09 ottobre 2017

IN ABSENTIA (N.I.C.E. 2016)

01

L’assenza è per definizione mancanza, lontananza, ma non per questo privazione di contenuti e significato.

In una società in cui immagini spersonalizzate e nudità sono all’ordine del giorno e dove la mercificazione del corpo si ripropone quotidianamente in ogni possibile forma, diventa urgente andare oltre l’apparenza.

La smaterializzazione della fisicità e del dato tangibile spinge a superare la soglia dell’esteriorità.

Il corpo perde la sua forma ma, lasciando anche solo alcune tracce, non smette di essere presente nel desiderio, nel ricordo, nel lutto o nella specificità di ogni individuo.

L’assenza del corpo non equivale alla mancanza della persona, ma al contrario rende la sua presenza più intima e ragionata, pertanto più forte e significativa.

02

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha provato nostalgia.

È un sentimento difficile da sopportare, perché non dà tregua. Il suo martellare continuo, insistente, esasperante riesce ad annientare ogni nostro proposito positivo, ammantando tutto di una pesante aura negativa.

I bei ricordi, spesso un pallido riflesso di ciò che è stato, non sempre aiutano, anzi a volte peggiorano la situazione, rendendo più forte il senso di abbandono. Gli oggetti appartenuti alla persona lontana, le sue fotografie, le tracce lasciate dietro di sé diventano allora dei feticci, di cui abbiamo bisogno per andare avanti.

Ma non inganniamoci, non sono questi, che ci riportano chi abbiamo perduto. L’essenza vera di chi è assente si manifesta, quando riusciamo ad andare oltre, concentrandoci su ciò che la persona è o era davvero, su ciò che rappresenta o ha rappresentato per noi.

In questo modo, quindi, l’assenza diventa presenza.

Se è possibile affermare la propria personalità e il proprio esserci, nonostante l’assenza di tutto quanto è materiale e, soprattutto, nonostante l’assenza di se stessi, non significa forse, che si può superare certi limiti? Si può, allora, legittimamente interrogarsi sull’importanza, nella nostra vita e nella società, in cui viviamo, dei beni materiali? Dell’apparenza? Dell’esteriorità? Possiamo andare oltre le convenzioni, oltre le mode, oltre le imposizioni della società? Non sono queste , in fondo, a restituire un’immagine spersonalizzata del vero essere?


Da questi interrogativi sono partite Laura Bianchessi e Stefania Valleise, curatrici della mostra In absentia, che ho incontrato a Torino nel novembre scorso durante la dodicesima edizione di Paratissima.

03

Mi parlate del vostro progetto? Stefania?

Il progetto, in realtà, è nato da un’idea proposta da Laura per il corso.

Allora facciamo parlare Laura.

Io sono partita dall’idea di contrastare l’idea della società contemporanea, in cui vediamo corpi ovunque, ma spersonalizzati. Ho voluto andare oltre l’immagine del corpo, andando più verso l’introspezione. Dare sempre valore alla persona, ma togliendo l’involucro esterno.

Come è nata questa idea? Perché proprio questo progetto?

Io sono un po’ critica verso tutto …

Che non è un difetto …

… avevo pensato soprattutto all’immagine della donna, che deve rispondere a determinate regole … deve vestire alla moda, uscire truccata, con i capelli a posto … ci vengono imposti dei modelli, che in realtà sono vuoti.

Volevo, quindi, focalizzare l’attenzione su qualcosa di più profondo.

04

Stefania, con che criterio avete scelto gli artisti?

Il progetto è stato inizialmente suddiviso in isole tematiche, per cui il tema è stato sviscerato e analizzato secondo diversi punti di vista.

Il punto di partenza, comunque, è stato il concetto di identità. Abbiamo voluto andare oltre l’apparenza fisica e capire, che cosa fosse il concetto di identità. Ci siamo rese conto, che, quando il corpo non c’è, ma c’è qualcosa, che lo richiama – un oggetto, un abito, un gesto – in realtà pare ancora più presente. Lo si sente quasi più vivo.

Abbiamo quindi capito, che la persona lontana poteva evocare nelle persone un desiderio, che può essere sia affettivo, sia sessuale. Perciò, in un passo successivo, abbiamo analizzato il concetto di lontananza. E in questa categoria, rientra anche il concetto di lutto. L’idea di una persona, che non c’è più, ma che comunque si vuole continuare ad avere vicino.

05

Ci sono state difficoltà particolari per realizzare questa mostra? Oppure è andato tutto liscio? Laura?

Beh, approcciarsi con lo spazio in questa situazione non è stato proprio facilissimo, perché noi lo spazio inizialmente non l’avevamo visto. Abbiamo trovato gli artisti e le opere, ma abbiamo lavorato solo su una piantina. Non avevamo idea di quale fosse l’aspetto dell’ambiente, la sua altezza, la superficie dei muri. Sapevamo, che era tutto in cartongesso, ma una volta arrivate qui abbiamo dovuto affrontare vari problemi, ad esempio l’illuminazione, perché non era possibile direzionare le luci.

06

Stefania, come è stato lavorare insieme?

Le coppie sono state formate dai professori. Noi non ci conoscevamo. Penso, che uno degli obiettivi del corso sia stato anche quello di insegnarci a lavorare con un’altra persona, di insegnarci a coniugare la visione di entrambe e di riuscire poi a fonderle insieme.

Io mi sono trovata bene a lavorare con Laura.

Con quali criteri vengono formare le coppie?

Non lo sappiamo, ma in alcuni casi i temi proposti presentavano delle affinità.

07

Come è stata questa vostra esperienza a Paratissima, Laura?

Beh, senza dubbio positiva. Passano tante persone, c’è la possibilità di conoscere gente. C’è il confronto diretto.

08

Stefania, che dice la gente davanti alla vostra mostra? Piace?

Al momento ci sono stati dei feedback positivi, soprattutto legati – penso – alla grande installazione, che sta in mezzo alla sala. Molti sono stati senza dubbio impressionati davanti a questo lavoro.

09

Artisti in mostra

Daniela Capaccioli - Nina Carin - Ignazio Fresu - Simona Galeotti - Gelidelune - Leo Gilardi - Stefano Giorgi - Patricia Glauser - Sally Hewett - Luca Pannoli - Simone Pizzinga - Giovanni Puledda - Sara Zaghetto - Benedetta Zoani


catalogo

 

N.I.C.E. – New Independent Curatorial Experience

Corso per curatori di mostre di arte contemporanea nell’ambito di Paratissima.

Il suo obiettivo è quello di offrire ai giovani aspiranti curatori gli strumenti per costruire una professionalità autonoma.

Non solo un’occasione formativa, ma anche e soprattutto un’esperienza pratica.

info

 

N.I.C.E. 2016

IN ABSENTIA

INFINITI LABIRINTI

MUTABILIA - L’eterno divenire

CUMULUS

PARADOX - Inaudite sincronie

THE SLOW DISAPPEARANCE OF MEANING AND TRUTH

UNDER CONTROL

LA RETE DI INDRA - Tutto il mondo è connesso

LEARNING TO FLY

 

Laura Bianchessi

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Stefania Valleise

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© Federica Redi

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