questo fa parte del suo particolare modo di comunicare.

 

Ed ora corro, corro a pubblicare, perché manca poco all’inizio del secondo appuntamento del Magazine di Anna Borrelli e non vorrei perdermelo.

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© Federica Redi

4 commenti:

  1. Federica grazie ancora per avermi dedicato così tanto tempo, accidenti quanto parlo 😂😂😂.
    Per me un onore essere stata intervistata da te con domande intelligenti ed opportune. Grazie ❤ Anna

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    1. Ahahahahahahah, in effetti non si può dire che tu non abbia una bella parlantina!
      Però, tranquilla, non sei l'unica.
      L'onore è tutto mio, Anna, grazie!

      Federica

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  2. Eccola... Grande Fede.
    Ricordo quel giorno che rincorrevamo Anna , sempre presa con tanta gente intorno.
    Ecco , non so cosa scrivere ... uffa, dico solo che la bellissima foto te con Anna lo fatta iooooooo.... (scusa se è poco).
    Baciotti Angela

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    1. E hai pure ragione, Angy!
      Sei sempre un supporto eccezionale tu!

      Federica

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