27 novembre 2017

L’ATMOSFERA DELLA BOTTEGA ARTIGIANA DI STEFANO AJELLO

IMG_3025Stefano Ajello

L’Umbria è una regione affascinante ricca di storia e di artigianato.

Abbiamo già fatto un salto in Umbria con le storie artigiane di Mariaelisa Leboroni, de L’Allegra Sartoria e di Ezio Procacci, loro sono solo una minima parte degli artigiani, che si possono incontrare nei borghi e nelle città medievali.

Tessitura, ceramica, legno, cioccolato sono le principali produzioni artigianali, che possiamo trovare in questo territorio.

Un artigiano umbro, di quelli che hanno bottega e che lavorano secondo le antiche tradizioni, io l’ho incontrato a Firenze durante Artigianato e Palazzo e, devo dire, mi ha conquistato.

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Autodidatta, mosso dallo spirito spirito creativo e dal gusto personale, Stefano Ajello realizza opere in legno, lavorando la materia così come da tradizione, utilizzando prodotti naturali.

Ci si accorge subito di questo importantissimo particolare. Basta odorare l’aria, che circonda il suo stand a Giardino Corsini. Io sono stata avvolta da molti odori, alcuni più, altri meno riconoscibili, alcuni più dolci, altri più pungenti, ma tutti che aleggiavano sopra un odore inconfondibile, l’odore del legno.

La nostra chiacchierata è cominciata proprio così: raccontando gli odori di una corniceria artigianale.


Ai clienti dici entra per sentire gli odori e l’atmosfera di una vera bottega artigiana. A noi li puoi raccontare?

Adesso va di moda dire la bottega ha i sapori di una volta…. La verità è che gli odori di una falegnameria sono avvolgenti e legati ai materiali che si usano. Entrare e respirarli per chi non è del mestiere può essere una cosa piacevole, certo lo è un po’ meno per chi questi odori li sente tutti i giorni.

Chi entra nella mia bottega può sentire l’odore della gomma lacca oppure della cera d’api, ma anche il legno ha un suo profumo. La mia è una bottega che rispetta certe tradizioni nella lavorazione del legno e questi odori sono persistenti.

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Tu sei un autodidatta. A cosa ti ispiri?

Mi ispiro alle tradizioni della mia regione, l’Umbria.

Anche i materiali, lavorando sul recupero, sono caratteristici della mia regione. Ad esempio gli infissi hanno la caratteristica della lunghezza e della forma. Nelle regioni limitrofe non sono così.

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Quale è la difficoltà principale del tuo lavoro?

La cosa difficile è trovare i materiali giusti. Io li recupero, quando demoliscono o ristrutturano vecchie case, prima che arrivino in discarica.

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Quale è il tuo filo creativo? Prima il materiale e poi il progetto oppure il contrario?

Prima il materiale senza dubbio. Tutto parte da ciò che sono riuscito a recuperare…il resto viene da sé.

Ogni cosa che si crea da un oggetto di recupero deve avere una sua funzione. Il giro è questo: una cosa che è uscita deve rientrare dentro a una nuova casa con una nuova funzione.

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Cos’ è per te la creatività?

Per me essere creativi vuol dire avere delle idee che nascono da dentro.

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Che consiglio puoi dare a chi vuole avvicinarsi alla tua arte?

Di lavorare sentendosi a posto con la propria coscienza. Attualmente in Italia è dura fare questo lavoro. Non tutti capiscono cosa c’è dietro al prodotto finito e in pochi capiscono il lavoro che serve per realizzarlo.


La situazione all’estero è diversa?

Sì, all’estero c’è una sensibilità diversa. Io ho clienti principalmente in Francia, in Germania e in Austria.

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Quale è il tuo progetto per fiori d’arancio?

Ho realizzato questa cornice, che ha al suo interno una rete da conigliera e che può poi essere riutilizzata come porta orecchini.

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Stefano Ajello

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© Barbara Fanelli

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