31 luglio 2017

L’ARTE È COME LA PIZZA. L’INCONTRO CON DAVIDE DALL’OSSO E MARIA VITTORIA GOZIO

01

Una pizza piena di ingredienti strani non emoziona.

L’arte è come la pizza, deve emozionare.

(Davide Dall’Osso, Bienno, 23 agosto 2016)


Chiaro, semplice, lineare.

Niente da spiegare, nulla da capire.

Pura emozione.

Fine.


E non è che questa cosa non si sappia o che non si possa intuire, è solo che dietro all’arte in generale, e all’arte contemporanea in particolare, pare esservi un mondo così complesso e così misterioso, cui i comuni mortali non possono accedere o al quale possono avvicinarsi solamente con estrema difficoltà.

Quindi, ecco, quando un artista affermato, senza tanti giri di parole, con un esempio efficace e comprensibile a tutti, afferma che il mondo dell’arte non ha, in fondo, bisogno di tanti ingredienti, ma deve avere quell’unico scopo, quello di colpire diritto al cuore, allora tutti noi non esperti, semplicemente curiosi, ovviamente affascinati, ci rendiamo conto di avere una speranza.

La speranza di accorciare la distanza, di trovare affinità, di rimanere coinvolti senza l’ansia di non essere in grado di capire.

Perché basta solo sentire, emozionarsi, entrare in sintonia e questo, chi più chi meno, in presenza di cose o persone, immersi in luoghi o situazioni, con variabili spesso molto poco prevedibili, lo sappiamo fare tutti.

Così come tutti sappiamo addentare un bel trancio di pizza, che è tanto più gustosa quanto più è semplice.


Era ormai tardissimo quel giorno a Bienno, la Mostra Mercato prossima alla chiusura serale.

Io avevo tenuto d’occhio l’esposizione di Davide Dall’Osso per quasi tutta la serata, passando e ripassando più volte per la via affollata, nel vano tentativo di trovare il momento propizio per incontrarlo. Il locale, nel quale erano esposte le sue incredibili sculture, era sempre pieno di gente, che andava, veniva, chiedeva, si informava e lui pareva inavvicinabile.

Prevedibile, certamente, ma estremamente complicato.

Sì, perché in quel momento, senza alcuna pizza all’orizzonte, per me Davide Dall’Osso era l’artista famoso impossibile da raggiungere e le sue opere, bellissime, erano lontane anni luce.

La stessa figura di donna, collocata a lato della porta, contribuiva ad acuire questa mia sciocca sensazione.

Sicuramente reale, ma pronta a svanire da un minuto all’altro, pareva prendersi quasi gioco di me, suggerendo ad ogni mio passaggio, che l’arte è qualcosa di difficilmente afferrabile, non alla portata di tutti, sicuramente poco comprensibile ai più.

Suggestioni di una notte stellata di agosto …

02

Eh, sì, perché poi, svanita la moltitudine di visitatori, calato il silenzio, è stato davvero come mangiare la pizza.


Davide Dall’Osso e Maria Vittoria Gozio. Un atelier a quattro mani, due creativi a confronto. In cosa vi completate e in cosa, invece, siete opposti?

Maria Vittoria

In cosa ci completiamo … (ride) … domanda difficile …

Davide

Allora … ci completiamo, perché io sono la mano e conosco il materiale e tu, invece …

Maria Vittoria

Io disegno, faccio ricerca sui materiali e poi … produciamo.

Davide

Lei cura tutta la produzione, cura il sito, la comunicazione, segue le gallerie.

Ma la vostra creatività è mai in conflitto? Due creativi in casa …

Davide

No, per adesso no.

02Nelle vostre opere si fondono arte e artigianato. Quale di questi due aspetti predomina?

Maria Vittoria

Beh, siamo partiti dall’arte di Davide Dall’Osso, che costituisce una costola dell’Atelier Dall’Osso. Usiamo gli stessi materiali, che lui usa nella scultura e che vengono utilizzati ora nell’altra costola, che è quella del design.

03

Intrecci di fili metallici e fusione di policarbonato: due tecniche molto diverse, che, unendosi, danno vita ad opere incredibili. Perché vi siete orientati su questo tipo di lavorazioni? Che cosa hanno di speciale?

Davide

Allora … ho lavorato per un po’ di anni in un’azienda come scultore, diciamo che ero il ragazzo di bottega. Ero affiancato ad un bravissimo scultore e scenografo, che si chiama Luciano Visentin.

Quando si lavora la creta, la prima cosa da fare è creare una struttura di ferro. Le strutture di ferro, che facevamo per le opere, erano dal mio punto di vista molto più interessanti artisticamente che l’opera compiuta. Quindi io non ho fatto altro che evolvere. Sono partito da lì, lavorando sul filo di ferro e creando intrecci come questi qui (mostra l’opera, alla quale sta lavorando).

In fondo la copertura nega la struttura metallica, che sta sotto, no? Ho quindi cercato dei materiali, che potessero coprire la struttura metallica, ma senza negarla. Serviva qualcosa di trasparente. Sono partito con degli allumi – di potassio, di rocca - poi delle cristallizzazioni per arrivare infine ai polimeri.

È stato un percorso naturale, una ricerca, una sperimentazione.

Adesso stiamo lavorando con grossi scarti di cristallo e di vetro. Noi viviamo nella Val D’Elsa e vicino a casa nostra c’è un paese, che si chiama Colle Val D’Elsa, che è la patria toscana dei cristalli. Ci sono quindi a disposizione tantissimi scarti della fusione. Noi cerchiamo di inglobare questi scarti all’interno del policarbonato.

04Leggerezza, trasparenza, movimento caratterizzano la vostra produzione. Perché questi aspetti sono così importanti?

Maria Vittoria

È una danza …

Davide

Effettivamente il dinamismo è parte integrante del nostro lavoro. Tutto deve essere in movimento, tutto deve essere dinamico. Le figure sono in movimento, il materiale attraverso la luce è in continuo movimento.

Quando noi mettiamo un’opera in policarbonato all’esterno e questa viene attraversata dalla luce del sole, cambia a seconda del movimento della luce. Anche attraverso le stagioni, con una luce differente, l’opera muta.

Il dinamismo è veramente fondamentale, ma, del resto, noi siamo anche personalmente molto dinamici come coppia lavorativa. Siamo sempre in movimento, siamo sempre alla ricerca di nuovi spazi espositivi, di materiali innovativi, di collaborazioni per modificare il nostro prodotto artistico.

05Come nasce un’opera d’arte?

Davide

Allora … l’opera d’arte nasce … come posso dirti? … non lo so …

Maria Vittoria

(ride)

Ti ho messo in crisi?

Davide

No, è che non lo so proprio!

Maria Vittoria

Nasce dalle sue passioni! Dal teatro, dalla danza, dalla fantascienza. All’interno delle sue opere ci sono tutte le caratteristiche di questi mondi.

06Umberto Saba ha detto L’opera d’arte è da sempre una confessione. Secondo te è vero? Cosa c’è di te dentro i tuoi lavori?

Davide

Ah, l’ha detto Saba? Lo dicono in tanti diversamente! Però è vero, all’interno delle nostre opere d’arte c’è qualcosa di noi, ma non credo sia così dichiarato. Nel senso … non è che l’artista lo dichiari esplicitamente a se stesso. Penso che sia intrinseco … lo fai tu, quindi ci metti una parte di te.

Noi lavoriamo con questa tecnica innovativa, no? E a quanto pare la facciamo ancora solo noi. Io non temo di dire a tutti i ragazzi, che vengono dalle accademie, come faccio a fare questa lavorazione, perché chiunque vorrà lavorare con questo medesimo materiale e con questa medesima tecnica - sono certo al 100% - realizzerà opere completamente differenti dalle mie. Che sia un corpo femminile, che sia un busto, che sia … sarà comunque diverso, perché saranno loro a rappresentarlo attraverso la loro visione interiore. Non siamo delle macchine.

Maria Vittoria

La poetica è sempre diversa. Del resto le esperienze, che ha fatto Davide Dall’Osso, le ha fatte solo lui. Ha fatto un preciso percorso, che altri non hanno fatto. Diplomato alla Scuola di Arte Drammatica Paolo Grassi, quindici anni come attore di prosa in giro per l’Europa con grandi registi, Ronconi, Avogadro, Maccarinelli …

Davide

Brava …

Maria Vittoria

Li so tutti? (ride)

È preparata?

Davide

A mia insaputa!

07Di solito gli artisti creano per soddisfare un’esigenza interiore. Tu crei per te stesso oppure anche per chi guarderà i tuoi lavori?

Davide

Io credo, che l’artista effettivamente sia una persona, che ha una grossa mancanza … la gente pensa, che l’artista abbia qualcosa in più. In realtà, guardando la storia, guardando gli artisti, che morivano a trentacinque anni, che si accoltellavano fra di loro, che morivano di sifilide, che si tagliavano le orecchie, che si drogavano … per cosa? … per saziare una mancanza interiore.

Un artista per me è un uomo, che nasce senza le gambe o senza le braccia e deve in qualche modo trovare il modo per … oppure un uomo, che nasce come noi, che ha voglia di volare, ma non può volare e deve trovare un modo di soddisfare questa necessità interiore, che è una mancanza, un vuoto.

La cosa interessante cos’è? Che questo vuoto lui lo soddisfa attraverso l’opera, ma l’opera non mostra questo vuoto, mostra come l’artista, in quel determinato momento, colma il vuoto. Automaticamente, se tu ti senti parte di quel vuoto o se senti un altro tipo di mancanza, entri in sintonia con l’artista e con l’opera stessa. La Sindrome di Stendhal, secondo me, sta proprio in questo. Nel momento, in cui tu entri in sintonia con certe opere d’arte – perché l’artista comunica un qualcosa, che appartiene pure e te, o l’opera riempie una qualche tua mancanza – si crea quel rapporto empatico, quell’emozione, che poi porta allo smarrimento … anche se questo nella realtà non succede mai (ride).

08Cavalli e figure di donne costituiscono i temi principali della tua produzione. Perché li hai scelti?

Davide

Non lo so!

Maria Vittoria

Rispondo io!

Il cavallo per Davide Dall’Osso è forza, dinamicità, potenza, non è tanto l’animale in sé.

La figura femminile, invece, è la generatrice universale. È fragile e forte al tempo stesso.

09Qual è il consiglio di Davide Dall’Osso ad un giovane, che voglia avvicinarsi all’arte e, in particolare, alla scultura?

Davide

A chiunque, giovane e non, perché io mi sono avvicinato alla scultura tardi, avevo 35 anni, no meno, 32 …

Se si sente una voce e lo spirito dentro di noi ci parla, anche se noi per tanti motivi, non lo ascoltiamo – per retaggi, per famiglia, per paura, perché non crediamo in noi stessi – se c’è questa voce, se sentiamo istintivamente di poterci esprimere attraverso l’arte, attraverso la scultura - ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa - se sentiamo veramente una comunanza, una vicinanza, facciamolo: seguiamo sempre l’istinto! Seguiamo il cambiamento!

Noi non siamo qua per arrivare tranquilli alla pensione, per morire in tranquillità, siamo qua per vivere!

Noi non abbiamo figli, ma, se avessi un figlio, tranquillamente gli direi – ed è quello che forse avrei voluto mi dicessero i miei genitori – assumiti un rischio al giorno! Altrimenti vivremmo di rimorsi, capito? Non seguire l’istinto, che magari ti porta anche all’arte, che ti porta a rappresentarti attraverso un’opera, è un peccato mortale!

Dici che tutti noi abbiamo dentro un po’ di arte?

Tutti! Tutti!

Maria Vittoria

L’arte non è solo quella figurativa, anche la matematica, volendo, è arte pura. Tutti abbiamo un po’ di arte dentro.

10Un progetto folle al quale vorresti lavorare?

Davide

Uno?

Beh, se vuoi fare una lista …

Davide

No, c’è un progetto, che non è tanto folle, ma è un progetto importante … a me piace lavorare molto sulle figure sospese e le mie figure sospese danzano, ruotano, ondeggiano con il vento. Mi piacerebbe moltissimo poter riempire una città in una notte – questa è la pazzia – con queste figure sospese.

Su tutta la città?

Davide

Sì, su tutta la città. Non un paese, ma proprio una città, Bologna, Milano, Roma … all’insaputa di tutti, senza alcun tipo di pubblicità, anche se poi le persone arrivano sempre a capire. Però proprio la sorpresa. Tu pensa di uscire un giorno e trovarti tante figure sospese, che danzano e che ruotano.

Una cosetta da niente, eh?

Davide

Sì, ma, guarda, ci sono eventi sempre molto preparati con dietro una grande comunicazione … un artista - non facciamo nomi, ma tanto tutti sappiamo chi è - ha appeso dodici figure di bambini impiccati su una quercia a Milano, questo tanti anni fa, e non lo sapeva nessuno. Come non lo sapeva nessuno? C’era la RAI, c’erano i giornalisti, era sponsorizzato, mi pare, da Armani e c’era il mondo, che lo guardava. In realtà la cosa più interessante è fare un’installazione senza che nessuno lo sappia. Se non sei preceduto dalla comunicazione …

… la gente non è preparata e la reazione è autentica!

Davide

Esatto!

Noi insieme abbiamo fatto, una volta, una cosa un po’ folle.

Abbiamo trovato tanti anni fa, quando ancora abitavo a Pesaro, un artista diversamente abile, uscito da un manicomio, che faceva delle opere, che nessuno comprendeva, ma bellissime. Tu pensa che lui lavorava, quando ancora erano aperti i manicomi, con le scatole delle medicine, che venivano somministrate a quelli, che erano ritenuti pazzi, e con lo scotch costruiva dei volti, dei corpi …

È uscito dal manicomio con due sacchi pieni di queste sculture, che in realtà erano il diario della sua vita di paziente all’interno di questa casa-famiglia. I ragazzi, che lo seguivano, vedevano queste scatole e commentavano il fatto, che certi medicinali non venivano più somministrati da moltissimi anni, quindi veramente un diario della sua degenza ospedaliera.

Comunque … ho partecipato ad un evento di ragazzi disabili, nel quale queste figure erano attaccate sugli alberi. Nessuno naturalmente ci vedeva un potenziale. Erano le sculture di Giorgio Guidi, lì l’ho conosciuto. Gli ho proposto, quindi, tramite i ragazzi, che lo seguivano, di fare una mostra a Pesaro, una mostra importante, dentro ad una chiesa sconsacrata. Un luogo speciale, dove mettere il suo nome a fianco al mio. Io a Pesaro sono abbastanza conosciuto.

Poche persone sapevano della mostra, lo sapeva ovviamente il Comune, visto che mi concedeva lo spazio. Mi hanno suggerito di pubblicizzare per bene l’evento … Davide Dall’Osso lavora con un ragazzo disabile … in modo che fossero in tanti a partecipare. Ma poi, un giorno, sono andato da un mio parente, che era a conoscenza dell’evento, e gli ho mostrato una piccola mano fatta da questo ragazzo. La sua reazione è stata Oh, poverino! Quindi la sua attenzione non è andata all’opera, ma al problema di questa persona.

È stato lì, che ho deciso di non dire niente a nessuno!

Alla mostra è venuto il mondo – tu dovevi vedere – tutte queste signore della Pesaro bene, che giravano e che si interrogavano su quello splendido artista, che avevo trovato.

Lui si era messo il vestito della festa, era in mimetica, compreso il cappello mimetico, e andava in giro chiedendo Ma tu ce l’hai il cane? perché a lui della mostra non poteva fregare di meno.

Maria Vittoria

Davide aveva messo al centro le sculture di Giorgio Guidi, mentre le sue erano tutto intorno, che guardavano.

Davide

Sì, erano dei bambini, che guardavano le opere di Giorgio. C’era quest’isola centrale con un centinaio di volti.

Comunque, ti giuro, le persone erano tutte quante basite. Non dico, quindi, di fare tutto senza comunicazione, però ogni tanto fare un gesto, un atto sociale, dove tu metti al lato di una strada un qualcosa …

Maria Vittoria

È troppo banale dire, che fai questa cosa con il ragazzo disabile oppure fai l’arte terapia, mettendo fuori i quadretti dei malati mentali. Non c’è nulla di originale in questo, perché poi diventa un qualcosa di … sì, dai, andiamo a vedere

Poi, chiaramente, la cosa ha senso, se c’è della qualità e viene tirata fuori dal suo contesto originale ed allestita in maniera seria da un curatore valido, che in questo caso era Davide. Tutto allora prende un’altra forma.

E la gente reagisce in maniera spontanea!

Maria Vittoria

Sì, e a quel punto non può più tornare indietro.

Davide

Non può proprio più fare retromarcia, perché ormai il giudizio all’opera l’hanno dato.

Maria Vittoria

Non possono certo dire, che ci hanno ripensato, no?

Beh, si spera, che la gente non arrivi a tanto …

Davide

No, non può, perché ormai li hai fregati!

11

È passato molto tempo da quel bellissimo incontro, eppure, incredibilmente, sento ancora in bocca il sapore, intenso, di quella pizza.


Atelier Dall’Osso

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© Federica Redi

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