05 ottobre 2017

HIC ET NUNC. L’ENERGIA VITALE DI ADRIANA OLIVARI

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Fin dai tempi più antichi il concetto di qui ed ora è stato usato per indicare un preciso atteggiamento di fronte alla vita, che, per essere pienamente vissuta, non deve essere condizionata dall’ombra del passato e dalle preoccupazioni per il futuro.

L’altalena di pensieri, che ci porta inevitabilmente a vagare fra questi due poli temporali, genera perlopiù sentimenti negativi. Da un lato il rimpianto per ciò che non è stato o che è stato solo in parte, gli errori, il senso di colpa. Dall’altro la fretta di andare avanti, di raggiungere obiettivi, di realizzare sogni. Inoltre la possibilità, che il domani possa diventare un nuovo ieri, genera ansia e incute paura, facendoci vivere in uno stato di eterna inquietudine.

È evidente, quindi, che questo modo di percepire la vita non può che generare stress, rabbia e frustrazione.

Questa condizione umana, che in taluni casi può essere anche molto accentuata, è molto diffusa e solo una persona estremamente equilibrata e con una forte percezione del sé è in grado di vivere la propria vita, pensando solamente al momento presente.

L’oggi, che noi spesso non prendiamo neppure in considerazione, proiettati come siamo a considerarlo una conseguenza del passato o una preparazione del futuro, è in realtà il nostro dono più grande, l’essenza della nostra stessa vita. L’adesso, in genere, viene dato per scontato, non viene sfruttato al massimo delle sue potenzialità, e solo quando rischiamo di perderlo, quando eventi importanti e dolorosi lo minacciano, ci rendiamo conto di quanto sia indispensabile per la nostra esistenza.

Ecco, allora, che il qui ed ora diventa consapevolezza, energia vitale, forza propulsiva.


Adriana Olivari, artista savonese, con un passato da insegnante di yoga e terapista di Shiatsu, ha recuperato la parte migliore di sé a seguito di un incidente, che l’ha costretta a rivedere la propria vita e l’ha portata di nuovo all’arte, da dove il suo percorso era cominciato.

Pittrice e ceramista realizza opere, che non passano certo inosservate e che trovano nell’intensità del colore e nella simbiosi con la materia il medium più adeguato per esprimere tutta la potenza del suo io.

Quando l’ho incontrata, nell’ultima edizione di Paratissima, la sensazione di trovarmi di fronte ad una donna forte, coraggiosa e molto determinata è stata netta.

Con lei ho scambiato solo poche parole, ma la sua energia, incredibilmente, l’ho percepita tutta.

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Diventi artista dopo un incidente, che ti cambia la vita.

E come fai a saperlo?

Eh, mi informo! Arte dunque come terapia?

Sì, arte come terapia! È stata l’occasione, che mi ha fatto cambiare completamente la vita e da lì ho cominciato a mettere le mani nella pittura e nella terra.

Perché prima facevi un altro lavoro?

Io avevo fatto l’artistico poi, per questioni di vita, sono andata a fare un lavoro, che mi ha distaccato da quella, che era la mia passione. L’incidente ha fatto sì, che vi tornassi e ho ricominciato a vivere.

Grazie ai colori, quindi alla pittura ad olio, sono riuscita ad affrontare quella, che è stata la mia malattia e sono riuscita a tirar fuori di nuovo l’energia, che avevo. E con la terra sono riuscita a trasferirla sulla materia.

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Tre parole per definire la tua arte.

Energia. Qui. Ora.

Beh, un bel manifesto!

Esatto. L’energia c’è adesso, c’è in questo momento. Per me non esiste né futuro né passato. È bello essere qui in questo momento e fare le cose, che faccio ora.

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Ceramista e pittrice. Quale delle due tecniche pesa maggiormente sul piatto della bilancia? In altre parole quale senti più vicina?

Ho iniziato, mettendo le mani nella pittura e da lì mi sono avvicinata alla ceramica.

Adesso sento la terra … è la cosa più forte e più vicina alla mia personalità.

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Io sono materica. Grande importanza, dunque, alla materia. E la forma? Come coniughi questi due aspetti?

Eh … è più importante la materia! È più forte, mi dà più energia.

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Lavori a mani nude.

Esattamente!

Questo contatto così diretto con l’opera d’arte è un modo per renderla viva?

Sì, me la fa sentire viva e il fatto di essere io ad infilare le dita o nella pittura o nella terra accentua questa sensazione.

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Mi è parso di capire, che tu fai un grande uso del colore. Con che criterio lo usi e quale preferisci?

Non te lo so dire. A caso non avviene mai nulla, però ci sono situazioni, che mi portano a a scegliere un colore piuttosto che un altro. In questo caso, nel quadro esposto, ho usato il blu.

In generale, comunque, mi piace il colore puro senza tante sfumature. Mi piacciono le cose forti. Ad esempio adesso sto lavorando molto su terra nera.

07Quel è il messaggio, che vuole dare la tua arte?

Oh, bella domanda! Mi piace, che la gente, quando vede i miei pezzi, in qualche modo si emozioni. Mi piace vedere la scintilla, che esce dall’occhio della persona, che sta guardando.

Questa per me è la felicità più grande.

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Cosa significa per te essere un’artista?

Riuscire a fare una cosa meravigliosa, riuscire a realizzare quelle, che sono le mie passioni. Per me essere artista è riuscire a fare ciò, che mi piace fare.

Penso sia il massimo possibile.

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Tu sei diventata artista dopo l’incidente, che ha fatto uscire una parte di te fino a quel momento nascosta. Credi che in ognuno di noi ci sia una parte di arte, che deve o che può uscire?

Io penso, che ognuno di noi abbia un dono grande e in qualche modo sia un maestro in qualcosa. La cosa bella sarebbe, che ognuno lo riuscisse a tirare fuori.

Viviamo in un momento tale, che stiamo reprimendo tutto. E la parte creativa rimane costretta dentro di noi.

Ed è la nostra parte migliore.

Brava!

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Paratissima perché?

Questo è il terzo anno, che vengo qui a Paratissima, e sono felicissima di essere qui. È una bellissima vetrina, ma a parte questo c’è una bellissima atmosfera. C’è gioia, pare una festa. Ed è bello condividere le proprie emozioni con tutta questa gente.

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Adesso però mi parli dell’opera, che hai presentato.

Va bene!

Queste appese sono due tele, che si possono mettere vicine, realizzate con la pittura ad olio, che ho steso con le dita.

C’è un centro, c’è energia … chi passa ci vede una farfalla, un pavone … ognuno ci vede quello, che vuole. Io ci vedo il qui ed ora. L’energia che nasce.

Per renderlo più luminoso … ho esagerato … ci ho messo degli Swarovski dentro.

Veri?

Sì, veri. Mettendo il quadro in casa e illuminandolo con faretti particolari, riflettono la luce, creando un bellissimo gioco sulle pareti e sul soffitto.

In altri casi spacco gli specchi e metto i frammenti dentro l’opera.

Questo il quadro. Invece la ceramica …

Sono quattro pezzi, vero?

Sì, esatto. È una scultura alta 1,2 metri e i pezzi si incastrano l’uno dentro l’altro.

Terra nera, lavorata con degli ossidi, che danno questa colorazione particolare.

Io ho questa tecnica … io lavoro tutto da crudo, do delle ditate nella terra, utilizzo poi ossidi e smalti e, infine, l’opera viene cotta.

Ma come procedi? Sentendo e basta?

Proprio così. Sentendo solamente e nel totale silenzio. È una sorta di meditazione.

Ho un progetto di massima in testa, ma poi procedo … volendo pure qui si possono mettere delle lampade …

E l’immagine?

L’immagine è quella di una sorta di torre, che va verso l’alto. Una torre aperta, che si innalza verso il cielo.

Nella fotografia per terra ci sono i tuoi occhi, vero?

Sì. Essendo io una ceramista, per divertimento, ho iniziato con il fare delle palline piccole, scrivendo delle frasi.

Qui c’è scritto Sii dolce con me, maneggiami con cura. È una frase di una poesia di Mariangela Gualtieri e mi è rimasta impressa non tanto, perché io faccio ceramica, ma perché la vedo una frase per noi donne. È un messaggio importante.

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© Federica Redi

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