22 giugno 2017

EDOARDO AGRESTI. IL MATRIMONIO COME REPORTAGE

Edoardo Agresti

Quando mi sono sposata, ho eliminato tante cose ritenute dai più assolutamente indispensabili per la riuscita di una cerimonia perfetta, a cominciare dall’abito tradizionale, che ho sempre trovato insopportabile in tutte le sue forme, passando per le classica bomboniera, oggetto inutile e spesso fonte di imbarazzanti sorrisi, arrivando ad alcuni parenti stretti, che proprio così stretti non erano.

Quello a cui, però, non avrei mai e poi mai rinunciato è il servizio fotografico e il fotografo, che avevo scelto, prenotandolo con molti mesi in anticipo, perché molto richiesto.

Non era sicuramente una questione di bravura, perché di professionisti esperti, anche in una città piccola come la mia, se ne trovavano anche, era soprattutto una questione di approccio.

E il suo era piuttosto fuori dalla norma.

La normalità di quel momento – e non si parla certo di secoli fa – era molto poco compatibile con i miei gusti e, soprattutto, portava a risultati così finti, che gli album, tutti peraltro uguali fra loro, erano così noiosi da vedere e così scontati da non riuscire minimamente ad emozionare.

I suoi, invece, piacevano.

Piacevano, perché era evidente, anche per chi non aveva personalmente partecipato, il divertimento di tutti – sposi e non – di posare per scatti molto poco standard, spesso divertenti, a volte piuttosto bizzarri.

Insomma fare un servizio fotografico era un divertimento dall’inizio alla fine, non un supplizio!

E il ricordo, che rimaneva, non era il copia-incolla di quello dell’amico, del cugino, del collega di lavoro.


Con questo tipo di esperienza alla spalle, non potevo non essere incuriosita, partecipando al primo appuntamento di Ricette di Famiglia 2017, dai racconti straordinari di Edoardo Agresti, fotografo di fama internazionale, specializzato in matrimoni da sogno.

Il mio interesse non era circoscritto al racconto di incredibili cerimonie VIP o di ricevimenti formato luxury, ma volevo capire anche come un fotografo di tale livello si rapportasse all’evento in sé e se quei dogmi, che io avevo sempre detestato, sono poi così importanti, come sembra.

Con piacere immenso, quindi, e pure con una discreta soddisfazione, ho trovato conferma a molte mie convinzioni e anche se, naturalmente, io non sono né una principessa africana né una ricca ereditiera russa e non mi sono sposata né in un castello scozzese né in una villa sui colli toscani, l’idea di aver osato un po’ di più e di aver optato per l’alterativa mi pare ancora oggi la scelta migliore che potessi fare.

Perché anche il mio essere immortalata dopo una rovinosa caduta, il mio taglio della torta sotto la minaccia di una bottiglia d’acqua o il mio passeggiare nell’orto con un rastrello in mano hanno molto più senso della torta mariage finta materializzatasi al matrimonio di amici giusto per il tempo necessario allo scatto.

Raccontare ciò che veramente è accaduto è l’obiettivo della fotografia di reportage in generale.

Edoardo Agresti ci ha dimostrato, che questa prospettiva può essere facilmente applicabile, con risultati eccelsi, anche alla fotografia di matrimonio.


Mettetevi comodi, dunque, ed immergetevi nel racconto!

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Non finisce qui, perché di Edoardo Agresti parleremo ancora.

Così come torneremo su questo primo appuntamento di Ricette di Famiglia, perché c’è un bravissimo chef da conoscere e una strabiliante ricetta da scoprire.


Edoardo Agresti

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© Federica Redi

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