19 marzo 2018

T.A.C.S. CALORE E COLORE ITALIANI

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Chi non conosce il Casentino?

Chi non ha sentito parlare almeno una volta della sua natura incontaminata, delle sue foreste, del suo magnifico territorio, che costituisce una delle mete turistiche più conosciute del centro Italia?

Storia, arte e spiritualità rendono poi questo angolo di Toscana una perla, che almeno una volta nella vita vale la pena visitare.

Ma c’è un altro valido motivo per recarsi da quelle parti.

Il Casentino è la patria di una delle eccellenze del made in Italy, di uno di quei prodotti, che vengono esportati in tutto il mondo e che da tutto il mondo ci sono invidiati: il famosissimo panno.


Il clima particolarmente rigido e la vita all’aria aperta avevano reso necessaria, fin dai tempi più antichi, la produzione di capi pesanti e molto resistenti, adatti a pastori, boscaioli, mercanti, ma anche ai monaci, che in quelle terre si ritiravano numerosi (ricordiamo le comunità monastiche de La Verna e di Camaldoli).

Anche gli animali avevano la necessità di essere riparati con mantelle calde e idrorepellenti.

Fu così, per soddisfare queste esigenze, che l’attività tessile si sviluppò in questa vallata della provincia di Arezzo, favorita dalla grande ricchezza di acqua e di pascoli.

Il panno casentinese nel corso dei secoli, grazie alla sua praticità e alla sua morbidezza, fu apprezzato da un numero sempre maggiore di persone, svincolandosi dalle sue origini povere.

Oggi viene usato anche dai più importanti stilisti in collezioni eleganti, raffinate e coloratissime.


Ad Artigianato e Palazzo, edizione 2017, abbiamo parlato di questo magnifico tessuto con Paolo Ugolini, che lavora in una delle più note aziende di panno Casentino, T.A.C.S.

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La lavorazione della lana nel Casentino è testimoniata sin dall'epoca etrusca e romana, siete quindi depositari di una tradizione molto antica. È una grossa responsabilità?

È una grossa responsabilità, ma al tempo stesso è una soddisfazione tramandare questi mestieri e portarli verso il futuro, verso le nuove generazioni.

Il panno del Casentino è un prodotto di nicchia, è un must, che identifica una precisa zona di provenienza, la sua gente, la sua lunga storia.

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Come si ottiene il panno? Da quali animali viene ricavata la lana per ottenerlo?

La lana è quella della pecora.

Si usano due fibre di lana: una ordinaria, a pelo lungo, che serve per fare il ricciolo; l’altra è una lana merinos bianca, che serve per dare il fondo, che poi viene tinto di tutti i colori.

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Quali sono le caratteristiche principali di questo materiale?

I colori, soprattutto l’arancione ed il verde, molto brillanti, così brillanti che paiono quasi un errore di tintura. E poi il ricciolo, che si ottiene dopo tredici fasi di lavorazione.

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All'inizio della sua storia il panno veniva apprezzato solo dai ceti più popolari, cui servivano capi di abbigliamento resistenti. Come si è riusciti a coniugare la praticità di questo tessuto con le esigenze di tipo estetico, quindi a farlo apprezzare anche ad altre persone?

La praticità è tale, che veniva adoperato dai ceti medi per fare le coperte ai cavalli.

Una volta visto, che questo panno di lana era idrorepellente in modo naturale - perché è un panno di lana infeltrito - si è iniziato a fare i capi spalla. Prima i mantelli e i tabarri per i mercanti, che portavano le merci dalle valli del Casentino verso Firenze, poi abiti per persone di altre classi sociali. Si ricorda come vestivano Verdi o Puccini?

Come no! Avevano quei lunghi mantelli …

Oggi anche i vip indossano i nostri capi.

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Uso del colore. Come vengono colorati i tessuti? E quali sono i colori più apprezzati?

Oggi i coloranti sono chimici. Abbiamo provato a tingere in modo naturale, ma non si riesce a trovare un fissatore, che poi non faccia virare il colore.

Il colore più apprezzato è sicuramente l'arancione.

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Non solo panno nella vostra produzione, ma anche fustagno. C'è un ritorno?

Il fustagno fa parte della tradizione toscana, più precisamente maremmana. La classica giacca dei cacciatori è di fustagno.

Abbiamo un po’ ripreso questo stile, riproponendolo in capi più alla moda.

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Quanto è importante per un'azienda come la vostra il legame con il territorio?

Il legame con il territorio è tutto!

Non è un caso, che nel 2015 sia nata La Rete dei Produttori del Panno Casentino, il cui disciplinare obbliga ad una produzione fatta interamente nel nostro territorio. Questo rende il prodotto originale, tutelato e garantito.

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Che significa oggi essere rappresentanti del made in Italy?

È una grossa responsabilità!

Noi, poi, siamo anche produttori e dobbiamo mantenere un certo rapporto qualità/prezzo. Molte volte bisogna ancora giustificare il prezzo, perché la gente ancora non capisce il valore dei nostri capi. È importante capire, che i capi sono interamente prodotti in Italia, in Toscana, nel nostro territorio.

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Che cosa pensa del boom dell'artigianato? Adesso ci sono manifestazioni ovunque, non sempre di livello …

Brava! Diciamo, che l'artigianato va selezionato, perché ci sono tanti eventi, ma c’è anche tanto commercio.

Molte manifestazioni, poi, sono scese di livello. Noi abbiamo fatto per quarant’anni la Mostra dell’Artigianato di Firenze e per sedici anni quella di Milano. Oggi sono diventate tutte dei bazar!

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Artigianato e Palazzo perché?

Perché qui l’artigianato è selezionatissimo, la location è di valore, il pubblico di qualità e capisce veramente l'artigianato.

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La manifestazione, quest’anno, è dedicata ai fiori d’arancio. Avete preparato qualcosa di particolare?

Abbiamo preparato una mantella bianca. Esposta ieri, già venduta!

Ma come? E non posso vederla?

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E, invece no, sono riuscita a vederla in foto, perché Barbara, passata prima di me allo stand di T.A.C.S., era riuscita a fotografarla.

Non è uno spettacolo?


T.A.C.S. - Artigiani del Panno Casentino

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© Federica Redi