05 giugno 2017

L’ATELIER DELLA CALCE E LA RISCOPERTA DI UN ANTICO MATERIALE

IMG_3134Atelier della CalceIl più antico manufatto rinvenuto realizzato con la calce è un calcestruzzo usato in una pavimentazione ritrovata nel 1985 a Yiftah nella Galilea meridionale (Israele) ed è datato al 7000 a.C.

Da allora, nei secoli, la calce è stata utilizzata per costruire e per decorare case ed edifici.

Michelangelo così scriveva al suo capomastro:

…Questa malta è composta d’una parte di mattone ben pesto e setacciato, di due parti di arena di cava ben crivellata, di un quarto di calce smorzata e stemprata, e di un quarto di calce viva in polvere.

Tutte queste sostanze devono misticarsi esattamente, umettarsi con un tantino d’acqua e manipolarsi insieme per tanto tempo, finché il tutto s’incorpori perfettamente e divenga omogeneo e compatto…


Immaginerete, quindi, la mia curiosità quando ho scoperto, che tra gli espositori di Artigianato e Palazzo ci sarebbe stata anche l’Atelier della Calce, azienda edile artigiana, che si occupa di ristrutturare solo con materiali naturali, di bioedilizia e di restauro e che fa della calce la materia prima per eccellenza.

A Palazzo Corsini, a fare da padrona di casa nell’Atelier, ho trovato Carolina Reviglio della Veneria, che mi ha spiegato le proprietà della calce e le sue possibili applicazioni nell’edilizia e nella decorazione e del perché la calce debba considerarsi il materiale del futuro e non solamente del passato.


Di che cosa si occupa l’Atelier della Calce?

Si occupa di ristrutturazioni e di decorazioni con materiali naturali e in particolare con la calce.

La calce è una pietra di calcare estratta dalle cave, che viene cotta nei forni e poi spenta con l’acqua. Questo processo genera una reazione chimica, dalla quale viene fuori una sostanza caustica, la calce viva.

La calce viva miscelata con pietre e sabbie inerti fa gli intonaci.

Lasciata invecchiare, invece, perde la causticità e diventa grassello di calce che, miscelato con le terre, gli ossidi, olii e cere naturali, diventa la tinta a calce.

La calce è usata da sempre nelle costruzioni e ha la caratteristica di far respirare la casa e quindi di evitare la formazione di umidità.

Nel dopoguerra, con la scoperta dei materiali derivati dal petrolio, è venuto meno l’utilizzo della calce e si sono perse le maestrie nell’uso della calce. Ora pochi la sanno usare.

Il cemento non fa respirare la casa e, quindi, a lungo andare di spacca. La calce dura per sempre e le case sono sane e senza campi magnetici.

Con l’avvento di questi nuovi materiali le nostre città d’Italia sono diventate più brutte, perché si usano tinte acriliche, che sono piatte.


Cosa si può realizzare con la calce?

Intonaci, marmorini, intonachini, che con la cera d’api e il sapone di Marsiglia diventano impermeabili e quindi si possono usare per bagno e cucina.

La calce si può usare anche per realizzare pavimenti.

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È difficile poi mantenere i pavimenti?

No, perché grazie al trattamento con cera d’api e sapone di Marsiglia possono essere lavati normalmente come qualsiasi tipo di pavimento. La calce, poi, è sempre rimalleabile e quindi si possono aggiustare eventuali crepe e sbeccature dovute a oggetti che cadono sul pavimento.

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C’è un tipo di lavorazione che lei predilige?

A me piacciono i colori e quindi le decorazioni. L’intonaco lo lascio agli uomini.

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Quale lavoro, invece, piace di più alle persone?

Gli intonaci con il ciopetto, che è l’intonaco a calce dal colore di mattone.

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Piacciono molto i pavimenti e poi molti si fermano a vedere questo nuovo progetto.

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Abbiamo trovato degli antichi stencil genovesi, che stiamo riproducendo, per poi farli a parete e queste sono le varie fasi della lavorazione.

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Quando si è avvicinata a questo materiale?

Grazie al mio lavoro in uno studio di architettura ho conosciuto un artigiano, che sapeva lavorare la calce e ho capito che aveva l’oro in mano e non se ne rendeva conto. Ho cominciato a studiare questo fantastico materiale. Io mi occupo di organizzare e valorizzare il lavoro degli artigiani e imparo da loro.


Come vede lei l’artigianato in Italia?

In enorme difficoltà. Molte volte gli artigiani non si sanno gestire. Bisogna aiutare gli artigiani a emergere, a farsi conoscere e a far sì che i ragazzi possano imparare le tecniche artigianali.


Ci sono ragazzi interessati a studiare per diventare artigiani?

Sì, non è facile, ma tanti ragazzi vorrebbero lavorare in questo mondo dell’artigianato.


Avete preparato qualche cosa per il tema fiori d’arancio?

Sì, le ragazze hanno preparato questa tabella con i fiori d’arancio.

IMG_3133Atelier della calce


Atelier della Calce

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© Barbara  Fanelli

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