17 luglio 2018

A VOLTE BASTA UN FIORE

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Davanti allo specchio, sistemandosi l’abito e pettinandosi i capelli, Orsola ripeté a bassa voce la lista delle cose, che avrebbe dovuto comprare per il parroco.

Una commissione come tante nel paese vicino, una giornata cominciata come al solito.

Gesti ordinari, abituali, legati alle consuetudini di una tranquilla vita domestica.


Immagino così Orsola quella mattina, pronta ad uscire per una bella passeggiata nella ridente Val di Non, anche se in verità non so, se si pettinò davvero i capelli o se si sistemò l’abito.

Non so neppure, se avesse davvero pensato a ciò, che doveva comprare o se avesse altre cose per la testa, se fosse tranquilla o se avesse delle preoccupazioni.

Se quella giornata cominciò davvero come al solito.


Di sicuro quel 26 maggio 1900 non fu una giornata come tutte le altre.

Non per Orsola.


Orsola Covi, di Seio, un paesino dell’Alta Val di Non, aveva solo ventuno anni, quando venne assalita da un giovane descritto come robusto e forte.

Il giovane, che si era appostato in un nascondiglio armato di coltello, le propose di accondiscendere a sue brame offrendole anche del denaro, ma al rifiuto della giovane la colpì sia al ventre sia al mento.

Le urla di Orsola furono udite da Giovanni Battista Rizzi di Castel Vasio, che però non poté giungere in tempo, per dare un aiuto concreto alla povera ragazza.

Fu l’unico testimone dei fatti e grazie a lui l’assassino fu assicurato alla giustizia.


Il Rizzi, per ricordare la sventurata fanciulla, raccontò l’atroce delitto in un libricino, evitando però di citare il nome del colpevole, probabilmente per paura di ritorsioni da parte dei familiari del giovane, appartenente a quanto pare ad una potente famiglia.

Ma non si limitò a questo, perché fece costruire una cappella di legno sul luogo del delitto.

La cappella venne bruciata e poi ricostruita, forse proprio dai parenti dell’assassino.

Un secondo incendio, ancora doloso, la distrusse un’altra volta.

Per questo motivo oggi la cappella, rifatta in pietra, è conosciuta come Cappella della Madonna Brusada.

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E se non ci fosse stato Giovanni Battista Rizzi? Che cosa sapremmo noi oggi di quel triste giorno? Chi ricorderebbe Orsola a distanza di più di un secolo?

Certo il suo ricordo sarà stato custodito con amore dalla sua famiglia, dai suoi amici, da chi la conosceva personalmente e da chi le voleva bene. Ma tutti gli altri?

La gente dimentica velocemente e rimuove ancora più in fretta quanto può risultare scomodo, soprattutto se sono in gioco gli interessi o l’immagine di persone illustri ed influenti.

E poi il tempo passa, i ricordi sbiadiscono … centodiciotto anni sono un’eternità!


Una vicenda circondata da un alone di mistero quella di Orsola, un evento drammatico noto a tutti, ma di cui si è evitato di parlare per moltissimo tempo.

Fino al 6 maggio 2018.

Credo di poter dire, che l’iniziativa “Solo un fiore” sia stato il primo evento ufficiale e pubblico in ricordo di Orsola - così mi scrive Maddalena Springhetti, che ho conosciuto a Cavareno e che mi ha raccontato nel dettaglio la storia della Madonna Brusada.


Organizzata nell’ambito di Feltrosa 2018 l’iniziativa Solo un fiore non è stata semplicemente una commemorazione, è stata soprattutto un’opportunità.

Partecipare, creando insieme; condividere, passeggiando fianco a fianco; testimoniare, donando un fiore.

Tutti gesti tangibili per dire basta!

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Un evento tutto al femminile Solo un fiore.

Ideato, realizzato e promosso da donne per ricordare una donna sfortunata, Orsola appunto, e con lei tutte le donne, che hanno subito violenze.

E di donne, quel giorno di maggio ai Pradiei, la spettacolare distesa di prati dell’Alta Val di Non, dove la Cappella della Madonna Brusada è collocata, ce ne erano davvero molte. Fra esse molte partecipanti a Feltrosa, che con la loro abilità e la loro esperienza hanno creato fiori meravigliosi da portare alla cappella.

Significativo anche il fatto che tinto di rosa è stato pure il patrocinio della Comunità della Val di Non (Assessore Carmen Noldin), del Comune di Cavareno (Assessore Raffaella Battocletti) e del Comune di Fondo (Assessore Chiara Endrizzi).

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A volte basta davvero poco per dare un segnale, per non rimanere indifferenti, per ricordare.

Per difendere un posto, che è già occupato e che non può essere preso da nessun altro.

Né ora, né mai.

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Molti i fiori di feltro creati per omaggiare Orsola.

Diversi nei colori e nelle forme, tutti con lo stesso scopo.

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Tante le donne, esperte e non, italiane e straniere, giovani e meno giovani, che si sono avvicendate al lavoro.

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Riunite all’interno della yurta, la tipica abitazione tradizionale mongola, che campeggiava sulla piazza principale di Cavareno, hanno compiuto gesti dal forte significato simbolico.

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Finché dal nulla, da semplici fibre, un fiore ha preso vita.

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Anch’io mi sono cimentata in quella, che per me è stata senza dubbio un’impresa.

Un’esperienza bellissima, forte, coinvolgente.

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Anche se non ho potuto partecipare personalmente alla passeggiata verso la Cappella della Madonna Brusada, so per certo che il mio fiore è giunto a destinazione, assieme a tutti gli altri, e che Orsola lo ha ricevuto.

A volte basta davvero solo un fiore per essere presenti.


Feltrosa 2018

Solo un fiore


© Federica Redi