30 ottobre 2017

PARADOX (N.I.C.E. 2016)

01

I paradossi sono smagliature di assurdità nel tessuto della conoscenza.

(P. Odifreddi)

Rigorosi ritmi e confini disegnano cornici preconfezionate dell’agire umano.

Ma cosa succede quando la contraddizione si accosta all’azione? Il paradosso si mostra, l’invisibile si palesa.

Molteplici esistenze sincroniche da astratte si fanno reali: passato, presente e futuro, vivono in un unico “mentre”; lo spazio si dilata sino alla percezione di un ordine altro della realtà; l’assioma diviene enigma.

Ogni codice binario è oltrepassato, ed emerge una “dimensione terza dell’E” in cui essere “e” non-essere coesistono.

Nel nuovo linguaggio del paradosso l’occhio ascolta, il cuore pensa, e l’universo agisce: l’uomo è privato dell’azione, per poter meglio sperimentare le inaudite sincronie della contraddizione.

02

È capitato a tutti di trovarsi in mezzo a situazioni strane, poco chiare, non facilmente comprensibili, a volte del tutto inesplicabili.

Sono fenomeni, che inizialmente prendono la forma di idee vaghe e che, solo in un secondo momento, raggruppandoli insieme, paiono fare luce sull’incertezza. Ciò si verifica quando ciò, che avviene nella psiche, avviene anche nella realtà. Quando il nostro inconscio si materializza.

È una casualità? O non esiste piuttosto una spiegazione a tutto questo?

Ciò che noi sappiamo è che lo spirito e il corpo sono due aspetti tipici dell’essere umano e non possiamo immaginare una cosa senza l’altra. Sono in contatto permanente e fanno parte di un medesimo mondo. Non è sbagliato neppure pensare, che in fondo siano aspetti diversi di una stessa ed unica cosa.

Si parla di sincronicità, quando gli avvenimenti della realtà esterna sono in corrispondenza significativa con l’esperienza interiore. Sincronicità non vuol dire, quindi, nello stesso tempo, ma con lo stesso senso.

Anche se l’oggetto della percezione è un avvenimento oggettivo, rimane tuttavia un avvenimento inesplicabile, perché nelle condizioni dei nostri presupposti psichici, non ci si aspettava la sua realizzazione.

Il paradosso nasce, quando il risultato è talmente diverso dalle nostre aspettative e talmente lontano dalla logica da andare contro il buon senso, l’esperienza di tutti i giorni, il pensiero comune.

Il paradosso è bizzarro, sorprendente … inaudito.


La mostra Paradox – Inaudite Sincronie, curata da Simona Cirelli e Maria Azahara Hernando Iban, è stata una delle nove mostre curate a Paratissima XII nell’ambito del progetto N.I.C.E.

Una mostra che ha piacevolmente stupito.

Ne abbiamo parlato con una delle curatrici, Maria.

03

Maria, vuoi raccontarmi quale è stata la molla, che vi ha fatto scegliere questo tema per la mostra? Perché Paradox?

Devo dire, che non ci siamo arrivate subito, perché inizialmente volevamo parlare del sincronismo. Tutto, in fondo, deriva dal sincronismo.

Spiegati meglio.

Ti faccio un esempio … immagina, che la visione di una mosca ti passi davanti … a distanza di tempo, che può essere un minuto o due anni, la mosca effettivamente ti si presenta davanti … la situazione è identica, ma spostata su due piani temporali diversi. In quel momento preciso due realtà diverse di sovrappongono e anche ciò, che prima era astratto, diventa reale.

Chiaro. Ma come siete arrivate poi al concetto di paradosso?

Rielaborando il primo concetto. Quando le due realtà si palesano, il risultato non è scontato.

04

Parliamo delle opere. Raccontami le cinque più significative.

Scelta molto difficile …

Provaci!

Allora … potremmo cominciare con le tre opere di IoSpazio … quelle lì con le uova.

Ah, sì certo, non passano inosservate.

Direi, che in esse si racchiude bene il senso del paradosso.

La prima si chiama 30 uova trattenute da nastro adesivo in costante pericolo. Il nastro, naturalmente, può essere tolto con molta facilità. La forbicina, poi, rappresenta la tentazione. Chiunque potrebbe tagliare il nastro, facendo cadere le uova e facendo crollare, così lo schema prestabilito.

La seconda si chiama Fragile? (29 uova numerate e una no). Qui le uova sono state private della loro protezione, una sfortunatamente si è rotta e qualcosa è volato via … lo comprendiamo dalla piuma.

La terza, Uovo di uccello migrante, presenta un uovo nero. È chiaramente diverso dagli altri, quindi si è volontariamente privato della sua protezione ed è uscito da schemi prestabiliti.

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Interessante anche l’opera di Simone Prudente, L'uccello migratore, dove troviamo una gallina un po’ presuntuosa, che sfida la rondine nel volo. Sappiamo bene, che le galline non volano, ma lei usa un trucco: salta alla corda.

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Nell’opera di Silvia Tosi si gioca con gli opposti, con il bianco e con il nero. Due dimensioni diverse, che entrano in contatto.

L’artista ci mostra come un testo possa essere elaborato in due modi differenti. Nella prima opera, dove si scrive nero su bianco, sono rappresentati i pensieri dell’artista, che inserisce nel testo pure delle emoticon. Emerge chiaramente la sua interpretazione personale, quasi come il suo inconscio suggerisse cosa dire. L’aspetto è romantico, sognatore.

La seconda opera, invece, ha un carattere più razionale. È molto più rigorosa, scrittura bianca su pannello nero, pochi fronzoli.

Quale interpretazione è giusta? Quale sbagliata? Nessuna. Sono solo interpretazioni, che si volatilizzano con leggerezza, con un pufff!, nel terzo pannello, dove lo specchio rappresenta l’intera esistenza.

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Se osserviamo l’opera di Paolo Di Rosa, che si chiama Punti di Vista, ci è subito chiaro, che il paradosso sta anche nel cambio di prospettiva. Non siamo noi ad osservare il pesciolino all’interno della boccia, ma è lui, che osserva noi dall’alto.

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Nelle opere di Gabriele Zago il paradosso sta nelle realtà sovrapposte, che ci troviamo davanti tutti i giorni e in ogni momento. Prendiamo ad esempio la fotografia di Quito. In alto è rappresentata una parte di popolazione povera, in basso invece la metropoli. Emerge anche una terza immagine, quella della Vergine, che sorregge il tutto. Sta a significare, che la Fede permette a tutti, soprattutto ai poveri, di andare avanti.

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Ci sono comunque tantissime altre opere da gustare … io ho parlato al volo …

Sì, sì, certo, non ti preoccupare … giusto per dare un’idea ai nostri lettori.


Dimmi, invece, come è stato lavorare con la tua collega?

Direi fantastico. Con Simona si è creato fin da subito un buon rapporto, basato sulla sincerità reciproca.

Fin dall’inizio siamo state … come posso dire? …  complementari. Dove non arrivavo io, arrivava lei. Ma questo anche nelle cose più semplici. Faccio un esempio, che può anche sembrare banale. Durante l’allestimento della mostra io avevo delimitato con lo scotch le varie zone espositive. Toglierlo, per me, era qualcosa di delirante, bisognava essere delicati, ma io non avevo certo la pazienza. Lei sì. Ma lei non si sarebbe mai messa a fare i riquadri con lo scotch. La giudicava un’operazione noiosa. Questo tipo di collaborazione e complementarietà nelle piccole cose è stata una grande fortuna. Quando ero all’università, avevo partecipato a lavori di gruppo, ma non è sempre facile trovare compagni di lavoro, con cui trovarsi in sintonia.

Penso, che la riuscita della mostra dipenda anche dalla nostra intesa.

10

Dimmi dell'esperienza di Paratissima. Cosa ha rappresentato per te?

La definirei un'esperienza molto piacevole, anche se forse ci sono ancora delle cose da migliorare.

Il punto di forza del progetto N.I.C.E. è che si mettono in pratica subito le cose imparate.

11

Quale è stata la reazione della gente davanti alla vostra mostra?

Devo dire, che i commenti sono veramente positivi.

Molti ci hanno detto, che c’è una cura, che in altre esposizioni non si trova. Non so, se sia vero …

Ci hanno fatto spesso i complimenti per opere specifiche. Ad esempio, riferendosi all’opera di Carlo Cossignani, ci è stato detto, che avrebbe potuto tranquillamente essere ad Artissima, tanto è elevato il livello.

Mi pare, in generale, che la gente si diverta. Vero è anche, che noi cerchiamo di interagire molto con il pubblico. Mi riferisco sia agli adulti sia ai bambini. Chiediamo spesso un parere personale sulle opere, chiediamo di dare un’interpretazione delle stesse. È un dare ed un avere.

Ma la gente partecipa? Non è mai intimorita?

A volte! Spesso pensano, che si venda qualcosa (ride). Chiarito il fatto, che non è così, si lasciano andare ed ascoltano volentieri le nostre spiegazioni. E partecipano anche.

Senti, ma chi sono più attivi? Le donne o gli uomini?

Direi tutti e due. Partecipano tutti allo stesso modo.

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Artisti in mostra

Ando, Chiara Bianco, Nazareno Biondo, Fernando Cobelo, Carlo Cossignani, Paolo Di Rosa, IoSpazio, Momusso, Nicola Morittu, Francesca Morozzi, Giulia Nava, Simone Prudente, Laura Scaringi, Studio Urbana, Corrado De Grazia, Barbara Duran, Silvia Tosi, Gabriele Zago


catalogo

 

N.I.C.E. – New Independent Curatorial Experience

Corso per curatori di mostre di arte contemporanea nell’ambito di Paratissima.

Il suo obiettivo è quello di offrire ai giovani aspiranti curatori gli strumenti per costruire una professionalità autonoma.

Non solo un’occasione formativa, ma anche e soprattutto un’esperienza pratica.

info

 

N.I.C.E. 2016

IN ABSENTIA

INFINITI LABIRINTI

MUTABILIA - L’eterno divenire

CUMULUS

PARADOX - Inaudite sincronie

THE SLOW DISAPPEARANCE OF MEANING AND TRUTH

UNDER CONTROL

LA RETE DI INDRA - Tutto il mondo è connesso

LEARNING TO FLY

 

Simona Cirelli

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Maria Azahara Hernando Iban

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© Federica Redi

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