07 maggio 2017

FEELING VIP. RICETTE DI FAMIGLIA 2017

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Una bella giornata di sole per fortuna! Visti i temporali dei giorni passati, pare quasi che il cielo si sia finalmente deciso a farci un regalo.

La location è incantevole, così come immaginavamo. Del resto le molte fotografie trovate nel web lasciavano poco spazio ai dubbi.

Arriviamo con grande anticipo, perché la curiosità è troppa e non vogliamo perderci neppure un minuto di tutto quello, che sta per accadere.

Strano, non ci sia ancora nessuno, però …

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Senti, sediamoci, io non penso sia un problema …

No, non penso. Però io andrei lì, sotto la tenda, il sole è già bello forte …

Sì, va bene.

 

Sarà la temperatura gradevole, sarà la brezzolina primaverile, sarà la naturale sonnolenza del primo pomeriggio, sarà  che ricordare è sempre bello …

 

Quand’è che ti sei sposata, Barbie?

Nel maggio del 2007, sono già dieci anni. E tu, Fede?

Io ti batto, nel 2001. Pieno luglio … amo l’estate. Matrimonio tradizionale?

Sì, dire di sì.

Non mi dire, che avevi l’abito da meringa …

Ah, ma no, da meringa proprio no, però abito lungo con tanto di strascico … noto una certa ironia …

Figurati! Però io mi sono sposata con i pantaloni, fai tu …

No, davvero?

Sì, davvero.

Ma sei una rivoluzionaria!

Macché rivoluzionaria … ho semplicemente fatto le cose a modo mio. Non ho voluto rinunciare a certe cose, ma certe altre sono state eliminate. Non mi interessavano proprio. Non è che, perché mi sposo, devo andare contro il mio modo di essere, no?

Ah, no certo. Anche noi abbiamo organizzato tutto da soli, come ci piaceva, ognuno si è occupato di qualcosa in particolare. Dove ti sei sposata?

In Val di Non, al Santuario di San Romedio, una delle perle del Trentino, lo conosci?

Sì, me ne avevi parlato, quando verrò in vacanza questa estate, ci andremo insieme, sono curiosa di vederlo dal vero.

Vale la pena … un posto magnifico, con una storia secolare … è stata una scelta un po’ strana, ma ho bei ricordi legati a quel posto … mi pareva una scelta naturale. Tu, invece, dove?

Nella Basilica dei SS.Bonifacio e Alessio all’Aventino …

Mai sentita nominare … oddio, io a Roma ci sono stata poche volte, non è che la conosco proprio bene. Me la guardo su Internet …

Eravate tanti?

No, no, pochissimi … selezione spietata … ha senso invitare le persone vicine, non chi, di fatto, conosci poco …

D’accordo, eravamo pochi pure noi. Pranzo o cena?

Cena … a buffet … anche se c’erano comunque tavoli apparecchiati per sedersi … ma non c’erano posti stabiliti, sai … tutti liberi di mettersi vicino a chi voleva … a me sono bastati i matrimoni, cui sono stata invitata … mi sono rifiutata di infliggere il medesimo supplizio ai miei ospiti … devo dire, che hanno ringraziato in molti per questa scelta …

Lo immagino … noi invece pranzo, mi sono sposata al mattino, e poi siamo andati a Castel Gandolfo…

Dal Papa?

Taci, c’era davvero … non ho potuto manco fare le foto, era tutto transennato … in compenso ho avuto molte foto da sconosciuti, turisti, a Roma …

Come le star?

Sì, ecco.

Pure noi ci siamo trasferiti … un po’ tanto  … sulla strada per il Garda … mi avranno maledetta, ma il buffet non lo facevano ovunque … non ho avuto molta scelta …

Che avete mangiato di buono?

Ma, c’era di tutto e di più … per tutti i gusti … abbiamo voluto molta varietà, per accontentare tutti… è stato bello vedere l’andirivieni di piatti colorati … era tutto molto buono, ma non ricordo ora una cosa in particolare …

La nostra pietanza più buona è stata la zuppa in crosta di pane... sì, lo so, inusuale per un matrimonio …

Relativo … se è piaciuta … E la torta?

Una sbriciolata di millefoglie al cioccolato …

Sfoglia pure noi, però niente cioccolato … magnifica … famosissima in città …

Sai che …

 

Scusate, che ci fate qui?

Una voce poco amichevole, in un attimo, ci fa rendere conto, che noi lì proprio non ci possiamo stare.

Sì, ma, ci scusi … Ricette di Famiglia … i Fiori d’Arancio … i personaggi celebri, che rivivono il loro matrimonio …

Voi non siete celebri … questi sono i posti riservati agli ospiti …

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Anche nel 2017, per il quarto anno consecutivo, torna ad Artigianato e Palazzo l’evento parallelo Ricette di Famiglia.

L’iniziativa, a cura della giornalista gastronomica Annamaria Tossani e nata per il ventennale della Mostra, ha come obiettivo quello di promuovere la cultura gastronomica italiana.

Incontri quotidiani, in cui si incrociano racconti di scrittori, pietanze cucinate da celebri chef, preziosissime testimonianze del passato. Un mix stimolante, che di anno in anno attira un pubblico sempre più numeroso.

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Per saperne di più abbiamo voluto contattare la Signora Annamaria, che molto gentilmente ha risposto alle nostre domande.

 

Come nasce l'idea di Ricette di Famiglia?

Ricette di Famiglia nasce da un incontro con la Principessa Corsini e Neri Torrigiani. Mi hanno chiesto, che cosa potessi pensare di un angolo dedicato alla cucina e che cosa mi piacesse fare.

Da molto tempo io sono appassionata di ricette di famiglia. Per ricette di famiglia intendo quel bagaglio, che ognuno di noi può avere:  dal piccolo foglietto sbiadito trovato nel cassetto della nonna, fino al ricettario magari più ordinato e composto fatto dalla mamma. Ho letto vari ricettari, di famiglie nobili, ma anche di semplici cuoche. Ognuno di noi ha la voglia di appuntarsi la ricetta preferita!

E questo voler, appunto, coniugare i ricordi con la cucina attuale, mi sembrava fosse perfetto per un ambiente così ricco di atmosfera, ma anche di storia, come quello che ospita Artigianato e Palazzo.

Ci siamo comunque tutti subito innamorati di questa idea e siamo partiti con la ricerca di alcuni ricettari, siano essi la cronaca, che può essere molto fedele nel tempo, di una storia di una famiglia - come ci è capitato, trovando un ricettario di una famiglia nobile modenese – o gli scritti di grandi autori, ad esempio Alan Bay, che ha scritto di cucina, che decidono di lasciare la memoria delle loro migliori ricette.

Tutti noi, e comunque tutti quelli, che abbiamo trovato, avevano un patrimonio di ricette di famiglia, quindi la storia delle loro tradizioni. Ricette, cui associamo memorie affettive, ricordi … Fabrizia Lanza la sua Sicilia, Stefania Barzini la storia della cucina durante la guerra e dopo la guerra … cioè ci sono, in ognuno di noi, dei ricordi, che poi riaffiorano e che sono delle memorie del tutto riferibili alla cucina.

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Il concetto di famiglia richiama il legame con le nostre radici. Le ricette, le abitudini culinarie, gli usi sono dunque un patrimonio, che merita di essere tramandato?

Quando parliamo di cucina nell’ambito appunto familiare – quindi io non parlo mai di chef e di grandi ristoranti – si pensa comunque ad una sorta di comfort food. Quando pensiamo ad un pranzo di Natale, ci vengono in mente immediatamente i nostri ricordi, quelli che magari erano legati all’infanzia e sono quelli, che poi diventano i ricordi, che fanno scegliere un piatto e una ricetta piuttosto che un’altra.

Decisamente ci sono i piatti di famiglia e non si può fare a meno di associare alla cucina, nel bene e nel male - quindi anche brutti ricordi - delle emozioni.  Queste emozioni sono quelle, che fanno parte di noi. Quando si parla della nonna, si pensa ad una ricetta, che la nonna diceva era la ricetta della mia mamma. Se si pensa alla mamma della nonna, lei ci avrebbe sicuramente detto … in tempo di guerra mangiavamo …

Se noi ci soffermiamo, nella nostra fretta di cucinare, di fare la spesa o di adeguarci magari a dei modelli di cucina, se noi ci soffermiamo un attimo a pensare a quella, che è la nostra cucina normale di casa, sicuramente troveremo degli elementi di aggancio molto stretti con quello, che era il nostro passato ... Il ragù della nonna era più buono, io lo faccio in questo modo.

Al tempo stesso cerchiamo di essere pratici, nella ricerca di quel tempo, di cui abbiamo sempre fame e bisogno per fare la spesa, per cucinare, ma anche per avere degli amici a casa.

Decisamente questo patrimonio personale non può essere distrutto. E, inconsapevolmente, ognuno di noi, che sia uomo o donna – perché la cucina alla fine diventa una passione oltre che essere una necessità primaria - racconta se stesso ai propri figli. Quindi, nel nostro quotidiano, ognuno trasmette qualcosa, invitando a casa o cucinando, all’altro. Sia esso parente, figlio o amico, al quale dai qualcosa di te stesso.

Questo secondo me è un patrimonio, che ci portiamo dietro – veramente – da generazioni.

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La formula, senza dubbio particolare, prevede la presentazione di originali libri di cucina, mentre noti chef ripropongono ricette antiche. Quale di questi due aspetti, secondo Lei, incuriosisce maggiormente il pubblico?

La formula iniziale, appunto, era quella di cercare e di trovare dei ricettari.

Per ricette di famiglia si intende – come vi ho spiegato – non solo il ricettario di famiglia, che è stato magari ristampato a cura di un nipote, che lo ha ritrovato, ma è anche la storia di qualche grande personaggio, come può essere Gualtiero Marchesi, che nell’ultimo suo libro racconta il suo percorso attraverso le ricette  più amate.  Ma è anche la storia di Beppe Bigazzi, che racconta se stesso, ad esempio, attraverso dei piatti poveri del dopoguerra.

Quindi questa scelta di libri si è basata proprio sul personale. Cioè, in un momento in cui i libri di cucina sono diventati  talmente tanti da rendere insopportabile entrare in una libreria e vedere all’inizio solo quelli, la nostra scelta è stata quella di ricercare quello che è di più personale e di più particolare nell’ambito proprio della cucina.

Il fatto di abbinare degli chef, dei cuochi come mi piace chiamare, più o meno importanti e stellati, a questi libri, a queste ricette, che quindi vengono analizzate e raccontate con maestria da personaggi, che hanno tanto da dire, crea una magia con il pubblico. Le ricette vengono, quindi, da una parte raccontate, dall’altra realizzate.

È un po’ come essere nella cucina di un amico, in questo caso nella cucina di Artigianato e Palazzo, nella mia cucina, dove vengono degli amici e altri amici chiedono. E ci si racconta, cucinando ed assaggiando.

Questo modo molto semplice, molto casuale, molto normale di ospitare è proprio in quella che, fin dai tempi dei tempi, è sempre stata considerata la stanza forse più importante della casa, cioè la cucina, che fosse appannaggio della servitù o che fosse invece, come oggi, regno – visto che sono cucine, che sembrano salotti -  dei padroni di casa. La cucina è quella dove ci si confronta, dove ci si fanno le confidenze. La tavola è dove si possono fare grandi guerre … pensate a quelle adolescenziali … ma anche grandi ed importanti accordi … pensiamo ai grandi accordi diplomatici o alla grande politica internazionale.

La presenza di questi chef è sicuramente motivo di interesse, perché, anche se ognuno di loro ha una bella storia da raccontare, ha comunque una sua idea di come interpretare queste ricette.

Quello che però, secondo me, diverte di più è proprio il concetto di avere un personaggio, che ha veramente qualche cosa da dire e nel quale noi ci identifichiamo. Ci identifichiamo con il suo messaggio, che è quello di voler tramandare qualcosa di noi attraverso il cibo.

Il cibo è, comunque, uno dei mezzi più importanti, per tramandare la cultura di un popolo. Pensate ad uno dei piatti tipici del dopo guerra, una semplicissima minestra di lattuga, che è stata realizzata da un grande chef, nel modo più semplice, proprio secondo la ricetta, che era stata indicata e che ha conquistato tutti.

Noi, quindi, non parliamo di grandi fagiani o trionfi di crema particolari. Cerchiamo di valorizzare un qualche cosa di diverso.

Cultura del personaggio; cultura dello chef; curiosità da parte del pubblico; ambiente delizioso - perché è soave il profumo delle rose, è bella questa tenda, che sventola con il ventolino sul far della sera; allestimento particolare, estremamente semplice e rigoroso, ma fatto da un grande artista come Barthel; messaggio implicito molto sottile, ma al tempo stesso incisivo, del far servire su piatti Ginori, con posate e bicchieri e non con la carta; ecco, tutto questo fa sì, che questo piccolo spazio di un’ora neanche diventi degno di essere ospitato ad Artigianato e Palazzo.

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Ci racconta un episodio simpatico di questa sua esperienza ad Artigianato e Palazzo?

Di episodi simpatici di questa mia esperienza ne potrei raccontare diversi, ma quello che accomuna probabilmente tutti, tutti gli appuntamenti in questi anni è questo. Alla fine il pubblico … personaggi, che vogliono assaggiare, incontrare, comprare il libro, avere un autografo, chiedere, fare … tutti vengono da me, suggerendomi una ricetta di famiglia.

E questo, secondo me, è a conferma proprio, che nelle cucine e nelle nostre case c’è veramente un grande patrimonio di ricette, che vogliamo condividere con altri.

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Quest'anno il tema della mostra sarà Fiori d'Arancio e Ricette di Famiglia sarà un pochino diversa: ci saranno personaggi noti, che racconteranno il loro matrimonio. Qualche anticipazione?

A dimostrazione che l’artigianato e quindi il valore del lavoro, che viene fatto da noi italiani, è riconosciuto in tutto il mondo, l’appuntamento di quest’anno è con dei personaggi molto particolari.

Iniziamo con Edoardo Agresti, un fotografo di fama internazionale, che appunto ci racconterà non solo il suo libro prediletto, ma il suo modo di interpretare il matrimonio attraverso la fotografia.

È un libro di fotografie, da cui lui ha tratto l’ispirazione, tanto da diventare un collezionista di libri di fotografia (possibilmente prima edizione e tutti autografati). Quindi immaginate questa passione, questo collezionismo, questo amore per i libri…

Fotografo internazionale, è stato chiamato a fotografare un matrimonio di un principe nigeriano, un matrimonio in Scozia di un plurimiliardario, tantissimi matrimoni indiani … ma anche in Italia … Lago di Garda, Como, Firenze, grandi famiglie…

La fotografia è un arte, per la quale si vince l’Oscar, ma è anche artigianato, perché saper guardare attraverso la macchina fotografica, interpretare, sentire è come forgiare un elemento.

L’ho scelto, perché ha quel tocco gentile, di grande atmosfera … devo dire, che gli sposi vengono fuori molto alla lontana, viene fuori soprattutto un grande fotografo. Quindi mi piace pensare di poter far capire, che cosa significhi oggi fotografare un matrimonio.

Il secondo appuntamento è con una event designer, potremmo dire, anche lei importante, che ha iniziato con Floralia.

Floralia è un negozio, un atelier di fiori di ispirazione decisamente francese, nato ormai diversi anni fa.

Il buon gusto di questa persona, Simona Giordano, estremamente semplice, grande lavoratrice, ma con un mondo interiore, che poi riesce a far venir fuori in grandi e piccoli allestimenti, tutti veramente di gran buon gusto, ha fatto sì che diventasse in pochi anni non una wedding planner, come ormai se ne spacciano e ce ne sono anche troppe, ma una persona che prende, un po’ come poteva essere la vecchia zia, per mano la mamma della sposa, la mamma dello sposo, la sposa e cerca di organizzare con amore, con passione, con umiltà, con devozione, tutto quello che ruota intorno ad un matrimonio.

Quindi raccontare oggi, che cosa significa un matrimonio, ma anche il mondo di Piccole Donne, che è uno dei libri che ha amato … pensate a quanti  matrimoni vi sono in Piccole Donne ... avremo, insomma, un incontro molto particolare fra il sogno e la realtà.

Non poteva mancare una delle più importanti e più note giornaliste di costume, Eva Desiderio.

Eva Desiderio, donna di grande charme, molto silenziosa, molto pacata, molto lontana da quelle, che sono le grandi giornaliste di costume o di moda, che sono estremamente, scusatemi, modaiole.

Lei è una donna, che appare molto lontana, molto distaccata, in realtà curiosa e soprattutto arguta. Mai cattiva, semmai ironica.

Chi meglio di lei poteva raccontare il cambiamento del sociale, abbinandolo ai matrimoni? Voi pensate che i matrimoni degli anni ‘60 erano in un modo, negli anni ‘70  erano grandi banchetti placés.

Poi l’uso di esporre il corredo. Io vorrei tanto, che tornasse l’amore per il corredo. Belle cose, che vengono utilizzate, che ricordano proprio la famiglia. Ognuno di noi ce l’ha, non vendetelo, vi prego, usatelo!

Mi piace pensare a quelli che erano i banchetti di una volta, con quelle grandi torte, dove ci stavano gli sposini. Adesso siamo finiti al finger food, anche dolce, che ci fa pensare non alla maestria di un grandissimo ed eccezionale pasticciere, che riesce a creare volute, piani e castelli … le torte … il taglio della torta, rappresentava il momento più importante. Adesso ci viene da pensare ad una catena di montaggio … accanto alla pallina di gelato, al millefoglie, viene aggiunta una goccia di cioccolata, da una prima persona; dalla seconda viene aggiunta la fragolina, la terza spolvera i piatto …

Le bomboniere, i confetti … che fine hanno fatto?  Che fine ha fatto il lancio del mazzolino della sposa? Cosa è cambiato?

La lista di nozze esiste ancora? Oggi la lista di nozze non rappresenta più un investimento per la propria vita e per la propria casa. Prima si approfittava per chiedere magari il servito più caro, che sapevamo sarebbe stato il servito per le feste, ma anche un servito da guardare con gioia e con rispetto… pensate ad un servito di Ginori, che oggi non può costare meno di diecimila euro … oggi si preferisce avere la bustina per andare alle Maldive.

Tutto questo, che dal mio punto di vista personale, può essere molto discutibile e non giustificabile con la parola al passo con i tempi, vi verrà raccontato molto, ma molto bene, da Eva Desiderio, che racconterà anche quelli che sono i matrimoni più importanti, cui lei è stata invitata … reali, grandi politici, grandi personaggi  … attraverso un’angolazione diversa, che è quella del sogno.

Tutti noi amiamo fermarci davanti al televisore, magari anche solo un secondo, se c’è un grande matrimonio ... Kate Middleton e il principe, Amal e George Clooney … il fascino di un matrimonio internazionale alla fine coinvolge, se non altro per curiosità.

L’ultimo appuntamento è dedicato alle torte … e qui vorrei fare, anche attraverso di voi, un appello … mandate, mandate fotografie delle vostre torte di nozze, delle torte di nozze dei vostri amici, di quelle dei nonni … vogliamo far ritornare la voglia di riappropriarci di un momento, che era assolutamente significativo, bello, e che oggi può comunque anche essere attualizzato in modo divertente.

Una fotografia sarà scelta dal Comitato e la persona, che l’avrà segnalata, sarà ospite per un weekend della Starhotel. Sarà anche ospite di Ricette di Famiglia, mentre un grande chef realizzerà la torta in questione.

Quattro saranno i cuochi, che affiancheranno i nostri prescelti, ma ci sarà anche un cuoco vegano molto interessante, a dimostrazione che ormai molti matrimoni sono assolutamente vegan.

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Il mondo racchiuso in una ricetta. Quale?

Questa domanda mi mette in difficoltà, nel senso che ho riflettuto molto a quello che voi mi avete chiesto.

Mi piacerebbe pensare, che voi mi abbiate chiesto quale sia l’elemento, l’ingrediente, che coniugato in varie latitudini possa essere un simbolo dovunque riconosciuto come importante, come basilare, per sfamarsi.

Un pugno di riso.

Questo per non dimenticarsi che, quando ci appaiono quelle immagini di bambini in Africa, che tendono la manina, dove magari c’è solo una ciotola di riso, questo è il simbolo della fame.

Da parte nostra ci deve essere umiltà, dobbiamo pensare, che il risotto meraviglioso con sopra le foglie d’oro, che noi possiamo fare con un grande chef - quel Gualtiero Marchesi che io amo molto e che è stato ospite ad Artigianato e Palazzo – abbia la stessa valenza, la stessa importanza, di un pugno di riso … un riso alle spezie orientale, il riso con fagioli del Sud America, il sakè orientale, il riso fatto come budino…

Insomma il riso!

Io direi, che questo pugno di riso può, se noi lo riusciamo capire, veramente aiutare a cambiare il mondo. Questo per me è il messaggio, che deve essere dato … semplicità, umiltà.

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Sì, Annamaria, ha pienamente compreso il senso della nostra domanda.

Ci auguriamo, dunque, che questo messaggio pieno di speranza venga colto da più persone possibili.

 

E noi?

Noi abbiamo un po’ giocato con i nostri lettori, divertendoci a ricordare i nostri matrimoni.

Per tutti il giorno del sì rimane, qualsiasi scelta si faccia, qualsiasi soluzione si preferisca, un giorno speciale.

A distanza di molti anni abbiamo voluto sentirci ancora protagoniste… pure un po’ … vip.

Ma, capiteci, quando ci ricapita di raccontare quel giorno magico sotto una tenda del Giardino Corsini?

 

A domenica prossima.

 

© Vite a regola d’arte

2 commenti:

  1. Bene fanciulline, io vi batto. 26 gennaio 1985! 😊😊😊😊
    Niente abito bomboniera, nevicava. Tailleurs di lana e stivali!

    Bel post!

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    Risposte
    1. Tu sì che sei una donna con gli attributi, Patri!

      Un abbraccio

      Federica

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