24 ottobre 2017

QUANDO LE BORSE SONO … (CO)COOL

01

C’è un’unica parola, che mi viene in mente, ripensando all’incontro dell’anno scorso, durante la dodicesima edizione di Paratissima, con i tre ragazzi di co.COOL.

Fichissimo.

Non è tanto, come verrebbe probabilmente da pensare, perché l’appellativo è inscritto a caratteri cubitali dentro il nome del loro brand. Troppo banale.

È proprio, che è stato davvero così.


La disponibilità, la simpatia, le cose dette, il modo di porsi, la sfilata … tutto quel giorno emanava … fighitudine.

Inutile girarci in tondo, fighitudine al 100%.


Ah, poi, le borse … sì, perché i tre fanno borse … borse, che – immaginate un po' – sono fichissime!

Senza condizioni. Senza se e senza ma. Senza dubbio alcuno.

Fichissime.

Stop.


Loro, i tre delle borse fichissime, sono Enrico Giunta, Federico Chirico e l’allora-quasi-new entry Luciana Allazzetta e saranno ancora, pure quest’anno, a Paratissima.

Io, purtroppo, non ci sarò. Dovrò accontentarmi oggi di rivivere con voi quel giorno.

Fichissimo.

02

Federico ed Enrico due universi differenti e complementari. Come vi siete incontrati?

Enrico

Ci siamo incontrati esattamente una decina di anni fa, dodici per la precisione. Federico prestava servizio civile in un posto di lavoro, nel quale io già lavoravo. Lì è nata subito una buona intesa.

Tempo dopo, durante una cena, abbiamo cominciato a ragionare, un po' delirando, su cosa ci sarebbe piaciuto fare. Guardando il panorama lì intorno, sono nate le prime idee legate al nostro progetto.

03

Chi è il braccio e chi la mente? Che ruolo avete all’interno di questo progetto?

Enrico

Aiuto … chi è il braccio e chi è la mente … diciamo, che il progetto è andato per fasi. La fase creativa, credo, è stata all'inizio equamente distribuita. Abbiamo passato nove mesi a lavorare intensamente, creando una prima linea di moda total look.

Nel tempo, poi, man mano che il progetto prendeva corpo, vuoi anche per il fatto che Federico ha un negozio, nel quale vende le nostre borse, la parte legata alla produzione è passata a lui.

Abbiamo anche aperto un negozio co.COOL ad Ivrea e lo gestisce Luciana.

I ruoli, quindi, si sono un po’ ridistribuiti. Dirti chi è il braccio e chi è la mente … non so, più che altro, chi sia la mente di noi, perché siamo tutti un po’ braccio … siamo un po’ manovali tutti (ride) … lavoriamo tanto, ce la mettiamo tutta.

04

Leggo sulla vostra pagina Facebook: co.COOL appartiene a quelli, che non appartengono a nessuno. Che messaggio c’è dietro questa affermazione?

Enrico

Allora … diciamo, che co.COOL si pone come un prodotto abbastanza esclusivo. Non produciamo in serie. Di ogni modello vengono fatti al massimo tre pezzi con le stesse rifiniture e gli stessi colori.

Ci piace molto il concetto della libertà, quindi vogliamo essere svincolati dalle cose, che si vedono intorno. Ci piace un po' distinguerci e non appartenere a nessuno. Vogliamo essere liberi, come si intuisce chiaramente dal nostro anagramma. Co-COOL significa contaminazioni hominis liberi. Procediamo con questa logica.

Beh, fantastico!

Non so, se hai visto sulla nostra pagina Facebook, dove si dice … non mostrarti, ma fatti notare … noi partiamo dal presupposto, che la gente, se ama le nostre borse, alla fine poi ne sposa un po' la causa. Quindi chi indossa una nostra borsa, deve sentirsi a proprio agio senza farsi notare, senza mettersi in mostra, perché tanto, comunque, alla fine verrà comunque notato.

05

Dentro le borse, tutto un mondo da scoprire e condividere. Parlatemi di questo universo straordinario.

Enrico

Quando abbiamo cominciato a mettere in commercio le borse, una delle idee, che ci erano venute, era quella di chiedere ai nostri clienti di condividere con noi le fotografie delle borse, che loro portano nei loro viaggi o nelle loro esperienze di vita. Sul nostro sito c’è una gallery … non vuole essere realmente una community, piuttosto una grande famiglia, un piccolo universo di persone, che amano indossare le nostre borse.

06

Qual è il vostro modello di punta, quello che vi viene richiesto più frequentemente?

Enrico

Io farei parlare Luciana …

Luciana

Sicuramente la Dream.

Per quale motivo secondo te?

Luciana

Penso soprattutto per la misura, è una borsa giornaliera

Enrico

È l’evoluzione di un'altra borsa. Noi diamo molta importanza alle contaminazioni e al giudizio delle persone, che acquistano le nostre borse. Una persona a noi vicina ci aveva detto, che era meravigliosa, ma che andava strutturata in modo diverso.

La signora quindi aveva ragione?

Sì, decisamente sì (ride).

07

Parliamo di materiali. La pelle innanzitutto, ma anche materiali di riciclo. Su cosa vi siete orientati? Li mischiate insieme?

Enrico

Le nostre collezioni nascono solo in pelle. Abbiamo la fortuna di avere una conceria di fiducia, nella quale ci serviamo ed abbiamo anche la possibilità di fare una sorta di selezione delle pelli per le nostre borse.

Nel tempo ci siamo avvicinati anche alla camera d'aria dei mezzi agricoli, che sono ormai l'unico mezzo con una vera camera d’aria, ed abbiamo iniziato a miscelarla alle borse, utilizzandola sia per qualche elemento strutturale, ma anche realizzando pezzi totalmente fatti con essa.

Abbiamo fatto, ad esempio, dei test sulla juta dei sacchi del caffè, che abbiamo mescolato alla pelle. Abbiamo, infatti, preparato per la primavera scorsa una linea fatta proprio con questo materiale.

È un continuo percorso di ricerca.

08

Il simbolo, che avete adottato, la spirale, che cosa significa? Perché l’avete scelta?

Enrico

Era un simbolo a noi già caro, ci piaceva il vortice, l’idea di addentrarsi dentro.

Originariamente il nostro logo era composto dalla toppa della serratura e al suo interno c’era la spirale. Volevamo trasmette il messaggio, che, se sei un po’ curioso e ti metti ad esplorare … chissà dove puoi arrivare!

Beh, fantastico!

Poi nel tempo la spirale si è evoluta, perché è diventata un elemento strutturale della borsa, il manico. Quindi l'abbiamo isolata dalla toppa, che abbiamo mantenuto. Questo aspetto ci piaceva veramente tanto!

Quindi trovi la spirale su tutte le borse?

Sì, certo, lo trovi su tutte le borse, anche come elemento decorativo.

Le nostre prime tre borse … sono quelle tre appese … la vedono come elemento decorativo. Come vedi non c’è il manico.

Siamo partiti con delle borse un po’ più di concetto … rappresentano le cose, cui noi teniamo di più … Sound, che rappresenta la musica, è praticamente una chitarra; Food, che assomiglia un po’ ad una pentola, rappresenta il cibo … con il piatto - vedi? - e le posate.

Maddai, mica l’avevo notato!

La terza si chiama Philosophy, nel senso che non ha niente a livello di forma, ma per noi rappresentava un po' … come dire? … mettiamoci un po' la testa!

Sono le tre cose, a cui noi teniamo di più. Ci piace il buon cibo, ci piace la buona musica e ci piace usare la testa!

La sacra Trinità …

Esatto, è proprio la nostra Trinità (ride).

09

Create un nuovo modello. Quando avete la certezza, che è veramente riuscito? Che caratteristiche deve avere?

Luciana

Adesso c’è stata un'altra evoluzione, perché siamo in tre a lavorare, quindi stiamo prendendo anche delle strade un pochino diverse. Enrico, ad esempio, adesso si sta occupando tanto del discorso arredamento …

Enrico

Sì, elementi strutturali e scenografici da inserire in negozi o in contesti particolari.

Luciana

Io e Federico, invece, stiamo lavorando insieme da circa un anno. Io sono l'ultima arrivata.

Cerchiamo di capire un po’, che cosa vuole il cliente. Stiamo molto attenti al suo giudizio. Vogliamo anche riuscire a creare un equilibrio tra qualità e prezzo, nelle ultime borse abbiamo cercato di avere un prezzo più alla portata di tutti, mantenendo però il nostro standard di qualità.

Venendo alla domanda … alle volte sei lì a lavorare … dici proviamo a farla così  … ed è così alla fine, che nascono le idee!

Enrico

Noi abbiamo fatto la gavetta, all’inizio eravamo incompetenti. Ci siamo cimentati prima con i cartamodelli, poi con i prototipi in stoffa. Poi affidavamo tutto all'artigiano, che poi ci dava un po' le dritte.

Adesso sono passati un po' di anni e tutte queste fasi avvengono un po' più facilmente, siamo un po' più rodati. Anche l'intesa con l'artigiano ovviamente è migliorata, basta semplicemente fare una telefonata e ci capiamo al volo.

10

Quanto il Made in Italy viene penalizzato dalla presenza di prodotti a basso costo? Chi cerca la qualità viene distratto oppure alle fine trova sempre quello, che cerca?

Enrico

Ne parlavamo proprio di recente con Federico. Crediamo che, chi tendenzialmente punta ad un prodotto con determinate caratteristiche, qualitative ed estetiche, continui a ricercare quell'aspetto lì.

Personalmente, quando cerco qualcosa per me, cerco qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. Io mi stufo proprio di vedere le solite cose. Ecco perché applichiamo la medesima prospettiva per le borse, limitando la produzione a soli tre pezzi per modello. Una borsa riuscita la venderesti, eccome se la venderesti, ma a me non piacerebbe usare una borsa, che vedi in giro moltiplicata per un numero infinito di volte. In ogni caso andremmo contro la nostra linea di pensiero.

Quindi, ecco, le persone, che viaggiano su una certa linea d'onda, alla fine ricercano prodotti fatti meglio, i prodotti del nostro Made in Italy.

A me piace pensare sia così.

11

Quali sono le difficoltà di essere artigiano oggi?

Enrico

Chi vive direttamente anche l'aspetto produttivo, forse, riesce a portare avanti il lavoro con un po' più di facilità. Scegliendo di affidare il lavoro ad artigiani italiani è sicuramente un po' più faticoso.

I tempi sono quelli, che sono … noi abbiamo la fortuna di riuscire a vendere …

Luciana

Secondo me il problema principale è, che non viene capita subito la qualità del prodotto. Certo la crisi c'è, ci siamo in mezzo anche noi, però … noi cerchiamo di fare dei modelli, che possono accontentare un pochino tutti, ma il prezzo è anche commisurato alla qualità del pellame, alle ore di lavoro …

Enrico

Se una borsa costa 175 euro, c’è un motivo. Il pellame è italiano, conciato a mano. I pezzi vengono tagliati a mano. Ci sono le rifiniture, i dettagli. Sono questi a fare la differenza.

C’è gente, che ci domanda, se le borse sono in similpelle …

12

Che mi dici degli spazi espositivi?

Enrico

Ascolta … noi abbiamo la fortuna di avere un nostro punto vendita … per cui non abbiamo mai fatto troppo caso a questo aspetto. Ci rendiamo conto, però, che rappresenta un problema, quando partecipiamo agli eventi. Non per tutti è così.

Ma, secondo voi, ci sono abbastanza spazi espositivi? E abbastanza eventi, dove l’artigianato è valorizzato?

È difficile giudicare, perché noi per certi eventi non siamo adatti, cioè il nostro prodotto non è adatto. Noi non ci tiriamo mai indietro a priori, per carità, ma valutiamo sempre bene. Ci sono delle manifestazioni, dove c'è un artigianato di alto livello – non per dire, ma noi abbiamo molti anni di attività alle spalle e abbiamo raggiunto un certo standard di qualità – altre dove vieni messo vicino a persone, che, con tutto il rispetto per il loro lavoro, non hanno prodotti paragonabili.

Noi adesso, da poco, vendiamo anche online.

Quanto è importante questo tipo di mercato, che ti permette di raggiungere anche persone lontane?

Luciana

Molto.

Fra il resto noi diamo anche la possibilità di scegliere il materiale per la borsa, che in due/tre settimana è pronta. È in questo modo, che nascono i pezzi unici!

13

Pezzi unici, che ho avuto modo di ammirare anche durante la sfilata.

03


co.COOL

sito

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© Federica Redi

2 commenti:

  1. Questo post non lo leggo e non guardonle foto.... ufffffff! Quanto adoro le borse! Ne ho di ogni colore!
    Le prime fotografate sono.... stupenderrimeeeeeeee!

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    Risposte
    1. Ti aspettavo, Patri!!!
      Sapevo, che non ti saresti persa questo post!

      Federica

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