12 dicembre 2017

I MAGICI ‘CAROUSELLS’ IN LEGNO DI GOFFREDO COLOMBANI

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Il legno e il suo universo, infinito e meraviglioso.

Il colore, le venature, elementi che danno vita a creazioni uniche.

L’Arte non solo come ornamento; modelli grandi e piccoli, costruzioni di capolavori grandi un centesimo dell’opera finita.

Il Genio degli artisti.


Il legno è così morbido che mentre lo sfiora ha l’impressione che ricambi la sua carezza.

(Nadeem Aslam)


ISPIRAZIONINFIERA presenta l’artista Goffredo Colombani, nato a Milano nel 1953 …


Come e quando nasce la tua passione?

La mia passione nasce nel ‘74 con “l’arte di arrangiarsi”, ero iscritto ad Architettura a Milano (facoltà occupata, esami di gruppo, ecc.) ed era un casino, non avevo futuro. Iniziai a fare spille in legno e altri piccoli manufatti che vendevo per strada, tutto è partito da li!

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Dai tuoi studi artistici, poi in Architettura, quale è stato il libro che ti ha cambiato la vita e di cui conservi un buon ricordo? Cosa stai leggendo attualmente?… Manuali, saggistica…

Il liceo artistico che frequentai, mi ha preparato tecnicamente, mentre Architettura non ha lasciato alcun segno. Sono un forte lettore: romanzi ‘800 e primi ‘900, romanzi storici e biografie, saggi storici …

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Dall’esperienza nella grafica e creazione di accessori moda per Fiorucci. Design e Creatività. Perché contano oggi più di ieri?

Dal 1975 ho iniziato a creare accessori moda in materiali plastici, usavo materiali fluorescenti che applicavo (con il neon di Wood) anche in alcuni locali di tendenza milanesi, poi entrai nella “squadra creativa” di Elio Fiorucci ed ebbi contatti con lo studio Alkimia e altri studi.


Arredatore di discoteche e locali di tendenza nella Milano anni ‘80, un periodo felice per la musica pop-rock. Ascolti musica mentre lavori? Un brano che consideri speciale?

Sono sempre stato un seguace dei Pink Floyd, dei Rolling Stones, di David Bowie, di Brian Eno. Sono troppi i brani che considero “speciali”.

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Cosa ti fa ridere di più?

Non saprei… direi che amo l’inatteso e il surreale, oltre all’anticonformismo.


Trasferito a Quarna Sotto, il “paese della musica”, dove si producono ottimi strumenti a fiato, vicino al lago d’Orta. Da cosa ti lasci ispirare per i lavori in miniatura?

Quando iniziai, nell’84, a fare le giostre in miniatura, mi aiutavo con un volume di immagini (disegni e vecchie foto) dei “Luna Park” dell’800 e ‘900; ora dopo averne realizzate tante, amo improvvisare e crearne di totalmente nuove.


Cos’è per te la felicità?

Per me la felicità è una sensazione troppo fugace e passeggera, preferisco la serenità!

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Hai collaborato con la ditta Alessi di Omegna, creando giocattoli in legno, miniature, pipe. Il legno come materiale principe nella tua produzione, cosa sai fare che gli altri non conoscono?

Ho usato il legno, perché è l’unico materiale che conosco benino.

Un capitolo a parte è quello che riguarda la collaborazione con Alessi. Ho usato i disegni e i progetti dei giocattoli in legno della ditta, che mio padre creò nel 1943 dopo l’8 settembre. Creò la ditta come copertura, che gli permettesse di non venire arruolato con i repubblichini (lui era ufficiale) e nello stesso tempo poté vivere accanto a mia madre, sfollata a Quarna da Milano. In quel periodo iniziò la collaborazione con i gruppi partigiani dell’alto novarese, e dato che disponeva del lascia-passare per andare da Quarna a Milano e ritorno, fu uno degli ufficiali di collegamento tra Ferruccio Parri (capo partigiano) e le bande del nord Piemonte … ma la storia è troppo lunga.

So scolpire il legno e anche tornirlo a mano.


Com’è stata l’esperienza di Artigianato e Palazzo a Firenze?

Fondamentale fu frequentare Artigianato e Palazzo, unica manifestazione nazionale ad alto livello, che escludesse i commercianti. Purtroppo non è stata né capita né aiutata dai nostri governanti, è andata avanti solo per l’amore di Donna Giorgiana e dello staff che l’ha seguita.

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Osservando le tue mini giostre e carillons, si rimane affascinati. In che modo cambia l’apprezzamento fra un bambino e un adulto riguardo alle realizzazioni artigianali che proponi?

Purtroppo solo gli adulti apprezzano il mio lavoro, solo quelle generazioni che da piccoli andavano sulle grandi giostre a cavallo. I bimbi di oggi hanno avuto troppe sollecitazioni e giochi di tutti i tipi (in plastica), non hanno vissuto “la magia delle vecchie giostre”.


Qual è la creazione a cui tieni di più?

La primissima giostrina, che realizzai in legno smaltato, è la mia preferita, è diventata quasi un feticcio.

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La partecipazione ad Italia in Japan nel 2001, come unico artigiano scelto dalla Regione Piemonte. Cosa ricordi con piacere di quei quaranta giorni in Giappone? Quali le reazioni del pubblico durante l’esposizione?

A proposito di Italia in Japan 2001, debbo confessarvi un segreto: non ci andai personalmente, inventai un impegno precedente, una scusa. Al mio posto andarono mia sorella e la mia ragazza, io avevo troppa “paura di volare”. Comunque loro due ebbero successo col pubblico, indossando il costume tipico del mio paese. Purtroppo la cosa non ebbe un seguito e non riuscii ad entrare nel mercato giapponese con le mie giostrine.

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Negli anni ‘90 sei stato presente alle mostre natalizie, presso i centrali magazzini Ludwig Beck a Monaco di Baviera, di recente hai aperto uno shop on-line con una selezione delle creazioni artigianali. Come vedi queste nuove modalità di vendita? Aspetti da migliorare, potenzialità? Il tuo rapporto con la tecnologia quotidiana?

Altro evento fondamentale, presentato da Alessi, furono i miei dieci inverni (dicembre) presso Ludwig Beck a Monaco, dal 1990 al 2000. In questi dieci anni lavorai praticamente solo per questo evento, che mi mise in contatto con altre realtà tedesche sull’artigianato, molte mostre, fiere, eccetera in varie città. In Germania ho trovato quel successo professionale, che mi è mancato in patria.

Per quanto riguarda la mia vetrina su Internet, è un grosso problema. Gli shop on-line funzionano bene solo con tutto quello che la gente già conosce. Benissimo se vuoi vendere dei Rolex, una Ferrari, una villa a Montecarlo, un’opera di Picasso, ma se hai un prodotto che fai solo tu, sei perdente. La gente non ti conosce, dalle foto anche di buona qualità, del tuo lavoro non si capisce di che materiale è fatto, non viene evidenziato il fatto a mano. Ed è inutile dilungarsi nella descrizione del prodotto: se il testo è troppo lungo, la gente non legge. Sono molto deluso da tutto ciò, avevo una grande aspettativa positiva su Internet!

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Che consiglio puoi dare a chi vuole avvicinarsi alla tua Arte?

Non ho consigli da dare a chi volesse intraprendere l’artigianato (quello vero), solo tanta costanza, modestia e non pensare di arricchirsi.


Ringraziamo Goffredo Colombani per la gentile collaborazione!


Goffredo Colombani

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© Davide Gulino