12 settembre 2017

CUCIRE … LASCIANDOSI ANDARE. LUCA ZAGLIANI

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Quando l’ho incontrato, a Kreativ 2016, era insolitamente libero.

E trovarlo libero, come ho avuto modo di appurare, incrociandolo ad altre fiere, non è proprio facile.

Normalmente, infatti, è circondato da una moltitudine di signore adoranti, che ammirano la sua incredibile maestria e il suo estro creativo poco comune.

Sì, perché lui, di fronte alla macchina da cucire, è un spettacolo tutto da vedere.

I movimenti lenti, fluidi, senza mai un’esitazione, sembrano quasi una danza, che per noi, quasi profani, che usiamo la macchina da cucire giusto per fare l’orlo ai calzoni o per cimentarci in un lavoretto non troppo pretenzioso, pare fantascienza.

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Luca Zagliani è un creativo a tutto tondo, capace di passare dai piccoli progetti creativi ai più complessi art quilt, nei quali la sua abilità di pittore senza pennello si manifesta in tutto il suo splendore.

Esperto di quilting, titolare del marchio Fantasie Country, ha pubblicato due libri di cucito creativo (Benvenuti al Polo Nord, raccolta di idee per il Natale, e I verdurosi, manuale di progetti per il bambino), nonché il primo manuale italiano di quiltatura (Free Motion Quilting Step ONE).

Partecipa sovente alle principali fiere di settore, collaborando con importanti aziende italiane, tiene laboratori nell’ambito del patchwork tradizionale e moderno, è ambasciatore di una tecnica ancora troppo poco diffusa nel nostro paese.

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Una formazione artistica, studi di architettura e arredamento, pubbliche relazioni nell’ambito della moda, poi la svolta. Mi racconti come è andata?

Allora … non è facile parlare di sé, io lo dico subito … io non amo molto parlare di me, è più forte di me, perché sono timido, di solito faccio parlare i miei lavori …

Diciamo, che la svolta si è avuta, quando, durante l’ultimo mio lavoro – ero responsabile per la Christian Dior, lavoravo in ambito commerciale – sono tornato al mondo, dal quale poi avevo cominciato, quindi ai miei studi e all’ambito più artistico. Mi sono avvicinato alle macchine da cucire – erano gli anni 2009/2010 più o meno, io gli anni non me li ricordo mai – e ho preso la mia prima macchina …

Sì, ok, però l’acquisto di una macchina da cucire è un po’ una cosa da donne, no? Quindi?

Ma in realtà è nato tutto, perché le prime fiere, che ero andato a vedere in quell’anno, erano state Creattiva a Bergamo, che stava vicino a casa mia - io sono di Milano, ma mi ero trasferito a Bergamo, dove ancora abito – e Abilmente a Vicenza. All’epoca erano le principali fiere. E niente … avevo capito subito, che potevo creare qualcosa di mio. Fino a quel momento io avevo fatto cose sì, ma per aziende, per altri.

Quindi ti sei scoperto artista?

Artista è un parolone! Diciamo, che era tornata di nuovo la passione, che c’è sempre stata, ma era un po’ latente, perché la vita mi aveva portato a far altro. Comunque ho acquistato questa mia prima macchina da cucire, che usavo solo ed esclusivamente per cucire, non per quiltare. Quello è arrivato l’anno dopo, perché ho capito, che, muovendomi a mano libera, potevo disegnare. È la mia grande passione.

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Come è nato l’amore per il patchwork e perché proprio il patchwork? Che cosa ha di speciale?

Inizialmente ho proprio cominciato con il patchwork, per imparare le modalità di cucitura, che comunque servono sempre. Poi mi sono detto … perché non provare a quiltare? … visto che è un passaggio, che normalmente ti evitano.

E perché?

Perché lo considerano sempre complicato, perché muoversi a mano libera, soprattutto all’inizio, non è poi così semplice.

Ci vuole un po’ di testardaggine e bisogna continuare a far pratica, perché è proprio la pratica, che porta ad eseguirlo.

Molte sono le persone, che si fermano prima, perché vedono, che il lavoro non viene perfetto e allora dicono Basta, non lo faccio più, perché non mi piace! Però non è una cosa, che si impara in un mese. Io ci ho messo più di un anno. Non tutti abbiamo la stessa manualità, per alcuni ci vuole più tempo.

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Il patchwork e il quilting hanno una tradizione consolidata e sono regolati da tecniche precise. Quanto i tuoi lavori sono legati alla tradizione e quanto, invece, sono innovativi?

Io dico sempre, soprattutto quando faccio i corsi, che le regole devono essere conosciute, però le regole sono fatte per essere contravvenute. Effettivamente io cerco sempre, una volta imparata la regola base, che è quella che mi permette di eseguire la tecnica, di vedere oltre quella stessa tecnica.

Ogni persona deve riuscire ad inserire qualcosa di suo all’interno del lavoro.

Ma poi non è che, perché c’è questa regola, non si può fare altro. Chi mi dice, ad esempio, che non posso quiltare della plastica? Oppure, parlando di patchwork, perché devo stirare il margine sempre a destra – per motivi di incastro certo – ma chi mi dice, che non posso anche aprire il margine di cucitura? Magari in quello che voglio fare, è più comodo questo.

Le tecniche vanno imparate, perché sono importanti e sono alla base di tutto, ma la persona ci deve mettere sempre qualcosa di suo. Bisogna trasgredire un po’!

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Cosa ti piace creare e per quale motivo? Cosa ti dà maggiori soddisfazioni?

A me piace avere una tela bianca o nera, comunque un monocolore, e poi quiltare, quindi dipingere su questo tessuto.

Dunque sei un po’ pittore?

Sì, perché io non disegno mai.

Ah, quindi, niente progettazione?

No, vado soprattutto di getto, faccio solo una piccola bozza sul foglio, tanto per riunire le idee, che mi vengono, e per i colori … giusto per vedere un po’ … sennò …

Istinto puro?

Sì. Alla fine, direi per il 98% dei casi, il progetto non è mai quello disegnato, perché durante il percorso lo modifico, mi vengono altre idee.

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Quali sono i materiali, che ti piacciono di più e quali, invece, proprio preferisci evitare?

Io li provo tutti! Tutto! Qualsiasi cosa! No, no, veramente, non ho un limite. Non mi pongo limiti, ecco, non dico Ah, no! Non amo questo materiale. No, no, io li provo sempre tutti, poi, logico, in alcuni casi mi va bene quello, in altri casi uso cose diverse.

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Che cos’è la creatività per te?

La creatività è il saper esprimere il proprio stile sempre, in qualsiasi cosa, non solamente in un progetto, ma in generale nella propria vita.

Quindi stile …

Sì, la creatività è lo stile. È poter dare la propria impronta, ecco! Quella è la creatività! Perché è facile copiare o ripetere qualcosa, che già esiste. Io la posso, sì, ripetere, ma con il mio proprio stile. Ed è quello, che poi ti fa individuare chi l’ha eseguita.

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Perché crei? Per esprimere ciò che hai dentro o per soddisfare le aspettative di chi ti segue?

Per esprimere ciò che ho dentro, assolutamente! Poi, è logico, mi fa sempre piacere, quando una persona si emoziona davanti ad una mia opera. Io faccio anche quadri tessili ed è con questi che mi sono fatto un pochino conoscere, se vengono apprezzati, io ne sono molto contento.

Ma … nessun condizionamento mai?

No, mai. Però ti dirò una cosa, che fa parte del mio carattere, io ascolto sempre tutti, però poi – e lo dice anche la mia mamma – io faccio quello che voglio. Io ascolto tutti, perché poi ascoltando gli altri si può sempre imparare. A me piace anche molto andare ai corsi di altri artisti, quando posso, perché qualcosa si apprende sempre, è pur sempre un modo per crescere questo, ma alla fine agisco sempre di testa mia.

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Chi sono gli artisti tessili che preferisci o quelli che hanno influenzato il tuo operato, ammesso che ce ne siano?

Allora … una delle prime quilteriste, che io ho sempre amato è Philippa Naylor, perché lei, anche se negli ultimi lavori ha eseguito molto appliquè – è molto precisa quella donna, io l’adoro – quilta molto. Forse mi piace per questo, perché naturalmente è molto vicina a quello, che faccio io.

Parlando sempre degli artisti degli inizi, amo molto Ricky Tims, che è un signore americano, soprattutto per il suo uso del colore.

Poi ci sono tutta una serie di artiste, meno conosciute, che però sviluppano la loro attività nell’ambito della tintura dei tessuti o che creano progetti specifici proprio nell’ambito della quiltatura.

Una cosa, che ho notato, è che in Italia si quilta poco, ma perché la tradizione non è italiana. È più una cosa americana. Conosco tante persone, che arrivano fino al montaggio, quindi con una parte tecnica stupenda, ma poi si fermano, non quiltano. Dicono di non essere capaci, ma è solo provando, che si impara.

Questa è una tecnica, che dà valore al proprio lavoro. Prendiamo anche solo una coperta, che magari è bellissima – io ho visto di quei capolavori, che io non riuscirei mai a fare – ma non è quiltata. Se lo fosse, sarebbe ancora più bella. La quiltatura serve anche a dare risalto ad alcuni elementi. E parlo di una coperta, un oggetto di uso comune, di casa, perché le cose artistiche, naturalmente, meritano un discorso a parte. Sì può anche buttare del colore, dipingere e poi quiltare. Ho visto lavori straordinari soprattutto americani, ma poi inglesi, francesi, spagnoli …

E italiani?

No, ci sono anche in Italia delle quilteriste molto brave. Cito ad esempio Pia Puonti, ma non voglio dimenticare nessuno … lungi da me. Il fatto è che, non nascendo qui la tecnica, da noi se ne parla forse poco. Si parla di patchwork, sul quale sono stati scritti anche tanti libri, però libri in italiano sulla tecnica del quilting

Non ce ne sono?

A quanto ne so il primo in italiano l’ho scritto io nel 2014. Poi ce ne sono stati altri.

Ma il punto è che, se si parla tanto della tecnica patchwork, non si parla di quilting. Diciamo che se ne sta cominciando a parlare, ma certo non è che la diffusione sia rapida. Io spero, che con il tempo possa diffondersi davvero. Io poi mi rivolgo sia ad un pubblico tradizionale, nonostante la mia età, quindi un pubblico di una certa età, ma anche un pubblico più giovane con progetti un po’ più particolari, perché quello è il futuro. Ragazze e ragazzi dovrebbero capire, che questa non è solo una tecnica tradizionale, che possono fare solo le signore.

E c’è riscontro in questo?

Pian piano sì. Devo dire, che il pubblico giovane si sta pian piano avvicinando.

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Come giudichi il boom incredibile di arte e artigianato artistico degli ultimi anni? Abbiamo bisogno di tutta questa creatività? Una moda, un’esigenza, una risposta alla crisi?

Per me un po’ è stata una risposta alla crisi. Molti si sono inseriti nell’ambito dei mercatini, per poter portare avanti i loro progetti. Penso sia stato anche un modo per distrarsi dai brutti pensieri con la volontà di creare qualcosa di proprio. L’unica cosa è che, come in tutto, il troppo …

Stroppia!

Bravissima. Troppa quantità va spesso a discapito della qualità. Mi capita a volte di vedere cose, sulle quali poi ti domandi Perché? Io non voglio certo giudicare, guardo con i miei occhi e con il mio gusto …

Sì, ok, ma la qualità la vedi …

Sì, è fisiologico e questo in tutti gli ambienti.

Ma poi è anche una questione di tempo, le fiere sono tantissime – e parlo delle fiere di settore – la visibilità è lì, che si trova. Il creativo non ha tempo. Io vedo, che stando sempre in giro, poi, non c’è tempo anche di lavorare. Io sono due anni, che non creo un quilt nuovo. Le cose, che due anni fa potevo fare, adesso non le faccio più. Poi io sono felicissimo, eh, mi piace quello che faccio, ma mi sta proprio mancando. Adesso spero di riuscirci … mi sto facendo studio e casa nuovi… avrò anche lo spazio. Prima di spazio ne avevo poco.

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Il tuo progetto per la vita. Ne hai uno? A cosa ti piacerebbe lavorare?

Allora … ce ne sono tante di cose, eh!

Scrivere dei libri, l’ho già fatto, era un mio sogno e sono riuscito ad arrivarci. E’ un bel traguardo a neppure trentacinque anni!

Un’altra cosa … è un sogno grande … è quello di collaborare magari con qualche azienda americana. In Italia sto già collaborando con diverse aziende. Poi sono stato chiamato in Spagna a fare dei corsi. Però, ecco, mi piacerebbe tanto fare qualcosa pure lì.

Allora te lo auguriamo.

Incrociamo le dita, va …

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© Federica Redi

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