15 gennaio 2018

L’ARTE DELL’INTARSIO SU LEGNO SECONDO ZOUGANISTA

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Chissà perché, quando sento parlare di intarsi mi vengono in mente mobili e tavoli decorati e cesellati con maestria artigianale, ma mai, prima delle mie scorribande fiorentine ad Artigianato e Palazzo, mi sarebbe venuto in mente di pensare all’intarsio come ad una tecnica così particolare e duttile da rendere possibile, grazie al suo utilizzo, di realizzare delle vere e proprie opere d’arte.

Takafumi Mochizuki, titolare del marchio Zouganista, artigiano vincitore di Blogs and Crafts 2014 e presente anche nell’edizione 2017, mi ha fatto scoprire un modo diverso di concepire gli intarsi.


La tarsia lignea, diffusa già nel Trecento, tra il 1440 e il 1550 raggiunge il massimo dello splendore, sviluppando quello che André Chastel definì il cubismo del Rinascimento.

La tecnica si basa sul contrasto tra le varie tonalità di colore dei tasselli di legno in diverse varietà.

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I tagli vengono fatti, utilizzando finissimi seghetti e seguendo molto attentamente le volute e le curve del disegno. Si ottengono in questo modo vari pezzi, detti cavature, qualche volta finissime, che costituiscono, a traforo completato, le tessere per la ricostruzione del disegno originale.

E’ incredibile come possa essere sottile il legno, quanto siano impalpabili gli intarsi e quanto il lavoro finito possa somigliare a un disegno a matita.

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Raccontaci la tua storia. Cose sei arrivato in Italia e in particolare perché hai scelto Firenze come tua città?

Io in Giappone lavoravo in un negozio di mobili. Ho deciso di venire in Italia nel 2007 per studiare restauro di mobili antichi.


Quindi sei arrivato qui a Firenze per studiare?

Sì, ho studiato direttamente nella bottega di Renato Olivastri, dove ho imparato le tecniche di restauro e di intarsio.


Quando sei arrivato in Italia, avevi già qualche qualche conoscenza riguardo al restauro dei mobili?

No, nessuna e non conoscevo neanche l’italiano.


Caspita un bel coraggio!

Sì, beh, ero giovane, avevo 27 anni.


Tu applichi l’intarsio non solo sui mobili e sui classici complementi d’arredo, ma anche su oggetti curvilinei, come ad esempio le forme delle scarpe, come mai?

Normalmente io uso la tecnica dell’intarsio per realizzare dei quadri.

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I miei quadri possono avere sia un disegno classico, una veduta, una riproduzione di un’opera d’arte,

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oppure un disegno contemporaneo.

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Per realizzare gli intarsi, io uso fogli di legno di 0,7-0,8 millimetri.

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Con questo spessore il legno si può curvare e modellare senza che si rompa. Così riesco a decorare anche le forme delle scarpe e a farle diventare dei soprammobili ricercati.

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Oppure si possono realizzare dei papillon in legno.

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Nei tuoi quadri con disegno contemporanei è sempre presente una fuga dorata …

Sì, per realizzarla uso l’ottone. In Giappone si chiama kintsugi. Le ceramiche che si rompono vengono ricostruite con l’oro. Rompendosi, la ceramica prende nuova vita attraverso le linee di frattura e l’oggetto diventa ancora più pregiato, grazie alle sue cicatrici.


Quali sono le differenze tra essere artigiani in Giappone ed esserlo in Italia?

Non c’è molta differenza. Gli artigiani sono tutti uguali e le problematiche sono spesso simili. Gli artigiani sono spesso anziani e i giovani non vogliono imparare gli antichi mestieri.

Noi giovani abbiamo il dovere di fare qualche cosa per preservare le antiche tradizioni.

Io a Firenze sono rimasto l’unico intarsiatore.


Quale è il tuo progetto per fiori d’arancio?

Ho portato questo orologio, che ho realizzato nel 2012 come bomboniera per il mio matrimonio.

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Quello del 2017, invece, è l’orologio realizzato per questa manifestazione.

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© Barbara Fanelli