10 ottobre 2017

MUTABILIA (N.I.C.E. 2016)

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La trasformazione è in ogni dove, nel cambiamento repentino della società, nel progresso, nello scorrere del tempo: il mondo si evolve e si consuma continuamente.

Le metamorfosi possono avvenire in modalità tra loro opposte che si incrociano e si contaminano.

Della mutazione involontaria – l’invecchiamento, il deperimento, la crescita o l’evoluzione – si è spettatori impotenti e si può solo tentare di rallentarne il corso.

Al suo opposto, invece, l’alterazione indotta permette di causare uno spostamento semantico: qualcosa di riconoscibile si trasforma acquisendo una nuova identità, assumendo un significato diverso, attraverso processi di riciclo, di decontestualizzazione e di interpretazioni inattese.

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L’uomo cambia ogni giorno e questa trasformazione, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, è costante nel tempo.

A volte, per i motivi più svariati, il mutamento subisce un’accelerata, alla quale non sempre sappiamo adeguarci, perché in fondo il cambiamento, se da un lato stimola, fa anche molta paura.

Mutare significa abbandonare certezze, allontanarsi da punti fermi, proiettarsi verso l’ignoto. E non sempre siamo pronti.

L’infelicità dell’uomo è spesso legata all’incapacità di cambiare la propria situazione. Troppi sono, infatti, i condizionamenti esterni, che ci costringono a rimanere legati a vite, che non ci appartengono. Ma tutto quello, che apparentemente ci rende sicuri, è in realtà solamente una fune, che ci rende prigionieri.

Accettare il cambiamento come parte essenziale della propria vita è la chiave per essere in pace con se stessi.

Ne deriva, di conseguenza, che cavalcare il cambiamento porti spesso a risultati inaspettati.

Cambiare significa crescere, allargare gli orizzonti, darsi nuove possibilità ed essere parte attiva in questo processo inarrestabile porta ad aumentare la fiducia nelle proprie possibilità.

Il cambiamento, così, diventa fonte di vita e di energia.


Mutabilia, l’interessante mostra curata da Valeria Serafini e da Eloisa Tolu nella passata edizione di Paratissima, era incentrata proprio su questo tema così importante per la nostra esistenza.

Ne abbiamo parlato con Valeria.

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Valeria, mi racconti un po’ il vostro progetto?

Il nostro progetto, come dice la parola stessa, tratta della mutazione, della trasformazione.

Abbiamo scelto opere molto eterogenee, perché abbiamo voluto trattare il tema da diversi punti di vista, per cui la trasformazione come riciclo. la trasformazione semantica, l’alterazione, l’evoluzione, la mutazione e la trasformazione come invecchiamento e deperimento.

Alcune opere sono abbastanza di impatto, come ad esempio il Buddha, e si comprendono facilmente. Altre invece hanno bisogno di una spiegazione. Lo spettatore, quindi, viene indotto a chiedere informazioni, lo si porta ad essere curioso ed è l’atteggiamento fondamentale per l’arte contemporanea.

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Come è nata l’idea di questo progetto? Perché questo tema?

In realtà noi potevamo scegliere un tema qualsiasi e, incredibilmente, Eloisa ed io senza conoscerci avevamo scelto lo stesso.

Naturalmente io posso rispondere per me – non so cosa direbbe lei – ma io ho una formazione classica, ho studiato storia dell’arte, per cui mi sono più volte scontrata con metamorfosi e cambiamento, pensiamo solo ad Ovidio o alla filosofia. Li trovo temi molto interessanti.

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Come avete scelto gli artisti?

Sicuramente in base ad un interesse personale. Li abbiamo scelti, perché ci hanno colpito, perché ci ha interessato il concetto, che volevano esprimere e, soprattutto, il modo in cui lo hanno espresso.

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Nel vostro lavoro conta più l’istinto personale oppure si porta avanti la ricerca per raggiungere un obiettivo preciso?

Io penso ci debba essere un giusto equilibrio. È normale, che intervenga un certo gusto personale, ma se facessimo tutto in base a quello, la mostra sarebbe solo per noi. (ride)

Credo che la forza di Mutabilia stia nel fatto, che almeno una o due opere siano comprensibili a tutti.

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Qual è l’iter, che un curatore segue per portare avanti il suo lavoro?

Inizialmente abbiamo scelto le opere, in base al nostro gusto, poi abbiamo contattato i singoli artisti, spiegando il progetto, parlando di Paratissima e sperando nella loro partecipazione.

E poi ci siamo messe al lavoro.

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Un giudizio su Paratissima. Che cosa ha rappresentato per te?

È stata certamente un’opportunità per fare palestra, perché siamo tutte quante molto giovani. Veniamo tutte da una formazione universitaria, dove c’è solo teoria. Venire qui e fare davvero è tutta un’altra cosa!

L’allestimento in toto lo abbiamo curato noi. Abbiamo scelto gli artisti, le opere. Abbiamo deciso come collocarle negli spazi, imparando anche cose pratiche, come appendere materialmente l’opera sul muro. Abbiamo, infine, curato il catalogo.

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Artisti in mostra

Daniele Accossato - Francesco Amato - Todor Andrèeveski - Sebastiano Balbo - Gesebel Barone - Francesco Blaganò - Gianluca Brando - Irene Caroni - Agnese Cattani – Cotopaxi - Andrea Daddi - Marica Fasoli - Gabriele Mallegni - Davide Maria Palusa - Iacopo Pinelli - Andrea Rinaudo - Stefano Seraglio - Angela Viola


catalogo

 

N.I.C.E. – New Independent Curatorial Experience

Corso per curatori di mostre di arte contemporanea nell’ambito di Paratissima.

Il suo obiettivo è quello di offrire ai giovani aspiranti curatori gli strumenti per costruire una professionalità autonoma.

Non solo un’occasione formativa, ma anche e soprattutto un’esperienza pratica.

info

 

N.I.C.E. 2016

IN ABSENTIA

INFINITI LABIRINTI

MUTABILIA - L’eterno divenire

CUMULUS

PARADOX - Inaudite sincronie

THE SLOW DISAPPEARANCE OF MEANING AND TRUTH

UNDER CONTROL

LA RETE DI INDRA - Tutto il mondo è connesso

LEARNING TO FLY

 

Valeria Serafini

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Eloisa Tolu

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© Federica Redi

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