13 luglio 2017

CHIMAJARNO, IL REGNO DEI BOTTONI

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Ci sono luoghi immaginari, dove lo stupore è di casa.

Pensiamo solamente al Paese dei Balocchi, contrada di gioia e di perdizione nel Pinocchio di Collodi oppure al Paese delle Meraviglie, in cui si perde la ben nota Alice.

Ma ci sono anche, al contempo, luoghi molto reali, dove sorprendersi è altrettanto facile.

Uno di questi è sicuramente Chimajarno, il Regno dei Bottoni.

Lo conoscete?

In questo reame estremamente moderno, i cui abitanti hanno origini molto diverse e il cui aspetto è piuttosto vario, la convivenza pacifica è uno dei punti di forza e l’integrazione è qualcosa di tangibile.

Per la sua regina l’aggregazione è una legge indiscutibile.

Ma non fatevi ingannare, perché Chimajarno non è governato con un pugno di ferro, anzi!

A Chimajarno inventiva e originalità la fanno da padrone e la regina – tipetto frizzante e spiritoso – passa le sue giornate mischiando forme e colori, intrecciando e annodando, mettendo insieme le tessere di un mosaico variopinto e fantasioso, che rende la vita dei suoi sudditi una delizia giornaliera.

Qualcuno, ogni tanto, da Chimajarno parte e prende la sua strada, portando con sé, in giro per il mondo, un ricco bagaglio di storie.

Storie, che vale assolutamente la pena ascoltare.


Ho incontrato per la prima volta Chiara Trentin – la regina di Chimajarno – ormai tanto tempo fa, alla Mostra Mercato di Bienno, edizione 2016.

Un incontro estremamente piacevole, non tanto per quanto Chiara mi ha raccontato nella breve intervista, che le ho fatto e che potete leggere qui sotto, quanto piuttosto per la lunga e simpatica conversazione, che abbiamo avuto a microfono spento.

Solare, disponibile ed estremamente interessata alla breve storia di Vite a regola d’arte, è stata proprio una bellissima scoperta.

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Tutto è cominciato con una vecchia scatola di latta piena di bottoni. Di solito la scatola dei bottoni è sempre quella della mamma o della nonna. Nel tuo caso di chi era?

(ride) Della nonna! Era praticamente la scatola di mia nonna, con la quale, da piccola, giocavo. Ci mettevo dentro le mani, passavo ore a dividere i bottoni per colore, per forma, per tipologia. Finché un giorno è arrivata nelle mie mani e ho iniziato a creare, prima di tutto per me stessa. Facevo dei pezzi, cercando l’originalità, ma solo per il mio gusto personale, per il mio modo di essere.

Da lì, poi, qualche amica, qualche conoscente, mi ha detto dai, ti porto i miei bottoni e mi fai qualcosa. E questa è stata la partenza!

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Perché proprio i bottoni? Cosa portano dentro di sé?

Eh, i bottoni hanno un grande fascino. Lo sto scoprendo continuamente, giorno per giorno, dalle persone, che vedono i miei lavori, che mi raccontano un sacco di cose e di storie, che ci vedono dentro ricordi, avvenimenti, piccoli aneddoti legati a questo piccolo oggetto. 

Io, in realtà, in questa scatola ho trovato un po’ il … filo conduttore … di quello che poi è diventato il mio lavoro. Nato per scherzo, ma poi diventato una professione vera e propria da qualche anno a questa parte.

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Parli di asole libere, una definizione che comunica infinite possibilità di espressione. Che cosa infili dentro queste asole?

(ride) Eh, un sacco di cose! Un sacco di cose, che raccolgo nel mio percorso tra emozioni, sensazioni, incontri, persone, che incrocio in questo mio camminare, in questo mio andare avanti. Tutto quello, che mi emoziona, viene messo un po’ da parte. Sono dei piccoli tasselli, con cui costruisco questo mio progetto, che non è solo un progetto lavorativo, ma è anche un progetto di vita.

05Con che criterio scegli i bottoni per un determinato gioiello? Colore, forma, dimensione, materiale …

Diciamo, che lavoro un po’ all’opposto. Sono i bottoni, che scelgono cosa diventare. Il mio è un lavoro molto visivo. Lavoro con bottoni di recupero e non con bottoni, che mi faccio creare appositamente, perciò visualizzo ciò, che ho a disposizione e poi creo.

06I bottoni sono ovviamente l’essenza dei tuoi lavori. Per legarli insieme, invece, che tipo di altri materiali usi?

Uso solamente del filo.

Filo da cucito?

No, filo di cotone cerato per la precisione. Il mio è tutto un lavoro di intrecci e di nodi.

07Qui hai già un po’ risposto … di solito scegli i bottoni in base all’idea, che hai in mente, oppure l’idea arriva a seconda dei bottoni, che hai a disposizione?

(ride) Decisamente la seconda!

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Che cos’è per te la creatività?

Oh, che domandona, aiuto!

Diciamo, che per me è una forma di libertà di espressione. Questo mondo mi ha regalato proprio la possibilità di esprimere me stessa.

Poi, comunque, ci sono anche un sacco di altre piccole cose, che si inseriscono in questa parola.

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Parlami della tua iniziativa Aggregare i ricordi. Quanto conta l’interazione con il tuo pubblico?

Beh, è tutto.

Dai racconti, che le persone mi hanno fatto nel tempo, vedendo le mie cose, ho iniziato ad un certo punto a pensare di organizzare tutto questo materiale.

Ma l’iniziativa è conclusa oppure è in corso?

No, no, è in corso e vorrei non si fermasse, è un qualcosa in divenire. La cosa è nata l’anno scorso, perché volevo festeggiare i dieci anni del mio lavoro. Siccome molte sono le persone, che nel tempo mi hanno portato dei bottoni … nella scatolina, nel sacchettino, nel vasetto … raccontandomi poi delle cose, ma veramente le cose più svariate, ho cominciato da poco a chiedere alle persone, che incontro, un bottone. È il mio metodo per mettere assieme tutti questi ricordi.

Ma le storie poi le scrivi?

In realtà me le sto facendo trascrivere. È bellissimo, mi arrivano le buste a casa con dentro il racconto scritto.

Ma davvero? Tipo le lettere di una volta?

Sì, sì, lettere scritte a mano.

I bottoni arrivano un po’ da ogni parte: dagli amici creativi, che inventano dei bottoni apposta per me, dalla mia amica, che fa litografia e ha fatto dei bottoni, che possono essere stampati a forma di casa, con tutta una serie di significati, al bottone rotto di un amico, che arrivava dall’Africa …

Dovresti fare un libro …

Intanto sto raccogliendo ed ho catalogato circa duecento persone per il momento. Spero a breve di poter fare una mostra in un museo vicino a casa mia Il Museo del Paesaggio a Torre di Mosto in provincia di Venezia. È un luogo speciale, perché lì ho esposto un mio pezzo … è un luogo di rinascita per me …

Piace tantissimo questa cosa e tanti vogliono portarmi di persona il bottone, per poi potermi raccontare dal vivo anche la sua storia.

Ma mi arriva veramente di tutto, eh! Il problema è che, essendo materiali molto diversi fra loro, non è proprio facilissimo catalogarli.

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Ray Bradbury ha detto La chiusura lampo ha spodestato i bottoni e un uomo ha perduto quel po’ di tempo, che aveva per pensare, al mattino, vestendosi per andare al lavoro. Ha perso un’ora meditativa, filosofica, perciò malinconica. Lavorare con i bottoni significa concedersi tempo?

Caspita, sì! Molto, moltissimo tempo! È un lavoro molto riflessivo, che richiede molto … come posso dire? … ti si aprono molte porte, perché il bottone poi ha dei significati, che se vai oltre il loro aspetto funzionale, sono molto interessati. Il bottone tiene assieme, unisce le cose, si incastra …

Ma poi leggendo, documentandosi, si scopre, che il bottone un tempo aveva veramente delle funzioni molto particolari … dal rappresentare una classe sociale – le famiglie benestanti avevano il loro proprio bottone – oppure certe forze dell’ordine, che all’inizio del ‘900 avevano tutte il loro bottone particolare …

Le differenze, poi, riguardavano anche il materiale: le famiglie abbienti avevano i bottoni d’oro, quelle povere, invece, in legno o materiali meno preziosi.

Quindi il bottone aveva una forte funzione identificativa.

Bellissima, però, questa domanda! (ride)

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Il tuo progetto impossibile, che magari un giorno …

Ne ho una lista intera!

Allora sei una vera creativa!

No, mi piacerebbe molto collaborare con qualche designer importante, una su tutte Vivienne Westwood!

Ah ecco, giusto una cosina da niente …

Beh, il desiderio impossibile …

Dicono che di impossibile non ci sia nulla.

Incrociamo le dita …

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Al momento non mi pare ci siano in vista collaborazioni con la nota designer, in compenso, però, Chiara un piccolo sogno lo ha realizzato.

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Il progetto Aggregare ricordi...sotto forma di bottoni ha dato vita all’installazione La raccoglitrice di scintille, quasi 250 testimonianze con un unico comune denominatore, il bottone.

Un’opera in divenire, che ha voluto mettere insieme, attraverso le loro storie, tutte le persone, che Chiara ha incontrato in questi anni.

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