19 settembre 2017

FERNANDO COBELO. ESSERE STRAORDINARIAMENTE ORDINARI

01

Un uomo, una donna.

Lui con la barba, lei con i capelli lunghi.

Persone qualunque, come ce ne sono tante.

Nessun tratto distintivo particolare, nulla che li possa distinguere da altri come loro.

Probabilmente, vedendoli passare per strada, non si noterebbero neanche.

Gente comune, normale, ordinaria.


Eppure, dentro di loro, è celato un mondo di emozioni.

Emozioni, che sono uniche, irripetibili e per questo straordinarie.

I loro sentimenti, frutto del loro vissuto, sono ciò, che li rende unici.

Le loro sensazioni li rendono riconoscibili.

La loro interiorità diventa il loro carattere distintivo.


Tutti noi, senza eccezione, siamo speciali, non tanto per come appariamo, quanto per ciò, che ci portiamo dentro.

Ecco allora, che quest’uomo e questa donna, mostrando il loro essere, la loro essenza più vera e nascosta, abbandonano il loro anonimato e diventano distinguibili ed identificabili.


Portatori di un messaggio universale – l’unicità dietro la normalità – sono i personaggi del mondo animato di Fernando Cobelo, architetto ed artista venezuelano, da anni residente a Torino, che abbiamo incontrato a Torino durante la XII edizione di Paratissima.

 

02

Quando le parole non esistono, non rimane che provare con le metafore. Questa la tua presentazione sul sito di Paratissima. È così difficile farsi comprendere?

Secondo me no, se lo fai attraverso le immagini.

Ma senza le immagini?

No, non è difficile, per me è difficile però (ride).

Quando non ci si riesce, quindi, per me è molto più facile andare all’essenza di tutto, alla parte più basica, attraverso un disegnino metaforico, io lo chiamo proprio così.

Anche se alla fine è una vera e propria illustrazione, mi piace definirla così. È una questione di semplicità.

03

I tuoi disegni parlano di emozioni. Sono le tue emozioni o parli in generale?

Normalmente sono le mie, nel senso che provo ad essere molto genuino. Se c’è tristezza, è perché probabilmente in quel momento la stavo sentendo.

04

Nasci come architetto e come designer. Come sei arrivato a questo progetto?

Guarda, quasi per caso.

In realtà, fin da piccolo, mi piaceva disegnare. Un qualcosa, che poi ho un po’ tralasciato, perché poi mi sono messo a studiare architettura e poi ho lavorato nel design, cosa che amo tuttora. Però è stato in seguito ad un periodo non tanto positivo, durante il quale ho preso una matita e un foglio di carta ed ho fatto il primo disegno, che è nato tutto. Come un autoritratto. Era già lui, The Ordinary Young Man.

In quel momento lì mi sono sentito benissimo. È stata proprio una catarsi. Ne ho fatto un secondo e mi sono sentito di nuovo bene. Ne ho fatto un terzo, la stessa sensazione. Così ho iniziato a pubblicarli, trovando una bellissima risposta da parte delle persone, cosa che non mi sarei mai immaginato. Pian piano il progetto si è evoluto ed è diventato quello, che è ora.

05

Questi tuoi disegni nascono d’istinto o c’è una pianificazione nei temi, che vuoi trattare?

No, nascono proprio d’istinto. A volte cerco di analizzare quello, che sto sentendo.

Se vedo che ci sono dentro di me troppe cose, che non riesco a dire, le posso esprimere attraverso un universo. Ecco, allora, la pancia piena di cose (ride). Hai presente, quando dici di prendere una decisione con la pancia? Ecco, di quello si tratta.

06

Con cosa disegni? Matita, penna …

Inizio con la matita per fare lo schizzo. Poi con lo Stilograph, quindi con il Rapidograph, che è quello un po’ più fine … e già con quello basta.

Le opere, che trovi qui in esposizione, però, sono serigrafate, sono stampate a mano. Sono nate come disegni, però, solo per questa mostra, ho fatto questa prova e devo dire che il risultato è ottimo.

07

Le tue illustrazioni sono tutte in bianco e nero. Pensi che la mancanza di colore possa rendere meglio l’interiorità di una persona?

Più che altro sento di non avere bisogno del colore.

A volte si tratta di esprimere un sentimento, che magari è molto complesso, ma utilizzando la minor quantità di elementi possibile. Il fatto di farlo senza colore, solo in bianco e nero, mi permette di arrivare un po’ più velocemente all’essenzialità.

08

Noto che hai rappresentato o un uomo o una donna, nessun bambino. Per quale motivo?

No, non ancora. Allora … li sto ancora conoscendo questi personaggi … prima è nato lui … poi è arrivata lei …

Sono sempre loro due?

Sono sempre loro due! E in effetti si sono conosciuti da pochissimo. Questa illustrazione, che vedi qui, è la prima, nella quale sono insieme. Nelle altre ancora erano tutti e due nel loro universo.

Come ti ho detto, è un progetto molto legato ai processi interiori, personali, che sto attraversando. 

Quindi hai una donna tra le mani …

Probabilmente! (ride)

Loro crescono, quando cresco anch’io, quindi tu mi chiedi … fra un mese ci sarà un piccolo? … io non lo so. Chi lo sa?

Ora è un momento, in cui inizia un rapporto fra i due. Poi io non dico mai, se sono sposati, se sono fidanzati o se sono solo amici. Questo è lasciato alla libera interpretazione. Sono semplicemente delle persone. Ordinarie.

09

Quanta parte di sogno c’è nella tua opera?

Tantissima!

Mi piace interpretare le cose, diciamo, più semplici nel modo meno … comune.

Sono la tristezza, la felicità, la mancanza di qualcosa … sono tutti sentimenti ordinari, che però secondo me meritano di essere rappresentati in un modo straordinario.

10

Queste illustrazioni sono diventate un libro, potrebbero diventare un cartone animato? Ci hai mai pensato?

Non ci ho mai pensato, ma …

Ti ho dato un’idea?

(ride) Me la segno subito.

Hai presente quei cartoni animati molto essenziali, molto schematici …

Potrebbero anche starci! Ci ho provato a fare un paio di animazioni ed è un processo molto più lungo, rispetto a fare un’illustrazione statica, però è molto divertente. E chi lo sa? Non mi precludo alcuna possibilità!

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Che cosa significa essere un uomo ordinario?

Vuol dire essere consapevoli di quello, che senti.

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Fernando Cobelo

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© Federica Redi

2 commenti:

  1. Bella intervista. Non conoscevo...
    Un abbraccio cara

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    Risposte
    1. Grazie, Valentina.
      È stato proprio un bell'incontro.

      Federica

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