26 aprile 2017

LE BAMBOLE DI ANGY. TUTTO L’AMORE DI UNA MAMMA

01

Molti sono gli artigiani, che, raccontando del loro lavoro, si animano, si infervorano, si entusiasmano.

In questo anno scarso di Vite a regola d’arte ne ho visti tanti, anzi tantissimi.

Inevitabile, quando il motore di tutto è la passione.

Tuttavia mai mi era capitato di incontrare qualcuno, che parlasse delle proprie creazioni, nel modo in cui Angela Bertulessi ha parlato con me durante la Mostra Mercato di Bienno.

Sono rimasta veramente e piacevolmente colpita dalle sue parole, che non erano semplici parole, ma erano amore allo stato puro.

La voce leggermente incrinata dall’emozione, gli occhi pieni di reale commozione, i gesti e l’atteggiamento di chi ha dato la vita.

Il comportamento tipico di una mamma, insomma, innamorata e orgogliosa dei propri figli.

 

Una famiglia decisamente numerosa quella di Angela!

Bimbi e bimbe di ogni età, che quel giorno, dentro a quell’avvolto di Bienno, parevano in attesa.

Di un sorriso, di una carezza, di una coccola.

02

03

L’istinto primo di una ex bambina amante delle bambole, vi garantisco, è stato quello di prenderli ed abbracciarli tutti!

Erano tutti talmente belli, talmente veri, talmente … vivi, che non pareva neppure di essere in un negozio.

Sembrava quasi di essere dentro ad una scuola materna, con nido annesso per i più piccini.

04Socchiudendo gli occhi, con un po’ di fantasia, si poteva tranquillamente sentirne le voci, percepirne i movimenti, sorridere delle loro risate.

Osservando le loro espressioni, era possibile cogliere persino il loro più intimo desiderio.

Sceglimi, prendi me, portami via con te 

05

La loro mamma si aggirava dentro al locale, presentandoli amorevolmente alle persone, che entravano, che li guardavano, che volevano sapere di più di loro.

Passava dall’uno all’altro, sistemando un abito, aggiustando un’acconciatura, accarezzandoli sempre con lo sguardo.

Era come se, con ogni suo movimento, portasse avanti un dialogo silenzioso, che solo loro potevano udire.

Un dialogo nato il giorno stesso della loro nascita.

06

Mi sono sentita un po’ un’intrusa ad interrompere quel momento così speciale, così … intimo, ma la curiosità di parlare con Angela era troppa.

Ecco che cosa mi ha raccontato.

 

Appassionata di bambole dall’età di quattrodici anni. Possiamo dire, che non hai mai smesso di giocare?

Ma come fai a saperlo?

Perché mi sono informata … l’ho letto sulla pagina de L’artigiano in Fiera.

No, veramente a quattrodici anni io ho cominciato nella ditta, dove lavorava mia mamma, dal Sig. Oltolini. Da lì ho cominciato ad imparare le prime fasi, no? Ho imparato le basi, poi rubi un po’ il lavoro …

Con gli anni sono passata dall’assemblaggio al cucito, dal cucito al dipinto, dal dipinto ad … inventare, mentre stavo lì. Ovviamente dovevo stare lì a mangiare, perché non c’erano i mezzi per portarmi a casa, quindi, quando non c’era nessuno, usavo i pennelli. Ho cominciato con le bambole, che venivano scartate e da lì, dopo un po’ di anni, tanti anni, assieme alla mia mamma ho messo in piedi un piccolissimo laboratorio. Era una cantina e ho cominciato a farmi conoscere.

07

Se penso alle bambole in porcellana, immagino solo pezzi da collezione, un gioco da grandi insomma. È così oppure vengono regalate anche alle bimbe?

Ecco, brava, hai toccato un tasto importante. Alle volte questo aspetto viene sottovalutato, nel senso … si pensa che i bambini rompano le bambole di porcellana, facendole cadere. Pensa che in questi anni, e sono tanti, ho visto tanti bambini, che già a quattro/cinque anni hanno una delicatezza … ovvio, non è da tutti … tante volte dico alle mamme Signora, guardi, è porcellana e queste mi rispondono Ma, la mia bambina non le tocca, le guarda. Ed è veramente così!

È da sfatare il mito, che siano un gioco solo da grandi.

08

Non solo bambole di porcellana, vero?

Adesso le faccio anche in vinile, ma quelle le assemblo … e poi le vesto.

Quindi quelle di porcellana le fai proprio, le altre le assembli?

Per forza.

E quelle di stoffa?

Anche quelle le faccio interamente.

09

Le tue bambole hanno il viso dipinto a mano. In questo modo sei tu che dai loro una fisionomia, un’identità, che è sempre diversa. In pratica è come avere tanti figli?

Guarda, tocchi un altro tasto … tutte le volte, e te lo garantisco, che io vendo una bambola, in particolare se ci ho messo il cuore, è come se … (sospira) … la cliente se ne accorge … dico Signora, guardi ne ho altre … e lei risponde … No, no, voglio questa! … (sospira di nuovo)…

Quando mi dicono Ne voglio cinque così … mi cadono le braccia, perché se ne fai cinque, non le puoi fare tutte uguali! Nella prima esce qualcosa di bello, le altre sono solo delle repliche. Ma poi … vuoi che un giorno ho la mano meno ferma, vuoi che allargo la bocca, che modifico il naso … non è mai uguale. Quindi sono proprio delle brutte copie!

10

Leggo, che applichi anche le parrucche e crei le acconciature. Sei, dunque, anche un po’ parrucchiera. Di cosa sono fatte le parrucche? Sono capelli veri o sintetici?

Dipende da bambola a bambola. Nelle biscuit si usa un capello sintetico. Sono dei rotoli, perché la parrucca già fatta ha costi molto elevati. Per cui sì, si diventa anche un po’ parrucchiere. Per le bambole … (ride) … non guardare come sono conciata io!

Da questo rotolo si taglia il pezzo, che serve, lo incolli sotto, crei la parrucca, che va sempre costruita, poi crei l’acconciatura, pettinando a tuo piacimento.

Quindi giochi in continuazione?

Sì. Ad una li raccogli, a quell’altra li lasci giù … oppure fai la treccia, di quelle molli, che vanno adesso … ognuna ha le sue caratteristiche! Guardati in giro … non ce ne è una uguale!

11

E sei pure una sarta, che disegna e realizza abiti da sogno. Questo è praticamente il trionfo della creatività?

Sì, guarda, quando io taglio … e chi mi conosce lo sa … io non riesco mai a fare un vestito uguale all’altro.

Anzitutto un abito per volta e, credimi, è un lavoraccio … guarda gli strati che ci sono… poi sono sempre alla ricerca di pizzi diversi e qui non ne trovi uno uguale.

Ma fai proprio una ricerca sui materiali?

A dire il vero, avendo collaborato con Clara – Abiti da Sposa, ho la possibilità di avere i ritagli degli abiti ed è per questo che, quando chiedono bambole uguali, non sempre posso accontentare il cliente, perché ho solo determinate quantità di un certo materiale.

Normalmente uso pizzi veri, non sintetici.

12

Le tue bambole sono sempre frutto della tua fantasia oppure ti ispiri o ti sei ispirata a persone reali?

Ti dirò … mi colpisce tanto, quando guardo una persona,  come è fatta … questo è un mio difetto …

Se io guardo quella signora, la prima cosa che noto è quell’occhio così basso … lo vedo già in una bambola dei tempi andati, quelle bambole romantiche …

Un difetto, che è anche un dono … tieni conto, che a quattrodici anni, finita la terza media, mia mamma mi ha mandata nello stabilimento delle bambole, non ho studi alle spalle. Poi successivamente ho fatto corsi di figurinista, di modellista … sempre per conto mio … non ho cultura …

Beh, mi pare che i risultati ci siano comunque …

13

Una bambola, per essere una vera bambola, deve avere un nome. Lo scegli tu o lasci il compito a chi l’acquista?

No! Lo scelgo sempre io!

Mi pare tu non sia democratica su questo …

(ride) … proprio no! Ma c’è da dire una cosa. Ogni bambola, chissà perché, mi chiama un nome. Capita che arrivi la cliente e che mi dica voglio questa. Ah, Aurora? – faccio io. E lei Perché ha un nome? Certo che ha un nome, ma se non le piace … per me è Aurora. Al 90%, però, il nome che ho scelto rimane. Bisogna dire che, guardando il bigliettino, che accompagna le bambole, si fanno condizionare. Questo lo devo dire.

14

Nella Rocca di Angera è ospitato un famosissimo ed importante Museo della Bambola. Collezioni di questo tipo sono fonte di ispirazione per te? Quanto sono importanti i modelli del passato?

Io penso che sia veramente impossibile raggiungere i livelli delle bambole del passato. Lo dico, perché ho visto anch’io quel museo e ne sono rimasta affascinata.

Mi capita di riparare tante bambole, che hanno magari anche più di cento/centocinquant’anni, quelle snodate, che hanno i dentini … hanno un valore, fidati … quando io le riparo, tremo tutta, ma ho un rispetto verso queste bambole, perché … mi commuovo a dire questo … coloro i quali le hanno costruite erano veramente degli artisti.

Io, al giorno d’oggi, non credo riuscirei mai a raggiungere quei livelli.

15

Le persone, che si trovano di fronte alle tue bambole, si rendono conto pienamente di tutto il lavoro, che sta dietro ad ogni singola bambola?

Sì, la maggior parte delle persone sì.

Però tanti, la prima cosa che dicono, ancora prima di guardare … ah le bambole, che bei vestiti, ma quanto costano! E qui sta la mia delusione, anche se poi ovviamente devo stare zitta, fa parte del mio lavoro. Non guardano il viso, non guardano i particolari, non guardano le finiture.

Questo a me fa male! Poi certo tutti possono dire la loro …

Che poi non c’è solo il mio lavoro … c’è mia mamma, che oggi ha ottant’anni, e un paio di zie … le finiture e i ricami sono tutti loro.

Metti sotto tutti allora?

(ride) a dire il vero sono state loro a tirare dentro me …

16

Credi che oggi l’artigianato sia sufficientemente valorizzato?

Non propriamente. Sai cosa? È troppo facile e scontato pensare che sia così, in quanto tutti i negozi che stanno nascendo, questi grandi centri, che sono sempre pieni così …

Ovviamente è impossibile competere con i nostri materiali … ma poi … vorrei venissi a vedere dove lavoro io, durante il giorno sei o sette ore sempre, ma poi la sera … io prima delle 2,30 non vado mai a letto, perché c’è silenzio … guarda … il corpo mi si abbandona … quello che provo io …

Emozione?

Sì, sì …  sto bene, anche se lavoro tantissime ore …

Fai una cosa che ti piace, la tua passione …

Sì, però, ripeto, vedendo tutti questi centri, sempre pieni … cineserie … per carità ho tutto il rispetto, devono mangiare pure loro … ma insomma …

Porcherie…

Ecco brava!

Altro problema. Gli ingrossi di tessuti hanno chiuso tutti. È difficilissimo reperire tessuti di qualità. Mi hanno persino proposto i macramé cinesi, i nostri sono troppo cari e ce ne sono pochi, perché hanno chiuso le fabbriche.

Le parrucche … c’era un vecchietto, zona Vicenza … ottanta e più anni … lui le fa, poverino, ma finito lui, trovami una parrucca in Italia.

Ci diventa impossibile lavorare. Questo sarà il nostro problema in futuro, perché certe attività vanno scomparendo. A me, grazie a Dio, mancano pochi anni … anche se, senti, io non smetto …

Beh, questo è chiaro! Ma magari rallenti il ritmo?

Sì, ecco, io ho anche una famiglia, ma sono esagerata.

Con due milioni di bambine, ci credo!

Sì … i miei figli hanno cominciato ad essere indipendenti fin da piccoli, figurati che mia figlia cucina per me … non mi mettere in cucina (ride).

Beh, ma ad ognuno la sua arte …

È come se non avessi neppure avuto una famiglia. Ho sacrificato la mia vita …

No, questa è la mia vita! Io vivo per questo.

17

 

Le Bambole di Angy

pagina Facebook

 

Angela Bertulessi

profilo Facebook

 

© Federica Redi

2 commenti:

  1. Bel post Federica, e complimenti ad Angela la passione si vede dai particolari.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Verbena.
      Sì, bisogna dire che questa signora ha l'arte dentro le mani e una passione decisamente non comune.

      Federica

      Elimina

Ogni tuo commento è una coccola per il nostro cuore!