01 marzo 2018

ROSANNA MAGGIO. LA MAMMA DI ARISTIDE

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Io, Rosanna, non l’ho mai vista.

Non l’ho mai incontrata, neppure di sfuggita, e non ho mai visto una sua fotografia.

Eppure la conosco, la conosco da una vita, perché è stata senza saperlo parte della mia infanzia. Una parte, che conservo gelosamente e che continuerò a conservare per sempre. Una parte, che in tempi recenti si è arricchita di brevi istanti, di momenti giocosi, di interazione.

Scrivo questo post con un’emozione, che non riesco ad esprimere, perché non è semplicemente una storia questa, una delle tante che raccontiamo qui su Vite a regola d’arte, è un collegamento al mio ieri, un ponte verso il mio passato, un aggancio con il mondo delle favole, che - in questo febbraio - costituiscono anche il tema di quel gioco, che si chiama Ispirazioni & Co, che molti di voi già conoscono.

L’idea di invitare Rosanna a parlare di favole, argomento sul quale è decisamente ferrata, diventa anche l’occasione per ampliare ancora un po’ la prospettiva di questo contenitore, che vuole così lanciare, per la prima volta, uno sguardo curioso su un altro aspetto della creatività, la scrittura.


Se cercate informazioni in rete su Rosanna Maggio, credetemi, non trovate praticamente nulla.

Le foto non esistono proprio, le note biografiche sono minime, i suoi libretti praticamente sconosciuti.

Si trova solo un libro …


Non mi faccio mai fotografare, è una mia mania. Cedo raramente … non è che sono un mostro ...

No, immagino.

Se guardi sul mio profilo Facebook, ti capiterà di vedere spesso una barchetta di carta. È come se fossi io. C’è tutta una storia dietro quella barchetta.

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Se vieni nella sala d’aspetto del mio studio, all’ingresso, c’è tutta una serie di quadretti, a cui tengo tantissimo. È una favola raccontata attraverso i quadri. Rappresentano l’evoluzione della mia vita, della mia fantasia.

Dall’Immenso arriva … all’Immenso torna … in mezzo tante altre situazioni …

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È una barchetta molto semplice, di quelle di carta, che disegnano i bambini. La sua prerogativa è di andare controcorrente.

Coraggiosa! Andare controcorrente non è facile.

Però è gustoso!


Insomma Rosanna non è presente sul web, o meglio è presente in maniera molto discreta, senza ostentazione. Niente siti, niente pagine, solo un profilo personale.

Mi domando il perché … trovo sia un vero peccato … penso a tutte le sue storie, a quel tesoro immenso di creatività, che non è fruibile da tutti …

Io non amo molto queste cose ... non ho un rapporto meraviglioso con questi attrezzi. Quando ho fatto il libro sono andata su Facebook, ma non sapevo manco come funzionava.

Però mi diverto, diventa anche un po' un dialogo con i miei pazienti. Ci sono cose serie, concetti, cose più leggere. Ogni tanto metto le cose, che faccio io, ogni tanto metto un disegno.

In tanti mi rimproverano di non fare la pagina, qualcuno si offre di farmela … io sono imbranatissima, anche le mie figlie lo sono … sono molto artiste … un po’ tonte in queste cose …

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Le poche notizie, che si ricavano dal web e dalle note sul suo libro, ci parlano di una signora milanese di età imprecisata, laureata in Medicina e Chirurgia, che ha frequentato una scuola di Medicina Integrata, che è diplomata in Psicologia della Scrittura, che è docente di Psicosomatica della scrittura e del disegno e che esercita la professione, utilizzando i simboli per la diagnosi e la terapia. Si scopre anche, che è omeopata e floriterapista.

Fra una cosa e l’altra, naturalmente, scrive fiabe e dipinge.

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Ho proposto a Rosanna di sentirci telefonicamente e lei, felice io, ha accettato con entusiasmo.

Ci siamo sentite per ben due volte, troppe cose da dire. Tanta emozione da parte di tutte e due.

Come ho detto non è stata un’intervista normale … dopotutto lei è pur sempre la mamma di Aristide.

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Aristide …

Chi mi segue sul mio blog personale, probabilmente lo ha già conosciuto. A lui ho dedicato, nel novembre 2013, un post speciale, perché Il pensiero Aristide è stato non solo uno dei miei libretti più cari, ma ad esso si lega anche una magnifica esperienza fatta alla scuola materna di mio figlio.

Insomma Aristide è Aristide e me lo porto sempre e da sempre nel cuore.

Potete quindi capire cosa ho provato un giorno, quando, appena sveglia, ho ricevuto una mail pazzesca, che diceva così:

Eccomi: sono la "mamma" di Aristide. Ti ho trovato per caso e sono strafelice. Vorrei conoscere chi mi ha dato questa gioia, dopo tanti anni. A presto, lo spero tanto.

Era il 15 luglio 2017, un sabato. Gli occhi ancora appannati, penso di aver rischiato un infarto.

Il giorno precedente sul profilo Facebook di Rosanna Maggio era stato pubblicato questo post.

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Quindi no, non poteva proprio essere un’intervista come le altre. Anzi, non poteva proprio essere un’intervista.

È stata una lunga, bellissima chiacchierata con … una vecchia amica.

Io l’ho vissuta proprio così!


Allora sei quella bambina, che molto felicemente andava a comprare i miei libretti?

Più che altro me li regalavano, perché io ero veramente piccola. Sono i libretti, che ho conservato più gelosamente fra tutti. Quando mio fratello se ne è andato di casa e ci siamo divisi i libri, li ho semplicemente nascosti … quando poi è nato mio figlio, li ho ritirati fuori … sono ancora nella sua camera, anche se ormai ha quasi dieci anni e non li legge più …

Quando ho ricevuto il tuo messaggio ero incredula, all'inizio non capivo ... poi è stato veramente emozionante, perché questi libretti sono veramente parte della mia infanzia. Tanto che, quando sono stata invitata alla scuola materna, ho pensato subito ad Aristide.

Al di là del fatto che è una storia veramente poetica, ha un significato anche molto profondo ...

La storia di Aristide, che è pur sempre nata da una giovane fanciulla, porta avanti un concetto, che in fondo ho sempre abbracciato: il confronto non dico fra bene e male, che mi pare un po’ esagerato, ma fra la luce e l’ombra.

La luce ha una potenza straordinaria e non la guardiamo mai in faccia, non la osserviamo mai abbastanza. La luce è semplice, la troviamo nelle piccole cose quotidiane. È il Bene puro.

Questo è un discorso fondamentale e quotidiano per me, anche nella guarigione.


Naturalmente, poi, sono seguite domande precise, perché la mia curiosità era davvero tanta e io volevo davvero sapere il più possibile.

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Sei un medico con la passione per la scrittura ed il disegno. Passione che non è solo un divertimento, ma è parte integrante del tuo lavoro. Come sei riuscita a coniugare professione e hobby? 

Penso sia la cosa più bella della mia vita.

Faccio omeopatia, psicologia della scrittura e tante altre cose, ma non ti sto a raccontare nei dettagli. Uso tantissimo la creatività nel mio lavoro.

La maggior parte dei test di disegno - ad esclusione di quelli classici, che non uso neppure più - li ho inventati tutti io. Escono fuori cose meravigliose!

Quindi il tuo lavoro è molto complesso?

Complessissimo, ma molto bello.

È che io sono una complessa. Fin da bambina ho sempre avuto tanti interessi, mi è sempre piaciuto lasciarmi prendere insomma, per cui sono riuscita, poi, a metterle tutte nel mio lavoro.

Faccio disegnare molto, uso le favole classiche come simbolo. Esse raccontano tutto l’inconscio, che c’è dentro di noi, la nostra anima. Attraverso l'arte viene fuori l'anima, che è il bambino puro, perché i bambini sono ancora anime. Loro la sanno veramente lunga.

Ah, su questo non ci sono dubbi!

Anche la scrittura è simbolo. Mi piaceva tanto la scrittura, così mi sono fatta i quattro anni di Psicologia della Scrittura. Ho trovato dei segni strettamente correlati al corpo, ho notato che nella scrittura ci sono dei segni particolari, che evidenziano reali problemi di salute.

Successivamente ho cominciato ad approfondire tutto il discorso dei segni. E quindi del disegno, di tutta la fantasia, che c’è dentro.

Direi che nella parola simbolo è racchiusa la sintesi del mio lavoro.

Ho inventato una cosa, si chiama equario, significa qui e ora, è il suo anagramma. Faccio proprio lavorare con gli oggetti, faccio creare delle cose qui e ora, attingendo a cose del passato. È un modo di utilizzare il passato, ciò che non c’è più, e farlo diventare vivo oggi. Questi oggetti, poi, viaggiano, perché vengono regalati o venduti, passano in altre mani, continuando la storia. Ogni equario è diverso dall’altro, ognuno è una storia diversa. C’è gente, che lo fa di nuovo …

Faccio poi giocare molto. Non c'è nessuno, che si rifiuta di giocare, perché noi in fondo siamo bambini. Ai bambini, se dai giochi già pronti, dopo un po' ne vogliono altri; invece se li metti lì con quattro cose … una matita può diventare un’automobile …

Tutto questo … è l’anima, che parla! Quindi riesci a scoprire la storia delle persone e, di conseguenza, riesci a guarire le loro malattie, proprio le malattie fisiche.

Quindi è il massimo riuscire a coniugare lavoro e passione?

Ah, sì, certamente.

Poi ho tutta una serie di nipoti, di tutte le età, che mi danno continuamente delle idee. Così non smetto mai. Continuo a fare disegni, a scrivere …

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Quando e come hai cominciato a scrivere storie? 

Io avevo un nonno meraviglioso, che mi ha insegnato tantissimo, che mi portava con la sua manona in giro per le strade di Milano. Facevamo chilometri e lui mi raccontava tante cose della sua vita e in mezzo ci inventava delle favole.

Io ho imparato a leggere molto presto, non so quando esattamente, ma a tre anni leggevo già. Ho imparato a leggere così, come si impara a parlare, e poi a scrivere.

Avevo poi la mania dei colori, mi piaceva mettermi lì a giocare con tutte queste cose. Con le costruzioni e con le cose, che inventi da sola.

Ho due fratelli, uno ha sei anni meno di me e l’altra quasi tredici. Quando mi è arrivata questa sorellina, una vera gioia, femmina come me, ho cominciato a scrivere ed inventare storie per lei. E, niente, ho cominciato così!

Poi, pian pianino, amici e conoscenti, che mi leggevano, mi hanno spinta a pubblicare le mie storie, perché non pubblichi le tue fiabe?

Così, finito il liceo, ho cercato una casa editrice, che pubblicasse le mie storie. Facevo anche quadri, facevo parte di un centro artistico, facevamo delle mostre. Ecco, facevo queste due cose. I miei non mi hanno mai fatto mancare nulla, ma io volevo essere un pochino più indipendente.

11_thumb1Cercando in rete non si trova nulla sui tuoi libretti. Quante storie hai inventato? 

Oh, non lo so. Tante.

La prima favola pubblicata è La Mosca Giuditta. È stato proprio il primissimo libretto, facevo il primo anno di università.

Quali sono le tue preferite?

Ci sono tante storie, che amo molto.

Ad esempio Achille e Vittoria. Erano due tartarughe. Lui viveva dentro il suo appartamentino da scapolo, dentro la corazza, e cercava disperatamente le sua anima gemella, finché ha trovato Vittoria.

Il Pensiero Aristide rimane fra i miei preferiti. Pensa … la storia di Aristide è stata anche rappresentata in uno spettacolo teatrale scolastico. Non ho più quel libricino!

No? Ma davvero?

Eh, no.

Io lo tengo come l’oro.

Un’altra bella storia è quella, che poi ha vinto un concorso di fiabe … più o meno.

Avevo un’amica, che era la direttrice di Amica, il giornale. Guarda che c’è un concorso di fiabe, mi ha detto un giorno, peccato che me lo ha detto solamente due giorni prima. Ho scritto questa favola e lei si è offerta di portarla, perché altrimenti non avrei fatto a tempo. Sono arrivata prima, ma non ho mai preso il premio, perché mancava il timbro postale. Ma si può?

Era una storia bellissima. Ricordo, che parlava di questi extraterrestri … arrivavano sulla Terra con un piccolo UFO … e portavano degli apostrofi. L’apostrofo serve ad unire, no? Quindi loro mettevano questo sacco pieno di apostrofi fra le parole, cioè le persone, che hanno bisogno di essere unite.

Era davvero bella. Durante l’ultimo trasloco mi è tornata in mano, ma adesso non riesco più a trovarla …

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Insomma ho scritto tante storie, poi ad un certo punto ho smesso, perché non riuscivo più a studiare. I libretti uscivano tutte le settimane ed io dovevo occuparmi di tutto. Scrivere le storie non era niente, fare i disegni, invece, portava via un sacco di tempo. I libretti vendevano davvero molto, nelle edicole e nelle cartolerie. Andavano veramente via tutti. Mi pagavano tantissimo, ma praticamente facevo solo quello.

Leggo … Sole Editore

Sì, era una casa editrice, che c'era a Milano.

Ho dovuto scegliere, non ci stavo più dietro. Mentre studiavo facevo mille cose, le faccio anche adesso, ma stavo facendo anche studi impegnativi, quindi era impossibile portare avanti tutto. Un po’ tristemente ho dovuto smettere, ma ho ripreso più avanti, avevo già una figlia.

Pubblicavo su Il giornale della Vela, che è la rivista per chi ama la barca a vela. Tutti i mesi c'era una rubrica, che si chiamava Il Brogliaccio. C’era sempre una favola, che riguardava il mare, le barche, l’acqua … a volte facevo anche i disegni a china. Era un impegno molto più soft, che mi piaceva tantissimo.

Poi ho avuto anche un’altra figlia e un lavoro molto impegnativo, ma non ho mai smesso di fare queste cose e, come già detto, di usarle anche nel mio lavoro.

18_thumb1Come nascevano i tuoi personaggi? Che cosa ti dava lo spunto per crearli? 

Lo sai tu? Non lo so!

Ho un cervello, che va in tutte le direzioni … anche quando parlo con la gente ogni tanto mi vengono in mente immagini … faccio i miei giri di pensieri, mi succede pure adesso, quando lavoro.

Non te lo so proprio dire, non so dirti da dove vengano … vedo un’immagine e mi viene in mente una roba … non so ….

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Nei tuoi libretti,  almeno in quelli che ho io, ma immagino in tutti, sia il testo sia i disegni sono tuoi. Le storie nascevano da un disegno oppure i disegni nascevano da una storia?

No, nasceva prima la storia, poi venivano i disegni.

Io preferivo scrivere storie, disegnare portava via un sacco di tempo, avevo spazi ridotti, le immagini dovevano essere semplicissime, perché dovevano essere comprensibili.

Assolutamente la storia …

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Perché scrivevi favole e proprio favole?

Anche questo non te lo so dire.

A me piace viaggiare in parallelo, mi piace questo mondo, che non è così concreto.

Da piccola ... allora ... alle elementari, alle medie, al liceo, chiamavano sempre mia mamma, perché dicevano che io ero distratta. In realtà ero molto brava a scuola, perché poi, quando mi chiamavano, io rispondevo. Alla domanda perché? ho risposto perché io sono di fianco. Io mi facevo i fatti miei.

Ma faccio un po' così anche adesso, io seguo la realtà, ho tante cose da fare durante il giorno, ma mi aiuta tanto stare in un mondo parallelo, perché mi scioglie i nodi, perché a me aiuta a comprendere.

È la storia vera della nostra vita, ma vista con la luce.

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Come sono cambiate le favole per bambini da quando hai scritto i tuoi primi libretti? 

Beh, qui divento molto critica …

Si può anche diventare critici, eh!

Nelle fiabe mettono già un po' tutto pronto, inserendo molti dati, che non danno la possibilità di essere poi elaborati molto.

Non danno quindi spazio alla fantasia?

Danno meno spazio. Ma questo vale anche per i giochi o per i cartoni animati. Guarda anche quelli di Walt Disney come sono cambiati.

È vero …

In generale c'è tantissima violenza, nei libri, nelle favole … ci sono tantissimi messaggi subliminali, che cominciano ad arrivare fin da bambini e poi anche dopo … guarda dove siamo arrivati adesso ….

In effetti non siamo messi molto bene …

Anche in Aristide vi era il bene ed il male, ma lì c’era dolcezza. Adesso c’è solo violenza. Alla violenza si reagisce con la violenza. Ci sono questi cartoni tutti pieni di spari, di colpi, di botte. Poi magari vince il bene, ma sempre attraverso questa violenza. Secondo me è un messaggio bruttissimo!

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E le tue favole come sono cambiate?

A volte mi accorgo, che le mie favole sono sempre un pochino troppo per i grandi, ma su questo molto probabilmente c’è l’influenza del mio lavoro.

Io cerco sempre il bambino, che è dentro le persone. Non è un concetto New Age, è un concetto molto profondo.

C'era qualcuno di importante, che diceva questo - è cultura, indipendentemente da tutto - lasciate che i pargoli vengano a me. Non è che faceva il babysitter … era che a lui doveva arrivare la parte più vera, quella del bambino dentro di noi.

Anche se le mie storie sono un pochino da grandi, tuttavia, mi piace moltissimo parlare con i bambini. Sono sempre stata in esercizio ... ho sei nipoti ... non ho mai smesso … mai....

Quindi la tua vita è una favola continua?

Sotto questo aspetto, assolutamente sì. Mi ha aiutato tantissimo vedere la vita come una favola, malgrado le vicissitudini. In fondo è sempre un cercare la bambina, che è in me. È un modo di osservare le cose.

I bambini sono veramente profondi ...

Più di noi di sicuro ...

… spesso noi non ci arriviamo, ma da loro si può imparare tanto. Io prendo tanti spunti da loro.

Beh, certo, i bambini non hanno preconcetti, non sono influenzati da nulla.

Li roviniamo noi.

Ecco!

Anche perché devono imparare ad adattarsi a questo mondo.

Purtroppo, sì …

A loro dobbiamo insegnare, perché poi loro devono diventare abitanti della Terra. Sono qui, non su un altro pianeta, ma quella parte lì, che è il nucleo, che è la parte morbida, dovremmo continuare a tirarla fuori.

Anche le fiabe, il raccontarle ai bambini … è un modo per dire loro guarda che sono dalla tua parte!

E poi dobbiamo continuare a leggerle pure noi, dobbiamo pensare in termini di fiaba.

Io ho cominciato a leggere favole a mio figlio a sei mesi. Per me è stato bellissimo riprendere a leggerle. Ho recuperato tutti i miei libretti, ho letto cose che non leggevo da anni, cose che non mi ricordavo. Adesso lui legge le storie da solo e quel momento di lettura se ne è andato. Mi ero abituata bene, quel momento mi manca molto.

Ah, lo immagino, fa bene anche a noi.

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Parliamo del tuo libro Il gomitolo d'oro. A quanto si legge è la descrizione di un immenso mandala, fatto di simboli, numeri, geometrie. È la trama di un disegno perfetto, raccontato un po’ come una poesia, o forse una fiaba, o una musica. Di cosa parla questo libro? 

Eh sì. Sì, perché tutta la nostra vita è quello.

È tutto simbolico, la favola è un simbolo. Questo libro, in fondo, è un cerchio.

Sembra una fiaba, ma in realtà è un libro molto serio.

Quindi, in pratica, racchiude la filosofia della vita?

Secondo me, sì!

Lo leggi in un attimo, è molto breve, ma in realtà lo si deve rileggere molte volte, perché al suo interno ci sono molti concetti, che altrimenti sfuggono.

Fra il resto è molto ritmico, non so perché mi è venuto fuori così.

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Cos'è la creatività per te? 

È non morire!

Noi abbiamo degli organi riproduttivi, che servono a creare in continuazione, di generazione in generazione, abbiamo questo istinto, no?

Solo l’essere umano ce l’ha. L’uomo, che sa anche essere un mostro, è anche l’unico fra gli esseri viventi ad essere così creativo. Solo l’uomo possiede l’arte. Anche gli animaletti fanno cose meravigliose - i castori sono bravi a fare le dighe, gli uccelli a fare i nidi - tutti hanno le loro caratteristiche, ma l’uomo ha tutto.

Creare, anche nei momenti peggiori, aiuta. La creatività è la cosa più bella, che distoglie dalle nostalgie, dal buttarsi in progetti, che non sempre tirano su il morale. La creatività è ciò, che ti fa rimanere nel qui e ora. Quando crei, in quel momento, ci metti te stesso.

È proprio un modo per assaporare la vita. Ce l'abbiamo tutti. Esiste un certo Creatore, noi non siamo il Creatore, ma siamo fatti ad immagine e somiglianza, siamo dei creativi. Lo siamo tutti!

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Ci perdiamo Rosanna ed io in una conversazione fatta di creatività e di figli … scopriamo analogie, similitudini, tante cose in comune.

Le racconto della creatività esplosiva di mio figlio e delle sue installazioni assurde sparse per casa, della scatola delle creatività, che Babbo Natale gli ha portato, di quanto io abbia sempre sostenuto la necessità di dare spazio alla fantasia.

Lei mi parla delle sue figlie, del suo disordine cronico …


A parte l’aiuto, che gli dà a scuola, ma uno vive meglio con la fantasia, no?

È un pianeta fantastico questo.

Sì, è proprio un pianeta fantastico. A me mettono sommamente tristezza i bambini senza fantasia e senza creatività.

Bisogna spingere, fare certi regali, continuare a raccontare fiabe, regalare libri.

Ah, io ho sempre regalato libri!

Adesso ci sono tutte quelle cose lì … telefonini, social, computer … sono una rovina …

Io permetto l’uso di certe cose con tempi limitati e sotto controllo … le uso pure io …

Per forza, sono cose di questo tempo … anche l’automobile lo è, gli antibiotici lo sono … è la follia, che c’è dietro a tutto questo il problema, non c’è più il buon senso. Tutti questi giochi sono fatti apposta, così creano un popolo di condizionati.

Tutti questi bambini ... oggi ci sono un sacco di dislessici … se io fossi nata adesso, sarei senza dubbio una bambina dislessica … da piccola ero semplicemente una bambina distratta. I dislessici hanno un pianeta parallelo.

In fondo, nel mio caso, è stata anche la mia fortuna, anche se mi ha creato un po’ di problemi nella vita. Ma ho talmente tante risorse, che questo diventa veramente un puntino …


A proposito di creatività … ho fatto, ho creato due figlie, la più grande è quella che mi ha aiutato con il libro e poi collabora con me. Tutte e due hanno fatto l'artistico e sono tutte e due veramente brave, anche se hanno stili del tutto diversi.

Quindi la vena artistica è di famiglia?

La nipote più grande è passata da scienze umane all’artistico…

Allora è proprio nel DNA!

È proprio un genone grosso (ride).


Ho la casa piena di fogli, appunti, ricordi, storie … di tutto.

Ho avuto una vita molto complessa, ogni tanto perdo delle cose, poi le ritrovo ... quando le ritrovo mi si apre il cuore, perché ... come quando ho trovato il post su Aristide, è stata mia figlia a trovarlo e a creare questo contatto con te.

Ogni tanto metto in ordine, ma poi non mi ricordo dove metto le cose.

Una vera creativa!

Sì, ma questo è un problema. Spero di risolverlo.


La scatola che hai regalato a tuo figlio … c’è un grande nesso con l’equario.

Tu gli hai procurato tanti pezzi già pronti, lui ha la tendenza a prendere cose apparentemente molto diverse e a metterle insieme, le prende qua e là e crea … mi fa un po’ ridere … è quello, che faccio fare io. È un po’ unire il regalo, che hai fatto tu, alle sue idee.

L’equario, in fondo, si materializza in una grande scatola. Quante analogie…

Tutto questo bel discorso, quanta sintonia! E tutto per quei librettini, guarda te ... Se tu ti sei emozionata … pensa un po’ io!

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Il tema di febbraio di Ispirazioni & Co. è favole. Che cos'è per te la favola?

(ride) La favola è l’alternativa al quotidiano. È un modo di raccontare la realtà in una maniera che, secondo me, è proprio quella vera. Il quotidiano non è vero.

Hai ragione … non l'avevo mai considerato sotto questo punto di vista.

Eh, è tutta una proposta finta, un modo di adattarsi, ti costringe a fare le cose in un certo modo ad avere delle … divise. Mica per nulla si chiamano così!

La favola è la verità.

Beh, direi che questa è una risposta magnifica.


La storia, che vi ho raccontato, che non è una favola, ma è una storia di vita vera, non può finire qui.

Chiudo la seconda, lunga telefonata con Rosanna con la speranza di poterci incontrare davvero. Devo, voglio assolutamente abbracciare questa persona, che ha fatto sognare così tanti bambini.

E che, soprattutto, mi ha regalato un amico davvero speciale.

Aristide.


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