29 ottobre 2017

LEARNING TO FLY (N.I.C.E. 2016)

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Cosa sarebbe successo se l’uomo avesse avuto un paio di ali o se più semplicemente la gravità non avesse incollato i suoi piedi al suolo?

Il mito del volo esiste sin dall’alba dei tempi, diventando così uno dei tòpos più citati nell’iconografia artistica passata e contemporanea.

Come Icaro, incarnazione mitologica dell’uomo alato, insegue il suo sogno a costo della vita costruendosi ali di cera, così ogni giorno si rinnova la sfida di provare l’ebbrezza del volo e dell’assenza di peso attraverso la danza, il nuoto e il sogno.

Gli atterraggi sono però rocamboleschi: i tentativi si rivelano spesso fallimentari e le cadute all’ordine del giorno.

Eppure, l’uomo continua a muoversi al confine tra il desiderio e l’impossibilità di volare: la sua sfida è da considerarsi tutt’altro che conclusa.

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Nell’immaginario collettivo il primo volo umano è legato al nome di Icaro. Un volo che, come tutti sappiamo, non ebbe molta fortuna.

Nella mitologia greca questo mito serve da monito per tutti quelli, che non sono in grado di controllare i propri impulsi e per chi pecca di presunzione, convinto di riuscire a sfidare persino le leggi della natura.

Eppure cosa sarebbe l’umanità, se non avesse mai avvertito il gusto della sfida? Se non avesse mai sentito la necessità di volare, per andare oltre e per superare i propri limiti?

Non occorre certo andare a scomodare i progetti pionieristici di Leonardo Da Vinci, i fratelli Montgolfier, i fratelli Wright o gli eroi moderni della conquista dello spazio, perché si può volare anche rimanendo con i piedi per terra. L’uomo, attraverso l’arte, la letteratura, la filosofia, la scienza, è riuscito a far volare il proprio spirito così in alto da sfiorare l’infinito.

Nella quotidianità, poi, volare significa anche rompere gli schemi, andare oltre i pregiudizi, lasciarsi andare, vivendo la vita con leggerezza – che non è certo sinonimo di superficialità – in modo da riuscire a goderne appieno.

Si può, insomma, volare in tanti modi.


Laura Tota, curatrice della mostra Learning to fly, che tanto successo ha riscosso l’anno scorso a Paratissima, ci ha raccontato i motivi di questa esposizione.

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Laura, puoi per favore spiegarmi il tuo progetto? In cosa consiste?

Learning to fly è una mostra esclusivamente fotografica, che indaga il desiderio atavico dell'uomo di volare. Ho cercato di analizzare il concetto di volo da vari punti di vista. Volo, ma anche tentativi di avvicinarsi ad esso.


Com'è nata l'idea di questa mostra? Perché hai scelto proprio questo tema?

Motivazioni personali soprattutto, amo l’idea del volo. Mi piace l’idea di … vagare con la mente, di fare voli pindarici …

È un po’ parte del mio essere, caratterizza la mia indole. Mi piace mettere un po’ di leggerezza nella quotidianità, che a volte tende ad essere opprimente, pesante, critica. È un tentativo costante di alleggerire il quotidiano, è un’esigenza urgente, quasi una ribellione.

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Che cosa è per te il volo?

Non ho dubbi! Per me il volo è una fuga dalla realtà.

esercizi di volo Francesco Conti

Con quale criterio hai scelto le fotografie?

Anzitutto ho identificato le aree tematiche, nelle quali pensavo fosse individuabile questo tentativo di volo. Quindi … dimensione onirica, sospensione, danza, salti, nuoto – inteso come volo subacqueo – caduta, che è, ahimè, in molti casi la conclusione più realistica di questo sogno dell’uomo.

Io, poi, sono appassionata di fotografia, per cui avevo già un’idea di massima sui fotografi da scegliere. Per fortuna ho avuto poi molto successo nella mia ricerca, perché tutti e venti i fotografi selezionati hanno aderito all’idea, sposandone il concept. Un bel numero, no?

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C’è un numero massimo di artisti consentiti oppure è a discrezione della curatrice?

Diciamo, che avevamo un numero orientativo … una quindicina … però io non me la sono sentita di eliminare nessuno.


Come è stata la tua esperienza a Paratissima?

Devo dire, che per me è stata un'esperienza assolutamente fantastica! Il corso N.I.C.E. è validissimo.

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Senti, puoi spiegare a noi profani quali sono le materie, che studiate in questo corso?

È un corso per curatori indipendenti, durante il quale vengono fornite tutte le spiegazioni di base per poter realizzare una mostra. Dall’inizio alla fine, dall’idea al disallestimento.

Al giorno d’oggi i curatori sono costretti a lavorare con dei budget molto, molto bassi e devono essere in grado di occuparsi di tutto. Questo costringe a pianificare per bene ogni singola fase della lavorazione. Bisogna essere in grado di realizzare planimetrie, fare un comunicato stampa, scrivere il testo critico, preparare il catalogo.

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Tutte le altre curatrici hanno lavorato in coppia, tu no. Come mai?

Perché ero l’unica interessata alla fotografia.

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Quali sono state le reazioni delle persone?

Devo dire, con un certo orgoglio, che sono tutti entusiasti!

Mi hanno dato dei feedback positivi, sia per la scelta delle aree tematiche, sia per il modo – a detta loro - assolutamente originale, con il quale ho inteso il volo.

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Artisti in mostra

Sara Aletti, Michele Bacci, Riccardo Bandiera, Alessia Barucchi, Yan Bertoni, Cesare Bignotti, Francesco Conti, Isotta Cuccodoro, Montserrat Diaz, Mariano Doronzo, Jessica Dotto, Carla Ducoli, Gaia Franciosi, Pierluigi Fresia, Irene Gittarelli, Indiesigh, Giuseppe Pepe, Abdallah Sabry, Elisa Scascitelli, Erika Zolli


catalogo

 

N.I.C.E. – New Independent Curatorial Experience

Corso per curatori di mostre di arte contemporanea nell’ambito di Paratissima.

Il suo obiettivo è quello di offrire ai giovani aspiranti curatori gli strumenti per costruire una professionalità autonoma.

Non solo un’occasione formativa, ma anche e soprattutto un’esperienza pratica.

info

 

N.I.C.E. 2016

IN ABSENTIA

INFINITI LABIRINTI

MUTABILIA - L’eterno divenire

CUMULUS

PARADOX - Inaudite sincronie

THE SLOW DISAPPEARANCE OF MEANING AND TRUTH

UNDER CONTROL

LA RETE DI INDRA - Tutto il mondo è connesso

LEARNING TO FLY

 

Laura Tota

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© Federica Redi

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