18 ottobre 2017

LEFT SENSE. LA PARTE PIÙ VERA DI NOI

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Il nostro corpo, si sa, è una macchina perfetta, in cui ogni singola parte svolge un ruolo determinante per il funzionamento complessivo, ma fra tutti i tasselli, che compongono questo incredibile mosaico, il viso è sicuramente il più rappresentativo.

Sì, perché il volto, il nostro volto, è quello, che ci distingue dagli altri, che determina la nostra fisionomia e che ci rende riconoscibili.

Svolge poi una funzione importantissima, oserei dire primaria, perché è attraverso di esso, che riusciamo a comunicare le nostre emozioni, che rivestono un ruolo di primo piano nella comunicazione non verbale.

Le emozioni sono intense reazioni affettive, che si manifestano all’improvviso e sono determinate da uno stimolo ambientale.  Il primo studioso a porre l’accento sul legame con l’ambiente circostante fu Charles Darwin, che sottolineò anche le naturali implicazioni sociali nell’affermarsi di certe espressioni rispetto ad altre.

In tempi più recenti le teorie di Darwin sono state riprese e approfondite dallo psicologo statunitense Paul Ekman, una vera autorità in fatto di emozioni e di espressioni facciali, che ha condotto numerosi studi, anche presso popolazioni indigene, su questi temi. Il fatto, che in culture molto diverse e distanti fra loro si riscontrino gli stessi movimenti facciali legati a determinate emozioni, fa presupporre vi siano radici biologiche in questi comportamenti. In pratica le emozioni avrebbero carattere universale.

Le espressioni del viso e il loro legame con le emozioni costituiscono un sistema estremamente complesso, dove anche una minima variazione può comunicare stati d’animo completamente differenti; dove i cambiamenti possono essere talmente brevi da risultare impercettibili; dove il messaggio inviato può risultare sfocato. Inoltre entrano in gioco fattori importanti quali l’intenzionalità o la spontaneità, la durata dell’espressione, la sincronizzazione con i movimenti del corpo, l’asimmetria.


L’anno scorso, durante la dodicesima edizione di Paratissima, noi di Vite a regola d’arte ci siamo trovati casualmente a partecipare ad un progetto, che prendeva spunto proprio da quest’ultimo concetto.

In un’espressione facciale asimmetrica, le stesse azioni compaiono identiche nelle due metà del viso, ma sono più intense su un lato rispetto all’altro. Una spiegazione di ciò risiederebbe nel fatto, che l’emisfero cerebrale destro sia più specializzato del sinistro nell’elaborazione delle emozioni, dato che il primo controlla gran parte dei muscoli della metà sinistra del volto e viceversa, le emozioni osservano maggiore intensità sulla parte “mancina”. Se al contrario è il lato destro a mostrare un certo atteggiamento in modo più marcato, possiamo presumere che l’emozione non sia sentita davvero.

Left Sense, mostra fotografica curata da Elena Bettio e con le foto di Simone Arena, è stata una delle più belle sorprese di quella manifestazione.

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Cento ritratti in bianco e nero stavano lì davanti a noi.

Cento persone – uomini, donne, bambini – con la voglia di giocare, di sperimentare, di comunicare.

Cento visi coperti a metà, non per nascondersi, ma per svelarsi.

Cento personalità da scoprire.

Cento anime, con le quali entrare in contatto.


Ci siamo trovati a partecipare dicevo. Sì, perché anche noi, senza quasi rendercene conto, siamo stati catapultati dentro il progetto, che prevedeva di scattare, durante i cinque giorni della kermesse torinese, un’altra serie di fotografie – Left Sense “Volti di Paratissima” – per coinvolgere i visitatori in un’esperienza decisamente singolare.

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Impossibile non approfittare dell’occasione, per divertirci…

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… per farci fotografare tutti assieme da un fotografo professionista (e quando ci ricapita?) …

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… per imparare.

Perché, sì, Left Sense è stato soprattutto un momento di confronto su un tema a noi sconosciuto e decisamente stimolante.

Ecco cosa ci ha raccontato Simone Arena.

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E la nostra parte più vera?

Ahimè, cari lettori, quella qui sotto.

Tutto sommato con una piccola bugia, forse, saremmo venuti meglio.

Perdonateci!

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Simone Arena

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© Federica Redi

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