28 ottobre 2017

ADALGISA DE ANGELIS E LE BARCHE DEL DOLORE

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Adalgisa De Angelis non ha certo bisogno di presentazioni.

Titolare del marchio Sogni d’arte, che dal 1994 regala, nel vero senso della parola, sogni alle amanti di gioielli, borse ed accessori in genere, ha collaborato con importanti riviste di settore, con la televisione, il teatro e con il cinema.

Le sue creazioni originali, colorate, estrose, amate da un gran numero di clienti affezionate, riscuotono da tempo grande successo sia in Italia che all’estero. Ho clienti, che mi seguono da anni – racconta in un’intervista – e che utilizzano ancora le borse delle mie prime collezioni. Vederle tuttora circolare è un’emozione molto forte.

Studi d’arte alle spalle, un passato come pittrice, Adalgisa è una creativa a tutto tondo, che ha sperimentato con grande maestria i materiali e le tecniche più diverse, mixando con risultati eccellenti e con una buona dose di ironia artigianato e design.

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Maestro Artigiano dal 2013, nel 2016 ritorna alla sua grande passione, l’arte, cominciando ad esporre in varie mostre e partecipando a vari eventi.

Ed è proprio nel 2016, durante la dodicesima edizione di Paratissima, che ho avuto il piacere di incontrarla.


Signora De Angelis, da artigiana di livello ad artista. Quando e perché ha deciso di compiere questo salto e ha dato una svolta alla sua evoluzione artistica?

Le mie opere nascono a seguito di un grande dolore. Un dolore veramente grande, che ho metabolizzato per cinque o sei anni, ma che poi ha dato dei frutti.

Quindi il dolore come motore per l’arte? Da qui arriva l’ispirazione?

In questa fase certamente sì. In generale l’ispirazione arriva dal proprio percorso personale e professionale, dai viaggi, ma anche dalla natura.

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Le opere, che ha portato a Paratissima, sono create con barchette di carta. Che significato ha per lei la barchetta? E, in generale, il viaggio?

Beh, la nostra vita è un viaggio, no? Durante il quale conosciamo la gioia, il dolore, l’amore … credo sia interessante la storia di ognuno di noi, così come è interessante il percorso storico del proprio paese … molto spesso all’interno delle mie opere c’è un pezzetto di storia …

In un epoca come la nostra, poi, dove tutti navighiamo, stando fermi a casa, mi piaceva esprimere il senso di questa navigazione costante. Mi riferisco alla realtà virtuale.

Le barche simboleggiano anche la situazione dei profughi, di tutte queste persone, che arrivano da noi con la speranza di un futuro migliore. Io provengo da una terra, dove c’è molta accoglienza per chi arriva da zone di guerra. Ogni barca qui rappresenta una persona … tante persone una sull’altra … ammassate le une sulle altre … una specie di inferno…

Certo poi nell’opera ognuno può vedere ciò, che vuole, ma io era questo concetto, che volevo esprimere.

Aggiungo, per concludere, che il mio papà aveva la passione per il mare, quindi io sono fortemente legata ad esso.

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Perché ha scelto proprio la carta per realizzarle?

Perché la carta è fragile e rispecchia la nostra fragilità.

Poi c’è un altro aspetto importante … la carta, quando ci si taglia, lascia dei minuscoli taglietti, che non sono visibili, ma sono assolutamente fastidiosi e fanno parecchio male. Anche i nostri dolori spesso non sono visibili agli altri, ma noi li percepiamo comunque. Il dolore, anche se sorridiamo e portiamo una maschera, rimane dentro di noi.

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Con che criterio sceglie le sue carte?

Ho sempre amato la carta. In ogni mio trasloco mi sono sempre portata dietro tutto un bagaglio di vecchi libri. Inizialmente senza neppure sapere il perché. Poi, piano piano, l’ho compreso.

Amo la carta, che è invecchiata naturalmente con il tempo, per cui utilizzo principalmente carta degli anni ‘50, ‘60 e ‘70.

Vecchie carte per quale motivo? Che cosa hanno di speciale rispetto a quelle nuove?

Hanno un fascino tutto loro, colori completamente diversi e, toccandole, danno proprio un’altra sensazione.

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Ha parlato di vecchi libri. Che genere di libri sono? Sono libri particolari?

In genere sono libri, che hanno dato un senso alle mie letture di ragazza. Questo a livello di contenuti.

Per quel che riguarda, invece, l’aspetto la cosa essenziale è che siano libri vecchi. Li compro ai mercati.

Ma, mi scusi, la domanda mi viene spontanea. Se sono libri, che sono stati tanto importanti per lei, perché li smembra?  Non è un controsenso?

No, in realtà, io do loro una nuova collocazione.

Ah, ma allora c’è il trucco?

Sì, sì, c’è il trucco! (ride)

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Non solo libri però! Qui vedo dei fumetti.

Sì, esattamente. Qui ho usato dei fumetti degli anni ‘50. Ci trova Braccio di Ferro, Tex, I Magnifici Quattro, l’Uomo Ragno … tutti quei personaggi, che erano in voga a quei tempi.

Ho scelto i fumetti per Paratissima, perché sono più colorati rispetto ad un libro. Mi parevano più adatti a questo contesto. Anche se poi in realtà in una di queste opere lo sfondo nero sta ad indicare il vortice, nel quale spesso siamo trascinati. Le barchette sono inserite in un contesto drammatico.20

Qui, ma in generale nel suo percorso artigianale ed artistico, lei ha fatto grande uso di materiale di riciclo. Perché questa scelta?

Amo molto i materiali di riciclo e tutto ciò, che è vintage. È una grande passione. Io giro spesso nei mercatini, comprando tutto ciò, che mi piace. Mi piace aggiustare, rivedere, reinventare.

Ho cominciato molti anni fa dando vita nuova a vecchi mobili. Spesso uso tessuti del passato per creare le mie borse, ma il vintage tocca anche la mia produzione di cappelli e di gioielli.

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Barchette colorate … colore … che importanza ha il colore nelle sue creazioni?

Ah, tantissima, amo molto gli accessori colorati, anche se poi mi vesto praticamente solo di nero (ride).

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La curatrice della mostra, prima, mi diceva di questa particolare tecnica, che lei usa. Per noi profani in cosa consiste esattamente la stampante manuale in 3D?

È in realtà una penna, che si scalda, raggiungendo 290°. Il suo inchiostro è un materiale biologico, una specie di resina. È un materiale, che mi piace molto, ma bisogna essere molto rapidi nella realizzazione, perché ovviamente si rapprende in tempi rapidissimi.

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Lei ha realizzato anche quadri, vero? Che tipo di tele dipinge?

Si, verissimo. Sono quadri molto materici. Volutamente realizzo quadri in rilievo.

Come mai?

Per un motivo molto preciso: per facilitare la percezione anche alle persone non vedenti.

Ma che bella cosa!

Ho un fratello non vedente e mi è sempre dispiaciuto non potesse vederle. Così, se dipingo una tela, la realizzo in rilievo. La tridimensionalità è più facilmente percepibile dalle persone come lui. Non a caso, in alcune mie mostre, ho lasciato le teche aperte, in modo che i non vedenti le potessero toccare. Credo che l’arte debba essere fruibile da tutti.

Perdoni la curiosità, ma suo fratello che dice delle sue opere? 

Lui ha una grandissima sensibilità, per cui se mi dice, che fa schifo, significa che fa schifo davvero (ride). Lui è il primo a vedere le mie opere.

Quindi è lui che dà l’okay?

Assolutamente sì.

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© Federica Redi

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