05 luglio 2017

FEDERICO MOLINARO. LA LEGGEREZZA DEL METALLO

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Ferro ed acciaio.

Materiali pesanti, freddi.

Così li si pensa normalmente, così siamo abituati a considerarli.

Eppure, in certi casi, fra le mani di chi riesce a coglierne un’essenza diversa, si trasformano.

E stupiscono.


Quando, quasi un anno fa, ho incontrato Federico Molinaro alla Mostra Mercato di Bienno, sono rimasta estremamente colpita dalle sue opere, nelle quali la materia, plasmata da un’indiscutibile abilità, compie una metamorfosi incredibile, quasi impensabile.

Dalle lamiere prendono vita figure umane, quasi sempre femminili, delicate, leggiadre.

Si muovono, danzano, fluttuano.

A volte, quasi galleggiando, interagiscono con oggetti comuni, che paiono volerle incatenare alle realtà, senza però riuscirci veramente: una rete, una palla, un fiore …

Sospese fra sogno e fantasia, sembra vogliano prenderci per mano, per accompagnarci in un mondo ideale, bellissimo, sconosciuto, dove è possibile sentirsi liberi di pensare, di agire, di essere.

Un percorso non sempre facile, spesso reso complicato da ostacoli ed impedimenti, ma certamente possibile.

L’importante è non mollare!


Federico, sei figlio d’arte. Pensi che, se non avessi avuto davanti l’esempio di tuo padre, la tua creatività sarebbe esplosa comunque?

(ride) A dire il vero non ci ho mai pensato!

In ogni caso, da piccolo, ho sempre avuto voglia di disegnare. Anzi, dopo le medie, al momento di scegliere, se fare l’istituto artistico oppure l’istituto tecnico, ero indeciso. Poi il solito consiglio … l’arte non ti dà da mangiare, vai sul sicuro … e quindi mi sono buttato sull’istituto tecnico e infatti sono perito meccanico.

Da un lato non rinnego quella scelta, comunque mi ha permesso di lavorare, però poi arrivi ad un punto, che senti che ti manca qualcosa e allora ti dici … magari avrei dovuto

Però non saprei. Lui di sicuro non mi ha spronato, anzi mi ha detto vai e fai qualcosa, che ti dia poi un lavoro e comunque anche lui lo faceva per passione, come passatempo. Forse lui avrebbe avuto la possibilità di farlo anche come mestiere … erano altri tempi, aveva avuto anche qualche contatto con alcune gallerie, solo che era un po’ una testa matta e quando gli hanno detto, che doveva fare un certo numero di pezzi al mese … no, io li faccio quando voglio

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Se dovessi definire con una parola la tua arte, che parola useresti? D’istinto!

Originale.

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Qual è il fil rouge della tua produzione artistica?

Al momento la figura femminile.

Ma anche, a livello di significato, la voglia di cambiamento, che si è concretizzata poi nel 2014, quando ho fatto la scelta di licenziarmi e di andare dietro a questa passione per la scultura in maniera un po’ più seria.

Infatti il primo lavoro del 2014 è stato quello lì. I due blocchi sono la rappresentazione di tutto ciò, che ti trattiene, ma in generale tutte le opere di quell’anno portano dentro di sé questo significato.

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Le tue sculture utilizzano ferro e acciaio. Perché la tua scelta si è orientata su questi tipi di materiali invece che su altri? Quali vantaggi offrono?

No, niente. Questo è stato solo per seguire le orme di mio papà, che aveva studiato questa tecnica per usare i pezzi di lamiera. Lui è mancato nel 1996 e, quindi, quando ho deciso di intraprendere questa strada, ho voluto provare a seguire la sua orma. E visto che lui non ha voluto provare a farlo diventare un lavoro, ci ho provato io.

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Qual è l’aspetto più affascinante del tuo lavoro?

Il poter essere in laboratorio a creare delle figure.

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Se intendiamo l’arte come un dialogo fra chi crea e chi guarda, diamo per scontato che un’opera debba essere sempre comprensibile. Se l’opera non risulta tale, come spesso accade nell’arte contemporanea, il dialogo scompare?

Io penso di avere dei grossi limiti, anche solo per non aver fatto degli studi artistici, per cui certe cose non le capisco neppure io.

Credo che un minimo di artigianalità ci dovrebbe essere e poi, al limite, su questa base di artigianalità carichi dei significati.

Tanta arte moderna, probabilmente, dà meno importanza alla manualità e all’artigianalità e più al concetto, al significato.

Poi dipende anche tanto dalla gente, come interpreta … per esempio, quando sono stato qui l’anno scorso, le sculture erano quasi tutte senza titolo, perché avevo avuto una discussione con una persona, la quale mi aveva detto, che i titoli non servono, soprattutto in certi casi, quando il significato è evidente. Invece, poi, la gente che entrava, guardava e poi chiedeva ma cosa vuol dire? Quindi ho ricominciato ad indicare i titoli, perché la gente, comunque, vuol sapere cosa tu intendevi. Anche se poi ognuno è libero di interpretare come vuole e dare un suo significato. Tante volte alcuni interpretano all’opposto di quello, che intendevo io. Ad esempio c’era un’opera, che era in una posizione, per cui la figura pareva o spingere o trattenere. Io la vedevo nel senso di trattenere, ma altri no. Lì è la visione personale, positiva o negativa.

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Da dove arriva l’ispirazione per le tue opere?

Dipende! A volte può essere anche un sogno, oppure quando vedi qualcosa in giro per strada, o vedere una fotografia, o sfogliare un giornale …

Solitamente mi colpisce una posa di una persona …

E da lì parte il processo creativo?

Sì, perché poi sono quasi tutte figure, che interagiscono con un altro elemento, tipo ad esempio la palla, il cerchio … 

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Parlami dei glottini e della creatività dei bambini.

(ride)

È colpa sua, vero? (indico una bimba, che gironzola lì vicino)

(ride ancora) Sì, è stata lei. Era una cosa nata per gioco, ma li avevo preparati anche in previsione di Bienno, anche per fare una cosa … più vendibile, ma anche più divertente e colorata … queste sono comunque grigie. Lei aveva cominciato a fare dei disegnini con quella forma lì, più o meno, e io li avevo fatti subito per lei come gioco, ritagliandoli da un compensato … questa è la mamma, questo è il papà, questo è il cugino

Poi ho deciso di provare a farli sulla lamiera, dando una funzione precisa.

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Ho visto, che hai aperto un blog per condividere il tuo percorso artistico. Che cosa mi dici di questa esperienza? Lo ritieni un buon modo per entrare in contatto con il tuo pubblico?

Secondo me sì, ma pensavo fosse più facile …

Non è facile!

Per essere una cosa, che funziona ci vuole costanza. Bisognerebbe almeno una volta ogni due settimane, ma anche più spesso, pubblicare qualcosa. Infatti adesso è tanto, che non scrivo nulla.

È un modo per condividere sia l’esperienza in generale, ma anche le tecniche, che utilizzo, le sperimentazioni, però è impegnativo. Comunque ho notato, che le visite, che arrivano e che non sono tante, vanno soprattutto sugli articoli tecnici. Quindi è un veicolo meraviglioso. È comunque anche un modo per tenere anche un po’ la bussola, no? Se scrivo e dico qualcosa, prendo anche un po’ un impegno con i lettori e questo diventa uno stimolo.

Però sono poco costante … (ride)

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Quali sono le difficoltà, che hai incontrato per diventare un artista e per trasformare la tua passione in un lavoro?

Le difficoltà sono più che altro economiche e infatti non è ancora, purtroppo, un lavoro. Ci sto provando, ma ora ho anche dovuto ricominciare a fare il disegnatore meccanico e sto cercando di mandare avanti le due cose.

Da un lato ero convinto fosse giusto buttarsi solo su una cosa e, forse, è davvero giusto, perché se hai un piano B, ti distrai dal piano A. Però …

Però di questi tempi …

(ride) Se fossi da solo, sarebbe diverso, ma bisogna anche avere la testa sul collo … e quindi, anche per non caricare di troppa responsabilità la scultura, ho pensato, che anche portare avanti un lavoro normale, ti fa stare più tranquillo. Anche perché non è che tutti i mesi vendi qualcosa, quindi effettivamente avere anche un minimo di entrata sicura … se poi uno dovesse fare il botto, come fanno magari certi artisti … una cosa comunque è certa, io questa cosa non la mollo …

Beh, se è una passione … le passioni non si mollano…

… indipendentemente da … lo fai perché ti piace, perché ti dà soddisfazione, perché quando vai giù in laboratorio il tempo vola.

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Federico Molinaro

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© Federica Redi

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