26 ottobre 2017

ALESSANDRA BARI E IL JOHAR PROJECT

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Ci sono idee, che riescono ad annullare le distanze e ad avvicinare le persone, anche se queste non si conoscono.

Collaborazioni, che vanno oltre i confini ed uniscono chi è fortunato e chi lo è un po’ meno.

Progetti, che, basandosi sulle capacità dei singoli, fanno emergere delle potenzialità spesso inimmaginabili.

Perché, sì, l’unione fa la forza.


È il caso del Johar Project, che ho avuto modo di conoscere durante l’ultima edizione di Paratissima nello scorso novembre.

Da un lato un’artista italiana, Alessandra Bari, designer di gioielli d’arte, e suo padre Virgilio, artista poliedrico specializzato nella lavorazione degli smalti artistici e fondatore, negli anni ‘50, dello Studio del Campo.

Dall’altro le creazioni del Cesar Silai Centre a Rachi (India), un laboratorio di cucito avviato nel 2004 con lo scopo di offrire un’occupazione stabile e retribuita alle donne disagiate del luogo, dopo aver fornito loro una preparazione professionale di base. Questo progetto di sartoria viene portato avanti dall’Associazione Yatra.


Gioielli scultura molto raffinati, concettuali, per nulla banali, dove forme e materiali si fondono, dando vita a piccole opere d’arte.

Abiti semplici, colorati, pratici, che riescono però a trasmettere tutta la bellezza e la magia di quei luoghi lontani.

L’insieme inizialmente incuriosisce, poi piace.

E non potrebbe essere altrimenti, perché l’equilibrio fra ricercatezza ed essenzialità, fra originalità e sobrietà, fra Occidente ed Oriente è sicuramente raggiunto.

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Un progetto Italia-India quello, che avete portato a Paratissima. L’arte, quindi, come strumento per avvicinare i popoli?

Beh, l'arte è certamente uno strumento, che fa avvicinare i popoli. Noi lavoriamo con delle popolazioni tribali molto emarginate e l’arte, la creatività, dà loro una possibilità.

Non è solamente una questione economica, è anche il fatto che si possono collocare nella società.

Stiamo parlando soprattutto di donne, che costituiscono fra l’altro l’anello debole della catena. Sono disoccupate, quindi vengono completamente estromesse dalla società. Il lavoro permette loro non solo di inserirsi nella società, nel villaggio, ma di avere un ruolo importante nella famiglia.

Per noi lavorare con loro è un  … puro godimento estetico (ride), perché queste popolazioni nella loro semplicità sono davvero molto, molto belle.

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Gioielli creati per gli abiti o abiti creati per i gioielli? Che cosa nasce prima?

Nascono in parallelo. E per una combinazione fortuita, ma fortunata, si abbinano perfettamente.

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Quali sono i materiali utilizzati per questi gioielli e quali i tessuti per questi abiti?

Allora … i materiali per i gioielli spaziano dall’argento 925 al plexiglass, dalle pietre di fiume alle pietre dure. Quindi materiali preziosi, ma anche materiali più poveri.

Per quanto riguarda, invece, i vestiti abbiamo cotone, seta e lino.

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Qual è il criterio, con cui un certo gioiello è stato abbinato ad un certo abito? Nel caso l'abbinamento fosse diverso, cambierebbe il messaggio dato?

Direi, che l'abbinamento è essenzialmente estetico.

Il messaggio … è importante trovare un equilibrio tra cuore e mente, concetto molto presente nella filosofia indiana. Equilibrio che qui si concretizza con l’equilibrio di colori e forme.

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L'interesse per gli smalti – e qui mi riferisco ai tuoi genitori - risale al tempo dello Studio del Campo? Come è nata questa passione e perché avete scelto di specializzarvi proprio in questa tecnica?

È stato un caso. Dopo una visita - e guarda che sto parlando degli anni ‘50 - ad un abbazia di frati in Francia i miei genitori hanno cominciato a documentarsi e ad appassionarsi a questa tecnica. I frati lavoravano gli smalti, loro erano studenti di Belle Arti … un incontro casuale.

I miei genitori hanno portato avanti questo lavoro con passione per più di quarant’anni. Passione e tenacia, ottenendo buonissimi risultati.

La tecnica è molto antica, risale agli antichi Egizi, ma oggi ormai non c’è più quasi nessuno, che la porta avanti. Ci sono ancora alcuni smaltatori artistici, ma sono molto gelosi dei loro segreti e non ce li hanno trasmessi (ride).

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Un gioiello riuscito è un gioiello che … ?

È un gioiello, che ha un valore enorme. Non tanto per il materiale di cui è fatto, quanto piuttosto dal punto di vista emozionale. Il gioiello deve emozionare.

È sempre una questione di equilibrio e di armonia.

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C’è un fil rouge, che caratterizza la vostra produzione?

Direi l'amore per le forme, per l’astratto, perché si parte sempre da quello.

Grande importanza ha anche la tecnica, che mio padre ha affinato negli anni, e che io ho cercato di acquisire con grande interesse.

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In una famiglia di artisti l'ispirazione è un fatto personale o coinvolge tutti?

Personale!

Ma davvero?

Sei stupita?

Un po’ sì. Non c’è contaminazione fra l'uno e l'altro?

Direi più che altro, che c'è un gusto tramandato e condiviso, questo sì, ma ognuno poi segue un po' la sua strada.

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Quando un gioiello non è più un prodotto artigianale e diventa arte?

Quando cambiano le tecniche usate. Ci sono tecniche particolari, che indubbiamente appartengono un po' di più all'arte e un po’ meno all'artigianato.

E poi nasce un po' tutto dall'idea dal concetto. Forse l'artigianato è più idea e l'arte è più concetto .

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Quale consiglio dareste ad un giovane, che volesse seguire questa strada?

Di farlo con grande amore e passione, ma senza remore (ride). Bisogna proprio buttarsi!

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Alessandra Bari

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© Federica Redi

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