15 giugno 2017

ANGELO LUSSIANA. IL GENIO DEL CARTONE

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Non era proprio convinto di farsi fotografare, Angelo Lussiana, quel giorno a Paratissima, ma – voi lo sapete – noi di Vite a regola d’arte siamo un tantino cocciute ed otteniamo sempre quello che vogliamo.

Perdonateci, ci piace davvero tanto mostrarvi non solo le opere straordinarie, ma anche il viso delle persone, che incontriamo nelle nostre peregrinazioni fra fiere e mercati.

Sarebbe pure bello, anche se non sempre possibile, potervi far sentire le nostre registrazioni, quei file preziosi, che teniamo in archivio in attesa di utilizzo e che ci riportano ad incontri spesso lontani nel tempo, ma sempre vivi nella memoria, perché non di soli capolavori sono fatte le nostre avventure.

Voce, intonazione, intercalare, risate, pause sono tutti aspetti, che è difficilissimo rendere per iscritto, ma sono quelli, che scolpiscono nella mente il ricordo di una certa persona.

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Me lo rammentavo simpatico, Angelo, ma risentire oggi, dopo tanti mesi, la nostra chiacchierata mi ha anche fatto ricordare il perché.

Persona gioviale, disponibile, umile - di quell’umiltà, che i veri geni hanno nel loro DNA, ma che spesso non si rendono conto neppure di avere – si era raccontato con semplicità, inizialmente con una certa timidezza, sciogliendosi via via con il procedere della conversazione.

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Una vita dedicata a tutt’altro, ma con la voglia di fare sempre latente, Angelo nel corso della sua vita si è dedicato ad hobby manuali di diverso tipo (sculture in pietra e in bronzo, intaglio del legno, lavorazione della ceramica), trovando solo in tempi relativamente recenti la sua strada.

Non semplicemente un altro materiale, altre lavorazioni, diverse realizzazioni, ma una vera e propria rivoluzione.

Usare il cartone per creare oggetti, che con il cartone – teoricamente – hanno poco a che fare, è già osare, ma addirittura inventare un vero e proprio tessuto, per poter realizzare ciò che frulla in testa è davvero andare oltre.

Ed è proprio quell’oltre, che Angelo mi ha raccontato.

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Quando e come nasce la passione per il cartone?

Quattro anni fa circa … per sbaglio!

Come tutte le cose belle!

Sì … la colpa è di quelle renne …

Perché?

Perché mia figlia mi ha chiesto di fare dei segnaposto per il pranzo di Natale.

Io all’epoca lavoravo il legno, creavo piccoli oggetti di design in legno, così ho provato a tagliarne due o tre, ma era un lavoro estremamente lungo e laborioso, così ho deciso di provare con un altro materiale. Ho preso la cassetta della frutta e ho usato quella.

Da allora ho capito, che con il cartone si possono fare tante cose e da lì è nato tutto.

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Perché hai scelto questo materiale e proprio questo? Qual è il suo maggior pregio?

No, il materiale è stato scelto proprio per una casualità, che mi ha fatto capire che …

Il pregio è che, nonostante la leggerezza, nonostante lo si denigri, è robusto e tiene. Con quello ci fai di tutto. Può fare il movimento, può fare l’ingranaggio, può fare la cerniera di una borsetta o di una valigetta.

Ha un pregio favoloso!

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Ci sono, invece, difficoltà precise nella sua lavorazione, ostacoli che si devono superare?

Sì, beh, bisogna pensarci … siccome tutto è riproducibile con il cartone … questo è il mio scopo, il mio obiettivo, quindi devo dimostrare che è fattibile … per cui di volta in volta io mi devo adeguare.

Così mi sono inventato una tecnica nuova per fare certe superfici, che nessuno sa fare, per cui mi vengono i vasi rotondi e movimentati su tutte le superfici, pur mantenendo la stessa texture in ogni punto.

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Hai creato un particolare tessuto di cartone formato, unendo fra loro centinaia di striscioline. Ci puoi spiegare come funziona?

Oh, è molto facile! Il cartone viene venduto a fogli. Io lo taglio a lamelle di 5 mm l’una ..

5 mm? E come lo tagli?

Se vuoi andare veloce con il cutter, ma non sta ben perpendicolare e allora si usa un macchinario, una specie di fresa, che va avanti ed indietro da sola.

Pensavo lo facessi a mano …

No, ma tanto è peggio, perché poi bisogna carteggiare tutto, perché rimane tutta quella polverina … è una galera … l’ideale sarebbe andare in industria a farselo tagliare, perché loro tagliano bene con un cutter, che però sta ben perpendicolare alla superficie, peccato che costi 60 euro all’ora.

Sì, quindi magari …

… lasci perdere.

Poi, dopo che li ho tagliati tutti, mi rimetto lì con la colla per assemblare il pezzo, che ho tagliato. Quando poi tutto è assemblato, una bella scartavetrata per uniformare le superfici, per poi avere il materiale sul quale poi cominciare a lavorare.

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Gli oggetti, che crei, sono senza dubbio bellissimi, ma – mi chiedo – sono anche funzionali? Penso ad una borsa o ad un tavolino …

Certo! Io penso l’oggetto per un suo utilizzo, deve funzionare, deve saper riprodurre esattamente quanto fatto con un altro materiale. Quindi se una borsetta viene fatta in cuoio, io la faccio con il cartone ed è usabile esattamente come quella. Deve essere flessibile, deve essere capiente, deve essere robusta e deve essere impermeabile …

Riesce ad essere impermeabile?

Sì, si usa lo stesso identico spray dello scamosciato. E  funziona.

Ma infatti mi chiedevo proprio in caso di pioggia …

Beh, certo, se prende proprio un acquazzone, è meglio magari proteggerla con il soprabito o con altre cose, ma basta non toccarla, quando si arriva a casa. Basta metterla in un posto fresco, non riscaldato, si lascia asciugare pian piano, anche per una settimana, e torna com’era.

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Che cosa ti dà l’input per creare? Qual è la molla, che ti porta ad inventare un nuovo oggetto?

Ma … a volte un nonnulla, mi basta un movimento … e decido di riprodurlo … mi basta una piega nella natura oppure una forma, qualcosa che mi prenda …

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È vero, che inserisci sempre nei tuoi lavori qualcosa, che si muove? È un modo per rendere viva l’opera d’arte?

Sì, il movimento lo metto sempre. Forse magari per soddisfare la mia … diciamo … vena meccanica … da piccolo non ho mai portato un giocattolo oltre la settimana, l’ho sempre aperto per vedere, come funzionava …

Ah, eri di quelli, che smontavano i giocattoli?

Sempre regolarmente! Ho ancora le rotelle, che girano per casa dopo quarant’anni. E non le butto, perché …

Potrebbero sempre servire?

Potrebbero sempre servire!

09Che cosa ti piacerebbe dicesse la gente dei tuoi lavori? E cosa, invece, speri non venga mai detto?

Diciamo che quello, che dicono, mi piace: sono geniali, lei è un genio, sono bellissimi.

Sono però stufo di sentirmi dire e quando piove? (ride) Prima o poi devo decidermi a fare un filmatino, in cui butto questa borsa nell’acqua e sta a galla.

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Qual è, secondo te, il compito principale di un artista?

Ah, non saprei … perché io sono un artista? O sono un artigiano? O sono un maker? O sono un designer?

Cosa ti ritieni?

Non lo so proprio … un personaggio in cerca d’autore.

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Perché la gente comune è quasi intimorita dall’arte contemporanea? Cosa si potrebbe fare per avvicinarla?

Non ne ho idea. Io potrei essere tranquillamente fra quelli intimoriti, per cui non ho una risposta.

Mi affascina, ogni tanto c’è qualcosa, che mi piace, anche se non capisco il perché, però suscita emozione e quindi, forse, basta quello.

Beh, sì, è il cuore …

Sì, quindi non c’è da spiegare nulla.

Io non mi ritengo nell’arte contemporanea, perché riproduco oggetti di uso comune ed infatti mi vedo più come un buon artigiano piuttosto che un artista.

Ma la linea di confine fra arte ed artigianato è molto sottile …

Sì, lo so, ma penso che sotto il lavoro di un buon artista ci sia sempre un pensiero. Nel mio caso non c’è un vero pensiero … a parte quello di voler dimostrare, che tutto è riproducibile in cartone!

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Saluto Angelo, ma non prima di essermi fatta spiegare quel misterioso oggetto definito mobile relazionale.

Ma che cos’è?

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Questo qui è un mobile relazionale, un primo esempio.

È l’idea di un veterinario (Luca Cantini, N.d.A.), che asserisce, che l’animale è comunque uno della famiglia e quindi va trattato come tale. Anche lui ha i suoi mobili.

Allora, quando uno esce, ha lo stress di dover cercare tutti gli oggetti, che servono … il cappottino del cagnolino, il guinzaglio, i sacchettini, la pallina. Ma poi ci sono il suo cappotto, il suo ombrello, il suo cappello … Ecco, ammucchia tutto qua su questo attaccapanni, che si chiama ESKO, ed è tutto lì pronto. C’è pure la lavagna per segnare gli appuntamenti, che ha, ma che ha anche il suo cane – il veterinario, la vaccinazione…

È personalizzato, perché se il proprietario è un uomo la figura è maschile, se è una donna è femminile. Il profilo del cane è proprio quello del suo cane! Mi dice che animale ha e noi lo riproduciamo.

E questo è il primo progetto?

Sì, è una prima proposta, che facciamo qui a Paratissima, e vediamo cosa succede.

In futuro ci saranno il divanetto da mettere vicino al divano e poi anche il podio per fare l’agility in casa, quindi con tanto di giochini per il cagnolino, ma anche per i bambini, in modo che interagiscano fra loro.

Ha delle idee fortissime, mi è piaciuto un sacco. Mi ha trovato lui su Internet e mi ha chiesto la collaborazione …

La scelta del cartone per una scelta eco è essenziale.

È una bella sfida!


Angelo Lussiana

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© Federica Redi

2 commenti:

  1. Bellissimo! E che tecnica! E che oggetti interessanti di arredo e personali! Una bellissima scoperta e complimenti ad Angelo.
    Alla prossima discovery 😁
    Marina

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    Risposte
    1. Al di là degli oggetti, che in ogni caso sono incredibili, sconcerta l'abilità nell'aver creato un simile tessuto.
      Per me è praticamente fantascienza.

      Federica

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