27 settembre 2017

IL DESIGN RIVOLUZIONARIO DI FRANCO ECCEL

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La prima volta, in cui ho sentito parlare di CORIAN®, è stato circa vent’anni fa, quando, in procinto di comprare la mia nuova cucina, il rivenditore mi propose questo interessante e (relativamente) nuovo materiale per realizzare il piano di lavoro.

L’impressione fu subito ottima, perché indubbiamente le sue potenzialità erano innegabili.

Materiale molto avanzato, sintetico, facile da lavorare, permetteva di realizzare superfici senza giunzioni – cosa questa, che mi piacque un sacco – di facile manutenzione e di grande durevolezza. La sua superficie liscia, quasi vellutata, lo rendeva persino gradevole al tatto.

Le mie scelte, tuttavia, portarono ad altro, soprattutto perché mi parve un materiale troppo moderno per lo stile della mia cucina, perché la scelta dei colori disponibili era limitata e perché, all’epoca, il costo era veramente spropositato.


Di HI-MACS®, invece, prima della mia esperienza a Paratissima 12, non avevo mai sentito parlare. 

Più recente rispetto al CORIAN® è, pure questo, un materiale di altissima qualità. Molto versatile e facilmente lavorabile, può soddisfare le esigenze più estreme.

Non poroso, impermeabile, durevole, igienico, è disponibile in una gamma infinita di colori.


Materiali innovativi, insomma, impiegati in settori specifici quali l’architettura e l’interior design.

A meno che …


Capita a volte, che una mente aperta lasciata libera di scorrazzare nelle infinite praterie della creatività, possa intuire potenzialità inespresse e decida, inseguendo una visione, di percorrere una strada mai percorsa prima; che una conoscenza approfondita, non più punto di arrivo, ma trampolino verso un ignoto tutto da scoprire, costituisca le fondamenta, sulle quali costruire un progetto.


La rivoluzione di Franco Eccel, architetto e progettista di origini trentine, ma operante a Milano, è nata proprio così, liberandosi dalle catene del dèjà-vu, per esplorare territori sconosciuti.

Questi materiali tecnici diventano allora materiali creativi, che si animano, dando vita a gioielli contemporanei coloratissimi, pratici da portare e adatti per ogni occasione, ma anche a complementi d’arredo eleganti ed estremamente resistenti. E ancora ad una collezione di borse, dove la pelle viene esaltata da originali e innovative chiusure.

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Leggo sul tuo sito Perché spendiamo così tanto tempo a studiare le tecniche del passato, se non le trasformiamo in modi inaspettati per creare l’oggetto del futuro? Vuoi quindi essere un ponte fra ieri e domani?

Ma … in un certo senso sì, ma senza volersi spingere troppo in profondità, è semplicemente piacevole, oltreché utile, utilizzare quello che sappiamo, quello che sappiamo fare, quello che ci hanno insegnato i nostri genitori e nonni.

A me piace, poi, trasformarlo in linee e in oggetti molto moderni. È molto facile utilizzare le tecniche già conosciute, con gli strumenti magari evoluti della tecnologia di adesso, e creare cose nuove. A me quello che non piace, se posso dirlo, sono le forme vecchie fatte con materiali nuovi.

In questi miei tavolini, ad esempio, c’è un po’ di intarsio, un po’ di mosaico, ma sono fatti con materiali nuovi. C’è anche della tecnologia, perché i materiali, che uso, sono molto tecnologici, molto avanzati e consentono di creare delle cose molto particolari con una certa facilità tecnica. Poi, certo, ci vuole l’idea.

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Dovendo scegliere, che cosa butteresti giù dalla torre? Tradizione o innovazione?

Non è possibile avere l’una senza l’altra. L’innovazione deve derivare da qualcosa, non può nascere dal niente.

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Creatività = libertà. Libertà di cosa? Di pensare, di agire, di essere?

Probabilmente è più una libertà intesa come non condizionamento. Indispensabile, poi, provare piacere per quello, che si fa.

Se noi siamo condizionati da elementi esterni, cioè non siamo liberi, non proviamo gioia ed è molto più difficile trovare piacere nel proprio lavoro, ma questo vale anche in qualsiasi altra cosa.

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Una trentennale esperienza nei campi di architettura ed interior design e poi questo progetto. Voglia di stupire oppure desiderio di dimostrare, che, volendo, si può?

Beh, la seconda sicuramente!

Ma quale è stata la molla?

Semplicemente la voglia di lavorare con le mani. Non c’è dietro una filosofia più profonda.

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Materiali e tecniche usati in architettura applicati a mobili o ad oggetti preziosi. Quanto è importante la contaminazione?

Direi che è fondamentale. Fondamentale, perché consente di utilizzare, come dicevo prima, un know-how, che abbiamo – la conoscenza dei materiali nel mio caso – e di utilizzarlo in altri modi. Se non lo conoscessi, non saprei utilizzarlo e non saprei sfruttare le sue caratteristiche fino in fondo.

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Riutilizzare materiali di scarto corrisponde ad una scelta precisa, ma è anche un dovere?

A livello globale è sicuramente un dovere o, almeno, lo dovrebbe essere.

In questo caso specifico è anche un fattore di praticità, ci sono delle cose lì, che vengono buttate via e che si possono utilizzare. È un peccato gettarle e, anche da un punto di vista economico, il recupero porta certamente dei vantaggi.

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Creazioni non solo belle, ma anche funzionali. Le creazioni fini a se stesse limitano, secondo te, l’interesse del pubblico?

Dipende in che contesto le vediamo. Qui c’è molta arte, l’arte può essere concepita come un qualcosa di fine a se stesso.

L’oggetto, in generale, deve servire a qualcosa, che non deve per forza essere rivoluzionario, ma deve avere un certo peso nella vita delle persone, anche minimo però lo deve avere.

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CORIAN®, HI-MACS®, colle speciali. Parlami dei materiali, che usi. Perché questa scelta?

Perché, come ho detto prima, li conoscevo e ne avevo intuito le possibilità non esplorate.

CORIAN® e HI-MACS® sono più o meno la stessa cosa. Il CORIAN® è stato inventato da DuPont una quarantina di anni fa, poi, caduto il brevetto, si sono messi a farlo anche altre aziende.

Quindi è una cosa molto simile?

Sì, è quasi identico. A volte ci sono dei materiali, che sono addirittura superiori all’originale, come in questo caso.

Noi abbiamo fatto per mesi ricerche su Internet ed abbiamo scoperto, che nessuno utilizza questa tecnica.

La sua peculiarità è quella di mettere insieme tanti colori, cosa che molti architetti e progettisti non fanno. Io stesso non sapevo, che il CORIAN® è prodotto in più di novanta colori. Di solito si usano il bianco, il grigio, il testa di moro, il nero. Invece i colori sono tantissimi e, mettendoli assieme, si possono creare cose molto fantasiose.

Un’altra peculiarità è quella di utilizzare le colle a contrasto, contrariamente a quello, che si fa normalmente. Di solito si usa la colla bianca per i materiali bianchi per mascherare le giunture. La colla diventa così parte del decoro.

Ma anche le colle, quindi, possono essere di tanti colori?

Sì. E pure questa è una cosa, che pochi sanno. Uno non pensa ad un utilizzo diverso.

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Ho letto, che ti ritieni un po’ artista e un po’ artigiano. Dove si pone la linea di confine fra arte ed artigianato?

Probabilmente nel fatto di concepire un oggetto, che comunque ha una valenza artistica, in quanto creazione, frutto dell’ingegno, ma che viene poi messo a disposizione della gente. Come dicevamo prima, non sono opere fine a se stesse, ma ci si rivolge ad un pubblico. È un oggetto, che viene utilizzato. L’artista, da un certo punto di vista, se ne può fregare.

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Quali sono, secondo te, le prospettive future per arte ed artigianato? C’è ancora spazio per potersi esprimere in questi campi?

Sì, c’è moltissimo spazio, ma c’è il collo di bottiglia della parte commerciale, della distribuzione.

Qui tutti hanno lo stesso problema. Non è un problema fare le cose, inventarle, avere le idee, sperimentare – questa è la parte bella del lavoro – ma lo è farsi conoscere e vendere. Fra l’altro la rete commerciale, come è intesa soprattutto in Italia, è un ostacolo tremendo. Cioè io faccio una cosa, che mi costa cinquanta, potrei venderla a settanta/ottanta, guadagnando qualcosa. Se devo venderla ad un rivenditore, la devo venderla a meno di quanto la pago io, altrimenti poi lui non ha un margine sufficiente.

E la gente non riesce a capire il valore, che sta dietro a questi oggetti …

In questo senso è molto importante il contesto. Deve esserci la possibilità di spiegare. Il commerciante, se non ha un ritorno sicuro, non si metterà mai lì a spiegarti un oggetto. La vendita diretta, invece, lo consente ed è un aspetto importantissimo. Perché poi la gente è anche interessata, la gente vuole la storia.

E noi la raccontiamo!

Infatti è un lavoro utile. È importante poter raccontare, farsi conoscere, poter far capire, da dove nasce l’idea, perché nasce. Non fermarsi al mi piace/quanto costa.

Ma questo aspetto, secondo te, è valorizzato a sufficienza? Ci sono contesti adeguati?

Non ci sono, ma c’è voglia di farli nascere, perché la necessità è tanta.

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© Federica Redi

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