19 luglio 2017

RECUPERARE LA STORIA. ALESSANDRO ZANNI

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Una corte fresca ed ombreggiata.

Un luogo privato, fatto di finestre e porticine misteriose, di muri grezzi e di muschio, di probabili silenzi e di quotidianità paesana.

Uno dei tanti angoli pittoreschi e un po’ nascosti di Bienno, che aprono le loro porte ai visitatori durante la nota Mostra Mercato.

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Questo lo scenario, praticamente perfetto, del mio incontro di quasi un anno fa con Alessandro Zanni.

Perfetto, perché le sue opere, appese ai muri o su una catasta di legna, pendenti dal soffitto oppure poggiate sul pavimento sconnesso, parevano nate apposta per quello spazio.

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Create con oggetti comuni, facilmente identificabili, con esso si integravano quasi fondendosi, come se il passato racchiuso dentro di loro trovasse qualcosa di familiare nel passato di quel cortile, come se la loro semplicità facesse coppia con la semplicità di quelle pareti e come se le storie raccontate avessero qualcosa in comune con quelle di chi, nel tempo, lì aveva abitato.

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Alessandro Zanni, scultore, appassionato di storia, profondamente legato al territorio, ha sviluppato fin da piccolo un forte interesse per gli oggetti di uso quotidiano, sia gli oggetti tipici del mondo contadino, sia quelli appartenuti ai soldati della cosiddetta Guerra Bianca.

Oggetti di tutti i giorni, apparentemente insignificanti, spesso dimenticati, ma che recuperati e assemblati in modo originale e affatto scontato danno vita a composizioni, che fungono quasi da tramite fra il passato ed il presente.

Perché non si tratta qui semplicemente di riutilizzare un materiale preciso o una forma giudicata adatta ad un determinato scopo, si tratta soprattutto di recuperare la storia, che sta dietro un certo manufatto.

Un recupero volto, quindi, alla valorizzazione di ciò che è stato e che non è più.

Ma che, in forma diversa, può essere ancora.

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Alessandro, le tue sculture nascono, utilizzando materiali riciclati. Un modo per riscrivere la storia di questi oggetti?

Sì, più che per riscriverla, per restituire loro una nuova vita.

04In un mondo, dove il concetto di usa e getta la fa da padrone, riutilizzare oggetti, che sono destinati ad essere buttati, è anche andare contro lo spreco?

A volte sì! Anche perché questi oggetti vengono proprio recuperati nelle discariche o dai rigattieri o nei solai o nelle cantine.

Noi li recuperiamo e li riportiamo in vita.

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Quali sono gli oggetti, che prediligi e per quale motivo?

Ne sto usando di vario tipo, però quelle che ho usato di più sono le zappe. Ce ne sono tantissime e di un’infinità di forme, tutte diverse per adattarsi ai vari tipi di terreno. Alcune hanno delle forme fantastiche! Tieni conto, che siamo in paesi, che hanno prodotto questo tipo di attrezzo. Quelle più consumate sono quelle, che adoro di più e spesso cerco anche quelle, che sono riuscite male. Ne ho una, per fare un esempio, che è una zappa trovata in un mucchio di rottami. Era stata scartata, perché era un pezzo brutto, ma come l’ho vista, ci ho visto subito un guerriero e me la sono dovuta portare a casa (ride).

06Qual è l’oggetto più strano, che hai usato per una tua scultura?

Oggetti strani ne ho usati tanti, però c’è un dettaglio nelle mie sculture, presente nel 90% delle mie opere, ed è questo: sono oggetti, che recupero sul Pian di Neve, sull’Adamello, dove è stata combattuta la Guerra Bianca. Devo dire, che in questo contesto ho trovato degli oggetti veramente strani e con forme molto particolari. Ad esempio le valvole delle stufe, che venivano usate nelle baracche dei soldati.

Naturalmente non raccolgo mai alcun tipo di arma.

Una scelta precisa?

Sì, una scelta etica. Prendo solo cose appartenute alle persone, oggetti della quotidianità.

07Che cosa hanno di speciale questi oggetti della Guerra Bianca? Cosa vuoi trasmettere con il loro uso?

Mah … direi il ricordare queste pagine di storia, che sono state veramente terribili.

Guarda questa Natività. Qui dentro abbiamo una mangiatoia, dove c’è il bambino, che è fatta con il coperchio di una gavetta. Il solo fatto di pensare, che un oggetto di guerra possa diventare un oggetto di pace, nonostante io sia ateo, anche se naturalmente con un’educazione cattolica, mi pare sia un qualcosa di estremamente significativo.

Sotto c’è un ferro di mulo, sempre recuperato sul ghiacciaio dell’Adamello. È un ferro speciale, perché ha una specie di zappetta nella parte anteriore, che serve per non far scivolare gli animali, quando camminano sul ghiaccio.

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Ma tu vai proprio in montagna a recuperarli?

Sì … in realtà sarebbe proibito, non si possono raccogliere. Però c’è un disastro veramente. Se cominciassero a pulire i ghiacciai, sarebbe anche una bella cosa. Ci sono un sacco di bombe ancora inesplose, che non parrebbero neppure troppo pericolose, ma sono tante, tante, tante …

09I tuoi lavori possono essere inseriti in quella, che si definisce archeoscultura. Mi spieghi esattamente in cosa consiste?

Archeoscultura è un termine, che è stato coniato da un artista, che inizialmente lavorava il marmo negli anni ‘60-‘70.

Poi c’è stato uno scultore, che adesso lavora in Valtellina, ma è originario della Puglia, che ha preso questo termine e l’ha accostato a questo tipo di lavori. Lui ha esposto anche a Bienno anni fa.

Diciamo, che io ho preso a prestito questo termine, visto che non gli apparteneva completamente, non era una sua esclusiva. Lo uso, comunque, chiarendo che non l’ho inventato io.

Penso, comunque, che definisca al meglio il tipo di lavoro, che io faccio, perché tutti i pezzi, che vado a recuperare sono pezzi molto vecchi, legati all’archeologia industriale, all’archeologia contadina, all’archeologia artigiana.

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Che cos’è l’arte per te?

Beh, è un concetto piuttosto difficile da esprimere, però l’arte è tutto quello che c’è di creativo, non certo solo la scultura, la pittura, ma anche il cinema … tutto quello che è espressione dell’animo umano …

Ultimamente a me è piaciuta moltissimo l’opera di Christo sul Lago di Iseo. Ha creato molto scompiglio nel mondo dell’arte, ma io l’ho trovata estremamente artistica. Il partire da un’idea, svilupparla, cercando di realizzare qualcosa di apparentemente impossibile…

La mia professoressa di storia dell’arte al liceo diceva sempre, che conta avere l’idea …

Esattamente! Poi naturalmente ci sono cose, che piacciono e altre che non piacciono, ma sono comunque idee, che altri non hanno avuto.

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Sei pure appassionato di musica. Come rientra nelle tue opere?

La musica rientra quasi sempre nelle mie opere, perché la musica è la mia quotidianità. Io non suono alcun strumento, però ascolto tantissima musica e questo dall’età di 13/14 anni. Mi ha sempre ispirato, soprattutto i cantautori italiani, ma anche la musica jazz, che è la musica, che ora come ora amo di più, ma anche il tango argentino. Non sono un ballerino, ma lo adoro. Sia per i testi, sia per la musica, sia per l’atmosfera, che crea.

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Ti senti più artista o più artigiano?

Il fatto di essere un artista è sempre stato evidenziato dagli altri, personalmente mi sono sempre ritenuto un artigiano, uno con una buona manualità. 

Il mio lavoro nasce come una cosa molto intima, nel senso che facevo queste cose, perché mi piacevano, mi davano soddisfazione.

Poi degli amici, vedendo le mie opere, mi hanno consigliato di farle vedere. Così un giorno un amico, che è anche presidente della biblioteca del mio paese, mi ha detto Proviamo a fare una mostra e vediamo! La mostra è stato un successo enorme e lì ho capito, che forse era il caso di cominciare veramente ad esporre.

Lì c’è stato uno stimolo ulteriore, che mi ha spinto a produrre di più, anche se io, comunque, cerco di trovare i miei tempi. Ci penso, disegno … In ogni modo grazie alle mostre mi è capitato di avere delle commissioni per oggetti particolari da architetti o da ingegneri.

Ma è più bello creare per sé o su commissione?

Ecco, io mi sento più libero di creare, seguendo il mio gusto. Però è anche vero, che spesso mi hanno dato carta bianca, conoscendo ormai il mio stile.

L’ultima cosa, che ho realizzato per questo ingegnere era il supporto per un mega schermo del computer. Era un palo, di quelli che si usano per le vigne, inserito in una mola … quelle che usavano una volta gli arrotini … e portava una vanga, che si abbracciava così al palo e, come se avesse uno zaino sulle spalle, aveva questo mega schermo. Il committente è stato felicissimo.

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Il progetto nel cassetto?

Non ne ho uno in particolare. Il mio progetto ora è quello di poter andare in pensione abbastanza presto, per potermi dedicare totalmente alla scultura.

Per te dunque è un hobby?

Sì, io faccio un altro lavoro, lavoro in fabbrica. Faccio sculture da circa 14/15 anni, non di più, ma poi ho tante altre passioni e quindi ho sempre bisogno di tempo.

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Alessandro Zanni

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© Federica Redi

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