20 luglio 2018

KIARA X8: ILLUSIONI IN PUNTA DI PENNELLO

IMG_4112 Kiara Xotto

La Sacra di San Michele è il monumento simbolo del Piemonte. Un vero e proprio gioiello incastonato sulla cima del monte Pirchiriano.

Vi ricordate Il Nome della Rosa di Umberto Eco? Ebbene Eco si era ispirato proprio alla Sacra per ambientare il suo romanzo e non poteva scegliere posto migliore: un luogo mistico, dal panorama mozzafiato e avvolto da misteri e leggende.

La più famosa delle leggende legate alla Sacra vede come protagonista San Giovanni Vincenzo, che nel X secolo desiderava costruire un'abbazia sul Monte Caprasio. I lavori cominciarono, ma senza andare mai avanti: ogni giorno venivano posate le prime pietre della costruzione e ogni notte queste sparivano.

Così San Giovanni decise di rimanere sveglio per svelare il mistero. A sorpresa, scoprì che non si trattava di ladri di materiale, ma di angeli. I messaggeri celesti comparivano con il buio e trasportavano le pietre sul monte Pirchiriano.

Fu così che San Giovanni decise di costruire l'abbazia dove sorge ancora adesso. Da quel giorno infatti non ci furono più impedimenti "divini" e il santuario fu ultimato.

Si racconta anche che la Sacra di San Michele sia sorta lungo la fenditura tracciata sulla terra da San Michele con la sua spada durante la sua lotta contro il demonio.


La potenza e l’importanza che la Sacra ha sugli abitanti dalla Val di Susa al mio arrivo in valle mi è stata subito chiara.

Fonte di ispirazione per diversi artisti presenti ad E_le_menti a confronto era impossibile fare a meno di notarla. Insomma, la sacra è la sacra e nessuno in valle ne discute il fascino e a dire la verità non lo metto in discussione neanche io che sono forestiera.


Come potevo, quindi, rimanere indifferente al dipinto di Chiara Perotto, che sono riuscita a incontrare durante il vernissage della mostra e che mi ha subito redarguito sul suo nome d’arte?

Sbagliano sempre a scrivere il mio nome d’arte Kiara X8. Io non so per quale motivo!

Kiara X8

Raccontami come nasce la tua passione per la pittura.

Questa passione nasce un giorno in cui non volevo più andare all’asilo, perché mi stufavano, mi rompevano le scatole e non mi lasciavano elaborare nei miei momenti le cose che avevo nel mio flusso.

La passione per la pittura nasce in primavera, stavo a casa nel giardino e guardavo un soffione. Lì in quel momento mi è venuto voglia di fissarlo da qualche parte, di disegnarlo. Ero proprio piccola, avrò avuto cinque anni. Poi ho cominciato a rompere le scatole a casa e a voler imparare a disegnare il soffione. La soddisfazione è stata talmente tanta che non sono più riuscita a smettere.

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Tu dipingi murales e trompe-l'œil?

Sì, ma anche aerografie e stampe grafiche.

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Ci racconti il perché di questa scelta? 

Perché il mio talento porta lì, ad osservare le cose e a ripeterle, inseguendo gli ideali di bellezza che sono a me pertinenti.

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Quali caratteristiche deve avere “il muro perfetto”?

Non esiste mai il muro perfetto. Il muro è in un posto dove ci sono delle persone e ogni persona ha delle energie diverse. Il muro si trasforma a seconda del contesto in cui deve stare. Io non violento mai una situazione. Per me il disegno è un incontro.

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Normalmente preferisco lavorare nella luce, poi per i fatti miei do voce anche alle mie ombre, ma quelle opere preferisco tenerle per me, sono invendibili perché fanno sfiorare paure recondite che la gente o non può capire o non vuole vedere.


Quali soggetti prediligi per i tuoi dipinti?

Paesaggi, ritratti, animali. Sì, sono questi i soggetti.

collage

Cosa è per te la creatività?

Una nota nuova in un soggetto già suonato. Quindi tu suoni una musica, che non avevano mai suonato gli altri, ma che ha delle reminiscenze che tu pensi che siano solo tue, ma che in realtà erano già state suonate.


Quanto, per i lavori su commissione, la creatività mette alla prova?

Dipende da quanto il committente è danaroso, esigente e ignorante.

Non vivo a Torino, ho deciso di rimanere qui in valle con la mia famiglia e per il mio lavoro io posso anche mettere i baffi alla Madonna. Non vado però nell’oscurità, non ce la faccio proprio a disegnare Sabba o cose del genere, per me sarebbe proprio una violenza.


Che consiglio puoi dare a chi si vuole avvicinare alla tua arte?

Di non guardare più la tv e di stare con i propri amici senza chat… tutto il resto viene da sé.


Quale impronta lasci nelle tue opere?

Io ci metto sempre la luce e il vento.

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Kiara X8

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© Barbara Fanelli