23 ottobre 2017

ECO ART FAMILY DESIGN. CREARE CON LA PROTEZIONE DELLE STELLE.

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Quante volte vi è capitato di guardare all’insù in cerca di spiegazioni?

Quante volte avete affidato alle stelle le vostre speranze e i vostri desideri?

Quante volte, ancora, avete cercato in esse un’indicazione per trovare la strada verso la pace e la felicità?


L’umanità, da sempre, si è rivolta al cielo stellato, confidando pensieri e segreti; ha contemplato la volta celeste, ricercando in essa un ordine, una presenza superiore, una risposta alle più semplici domande esistenziali.

Pur non comprendendone il principio e il funzionamento e nonostante il timore per esso, si è affidata al cielo, riconoscendone il potere e la forza, spesso divinizzandolo.

Non occorre, credo, ripercorrere la storia delle antiche religioni per comprendere l’influsso, che gli astri hanno avuto sulla nostra vita e sul pensiero dell’umanità. La visione poetica del cielo e dell’universo ha attraversato ogni epoca storica.


Al giorno d’oggi, purtroppo, presi come siamo dalla nostra vita frenetica, guardare all’insù è cosa rara. Un piacere dimenticato, che solo in certi contesti è possibile recuperare.

Nei luoghi isolati, dove la natura ancora regna sovrana, dove l’impronta dell’uomo è ancora limitata, dove la luce degli agglomerati urbani non arriva, il cielo riacquista la sua forza e le stelle tornano ad essere una presenza concreta.

L’uomo, così piccolo e così insignificante, semplice granello in un universo infinito, torna allora a sentirsi parte del tutto.


Chi ha avuto la possibilità di vivere l’incredibile esperienza del Cammino di Santiago, ma anche quella di cammini meno famosi, ne parla in genere con toni talmente entusiastici da far venire la voglia di partire.

Non è solamente un viaggio, è molto di più. È un’esperienza di vita, che si può fare per i motivi più diversi, ma che porta sempre benefici incommensurabili.

Il suo legame con le stelle è strettissimo. Basta anche solo pensare all’etimologia della parola Compostela (o Campostela), in latino campus stellae, cioè campo della stella.


Quasi un anno fa, durante la XII edizione di Paratissima, mi è capitato di conoscere Massimiliano Scarlato, Maximilian, un artista della Val di Susa, che di stelle e di cammini se ne intende parecchio.

Abile e valente artigiano del legno, grazie all’esperienza del Cammino di Santiago, è riuscito a dare un senso al proprio lavoro e ad indirizzare la propria ispirazione, conducendola dritta dritta To the Stars.

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ll tuo progetto prevede la realizzazione di una camera da letto, usando solo materiale di recupero …

Esattamente.

… come è nata questa idea?

È un’idea nata negli anni. Avevo già realizzato componenti d'arredo, che potevano andare bene sia per la zona giorno, sia per la zona notte.

Diciamo, che ho preso spunto dal tema di ParatissimaTo the Stars – e ho cercato di farlo mio. Anzi, me lo sono preso proprio a cuore, perché sono personalmente piuttosto legato alle stelle. L’anno scorso, infatti, ho intrapreso il Cammino di Santiago e lì di stelle ne ho viste veramente tante. Era proprio impressionante.

Ho anche cercato di riportare qui a Paratissima quanto ho vissuto durante quell’esperienza. Ecco perché il letto si chiama Letto Cammino. In molti qui, durante l’evento, mi hanno chiesto il motivo di questo nome. Letto Cammino un po’ per la sua forma, pare …

Un sentiero!

Sì, sembra proprio un sentiero, ma non è solo questo.

Mentre dormiamo, sogniamo. E il sogno è un po' come un cammino, durante il quale possiamo anche raggiungere le stelle. Stelle, che in fondo sono nei nostri pensieri e che raggiungiamo nel momento di massima tranquillità.

Del resto, poi, in un letto a volte si possono anche toccare le stelle, no? (ride) 

Direi proprio di sì!

03

Quali sono i materiali, che hai usato?

Allora … principalmente il materiale, che io uso per tutte le mie opere e le mie creazioni, è il legno. Soprattutto quello dei bancali, dei pallet.

Ciò che vedi esposto qui è fatto tutto con il legno. A parte la luna.

La luna era, inizialmente, una cappa di aspirazione, di cui un’azienda voleva disfarsi. Ma sono arrivato prima io e me la sono portata a casa! È stata lì abbandonata per un po' di tempo, perché non sapevo bene neppure io, che cosa farmene, ma ero convinto che da quella cappa potesse nascere qualcosa di importante.

04Dove hai trovato il materiale di recupero?

Allora partiamo dal presupposto, che io come primo lavoro mi occupo di imballaggi per il legno. Gioco quindi in casa e ho una certa facilità a reperire il materiale.

In generale cerco di evitare il più possibile, che i materiali finiscono al macero. Faccio un esempio. L’opera Dimenticato è stata creata con tutti materiali di scarto, con i ritagli recuperati dalla riparazione dei bancali e si chiama così, soprattutto in riferimento al rubinetto, che è stato trovato e poi dimenticato lì per parecchi anni. È rimasto lì appoggiato per lungo tempo, non sapevo cosa farmene, ma poi l’ho ritrovato.

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Eco-Art Family Design ha da poco festeggiato i 4 anni di vita: un traguardo importante …

Sì, esatto.

… che cosa ti ha spinto ad intraprendere questa strada?

Oh, oh! … diciamo, che questa strada è nata un po’ per gioco. È nata soprattutto grazie a questa mia piccola vena artistica, che comunque per un certo tempo è rimasta assopita. Io arrivo dalla scuola di arti grafiche, dalla quale sono stato un po’ … bandito … perché dopo un anno mi hanno praticamente consigliato di non presentarmi più! (ride) È un po' come …  non è che adesso voglio paragonarmi ad Einstein, lungi da me fare un paragone simile, ma so che all'epoca lui aveva tre in matematica, per poi diventare quello che è diventato … comunque sono stato allontanato dalla scuola, perché sostenevano, che io non avessi doti artistiche. E forse per certe cose è pure vero, ma datemi un oggetto, datemi un bancale … e io lo posso trasformare in qualsiasi cosa!

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La filosofia del recupero sta alla base della tua attività. In un mondo, in cui si butta tutto, è andare un po' in controtendenza?

Secondo me, sì! Però, diciamo, che pian piano la mentalità delle persone sta cambiando. Il recupero sta diventando un concetto diffuso e ci si dà maggiore importanza. Abbiamo imparato a dare valore anche a oggetti, che vengono definiti comunemente immondizia, ma ai quali si può dare una secondo possibilità. Una sorta di rinascita insomma.

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Un'attività come la tua, che ha una particolare attenzione per l'ambiente, gode di particolari agevolazioni? Viene cioè riconosciuto in qualche modo lo sforzo di rispettare l'ambiente?

Dove abito io, in Val di Susa, risulta un tantino difficile. Non tanto per la mentalità chiusa, quanto perché il percorso è lento, pare proprio, che gli ingranaggi non vogliano mettersi in moto.

O magari non li vogliono far partire?

Delle volte, forse, c'è anche un certo timore a dare il via. Questo io sinceramente non lo so.

Personalmente sto facendo di tutto in questo senso, sto lavorando affinché questa non sia solamente una moda, ma sia veramente uno stile di vita. Dare ad un oggetto una seconda possibilità è proprio una cosa bella.

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La tua clientela in linea di massima condivide la tua filosofia oppure compra le tue creazioni semplicemente perché sono belle?

Secondo me entrambe le cose.

Ora, a dirla tutta, negli ultimi anni la mia creatività, la mia manualità, è cambiata notevolmente. Se oggi guardo i miei primi lavori, li guardo con un occhio un po' …

Beh, dai, si evolve, no?

Sì, certo. Io li guardo e penso di non averli fatti veramente io. L'evoluzione sicuramente c'è stata.

Io adesso non è che voglio sottolineare di nuovo questo concetto, ma sono convinto, che il cambiamento sia coinciso con il mio ritorno dal Cammino di Santiago. Da quel momento mi si sono aperte molte porte, tipo la possibilità di arredare un ristorante o un’enoteca o anche una singola abitazione, ma soprattutto ho notato in me un notevole miglioramento nel mio modo di arredare. Ho cercato di trovare una sorta di … linea diversa. Quindi non sempre e solo il solito bancale, ma anche una cura maggiore nella forma e nello stile.

09I tuoi sono lavori artigianali, che a volte però diventano arte. Ti senti più artigiano o più artista?

Non lo so ancora! (ride)

Alcuni mi danno dell'artista, anche se io non mi sento proprio tale. Per essere un artista vero, penso, che di acqua sotto i ponti ne debba ancora passare molta.

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In un'opera artigianale o in un'opera d'arte di solito c'è il messaggio di chi l'ha creata. Qual è il tuo messaggio?

Ho il mio messaggio …. con poco, ma veramente con poco, si possono creare degli oggetti o dei componenti d'arredo veramente fantastici.

Non serve una laurea o un diploma, penso ci voglia solamente la passione. È questo, che conta veramente. Certo ci vuole tempo e bisogna fare delle rinunce – la serata del sabato o la passeggiata della domenica – per ottenere qualcosa, che sia veramente tuo.

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Che cos'è la creatività per te?

È la mia vita! (ride) Per me la creatività è veramente tutto. È l’espressione di una persona, è ciò che la rende unica.

Direi, che hai detto tutto!

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Massimiliano Maximilian Scarlato

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© Federica Redi

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